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(it) Comidad - Manuale del Piccolo colonialista N°7

Date Mon, 12 Nov 2007 15:44:08 +0100 (CET)


Chi volesse consultare i capitoli precedenti del MdPC, può reperirli sul sito
www.comidad.org sotto la voce "Documenti".
*********************
LA DEMOCRAZIA DEI LAGER
LA RIVOLTA DEI KIKUYU (Mau Mau) DEL KENYA
Il terrore è lo strumento fondamentale di affermazione del dominio;
terrorizzare gli individui è la pre-condizione per poterli dominare. Accusare
di terrorismo chi si oppone al dominio è una tecnica più recente per creare
consenso e per giustificare l'aggressione del dominio. È quindi naturale che
l'idea e l'ideologia terroristica abbiano trovato il loro punto
d'applicazione, se non proprio la loro origine, nella pratica coloniale.

Negli anni '20, il Kenya era già stato occupato dagli Inglesi che lo avevano
sottomesso per proteggerlo dalle mire espansionistiche degli altri stati
colonialisti nell'area. Nel 1923 in Kenya c'erano 25.000 Indiani, 10.000
coloni inglesi e 2,5 milioni di indigeni. Gli Inglesi dovettero prima
occuparsi degli Indiani, che pretendevano di partecipare alle elezioni, e poi
anche delle prime associazioni di Africani che cominciarono ad avanzare
pretese simili.

In realtà, la colonizzazione del Kenya, a differenza di altre colonizzazioni
inglesi, era stata una colonizzazione di popolamento, per cui l'immigrazione
conseguente aveva sottratto progressivamente agli autoctoni le terre più
fertili e coltivabili, respingendoli nelle aree più aride e inospitali,
riducendoli quindi in miseria. Quando agli inizi degli anni '50 scoppia la
rivolta degli africani, il Kenya è un gioiello della colonizzazione inglese,
un vero paradiso per i coloni ed un inferno per i Kikuyu, cacciati dalle loro
terre, costretti a vivere in riserve e ridotti a manodopera semi-schiavile per
gli Inglesi. I tentativi di rivendicazione pacifica dei Kikuyu - il gruppo
etnico più numeroso - erano cominciati già nel 1921, con la fondazione dell'
"Associazione dei giovani Kikuyu" fondata dal maestro Harry Thuku, e
continuarono con molte altre iniziative e organizzazioni, senza che il governo
inglese desse il minimo cenno di ascolto.

Quando nel 1952 le associazioni dei Kikuyu aumentarono la pressione e si
scontrarono con i coloni, la reazione inglese fu durissima: senza pensare
neppure lontanamente ad un accordo, le autorità inglesi bollarono
immediatamente come "terroristi" i ribelli, inviarono un massiccio rinforzo di
truppe e cominciarono la "lotta al terrorismo", cominciarono cioè a
terrorizzare la popolazione africana.

La lotta dei Kikuyu fu sostanzialmente non cruenta; respinti dagli inglesi, si
rifugiarono nelle foreste vicine al monte Kenya. Al movimento dei ribelli
aderirono fra i 15 e i 20.000 Kikuyu; quasi tutti furono uccisi nella lotta e
alla fine del 1955 il movimento venne sconfitto. La resistenza continuò nei
campi di concentramento e, sebbene sconfitti, i ribelli costrinsero gli
inglesi ad avviare un processo di "decolonizzazione" . D'altro canto, il
massacro dei civili aveva assunto dimensioni da genocidio e le forme di
detenzione furono fra le più feroci; eppure, alla fine della guerra, il
governatore inglese giustificò così il massacro: "L'obiettivo che ci siamo
prefissati è di civilizzare una grande massa di esseri umani che vessano in
uno stato morale e sociale primitivo".

La macchina del dominio, come spesso accade in questi casi, si mosse in tre
direzioni: una aggressione militare di crudeltà inaudita, la propaganda
organizzata dall'informazione indipendente, l'intossicazione delle poche fonti
critiche con l'ausilio dei servizi.



Propaganda e servizi segreti

I ribelli Kikuyu sono molto più noti col nome di Mau Mau, ma in realtà questo
termine non è mai stato usato dai Kikuyu stessi e non esiste nella loro
lingua. I ribelli chiamavano generalmente se stessi "Esercito di liberazione
della terra", mentre il termine Mau Mau fu inventato dai servizi segreti
britannici perché ritenuto più adatto ai ribelli, che venivano presentati come
sette misteriose, legate a riti tribali e dedite al cannibalismo. Il massacro
dei ribelli era quindi ampiamente giustificato. I servizi descrivevano i Mau
Mau come potenti terroristi, ma in un rapporto del 1954 leggiamo:

"Le ultime settimane di novembre sono state le migliori sia in termini di
perdite inflitte ai Mau Mau sia per quanto riguarda le perdite avute, le armi
sequestrate, gli avversari che si sono arresi, e furti dei Mau Mau si sono
ridotti. In dicembre non ci sono state operazioni importanti da ricordare. Le
bande sembrano essersi ritirate nelle foreste e una di queste è stata
attaccata con successo a un'altitudine di 10.000 piedi sulle brughiere del
monte Kenya. Un elicottero della RAF ha operato ad altezze che finora erano
ritenute impraticabili per quel tipo di mezzo. Dall'inizio dell'anno fino al
30 novembre 4460 terroristi sono stati uccisi dalle Forze di Sicurezza e 524
sono stati giustiziati in seguito a processo."

