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(it) Israele-Palestina: 6 villaggi uniscono le forze nella lotta contro la strada dell'apartheid n°443 [en]

Date Wed, 21 Nov 2007 14:50:26 +0100 (CET)


La superstrada 443 passa attraverso i territori palestinesi. E' stata
costruita sulla terra sequestrata all'indomani della guerra del 1967 e nel
percorso tra Gerusalemme e Tel Aviv passa sulla seconda superstrada esistente,
ma i palestinesi che abitano nella regione non possono servirsene, è a loro
vietato l'accesso. Venerdì 16 novembre, gli abitanti di Beit Sira, Safa, Beit
Likya, Kharbata Al Masbach, Beit Ur El Tachta e di Beit Ur El Foka hanno unito
le loro forze ed hanno iniziato una lotta contro la strada dell'apartheid.
Naturalmente, molti dei partecipanti sono già attivi nelle lotte unitarie dei
loro villaggi insieme agli attivisti israeliani di Anarchici Contro Il Muro ed
agli attivisti internazionali nella lotta contro il muro. Naturalmente i
comitati popolari dei villaggi ci hanno invitato a partecipare a questa lotta
e da parte nostra abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Naturalmente
anche le forze di Stato israeliane hanno fatto del loro meglio per bloccare la
lotta e soprattutto impedire la partecipazione degli israeliani alla stessa. E
naturalmente abbiamo cercato di evitare i posti di blocco dell'esercito,
riuscendoci però solo in parte.

L'esercito - nel tentativo di bloccarci - si è messo a controllare ogni
automobile che passava per il check point sulla 443, in corrispondenza con lo
svincolo per la regione palestinese. Si è quindi formata una coda lunghissima
per circa un'ora e mezza. Nemmeno noi saremmo riusciti a fare di meglio!!

Ma sono riusciti ad intercettare le nostre macchine, costringendoci a tornare
indietro oltre il confine israeliano sotto scorta fino a Tel Aviv. Siamo
riusciti a fermarci vicino ad un incrocio e prima di entrare in Tel Aviv, uno
di noi è riuscito ad evitare la scorta della polizia, per raggiungere poi la
manifestazione.

In serata, abbiamo testimoniato contro l'ipocrisia della democrazia
israeliana, mite con gli attivisti israeliani e invece duramente repressiva
verso i palestinesi della regione. Circa 100 persone dell'area anarchica della
città e simpatizzanti si sono concentrati nella piazza centrale per un
presidio di massa contro l'occupazione e la guerra a Gaza. Arrivati lì (grazie
ad un buon lavoro di propaganda e senza alcuna autorizzazione) abbiamo
pedalato per un'ora e mezza molto lentamente per permettere ai nostri senza
bicicletta di raggiungerci. I percussionisti di un gruppo samba hanno
efficacemente accompagnato i nostri canti. Lentamente abbiamo fatto in gruppo
compatto un lungo "tour" per le vie principali del centro di Tel Aviv. Ad ogni
incrocio sostavamo alcuni minuti, ma sempre in movimento. La polizia sapeva
bene della nostra azione, visto che abbiamo occupato tutta la carreggiata
delle strade lungo il nostro tragitto. I compagni hanno distribuito volantini
mentre la polizia ci ripeteva di non ostruire il traffico che giungeva dalla
direzione opposta... Solo ad un incrocio un poliziotto ha chiesto ad una
compagna di esibire i documenti.

Ma questo venerdì 16 novembre c'è stata anche una grossa manifestazione a
Bil'in - circa 200 partecipanti, di cui la metà divisa tra attivisti
internazionali ed israeliani. Come al solito abbiamo marciato cantando sulla
via dal centro del villaggio verso la strada del muro della separazione. Come
al solito, quando siamo giunti ai piedi della collina su cui si erge la porta
ovest del muro, il comandante delle forze di Stato israeliane ha dichiarato
che tutta l'area era zona militare chiuso. E come al solito, i compagni hanno
iniziato ad attraversare il confine proibito, dando luogo alla consueta doccia
di gas lacrimogeni da parte dell'esercito.

Tuttavia, il vento debole ci ha permesso di restare vicini al muro. Alcuni
sono riusciti ad avvicinarsi ai soldati dove non potevano lanciare più i gas
su di noi. Alcuni di noi si sono riorganizzati tra gli ulivi per tentare di
avvicinarsi al muro da nord - sfidando i soldati posizionati al di là del
muro, che non riuscivano a respingerci con i gas. Dopo aver inteso la loro
minaccia di sparare su 2 di noi con la maglietta colorata, siamo ritornati
sulla strada principale, per tentare un'altra intrusione nell'area proibita. I
soldati sono quindi ricorsi alla forza fisica per costringerci alla ritirata,
fermando 4 di noi.

Per un'altra ora buona, gli attivisti più esperti sono riusciti ad impegnare
più e più volte i militari con incursioni nella zona proibita, non appena il
vento si portava via i gas, ritirandosi solo dopo un più massiccio lancio di
gas sui manifestanti. La maggior parte degli attivisti internazionali e degli
altri era su una collina più vicina al villaggio e da lì poteva osservare gli
scontri... salvo essere puniti ogni tanto con lunghi lanci di gas sulle loro
teste.

Per tutto il pomeriggio abbiamo visto persone soffrire i gas ed alcuni feriti
a riprova del lancio ad altezza d'uomo e dell'uso di pallottole di gomma. Per
fortuna questo venerdì nessuno si è ferito seriamente.

Dopo 2 ore di azione, la maggior parte dei manifestanti si era dispersa ed i
forestieri avevano lasciato il villaggio. Alcuni di noi sono rimasti con pochi
rappresentanti del villaggio per attendere e sollecitare il rilascio dei
fermati. Solo a sera i 4 fermati (un attivista internazionale, un israeliano e
2 palestinesi del comitato di villaggio) sono stati rilasciati.


Ilan Shalif
(Anarchists Against The Wall)
www.awalls.org

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
http://www.fdca.it/wall


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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