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(it) Francia: Intervista con Alternative Libertaire sulle recenti elezioni presidenziali in Francia [en]
Date
Tue, 26 Jun 2007 13:16:03 +0200 (CEST)
Il WSM intervista Alternative Libertaire
Lo scorso maggio, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Edith Soboul,
della Segreteria Federale di Alternative Libertaire, nostra organizzazione
sorella in Francia. L'intervista riguarda la recente elezione di Sarkozy, la
svolta a destra in Europa ed il suo impatto sui diritti dei lavoratori e dei
migranti, i compiti dei libertari in Francia e le ultime proposte di AL.
* * * * *
1. Che opinione vi siete fatti della vittoria di Sarkozy?
Ci sono due dimensioni nella vittoria di Sarkozy: innanzi tutto è la vittoria
di un uomo, cosa che ha sempre avuto un peso non indifferente nelle elezioni
presidenziali in Francia. E probabilmente ancor più in questo caso: la
personalità e l'ambizione di Sarkozy, il suo rapporto con il potere e la sua
concezione della carica presidenziale si sono sposati alla perfezione con
l'inarrestabile moda alla "show business" di fare politica in Francia. Tutto
ciò comporta una pericolosa deriva personalistica nella politica.
Ma dietro la sua vittoria personale, vi è la vittoria della sua corrente
all'interno dell'UMP (Union pour un Mouvement Populaire), il principale partito
di destra, corrente economicamente ultra-liberista e politicamente reazionaria.
Per la prima volta dal maggio 1968, un candidato di destra ha vinto le elezioni
presidenziali con un programma dichiaratamente di destra e non di "centro".
Sarkozy pensa di avere un compito storico: quello di distruggere le conquiste
sociali operaie fatte a partire dal 1945 e piegare i sindacati. Per cui, il suo
obiettivo politico coincide in qualche modo con quello che aveva Margaret
Thatcher.
La vittoria di Sarkozy è la vittoria del MEDEF - il Mouvement des Entreprises
de France, l'associazione degli imprenditori - il cui vice-presidente è
fratello di Sarkozy ed al cui interno il nuovo presidente della repubblica può
contare su molti amici. I provvedimenti che egli ed il suo governo intendono
adottare sono una dichiarazione di guerra alle classi lavoratrici. Si tratta
delle stesse politiche liberiste e da Stato di Polizia che abbiamo visto in
questi ultimi anni, ma con una marcata accelerazione già all'indomani delle
elezioni.
Grande è anche il suo potere sui mass media, dato che è amico personale dei
patron della grande stampa. E già minaccia i giornalisti indipendenti. Da
questo punto di vista, somiglia molto a Berlusconi.
2. Si è detto che la sinistra è il grande sconfitto di queste elezioni...
l'esito elettorale riflette questi profondi problemi della sinistra?
Il PS (Parti socialiste) ha perso le elezioni presidenziali per la terza volta
consecutiva. Una sorta di sentenza di morte autodicharata, visto che il PS
aveva assunto sui temi sociali ed etici posizioni molto simili al quelle
dell'UMP. Così, parte dell'elettorato socialista non riusciva a distinguere il
PS dal Mouvement démocrate cristian-democratico di Bayrou. Non c'era una
contrapposizione tra un progetto socialista ed uno di destra, per cui Sarkozy e
Bayrou potevano presentare i loro programmi come una sorta di svolta, una
novità per il cambiamento.
Per anni, il PS ha fatto discorsi di sinistra, ed ha agito per lo più come un
partito di destra quando è stato al governo. Ora, finalmente i suoi discorsi
sono coerenti con le sue decisioni politiche. L'ala destra del PS sta lavorando
duramente per allontanare il partito dalla sua matrice socialista originaria,
al fine di collocarlo al centro, al pari di tanti altri partiti socialisti
europei. Questa rinuncia alle origini priva la sinistra all'interno del partito
delle basi per una opposizione istituzionale alle politiche di destra, con
conseguenze disastrose per tutta la sinistra e l'estrema sinistra.
Le correnti anti-liberiste e radicali, partiti e settori del movimento sociale,
puntavano a presentare un candidato comune, sulla base dei gruppi locali che
erano nati durante la campagna "No alla costituzione europea". Non ci sono
riusciti per diverse ragioni, e comunque si trattava secondo noi di una "falsa
buona idea" (vedi: http://www.alternativelibertaire.org/spip.php?article982).
