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(it) Sudan: Sangue , acqua & petrolio - falsità della Guerra del Darfur [ en]

Date Mon, 14 May 2007 13:48:10 +0200 (CEST)


SANGUE, ACQUA E PETROLIO: FALSITÀ DELLA GUERRA DEL DARFUR
di Michael Schmidt
La Guerra del Darfur è stato descritto come uno dei peggiori conflitti al
mondo d'oggi; ma nonostante la sua intensa visibilità nei mass media,
molti aspetti del conflitto non sono capiti bene a causa della battaglia
propagandistica che si combatte insieme alla guerra stessa. Tuttavia, ben
altre prospettive si possono avere dal contatto diretto con ciò che
accade...
Molto è stato scritto sulla crisi nel Darfur, le tre province più
occidentali del Sudan, per cui non ripeterò cose già dette.

E' sufficiente dire che gli USA stanno a guardare il genocidio contro le
tribù Fur, Masaalit e Zaghawa perpetrato dalla milizia Janjaweed
appoggiata da Khartoum - un interesse alimentato senza dubbio dal
desiderio di Washington di accedere alle riserve di greggio del Sudan, le
quali vengono attualmente sfruttate esclusivamente dalla Cina ed in misura
minore dalla Malaysia e dall'India.

D'altra parte, Nafi Ali Nafi, il deputato leader del Partito Nazionale del
Congresso attualmente al governo ha ammesso che Khartoum ha armato ed
addestrato una "forza di difesa popolare" civile di sostegno alla Forza di
Difesa Sudanese nel suo intervento contro i ribelli del Darfur, negando al
tempo stesso qualsiasi forma di genocidio.

Il Sudan rimane, secondo i parametri della Banca Mondiale, un paese povero
altamente indebitato. Ma il petrolio ha cambiato le cose a partire dal
2006, rappresentando oltre il 25% del PIL del Sudan. Tuttavia ben poco
della ricchezza prodotta dai 120.000 barili di greggio all'anno si riversa
in un'economia sostenuta dai lavoratori immigrati del Bangladesh attratti
dalle false promesse del Sudan (finendo poi a spazzare pavimenti per 100
dollari al mese), o nei territori periferici abbandonati come il Darfur.

Il Fondo Monetario Internazionale è il responsabile delle letali politiche
di privatizzazione in Sudan, il quale da un lato ha adottato impopolari
misure di austerità interna e dall'altro ha aderito all'Area di Libero
Scambio per l'Africa orientale e meridionale verso l'estero.

E poi, nel 2006, è stato stimato che oltre 200.000 persone siano morte in
Darfur per cause dirette o indirette della guerra e che 2,2 milioni di
persone risultano deportate. Che si sappia non vi è petrolio in Darfur,
eppure la China National Petroleum Corporation è decisa nel far passare in
Darfur un oleodotto che connetta Port Sudan sul Mar Rosso attraverso la
ricca regione petrolifera sudanese di Abeyi alle nuove riserve nella
Guinea Equatoriale. Ma c'è anche un gigantesco giacimento d'acqua, che
corre dal confine libico sotto il Darfur verso il Nilo, ed è possibile
affermare che le riserve d'acqua sotterranee stanno per diventare, dopo il
petrolio, una merce di valore, al pari dell'uso sostenibile della capacità
di portata del Nilo.

Dopo un soggiorno nel mese di aprile ad el-Fasher e Nyala, rispettivamente
le capitali del Nord e Sud Darfur, ecco alcune riflessioni sulIa
situazione in Darfur nella speranza che gettino nuova luce sulla guerra in
corso.

1. Il conflitto in Darfur non è tra "Arabi" ed "Africani". In Darfur è
alquanto ovvio che tali distinzioni, benché brandite da una minoranza
degli abitanti, non corrispondono alla realtà di fatto, tant'è che che
tutti parlano in arabo, si vestono in fogge identiche ed hanno la stessa
cultura. All'interno di una stessa famiglia, le caratteristiche somatiche
esprimono l'eredità di meticciato degli abitanti del Darfur. Le differenze
che pure esistono sono più di carattere tribale che etnico, il che pone la
domanda del perché mai la questione del Darfur sia stata trattata dai
media occidentali come uno scontro razziale. Il conflitto nel Sudan
meridionale potrebbe essere facilmente ed emotivamente usato a scopi
geopolitici da parte dell'Occidente, facendolo apparire come lo scontro
fra una cultura cristiana oppressa al sud ed una cultura islamica
dominante al nord. Ma questa argomentazione non può essere applicata al
Darfur che ha una popolazione largamente omogenea - e tuttavia continua ad
essere venduta in Occidente una subdola e disonesta versione (cioè di
Arabi contro Africani) del conflitto. Cosa che avviene in seguito alla
demonizzazione della cultura araba ed islamica da parte dei Cristiani
fondamentalisti in America, signori dei Nuovi Crociati.