Le autorità inglesi scatenarono una massiccia propaganda per giustificare la
repressione feroce che stavano attuando, i massacri, le deportazioni e i campi
di concentramento che stavano organizzando.

Tutta la stampa anglosassone diede il suo contributo all'intossicazione
informativa; l'atteggiamento del "rispettabile" New York Times ne è un esempio
rappresentativo, visto che ai suoi lettori spiegava l'insurrezione keniota con
"le frustrazioni di un popolo di selvaggi (.) incapaci di adattarsi ai
progressi della civiltà". Terrorizzare i popoli sottomessi era un metodo
ritenuto valido sin dall'inizio del colonialismo. Ad esempio, Winston
Churchill considerava indispensabile utilizzare i gas tossici contro gli
indigeni coloniali, perché ciò "avrebbe seminato un grande terrore". Così,
mentre da un lato si organizzano i campi di concentramento, dall'altro viene
messo in piedi un potente impianto propagandistico volto a giustificare lo
stato d'eccezione; in Gran Bretagna viene costruita l'immagine della
ribellione dei Kikuyu come di un movimento di "selvaggi", secondo i più
scontati canoni razzistici; viene diffusa l'idea di una guerra spietata
condotta contro i coloni bianchi, assediati da torme di neri assetati di
sangue. Ma le cifre da sole mostreranno l'entità della mistificazione:
dall'inizio dello stato d'emergenza fino alla sua conclusione nel 1959, sono
32 i settlers che perdono la vita - a fronte di decine di migliaia di
combattenti africani, sia "lealisti" che Mau Mau uccisi in battaglia o nei
campi di internamento, mentre le vittime africane tra militanti e civili
saranno di molto superiori a centomila, forse centinaia di migliaia. Ma gli
amministratori locali, i missionari cattolici, i collaborazionisti e i servizi
costruiscono una macchina efficientissima che resiste alle critiche per molto
tempo. In realtà vi furono una serie di denunce che però caddero nel vuoto di
fronte ai dinieghi del governo. Contro le persone che denunciarono in modo già
allora inequivocabile l'orrore coloniale, come Eileen Fletcher ed Emily
Hobhouse, si mise in moto la criminalizzazione del dissenso, tipica delle
democrazie, operando sulla denigrazione e sul discredito: esse furono accusate
di avere un carattere malevolo, di aver prodotto resoconti superficiali e
pieni di errori grossolani, di essere in malafede e, naturalmente, di essere
isteriche. Le richieste di commissioni d'inchiesta sui massacri e le torture
furono negate e, di fronte alle prove più schiaccianti, vennero evocati i
trionfi della "lotta al terrorismo"; e, pur ammettendo un paio di "sfortunati
incidenti" [come la reclusione e lo stupro di molte bambine] si aggiungeva
tuttavia "che vanno compresi alla luce degli straordinari successi della
riabilitazione di fronte all'inimmaginabile barbarie Mau Mau". La stessa
deportazione che coinvolse un numero molto elevato di Africani verrà
giustificata in modo paternalistico: i Kikuyu andavano riuniti per
fronteggiare la piaga dei Mau Mau e proteggerli da questi.

Che simili schemi propagandistici abbiano funzionato, è dimostrato dal fatto
che il libro di Caroline Elkins Britain's Gulag ha riscosso un così ampio
successo pur essendo stato pubblicato nel 2005. Persino in Italia, nei libri
di testo delle scuole elementari e medie degli anni '60, i Mau Mau venivano
presentati come esempio del tribalismo africano più sanguinario ed aggressivo;
il tutto condito con immagini di Mau Mau dipinti in pose cannibalesche per
impressionare la mente dei giovani lettori. Ancora oggi è possibile trovare un
numero consistente di pubblicazioni e siti che giustificano o minimizzano lo
sterminio britannico, e non sono siti nazisti. Sul sito Peace Report possiamo
leggere: ".i Mau Mau furono dipinti come selvaggi e terroristi da parte del
governo britannico. Ma i militari inglesi non si comportarono con minore
ferocia." E ancora "I campi vennero allestiti in risposta ai brutali omicidi
dei coloni bianchi, tra cui donne e bambini, da parte dei Mau Mau." Quindi,
tutto sommato, una risposta dura, ma proporzionata!

