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(it) 65° Consiglio del Delegati FdCA: Documento finale

Date Wed, 23 May 2007 13:08:14 +0200 (CEST)


FdCA - 65° Consiglio dei Delegati
Cremona, 20 maggio 2007
DOCUMENTO FINALE
1. La costruzione del blocco di potere interclassista
Ad un anno dalla vittoria elettorale del 2006 e dopo una legge finanziaria
durissima che ha sottoposto a cura dimagrante salari e stipendi dei lavoratori
prende sempre più forma dal seno del governo dell'Unione quel progetto di
ricostruzione di un nuovo blocco di potere interclassista, già rinvenibile nel
suo programma elettorale. Sia la costituzione del Partito Democratico che le
mosse su Telecom, Autostrade, Alitalia, le nomine di importanti consigli di
amministrazione e burocrati della pubblica amministrazione, la legge sul
conflitto di interessi, sembrano porsi come passi di un processo di
rigenerazione di un blocco di potere ramificato e radicato in grado di tenere a
bada il centro-destra da una parte e incrinare/dividere il fronte padronale
come quello dei sindacati partners dall'altra. E' questo il blocco di potere
che permette al governo Prodi di procedere a rapide accelerazioni e fermate
accorte di attesa di consenso su questioni cruciali, ora che gli indicatori
economici europei gli sono favorevoli.

Il centro-destra, dal canto suo, non sembra in grado di contrastare questo
processo, che pure parzialmente lo danneggia nei propri interessi, anzi ampi
settori di esso ne sono coinvolti.

La Confindustria, rimpinzata dal cuneo fiscale, potrebbe ricevere ulteriori
vantaggi da un tale blocco di potere (vedi "tesoretto"), in misura superiore
alle pmi e tornare all'offensiva per lo svuotamento del CCNL, puntando al
controllo su orari, tempi e ritmi di lavoro e di vita come condizione per
trattare sul salario.

Il blocco di potere che si sta costruendo intorno al progetto di Partito
Democratico ed a Prodi costringe infine la sinistra istituzionale ad un
difficile percorso di riposizionamento. Venuta meno l'ambiguità dei DS, il
deserto in cui annaspano i partiti della sinistra al governo e relative
scissioni è tale che molto complicate appaiono ipotesi di aggregazione e
riaggregazione, senza più rapporto con le classi sfruttate che non sia
meramente di bacino elettorale.


2. Nel mondo del lavoro

L'azione concentrica di Governo e Confindustria punta sempre più decisamente
alla

* riforma delle pensioni (vedi abbassamento dei coefficienti di rivalutazione e
questione dello scalone);

* riforma della contrattazione (vedi scontro sul contratto del P.I.);

* flessibilità come cura per la precarietà (vedi assimilazione Legge 30);

* regolarizzazione della forza-lavoro straniera (ddl Ferrero).

In questo contesto le stesse CGIL-CIS-UIL, certe di poter "amministrare" salari
e contrattazione col governo amico, si siedono ai tavoli alquanto "sconcertati"
di fronte alle scelte dell'Unione. Più aumenta la distanza delle centrali
sindacali dalla loro base, evitando il confronto e la consultazione dei
lavoratori più esse si adoperano a marginalizzare gli spezzoni di dissenso
organizzati sul piano sindacale e sul piano sociale, ricorrendo ad
intimidazioni e criminalizzazioni di lavoratori e delegati.

L'azione del sindacalismo conflittuale è perciò quanto mai decisiva nel

* sostegno all'attività dei Comitati e degli scioperi spontanei per la pensione
pubblica e contro i fondi pensione, alla ricerca di un percorso di riconquista
collettiva della previdenza pubblica, anche dopo la fine del famigerato
semestre del "silenzio/assenso" ed in contrasto con la riforma proposta dal
governo Prodi;

* rilancio delle iniziative del movimento contro la precarietà;

* sollevare la questione salariale e della sicurezza sul lavoro come punti
cruciali nei rinnovi contrattuali, sostenendo le forme di auto-organizzazione e
di lotta autonome dei lavoratori/trici e la consultazione prima di ogni
accordo.

* sostegno alle iniziative di denuncia e di difesa e solidarietà ai lavoratori,
delegati e attivisti sindacali colpiti da criminalizzazione e intimidazione
all'interno dei posti di lavoro e dei sindacati di appartenenza.

Un contributo importante alla mobilitazione su questi temi può provenire dalla
attuale politica della FIOM e dalla Rete 28 Aprile, quale contraddizione alla
normalizzazione interna alla CGIL, nonché dai tentativi di unità di intenti del
sindacalismo di base come dalle forme di dialogo a livello categoriale ed
intercategoriale di base.


3. I diritti degli immigrat*

Il ddl Ferrero risponde alle esigenze del mercato di disponibilità di
forza-lavoro "regolare", ma comunque sempre in posizione più debole e
ricattabile, incanalata come "buona immigrazione" tramite il ricorso ad agenzie
e sponsor da un lato ed il mantenimento/riconversione dei CPT quali luoghi
modello di reclusione "civile" dall'altro.