2. Il Sudan non è uno stato islamico fondamentalista. Nonostante fin dal
1983 siano stati introdotti dal regime precedente alcuni aspetti della
legge della sharia e di una politica di islamizzazione che tecnicamente si
applicava solo nel nord, la tradizione islamica del Sudan è soprattutto di
origine Sufi col suo porre l'accento su un rapporto personale ed estatico
di comunione con Allah. L'austero Islam Salafita che ha prodotto gruppi
come al-Qaeda rimane una tradizione minoritaria all'interno del Sudan con
effetti sociali e politici molto limitati (anche se Osama bin Laden ha
soggiornato a Khartoum agli inizi degli anni '90). In politica, il longevo
Partito della Umma può far ricordare la mania anti-coloniale della Rivolta
Madhista del 1881-1885, ma in realtà, tale Partito con è che un
cavalluccio di legno del nipote di Mahdi, Sadiq al-Mahdi. Nel frattempo, i
Fratelli Musulmani non sono stati consultati (come invece prevede un
principio di una shura della sharia) sulla politica di islamizzazione del
governo, ed alcuni aspetti del codice legale erano in conflitto diretto
con la sharia per cui il codice legale resta inaccettabile per molti
Sudanesi - Musulmani inclusi.

3. La causa del conflitto non è solo politica. E' chiaro che molti ribelli
hanno preso le armi perché hanno visto in questa scelta l'unica (basata
sull'apparente successo della lotta al sud) per convincere Khartoum ad una
devoluzione di potere e di risorse per la situazione stagnante nel Darfur.
Ma di più grande preoccupazione è l'implacabile avanzata della
desertificazione da est ad una velocità di 10 km all'anno. Ad esempio,
solo nel 1992, il confine col deserto correva a 120 km buoni ad ovest di
Nyala. Oggi, invece, il deserto è a soli 5 km dal limite della città. Così
la desertificazione ed il degrado ambientale - esacerbato dal diradamento
delle foreste del Darfur da parte del mercanti di legname - ha compresso
le tribù in aree sempre più ristrette in cui non si contano i litigi e gli
scontri in seguito alla riduzione della terra da pascolo e delle risorse
d'acqua. La modernizzazione iniziata con l'era Nimeri (vedi più avanti)
aveva messo in crisi le tradizionali modalità per la risoluzione delle
controversie, e come in Somalia, la disponibilità di armi automatiche ha
alimentato la spirale delle appartenenze di sangue tribali oltre i confini
tradizionali.

4. Il dispiegamento di truppe ONU in funzione di peacekeeping non gioverà.
E' evidente che la reale predisposizione di campi per i "profughi interni"
in tutto il Darfur faccia il gioco di Khartoum. Questi campi, come quello
di Abu Shouk a nord di el-Fasher in cui vi sono 50.000 profughi, sono
gestiti dai governi regionali, aiutati da una pletora di agenzie ONU e di
altro tipo, e vigilati in un certo senso dalla Unione Africana. Ma sebbene
la vita nei campi sia relativamente passabile, con empori di telefonini
cellulari e cosmetici e livelli di igiene che appaiono migliori di quelli
nelle città (almeno confrontando Abu Shouk con el-Fasher), rimangono pur
sempre dei campi di concentramento nel loro senso vero e proprio. Infatti,
vi si concentrano forzatamente popolazioni tribali e già nomadi in una
situazione di "città" artificiale per anni, urbanizzandole ed esponendole
alle seduzioni del mercato -e naturalmente prosciugando sul terreno ogni
supporto per i ribelli. Il dispiegamento dei caschi blu dell'ONU andrà
forse a rafforzare un po' questa situazione, facendo così un grosso favore
a Khartoum a spese del Darfur.

Detto questo, il Darfur resta chiaramente un territorio occupato, con la
"tecnologia" dell'esercito sudanese (mezzi pesanti di marca Toyota con
grosse mitragliatrici montate sopra) molto in evidenza, con elicotteri da
guerra di fabbricazione cinese a el-Fasher ed aerei MiG di pattuglia a
Nyala - e con una forte presenza dei servizi della Sicurezza ed
Intelligence Nazionale in borghesia.

Noi comunisti anarchici non possiamo ovviamente che condannare l'uso
brutale ed indiretto della forza da parte di Khartoum - come l'uso cinico
che fa dei campi profughi al fine di controllare il processo politico
civile nel Darfur.

Ma noi comunisti anarchici dobbiamo anche respingere sia gli accenti
razziali del dibattito da parte dei media occidentali sia la falsa
soluzione offerta da una presenza militare armata dell'ONU. Dovremmo
meglio considerare anche le radici ambientali e tribali di questa guerra
complessa e vedere che - come già ben sostenuto dai ribelli del Darfur -
l'unica garanzia di una piccola dose di democrazia nel Darfur sta nella
devoluzione del potere al popolo in armi (sebbene questo non vada letto
come una approvazione incondizionata di qualsiasi piattaforma dei ribelli)

L'ovvia domanda diviene allora, qual è l'alternativa? Ecco allora una
breve panoramica della sinistra sudanese. Il Partito Comunista Sudanese
(HSS) è stato fondato nel 1946 durante la grande insurrezione
anticoloniale post bellica, ed è giunto al potere per poco nel 1964 quando
un governo di transizione includeva tutte la fazioni compresi i Fratelli
Musulmani. Ma dopo le dure lotte secessioniste al sud seguite alle
elezioni del 1965, il governo svoltò a destra e mise fuori legge l'HSS.

