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(it) Comidad: Gli hobbit dell'affarismo criminale

Date Thu, 24 May 2007 10:22:42 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"Commentario".
* * * * *
GLI HOBBIT DELL'AFFARISMO CRIMINALE
La puntata di "Report" di domenica 20 maggio sugli "statali nullafacenti" ha
ricalcato lo schema consueto della disinformazione ufficiale. Una trasmissione
televisiva si costruisce una fama di nicchia di informazione alternativa e
spregiudicata, si conquista un pubblico dopodiché gli assesta la mazzata. Era
già successo con la trasmissione di Michele Santoro in cui fu finalmente
conferito un alone "di sinistra" alla islamofobia. Gli obiettivi affaristici
della propaganda affidata a Santoro riguardavano la legittimazione dei
cosiddetti "voli della CIA", cioè quei sequestri lampo di Imam etichettati
come terroristi che servono in realtà a coprire i traffici di droga e armi che
i servizi segreti americani operano tramite la rete aerea che gli Stati
europei gli concedono.

Gli obiettivi affaristici di Report sono invece gli stessi degli articoli di
Pietro Ichino, cioè preparare l'opinione pubblica all'idea che bisogna
affidare il controllo e la valutazione del lavoro degli statali ad agenzie
gestite da ditte private. Se si considera che vastità comporterebbe, ad
esempio, una rete di valutazione della produttività scolastica su tutti gli
studenti delle scuole pubbliche, si comprende anche l'entità del business a
spese del denaro pubblico che si apre per le aziende private.

Può apparire strano uno Stato che è pronto a criminalizzare il proprio
personale pur di realizzare i propri obiettivi affaristici, ma ciò invece è
perfettamente consono alla fase economica in cui ci troviamo, quella della
prevalenza dell'affarismo criminale. Ciò non va inteso però nel senso che
l'affarismo criminale costituisca un fenomeno solo recente. Nel 1919 negli
Stati Uniti una campagna moralistica senza precedenti contro gli effetti
dell'alcol preparò l'opinione pubblica ad accettare una proibizione per legge
della sua produzione e del suo traffico. Il proibizionismo dell'alcol aprì un
campo sterminato per l'affarismo criminale e tutta l'alta finanza americana vi
fu coinvolta. Solo lo spaccio al dettaglio delle bevande alcoliche fu affidato
ad organizzazioni criminali gestite da minoranze etniche, e da qui derivò il
mito di personaggi come Al Capone, un tipico mito di copertura che serviva - e
serve ancora - a celare le vere responsabilità. Anche la condanna di Al
Capone per evasione fiscale viene di solito spiegata con l'impossibilità di
trovare le prove per condannarlo per i suoi reati più gravi, mentre in realtà
fu solo un modo di circoscrivere il suo caso e isolarlo da quello dei grandi
finanzieri, come, ad esempio, Joseph Kennedy, massimo esponente del
contrabbando di alcol ed anche padre di John e Bob. Quindi non è l'affarismo
criminale in sé a costituire la novità, ma la sua prevaricazione rispetto ad
altre forme economiche, e soprattutto nei confronti della funzione fiscale
dello Stato.

In questi giorni si parla molto del best-seller di Marc Levinson, "The Box -
La scatola che ha cambiato il mondo", in cui si narra la storia del container
e di come questo abbia rivoluzionato i traffici mondiali. Levinson ammette che
il container non è stato imposto dal "Mercato" ma dalla politica, cioè dal
governo americano che se ne servì negli anni '60 per le forniture durante la
guerra del Vietnam. La rivoluzione operata dal container non consiste tanto
nell'abbattimento dei costi di trasporto, ma nel fatto che rende proibitivi i
costi del controllo sul traffico di merci. In altri termini, lo Stato si trova
di fronte ad un semplice aggeggio che rende complicato ed antieconomico
effettuare l'imposizione fiscale sulle merci in entrata e in uscita e quindi
impedisce la lotta al contrabbando.

Attraverso l'imposizione del container, gli Stati Uniti hanno di fatto imposto
la legalizzazione mondiale del contrabbando, quindi il trionfo del loro
colonialismo commerciale. Nel senso della legalizzazione del contrabbando sono
andate anche scelte come l'abolizione delle bolle di accompagnamento per le
merci, una misura attuata in Italia all'inizio degli anni '90 dai governi
"moralizzatori" di Amato e Ciampi.

Lo Stato nazionale ha quindi di fatto rinunciato alla sua autorità fiscale sul
traffico di merci, una rinuncia che segna la fine della "sovranità nazionale",
cioè dell'idea che uno Stato sia padrone sul proprio territorio. Per questo
motivo lo Stato si riconverte in senso meramente affaristico, come
saccheggiatore di se stesso.

Un grande cantore del colonialismo commerciale fu lo scrittore britannico
Tolkien, creatore del personaggio dello Hobbit, che è una interessante
allegoria dei popoli sottomessi al colonialismo commerciale anglosassone. Il 9
giugno a Benevento si terrà un raduno di fascisti, denominatosi "Campo
Hobbit". Ciò costituisce un segnale interessante dell'autorazzismo dei
fascisti, che scelgono come loro simbolo una sorta di mezzo uomo, una razza
inferiore che realizza se stessa aspirando a servire le razze superiori. Ma
l'autorazzismo dello Hobbit è solo un aspetto dell'allegoria: come lo Stato
nazionale, lo Hobbit porta con sé l'anello del potere, ma rinuncia a usarlo
in proprio. Inoltre, il nome dello Hobbit protagonista de "Il Signore degli
Anelli", Frodo, ha questo suono ambiguo non solo in italiano, ma anche in
lingua inglese, dove alla parola "frode" corrisponde "fraud". Da qui il
suggerimento subliminale che la vera vocazione dell'ingenuo Hobbit non sia il
potere ma l'affarismo. È la grande risorsa che il colonialismo commerciale
anglo-americano riserva ai popoli inferiori, esclusi dal potere ma ammessi, in
funzione subordinata, al banchetto affaristico.

Lo Hobbit è quindi l'icona allegorica della sottomissione coloniale e
affaristica. I capi di governo di Stati come la Francia e la Germania, Sarkozy
e la Merkel - che avrebbero dovuto essere le punte di diamante del cosiddetto
"imperialismo europeo"-, sono oggi degli Hobbit del colonialismo statunitense.
Non è un caso quindi che il presidente francese Sarkozy si sforzi addirittura
di assumere l'aspetto e l'atteggiamento di uno Hobbit.


24 maggio 2007


Da: "Vincenzo Italiano" <italianovinc -A- alice.it>

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