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(it) Milano: Uniti si vince! Origgio in ogni luogo di lavoro.
Date
Sun, 28 Dec 2008 12:07:03 +0100
Uniti si vince! Origgio in ogni luogo di lavoro
[Verso l'assemblea pubblica]
[Dopo la vittoria di Origgio, il 2 gennaio alle 18.30, nella sede
dello Slai Cobas, si terrà un incontro per organizzare una assemblea
pubblica a Milano su crisi, attacco padronale, risposta dei lavoratori
insieme agli studenti e soggetti politici e sociali antagonisti, per
costruire un'opposizione organizzata ed intransigente ai padroni e
governo.]
La "lotta paga", come dice il famoso adagio. E ha pagato ancora di più
se si considera che a Origgio (Varese) si è consumata positivamente
una battaglia che ha in sé caratteristiche che ne fanno un esempio di
lotta globalizzata. Una lotta contro il lavoro e un tipo di struttura
del lavoro particolare, che possiamo chiamare, senza ombra di dubbio,
criminale, cioè quella delle cooperative, dove i diritti dei
lavoratori spesso sono pure utopie. Poiché i lavoratori delle
cooperative non sono formalmente dei dipendenti, ma "soci lavoratori",
non rispondono ai contratti collettivi di lavoro e sono alla mercé di
chiunque: se alzano la testa, nella migliore delle ipotesi, vengono
cacciati a calci. Spesso queste sedicenti "organizzazioni del lavoro"
sono gestite da ex sindacalisti o comunque supportate dai sindacati
confederali.
La lotta alla Bennet di Origgio è stata anche una lotta antirazzista,
dovedecine di lavoratori cingalesi, albanesi, filippini, africani,
marocchini, italiani della cooperativa Leonardo e Giava (appartenenti
al consorzio CAL) si sono uniti per combattere contro lo sfruttamento
del lavoro, contro il potere dei caporali, contro la ghettizzazione
categoriale, affermando una forte capacità auto-organizzativa e di
vedere oltre i paraocchi della politica sindacale e politicante.
Dopo il primo sciopero a fine giugno, che ha dato inizio alla partita,
si sono moltiplicate le iniziative di sciopero e blocco dei cancelli.
A luglio Dikson, iscritto allo Slai Cobas, viene fatto oggetto di una
provocazione: un capo si finge aggredito e l´operaio viene licenziato
pensando così di terrorizzare gli operai.
Ma la paura non abita nei cuori dei lavoratori della Bennet: le
iniziative di lotta si sono intensificate, fino ad arrivare a
proclamare lo sciopero del cottimo, in un crescendo che ha portato
all'atto finale di venerdì notte e sabato mattina. E sabato si è
piegato il padrone, anzi i padroni, perché la lotta era sì contro la
Leonardo e la Giava, ma anche contro la Bennett, che beneficia del
lavoro super sfruttato delle cooperative.
Il blocco dei cancelli iniziato venerdì 19 dicembre alle 21.00, era
segnato dall'arrivo di un fax dell'azienda Bennett e della Leonardo
che si impegnavano alla riassunzione di Dikson, l'operaio licenziato
per rappresaglia.
Tentativo tanto ingenuo quanto inutile di dividere i lavoratori,
sperando così di fermare le lotte e chiudere per le "feste natalizie".
La risposta dei lavoratori è stata compatta e senza defezioni: blocco
a oltranza per arrivare a trattare su una piattaforma vera, a 360
gradi.
Alle 5/6 del mattino il picchetto dei lavoratori si è ingrossato a
dismisura: sono arrivati lavoratori di altre fabbriche, studenti delle
Università Statale e della Bicocca, lavoratori immigrati che avevano
sentito parlare di questa LOTTA. Tutti i cancelli della Bennet sono
stati presidiati: la fila dei TIR e camion che non potevano entrare si
è ingrossata talmentetanto che si stavano intasando anche le arterie
principali che vanno verso Milano.