Si allarga la rete degli ingressi in Italia, ma all'interno di una
ghettizzazione etnico-religiosa che impedisce l'emancipazione e la presa di
coscienza dei migranti in quanto lavoratori sfruttati al pari degli italiani.

Nello stesso tempo periodiche e forsennate campagne mediatiche mirano a
scaricare sulla presenza degli immigrati il clima di insicurezza, sia sul
territorio, favorendo politiche sicuritarie repressive, vedi le proposte di
accordo bilaterale Viminale-comuni sulla sicurezza, già stipulate per Roma e
Milano, sia agitando lo spettro dello scontro tra civiltà, per cercare di far
arretrare diritti e laicità a favore dell'integralismo cattolico (vedi
l'inserimento, all'interno della famigerata Carta dei Valori, del
riconoscimento della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio).

E' perciò necessario dare sostegno alla nascita sul territorio di strutture
miste migranti/italiani per la costruzione di luoghi di scambio e di
elaborazione di una comune progettualità sociale sul piano dei diritti e delle
libertà.

E' su questo terreno che la lotta al razzismo si fa tutt'una con la lotta al
neofascismo che lo sostiene.


4. Le mobilitazioni su ambiente/energia/basi militari

I processi di liberalizzazione in atto in settori strategici del paese
(trasporti, energia, risorse pubbliche, ecc.) hanno una grave ricaduta sul
territorio, in termini di danni ambientali e depauperamento delle risorse. I
movimenti e i comitati di lotta sul territorio che rivendicano diritto
all'informazione e alla partecipazione diretta nelle scelte strategiche
(energia, grandi opere, megaimpianti) vedono soffocata la loro determinazione
dalla repressione statale da un lato e faticano a trovano uno spazio politico
di confronto vertenziale con le istituzioni che permetta di uscire dalla fase
della protesta e entrare in quella decisionale dall'altro. E' sempre più
necessario che ad un'ottica di federabilità delle lotte si aggiunga una
capacità di elaborazione di strategie alternative, credibili e condivise, a
questo attuale modello di gestione del territorio, portato avanti spesso con
logiche clientelari e nell'ottica dell'esternalizzazione dei costi ambientali,
nella privatizzazione dei profitti e all'ombra delle ecomafie.

Occorre sostenere le lotte e le mobilitazioni dei comitati e dei movimenti
contro la militarizzazione del territorio che sempre più incombe quale scelta
di controllo mascherato di sicurezza, nel caso delle discariche come degli
inceneritori, dei corridoi europei come della installazione di basi militari in
Italia, Dal Molin in testa.

Resta altresì necessario intensificare le campagne antimilitariste per il
ritiro delle missioni militari italiane all'estero e per la smilitarizzazione
di tutti i territori vittime delle guerre.


5. Laicità ed antiproibizionismo

L'intrusione clericale sul piano della libertà di scelta di vita delle persone
e del godimento di diritti individuali legati alla convivenza ed al testamento
biologico, lungi da porsi come un fronte arretrato, tende ad una
ristratificazione sociale fondata sulla centralità della famiglia al fine di
concentrare risorse pubbliche redistribuite non in base al reddito ma in base
ad una scelta etico-religiosa.

Il proibizionismo, dal canto suo, tende a restringere sempre più gli spazi di
libertà individuale, criminalizzando, reprimendo e annichilendo le vittime
delle tossicodipendenze come i consumatori occasionali.

Su tali questioni è opportuno demistificare il carattere individuale delle
scelte delle persone per ritrovare una comunanza di interessi nelle campagne
per la libertà di pensiero e di autodeterminazione.


6. Prassi e politica libertaria

La sopravvivenza e la nascita di movimenti e strutture che danno vita a lotte e
mobilitazioni ha bisogno sempre più di un contributo militante e di
allargamento popolare alla base. Si tratta di un passaggio necessario perché i
propri interessi vengano compresi come opposti a quelli di una classe dirigente
che sotto la facciata dell'interclassismo, persegue gli obiettivi di dominio e
sfruttamento di sempre.

All'interno di questi movimenti e queste mobilitazioni sarà nostra cura e
compito dei comunisti anarchici sviluppare una prassi libertaria tesa alla
realizzazione di un processo decisionale orizzontale, autonomo e radicato alla
base degli organismi che nascono sul territorio; così come proporre una
politica libertaria per il perseguimento di obiettivi alternativi alle
politiche neoliberiste ed autoritarie di impoverimento degli spazi e dei luoghi
di vita, di lavoro e di cultura, per sviluppare forme di ri-organizzazione ed
auto-organizzazione dei bisogni e delle lotte per la maggiore libertà
possibile, per la maggiore uguaglianza possibile.


Il Consiglio dei Delegati della FdCA
Cremona, 20 maggio 2007


FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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