Partiti come la LCR (Ligue communiste révolutionnaire) stanno cercando ora di
lanciare un appello per costruire una coalizione promotrice di un "partito
della sinistra radicale". Noi ovviamente non partecipiamo a questo gioco
elettoralistico e preferiamo condurre una campagna basata sull'idea che la
resistenza ed il mutamento politico e sociale possono nascere solo dalle lotte.
La sinistra estrema e radicale devono ora assumersi la grande responsabilità di
resistere per costruire lotte sul diritto di sciopero, contro la riforma delle
leggi sul lavoro e contro tutte le misure antisociali e reazionarie che il
nuovo governo varerà molto presto. Governo che intende agire molto rapidamente,
tenendo conto che l'esito delle elezioni legislative per i partiti della
sinistra ora spinge gli stessi, al pari dei sindacati, di cercare uno scontro
frontale. E l'estate, come si sa, è il periodo perfetto per adottare
provvedimenti impopolari. La lotta dovrebbe iniziare proprio ora!
3. Quali conseguenze avrà la vittoria di Sarkozy sul popolo e sulla classe
lavoratrice?
I primi ad essere colpiti ed anche duramente saranno i lavoratori, legali o
illegali, che vivono nei quartieri operai. Il primo atto simbolico del nuovo
governo è stato quello di trasferire la competenza sulla questione del lavoro
dal Ministero degli Affari Sociali al Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Lo slogan "travailler plus pour gagner plus" (lavorare di più per guadagnare di
più) annuncia una politica che comporterà bassi salari e più alti livelli di
disoccupazione. Verrà creato un nuovo ed unico contratto nazionale di lavoro,
che renderà più agevole il licenziamento. Ciò che Sarkozy chiamava "la valeur
travail", il "valore del lavoro", è una trappola per rendere i lavoratori ed i
disoccupati individualmente colpevoli dei problemi occupazionali e per
costringerli ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione di impiego.
La distruzione dei diritti e delle tutele del lavoro, la flessibilità, i lavoro
part-time, bassi salari per i lavoratori e meno tasse per i padroni; sono
queste le basi del programma del governo, col pretesto della crescita economica
e della stabilità finanziaria. Tutto ciò contribuisce sempre più a screditare
ed infine distruggere i valori sociali collettivi e solidalitistici.
Le disuguaglianze sociali e la precarietà sono in crescita da anni. I diritti
sociali, come la sicurezza sociale, il diritto alla pensione, l'indennità di
disoccupazione, il salario sociale minimo, verranno drasticamente tagliati.
Parte dei compiti pubblici dello Stato verranno privatizzati. Si tratta di un
processo già iniziato, ed alcune riforme in questo senso sono già molto avanti.
A proposito di privatizzazioni, questa è una sfida tremenda che in questo
periodo attraversa tutta l'Europa: le lotte dei lavoratori francesi hanno
portato ai servizi dello stato sociale sulla base di un'idea per la quale i
settori come la sanità, l'istruzione, le comunicazioni e l'energia dovrebbero
essere accessibili per tutti ed alle stesse condizioni, e non potevano essere
mercificati. L'attacco al settore pubblico, collegato anche alle politiche
della UE, richiede la nascita di una opposizione a livello europeo, anche in
quei paesi in cui l'esistenza del settore pubblico è già debole.
L'accesso al suolo francese sarà molto più difficile per i lavoratori migranti:
sarà impossibile ottenere permessi di residenza, tranne che per i settori in
cui i migranti sono necessari... per lo sfruttamento! Per esempio, va
continuata più che mai la mobilitazione UCIJ (Uni(e)s contre une immigration
jetable), che ha recentemente impedito al governo di collegare il permesso di
soggiorno al contratto di lavoro, il che significa che se perdi il lavoro perdi
anche il diritto a poter restare in Francia. Si possono immaginare gli effetti
di una simile norma sui migranti innanzi tutto, ma anche su tutti i lavoratori:
la xenofobia, che già esiste in Francia, viene manipolata in modo demagogico
per dividere i lavoratori ed alimentare quel "sentimento di insicurezza" che
giustifica poi le peggiori politiche da Stato di Polizia. Inoltre la
"etnicizzazione" delle relazioni sociali è un modo per svuotare la questione
sociale ed il conflitto di classe.
Aumenterà la repressione contro i movimenti sociali e la reazione popolare, per
poter evitare lo sviluppo di una opposizione di massa. Tale repressione già
agisce sulla base di alcuni articoli delle leggi contro il "terrorismo" o
contro la "delinquenza" che portano la firma dell'ex-ministro degli interni,
Nicolas Sarkozy. La repressione non è poi solo un fatto di polizia. C'è anche
un incoraggiamento alla intimidazione insieme a pratiche molto perverse di
sorveglianza e controllo delle persone (usando per esempio gli alunni delle
scuole per avere informazioni sulle loro famiglie).