Il partito rinacque nel 1969 grazie al golpe del Colonnello Gafaar
Mohammed Nimeri, che abbatté l'ala militare dell'HSS e gettò le basi per
un partito unico al governo di uno stato filo-sovietico. Ma nel 1970,
Nimeri, la Libia di Muammar Gheddafi e l'Egitto di Anwar Sadat
annunciarono la loro intenzione di unire i loro tre paesi in una
federazione. La cosa era inaccettabile per l'HSS che preparò un colpo di
stato per mettere Major Hashim al-Ata al posto di Nimeri - il quale però
tornò al potere nel giro di tre giorni e l'HSS venne nuovamente eliminato
dalla scena politica.

La politica estera di Nimeri nel frattempo si rivolgeva verso gli USA
sull'onda dell'assassinio nel 1981 di Sadat, il quale aveva fatto torto a
Nimeri quando aveva raggiunto una pace separata con Israele. Nel 1985, uno
sciopero generale paralizzò Khartoum e portò alla caduta di Nimeri mentre
era in visita negli USA, con un golpe incruento. Il Dottor Gizuli
Dafallah, un sindacalista molto in vista durante lo sciopero, venne fatto
primo ministro dal consiglio militare di transizione, un indicatore della
crescita del potere del movimento sindacale nel Sudan.

Ma il governo si dimostrò instabile nel contesto dovuto sia all'emergere
di una nuova forza secessionista nel sud, l'Esercito del Movimento di
Liberazione del Popolo del Sudan (SPLM/A) sia alle profonde divisioni
sulla islamizzazione del codice legale dell'era Nimeri; e nel 1989,
Brigadier Omar el-Bashir compì il suo colpo di stato nel nome del
Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale.

La sinistra nazionalista dello SPLM/A accolse il sostegno del regime
stalinista di Mengistu Haile Mariam nella vicina Etiopia, ma egli stesso
venne defenestrato nel 1991, in seguito al collasso globale del Blocco
Orientale ed all'azione dei movimenti di liberazione.

Nel 2001, il Bikisha Media Collective del Sud Africa - che è stato il
cuore nella costituzione della attuale Federazione Comunista Anarchica
Zabalaza - ebbe dei contatti con un ufficiale comandante ribelle della
Alleanza Democratica Nazionale (TWD) del Sudan. Formatasi nel 1989, la TWD
era in esilio in Eritrea, comprendeva 11 gruppi di opposizione del nord e
del sud del Sudan, fra cui l'HSS, lo SPLM/A e vari sindacati, e puntava a
sostituire il regime di el-Bashir con una democrazia parlamentare.

In quella occasione, l'ufficiale della TWD ci chiese: "Con grande rispetto
in quanto compagni in armi, vorrei maggiori informazioni a proposito della
rivoluzione, poiché è diritto ci ciascuno di noi lottare per quella
libertà che ci è stata negata in quanto Africani amanti della pace, dal
momento che eravamo mentalmente prigionieri...".

Egli ci chiese informazioni per la "migliore formazione possibile" e
"tecniche definite" necessarie per perseguire la vittoria. Da parte nostra
gli indicammo la Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Libertari. Benché
il contatto si sia in seguito perduto, questo dimostra come ci fosse una
fame di pratiche politiche che i comunisti anarchici possono indicare ed
offrire.

Con questo non voglio esagerare le potenzialità di un progetto comunista
anarchico in Sudan oggi. Già l'ingresso nel governo da parte dello SPLM in
seguito all'accordo di pace globale del 2005, ha tagliato le potenzialità
alle sue tendenze interne più radicali (ed i dissidenti all'interno del
movimento tendono oggi a porsi più su basi etniche).

La legalizzazione dell'HSS ha portato poi alla frattura del suo vecchio
edificio stalinista, con parecchie tendenze di "ultra-sinistra" che
rompono col partito, primariamente tra gli studenti all'Università di
Khartoum. Sebbene queste tendenze siano soprattutto in odore di maoismo,
influenzate come sono dalle condizioni di guerra nei territori rurali,
rimangono a mio parere le potenzialità perché il comunismo anarchico qui
possa prendere strada con idee nuove. Ed il movimento sindacale, sebbene
sia molto legato alle città, è forte, e questo è un buon segno per
chiunque desideri vedere una classe operaia potente nel Sudan.

Michael Schmidt
(Zabalaza Anarchist Communist Federation, Africa meridionale)

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Articolo scritto per www.anarkismo.net

http://www.anarkismo.net

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