Ai camionisti la situazione è stata spiegata dai lavoratori
individuando i veri responsabili, i padroni e sono stati invitati a
venire a ristorarsi davanti ai cancelli.
Pochi ci avrebbero scommesso, ma anche i camionisti hanno mantenuto un
atteggiamento solidale e, anzi, si sono anche incazzati con la
direzione che non voleva firmargli l'ordine di arrivo delle merci.
Polizia e carabinieri non sapevano più che pesci prendere: dopo aver
cercato per tutta la notte di provare a rompere l'unità dei
lavoratori, ma non trovando il terreno disponibile ad uno scontro con
i lavoratori, hanno praticamente sollevato il culo dei responsabili
della Bennet e la Leonardo e li hanno portati prima al comando dei
carabinieri e poi in fabbrica, dove è cominciata la trattativa con i
lavoratori. Dikson, tra gli applausi, era tra i lavoratori al tavolo
delle trattative. Intorno alle 12 i lavoratori e un compagno dello
Slai Cobas sono scesi con la bozza di accordo che prevedeva la
riassunzione di Dikson, la cacciata di due capi reparto responsabili
di aver contribuito a creare un clima intimidatorio e razzista, circa
500 euro di una tantum (fino ad oggi bloccata da accordi firmati dai
Confederali), diritto alla mensa, messa a norma dell'infermeria,
riconoscimento dei diritti sindacali dei lavoratori e dei loro
delegati eletti.
L'unica nota parzialmente stonata è stata il misero aumento salariale
ottenuto (40 centesimi all'ora): forse è mancato un pizzico di
coraggio in più necessario a concretizzare maggiormente la
trasformazione dei rapporti di forza che si è data sotto gli occhi di
tutti; ma in ogni caso, anche quel piccolo aumento, ha avuto il suo
significato politico: innanzitutto si tratta di un aumento
extra-contrattuale (mediamente quello che CGIL-CISL-UIL ottengono in
due anni a livello nazionale) e, soprattutto è stato definito sulla
base di un principio di egualitarismo fra dipendenti di cooperative
diverse e fra operai con mansioni differenti, cosa che fino ad oggi
era stato motivo di astuta divisione tra lavoratori, operata dai
padroni.
Quindi non possiamo che salutare come una prima importante vittoria
questo risultato.
Una lotta solidale, una lotta che sembrava folle solo a pensarla e che
è diventata realtà solo grazie alla lucidità visionaria di attivisti
sindacali, compagni di qualche centro sociale, del Comitato
antirazzista milanese, degli studenti universitari, dei compagni di
altre città. Compagni e compagne hanno capito ilfatto che a Origgio si
giocava una partita che andava oltre i confini del luogo di lavoro e
hanno deciso di stringersi intorno agli operai, mobilitarsi per
estendere la lotta e sostenerla concretamente fino alla fine.
Compagni e compagne di generazioni e con percorsi politici diversi, ma
che sono riusciti a trovare l'unità su obiettivi finalmente concreti e
condivisi e hanno quindi messo in campo una forza capace di favorire e
moltiplicare la combattività.
Certo sappiamo che il percorso è appena all'inizio, ma adesso sappiamo
anche che l'organizzazione dei padroni è "debole" e che i lavoratori
uniti e auto-organizzati ce la possono fare.
Origgio smuoverà sicuramente dinamiche di lotta "nuove" sul fronte
delle cooperative e della capacità solidale e dell'auto
organizzazione: sta anche a chi ci ha creduto fin dall'inizio, e per
tutto il tempo necessario a vincere, dargli il valore che si merita.
Sicuramente lavorando per realizzare in tempi rapidi una riunione
cittadina con i lavoratori che servirà per approfondire e analizzare
la situazione e dare forza ad un percorso che guarda con fiducia e
determinazione ad una lotta generalizzata verso un mondo senza classi
e sfruttamento.
Comitato Antirazzista milanese
Origgio, 23 dicembre 2008
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