Per concludere, tanti vantaggi per i padroni, attacchi ai diritti sociali e del
lavoro, repressione contro il movimento sociale, controllo sulle libertà
individuali e divisione dei lavoratori, con relativo grande impatto su tutti i
lavoratori, sulle loro condizioni di vita e di lavoro.
4. Vi sono le possibilità per opporsi con fermezza all'attacco antipopolare di
Sarkozy?
Non è detto. La vittoria di Sarkozy potrebbe lasciare il proletariato
organizzato in una situazione di smarrimento, e vi è il pericolo che molti
attacchi liberisti si succedano in un breve lasso di tempo senza che vi sia una
risposta popolare di massa ed organizzata. Non dobbiamo dimenticare che Sarkozy
è stato eletto con quasi il 54% dei voti e con un bassissimo tasso di
astensionismo. Ma questa è solo una faccia della medaglia. Al tempo stesso,
Sarkozy è anche il più odiato presidente della storia francese, per cui egli
resta una figura altamente controversa ed in grado di polarizzare simpatie ed
antipatie. La sera della sua elezione, ci sono state contromanifestazioni e
disordini in molte grandi città della Francia. Sarkozy è stato ministro della
polizia per 5 anni e tutti si attendevano provvedimenti durissimi. Diversamente
da Chirac, Sarkozy non è considerato un idiota ambulante. Ma tutto questo non è
sufficiente per una risposta popolare decisiva.
I disordini nelle periferie nel 2005 sono ancora vivi nella nostra memoria: in
un contesto di grande tensione sociale, quelle manifestazioni sollevarono
chiaramente i problemi di disoccupazione, discriminazione, segregazione urbana;
ma erano politicamente prive di sbocco e non portarono ad una mobilitazione di
massa su questi problemi.
D'altro canto, la campagna elettorale non ha placato né gli scioperi né le
manifestazioni, contrariamente al solito. Erano in sciopero l'Airbus (industria
aereonautica), la Peugeot (motoristica) ed altri settori, e c'era una
mobilitazione sulla questione degli alloggi. Ed è ancora viva la memoria della
lotta contro il CPE (quello speciale contratto di lavoro per i giovani). Uno
degli interrogativi principali è capire quanto i principali sindacati sono
pronti ad accordarsi con il governo ed i padroni e quanto avanti è andata la
strategia di addomesticamento del sindacato.
Su questioni ideologiche e sui temi sociali, come quello scandaloso del
Ministero nazional-razzista per "l'identità nazionale e l'immigrazione", ad
esempio, la mobilitazione cresce, ma è circoscritta di fatto per ora solo agli
attivisti ed agli intellettuali.
Può essere di grande interesse vedere la reazione degli studenti di fronte alla
riforma dell'Università, col progetto di legge sulla "autonomia delle
Universita": cioè maggiore selezione e maggiori spese per l'iscrizione;
un'altra legge che - come si diceva prima per altri provvedimenti - aspetta
l'estate per essere varata. Potrebbe svilupparsi un movimento studentesco, che
potrebbe saldarsi con le lotte dei lavoratori, per dare vita ad una
mobilitazione convergente sui temi dell'università, del diritto di sciopero e
del contratto unico di lavoro.
5. Quali sono le proposte di AL per lo sviluppo delle lotte?
Lavoriamo per costruire una strategia fondata sul contropotere ideologico e
concreto e sulla convergenza delle lotte. Sul sindacalismo per la
trasformazione sociale, sulla solidarietà con i migranti come le esperienze del
RESF (Réseau Éducation Sans Frontières) or dell'UCIJ, sulle lotte contro lo
Stato di Polizia come il "Gruppo Anti-soffiata", tutti temi cruciali per noi,
come pure la convergenza di lotte quali quelle sull'immigrazione e quelle
sindacali.
E comunque, noi abbiamo bisogno di agire su due livelli:
- a livello di massa, in cui partecipare alla costruzione di un fronte sociale
con i sindacati e le associazioni di protesta, in cui unire tutti i lavoratori
e le lavoratrici disponibili alla lotta;
- a livello politico, in cui è necessario costruire un fronte anticapitalista
ed autogestionario con valori forti, al fine di resistere all'offensiva
ideologica ultraliberista, per promuovere lotte di classe e di emancipazione
nonché di radicale trasformazione della società, anche per bilanciare
l'influenza del PS sulla gente. E già, perché anche senza un progetto proprio,
il PS potrebbe comunque trovare l'appoggio del generico "antisarkozysmo".
