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(it) Comunicato FdCA: Dalla caccia al terrone alla caccia al rumeno - controllo, sfruttamento e violenza di genere

Date Tue, 6 Nov 2007 17:01:07 +0100 (CET)


Qualche decennio fa bastava essere "terrone" per essere considerato mafioso,
violento ed inferiore alla pura razza del Nord Italia; se rintracciati
"fuoriluogo", per esempio in cerca di lavoro al Nord e in difficoltà di trovare
lavoro e alloggio, si veniva rispediti al paese natale con foglio di via.
Oggi molti dei figli, dei nipoti di quei terroni che ce l'hanno fatta a trovare
lavoro al Nord hanno dimenticato grazie al meccanismo di oblio imposto dai
poteri tutto questo e sono pronti a rifarsela con gli ultimi arrivati,
soprattutto se provenienti dai paesi dell'Est, anche se molti/e di questi paesi
fanno parte della stessa Comunità europea. Più crescono le difficoltà di
arrivare a fine mese, più c'è il rischio che la gente cominci a ragionare sulle
fortissime disuguaglianze economiche e sociali, più aumenta il bisogno di un
capro espiatorio.

Ogni volta che c'è una crisi economica strisciante e che larghi strati della
popolazione soffrono disagi economici e sociali spunta fuori un nuovo gruppo di
terroni causa di tutti i guai. Fini & Co. soffiano naturalmente sul fuoco di
questa situazione, d'altra parte restano fascisti e quindi il razzismo che è
alla base della loro ideologia spunta fuori anche dalle camicie bianche e dai
doppiopetti con i quali si presentano.

Ben più grave, ma perfettamente inserito nell'attuale quadro politico di
inseguimento a destra del più becero senso comune, che per un pacchetto di voti
da strappare a destra, ancora più a destra, se una donna viene assalita da un
rumeno, è in fin di vita, immediatamente si proceda con un decreto che riguarda
la possibile espulsione di tutti i rumeni, si abbattano le baracche in cui
vivevano gruppi di individui al limite della sopravvivenza, si legittimino
ronde e pestaggi. Così, con misure tanto demagogiche quanto inefficaci, si fa
finta di aver risolto tutti i problemi, dall'aggressività di gruppi di
emarginati che danno noia ai semafori alla povertà troppo visibile, in
parallelo con quello che tanti bravi sindaci stanno facendo in giro per
l'Italia: spazzare l'immondizia sotto il tappeto. E pazienza se si è barato
sulle cifre per costruire l'emergenza.

E questo fa ancora più rabbia pensando alle tante donne barbaramente uccise,
anche solo in questi ultimi mesi, da uomini, mariti o fidanzati, per cui si
parla di un generico raptus di follia, e che non sembrano meritare altrettanto
dolore, altrettanta rabbia, altrettanta determinazione a far si che non succeda
più. Vittime di serie B perché uccise all'interno della famiglia, da cui magari
cercavano di scappare, e non da un balordo che può essere utilizzato come
comodo capro espiatorio, per nascondere il sempre maggiore impoverimento,
l'inesistenza di politiche sociali di accoglienza e di sostegno, di politiche
per la casa, lo smantellamento dei servizi pubblici e sociali, l'abdicare della
politica a governare la società con qualcosa di diverso che la sola forza
bruta, il cedere di tanta società civile alle semplicistiche equazioni
straniero=criminale. E dei fascisti che hanno aggredito i rumeni nella stessa
zona che facciamo: li espelliamo dall'Italia e dalla comunità europea e li
facciamo diventare apolidi o li consideriamo salvatori dell'italica patria?

Il guaio è che il trucco del "dagli all'untore" è destinato ai
lavoratori/lavoratrici che avrebbero ben altri interessi. Quanti problemi reali
sono nascosti dietro il problema della sicurezza, per volontà dei governi di
asfaltare la società in un unico gregge silenzioso e penitente? Aumento del
costo della vita, contratti non rispettati, precarizzazione sempre più
avanzata, servizi sempre più privatizzati e costosi e sempre meno efficienti,
crescente indebitamento per tutti, con conseguente aumento della ricattabilità
e del controllo sociale. E della paura. Del domani. Dello scippatore. Del
diverso.

Allora diciamo chiaramente che città più sicure sono città meno povere, in cui
si trovano i soldi per dare una casa a chi non ce l'ha, dove investire in
cultura significa mediazione culturale e inserimento scolastico prima che notti
bianche e passerelle di star, dove nessuno è clandestino e quindi tutti possono
lavorare in regola e non essere così ricattabili, dove la sopraffazione non è
una catena senza fine che alla fine uccide i più deboli, di solito le donne.

Non quelle in cui si scacciano i bambini da un ricovero di cartone per paura
dello straniero.

Ma per avere città come quelle che vogliamo, e non come quelle che stanno
costruendo per noi, bisogna riprendere con più vigore la lotta di classe, fare
in modo che le disuguaglianze diminuiscano, che la solidarietà fra donne e
uomini di qualsiasi nazionalità riprenda con forza, riportando all'attenzione
di tutti i limiti di questa società nella quale cresce sempre più la ricchezza
di pochi e lo sfruttamento di molti e dove la violenza contro le donne ne fa da
padrone.

Contro le politiche razziste e sessiste e il crescente stato di polizia

Unità, solidarietà, lotta di classe e femminista


FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
6 novembre 2007

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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