Nel dicembre del 1959, il nuovo ministro delle colonie Ian Mac Leod decreta la
fine dello stato d'emergenza nel Kikuyuland e si avvia il processo di
decolonizzazione. Quando decideranno di andare via, gli Inglesi staranno ben
attenti a fare la pulizia necessaria: prima di abbandonare la colonia, e con
l'aiuto dei servizi segreti, cancellano minuziosamente le tracce dei loro
crimini: fanno sparire rapporti e testimonianze; bonificano gli archivi del
ministero degli affari africani e di quello delle prigioni da gran parte dei
documenti riguardanti la "Pipeline"; impongono al governo "indipendente" di
Nairobi l'assoluto silenzio sulla lotta dei ribelli Kikuyu che scompaiono
dalla memoria storica ufficiale del paese.


Gulag Britannici

Lo stato d'emergenza viene decretato il 21 ottobre del 1952. Da quel momento
il coprifuoco notturno, i controlli capillari, le detenzioni arbitrarie, le
sevizie indiscriminate sono imposte a tutti i sospettati di appartenere al
movimento dei Mau Mau o di fornire appoggio logistico.

Vengono progressivamente allestiti campi di detenzione - solo intorno a
Nairobi se ne contano una ventina - dove affluiscono migliaia di individui
tratti in arresto. Così se nei campi di detenzione passano centinaia di
migliaia di persone, la deportazione dei civili kikuyu è molto più vasta.
Secondo Caroline Elkins quasi un milione e mezzo di persone - ossia la
totalità della popolazione kikuyu - viene mandato a vivere dietro un filo
spinato o negli emergency villages, i villaggi protetti, ovvero delle aree
sprovviste di ogni mezzo di sostentamento e dalle quali era possibile uscire
solo una volta a settimana per procurarsi cibo. Un immenso Panopticon a cielo
aperto trova la sua realizzazione nella colonia inglese. D'altro canto, le
tecniche di controllo e detenzione utilizzate nei campi non sono affatto
improvvisate, ma seguono delle procedure precise che ne consolidano
l'efficacia.

a.. Lo screening (interrogatorio) è il primo passo di questa procedura: i
detenuti sospettati di appartenere ai Mau Mau (tra cui anche donne e bambini)
vengono condotti in questi centri dove vengono interrogati, picchiati e
torturati anche con l'elettrochoc, per giorni interi. Appesi per ore a testa
in giù "finché il sangue non usciva dagli occhi e dalle orecchie", immersi in
vasche piene di disinfettante, privati di acqua e cibo, brutalizzati e
sodomizzati, bruciati, costretti a mangiare feci e bere urina, castrati. Le
donne vengono stuprate con oggetti, come bottiglie, e serpenti.

b.. Il secondo livello era quello della selezione; ad ogni prigioniero viene
assegnato un colore a seconda del livello di pericolosità e del grado di
affiliazione: il bianco era riservato ai semplici fiancheggiatori, il grigio a
quanti erano considerati animati da un grado di militanza "medio", il nero ai
militanti "irriducibili".

c.. Il terzo livello consiste nell'invio dei detenuti in diversi campi di
lavoro e di detenzione a seconda del colore che era stato loro assegnato.
"L'universo concentrazionario britannico in Kenya è un labirinto ordinato, cui
viene dato il nome ufficiale di "Pipeline" (conduttura), ma attraverso queste
condutture rimane aperta la possibilità di cambiare colore e quindi status".

d.. Se da un lato si profila la minaccia di essere spediti, in caso di scarsa
collaborazione, nel settore "grigio" o peggio in quello "nero" - e dai campi
per i resistenti cosiddetti "hardcore" ben pochi facevano ritorno - dall'altro
si delinea la possibilità di una redenzione.

e.. La confessione, la denuncia e il tradimento del vicino davano la
possibilità di accedere ad un colore più vicino alla salvezza. La completa
emancipazione e cambiamento di status si concretava nelle figure di ascari e
"lealisti", veri e propri "kapò" neri che sotto il comando dei bianchi si
occupavano di controllare e vessare, mettendo in atto da fedeli esecutori le
più disparate tecniche di tortura elaborate dagli strateghi delle Pipeline.

Due considerazioni per concludere. Non bisogna dimenticare che gli otto anni
di stato d'emergenza in Kenya 1952/1959, sono gli anni che seguono la fine del
secondo conflitto mondiale, sono gli anni in cui gli Alleati avevano da poco
"scoperto" con indignazione l'orrore dei lager nazisti.

D'altro canto, l'elaborazione di queste tecniche di internamento, di controllo
fisico e mentale, non può non evidenziare la sua stretta parentela con le
tecniche della confessione e purificazione del cristianesimo post-tridentino.
Il corpo come espressione delle bassezze umane e dell'animalità degli Africani
deve essere mortificato e diventare punto di applicazione di mutilazioni e
torture per far emergere la verità dell'affiliazione: confessione, colpa,
punizione, denuncia, mortificazione, redenzione, salvezza, sono evidenti in
queste pratiche, così come è evidente la metafora dei colori: bianco, grigio,
nero / paradiso, purgatorio, inferno. Il razzismo dell'uomo occidentale
incontra la procedura religiosa per produrre l'orrore coloniale.


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Da: "Italiano" <italianovinc -A- alice.it>

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