Questo fronte deve essere profondamente radicato nei luoghi di lavoro, nel
territorio, nelle scuole. Dobbiamo lanciare un appello agli attivisti, ai
movimenti sociali ed ai sindacati ma anche ai partiti della sinistra radicale.
Ed in questo processo dobbiamo avere molto a cuore l'autonomia del movimento
rispetto ai partiti.
Abbiamo anche bisogno, in quanto comunisti anarchici, di promuovere i nostri
valori e osare parlare di utopia. Uguaglianza, solidarietà, redistribuzione
della ricchezza, autogestione ed autorganizzazione, lotta antipatriarcale e
così via devono far parte del dibattito politico e delle pratiche in cui siamo
coinvolti. Ed in rapporto fra loro, nella prospettiva della società che noi
perseguiamo.
Dobbiamo anche essere più creativi nella comunicazione alternativa, nelle
pratiche di resistenza e nei quartieri, nell'azione non violenta e nella
disobbedienza civile. Alcune questioni come la lotta allo Stato, vanno riprese.
Non sono certo cose nuove, ma sono questioni che riacquistano forza con la
radicalizzazione della situazione che abbiamo da affrontare. Il sindacalismo
nel settore dei servizi ed in tutti i settori di grande sfruttamento dei
lavoratori, come la ristorazione fast-food, le imprese di pulizia o i
call-center, ad esempio, rappresenta oggi un'emergenza. I compagni di AL a
Rennes, ad esempio, stanno costruendo un movimento nelle pizzerie da asporto,
mentre gli attivisti sindacali di AL lavorano nei movimenti e nei sindacati dei
lavoratori delle pulizie.
6. Quale sarà il futuro della sinistra rivoluzionaria e libertaria nei prossimi
due anni?
Probabilmente avremo una situazione simile a quella dei due anni passati.
Dovremmo forse consultare i compagni della FdCA in Italia per sapere come si
sono regolati durante gli anni di governo Berlusconi. La situazione sociale si
sta molto seriamente evolvendo al peggio di pari passo con la crescente
repressione dei movimenti di protesta. Durante una massiccia operazione di
strada della polizia per arrestare degli immigrati (i cosiddetti "raffles"),
una studentessa è stata anch'essa arrestata o condotta in prigione per
"oltraggio, insulti and ribellione", e pochi giorni fa su un aereo, la polizia
ha quasi ucciso un uomo che rifiutava l'espulsione ed ha arrestato i passeggeri
che hanno reagito al barbaro evento. Gli attivisti sindacali conflittuali e gli
studenti sono molto esposti alla repressione. Insomma, dobbiamo affrontare la
distruzione sociale e l'offensiva ideologica lanciata dai media e le politiche
autoritarie tutte insieme. Le organizzazioni libertarie avrebbero tanto da
guadagnare da un coordinamento maggiore negli anni a venire.
7. Per concludere questa intervista?
Ci sarebbero tante altre cose da dire. Ci aspettiamo una politica estera di
mano tesa verso gli USA, il rifiuto all'ingresso della Turchia nella UE, la
continuità della "Françafrique", e così via. Ma anche l'ipocrita posizione
sull'ambiente, le posizioni sull'ordine morale e sulle religioni... Ne parliamo
un'altra volta.
Siamo di nuovo sotto le elezioni per l'Assemblea Nazionale. La Destra
probabilmente vincerà alla grande ed il governo avrà la via libera per le sue
riforme. In questo contesto, la sfida per noi sta nel lasciare da parte le
posizioni "puriste", per cogliere invece l'opportunità di lavorare con altre
organizzazioni e movimenti sociali della sinistra radicale, sia a livello
locale che nazionale, senza peraltro rinunciare alla nostra "bussola" politica,
alle nostre basi politiche ed ai nostri scopi: l'anticapitalismo,
l'emancipazione delle lotte, l'autogestione, la democrazia diretta, l'autonomia
dei movimenti sociali ed un progetto di società comunista e libertaria!
Sappiamo bene infine che abbiamo bisogno di condividere informazioni, analisi
ed esperienze con le altre organizzazioni comuniste anarchiche nel mondo.
____________________________________
Intervista a cura di Pepe
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali
Alternative Libertaire: http://alternativelibertaire.org
Workers Solidarity Movement: http://www.wsm.ie
Articolo pubblicato come editoriale di http://www.anarkismo.net del 25 giugno
2007.
Versione originale in inglese:
http://www.anarkismo.net/newswire.php?story_id=5859
Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>
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