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(it) Comidad: Montezemolo - il capitalismo di Narciso

Date Thu, 31 May 2007 09:46:21 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"Commentario".
* * * * *
MONTEZEMOLO: IL CAPITALISMO DI NARCISO
Il giornalista Giampaolo Pansa ha rivelato qualche giorno fa di non essere più
di sinistra. Evidentemente Pansa riteneva che nessuno se ne fosse accorto. Ci
sono per la verità anche dubbi sull'effettività del suo passato "di sinistra".
Dopo aver contribuito a rendere la sinistra quello che oggi è, Pansa può
allontanarsene disgustato per scrutare finalmente nuovi orizzonti, da dove si
è affacciato il suo nuovo messia, il presidente di Confindustria Montezemolo.
Pansa ha perciò già impugnato la consueta bandiera del vittimismo padronale, e
piange sulla sorte di Montezemolo, che sarebbe il bersaglio delle
incomprensioni e delle invidie del corrotto ceto politico, che proprio il
giornale di Montezemolo, il "Corriere della sera", definisce oggi la "casta".

Il vittimismo, e il contestuale uso dell'accusa di invidia per difendersi
dalle critiche, non costituiscono in sé una novità del capitalismo. Già agli
inizi dell'800, l'economista Percy Ravenstone rilevava che il capitalismo si
avvolgeva in un alone mitico e leggendario, che serviva a coprire un
atteggiamento di rifiuto puntiglioso di ogni analisi delle sue effettive
radici sociali ed economiche. Il mito secondo cui il capitalista privato
sarebbe rispettabile in quanto rischierebbe il proprio denaro, veniva
facilmente smentito da Ravenstone, il quale dimostrava che il Capitale trova
non soltanto la sua origine, ma anche il suo costante sostegno nella spesa
pubblica e nella rendita.

Lo stesso termine "capitalismo" costituisce la sintesi artificiosa e
arbitraria di forme economiche diverse, che trovano il loro comune
denominatore solo nella condizione di privilegio di determinate oligarchie.

Il capitalismo attuale non è perciò diverso da quello di due secoli fa, e la
vera novità storica consiste nel fatto che risultano sempre più deboli i suoi
contrappesi sociali ed economici. Oggi il ceto politico europeo è stato
travolto dall'offensiva colonialistica statunitense, ponendo in evidenza una
verità che potrebbe apparire paradossale, e cioè che la relativa autonomia di
cui beneficiavano sino a qualche tempo fa gli Stati nazionali europei
costituiva soltanto l'effetto dell'esistenza del contrappeso dell'Unione
Sovietica.

Un ceto politico del tutto colonizzato e privato della prospettiva della
potenza del proprio Stato nazionale, può solo dedicarsi alla ricerca di
privilegi e di occasioni affaristiche. L'affarismo trovava infatti il suo
limite nelle esigenze della potenza nazionale, anche se ciò non sempre e solo
sino ad un certo punto. Ad esempio, Mussolini aveva tollerato senza protestare
che le forniture militari della FIAT fossero costantemente al di sotto dello
standard minimo di qualità.

D'altro canto, negli anni '50 fu un burocrate di Stato, Enrico Mattei, a porsi
il problema delle basi strategiche dello sviluppo economico italiano, e cioè
l'energia e la tecnologia, cose che invece al capitalismo privato non
interessavano affatto, allora come oggi. Se infatti si analizzano le "linee
programmatiche" proposte da Montezemolo, si vedrà che si riducono alla solita
formula della umiliazione e precarizzazione del lavoro.

Il "merito" non è una categoria economica, ma una categoria del moralismo
astratto, che serve solo a svolgere la funzione di criminalizzazione ora di
questo ora di quel settore del lavoro. La criminalizzazione degli statali
apre alla Confindustria il business della privatizzazione dei servizi
dell'amministrazione pubblica, ma certo non le consentirà di agire in termini
di sistema economico, né le interessa.

Montezemolo non parla di energia e tecnologia, perché lì rischierebbe di
entrare nel terreno minato degli interessi coloniali. L'esibizionismo
narcisistico di Montezemolo è quindi soltanto l'effetto di una mancanza di
contrappesi e di avversari, con la conseguente perdita di ogni timore del
ridicolo. Sino a qualche decennio fa, i capitalisti erano costretti almeno a
sforzarsi di sembrare delle persone serie, oggi invece possono permettersi di
deporre qualsiasi prudenza a riguardo .

31 maggio 2007



Da: "Vincenzo Italiano" <italianovinc -A- alice.it>

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