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(it) [MEDIA] Russia: Gli ecoanarchici russi nel mirino dei nazi

Date Tue, 31 Jul 2007 11:42:43 +0200 (CEST)


«La battaglia ambientalista? Oggi la maggior parte dei giovani russi non sa
nemmeno cosa voglia dire. Del resto il potere e i media stanno facendo passare
l'idea che il dissenso giovanile sia cosa stupida e inutile, oltre che
antipatriottico, e la politica vada fatta da professionisti, esperti e
specialisti...».
Entra subito nel merito Olga Haritonova, 35 anni, di Mosca, membro di
Avtonomnoe Deystvie (Azione Autonoma), gruppo della sinistra anarchica nato nel
1999 tra i più attivi nel panorama russo. La raggiungiamo al telefono ad
Angarsk, regione di Irkutsk, Siberia, dove il 20 luglio il campeggio ecologista
organizzato da Ad insieme ai Guardiani dell'arcobaleno (KhR) è stato attaccato
da una banda di naziskin e ci è scappato il morto. Otto gli arresti finora, ma
per la polizia locale gli aggressori sono semplici «teppisti». «Protestavamo
contro il progetto di creare in questa zona, a 100 km dal lago Baikal, un
impianto per l'arricchimento dell'uranio aperto a compagnie internazionali -
spiega Olga - Il campeggio è una tradizione annuale, inaugurata dai Guardiani
nel lontano 1989, sempre organizzato in luoghi dove vengono costruiti o sono in
funzione centri ecologicamente dannosi». Ma gli anarchici che c'entrano?
Chiediamo. E scopriamo che KhR nasce proprio come emanazione del movimento
anarchico all'inizio degli anni Novanta: la saldatura tra anarchia e
ambientalismo risale a quell'epoca. «Da anni lavoriamo insieme», racconta Olga.
Lo scambio di idee e prassi è tanto consolidato che ormai la maggioranza dei
gruppi ambientalisti russi si definiscono anarcoecologisti o ecoradicali. Gli
stessi che hanno fatto il loro esordio mediatico internazionale nel G8 di
Pietroburgo.

Tutto nasce all'inizio degli anni Novanta, ricorda Olga: «Dopo Chernobyl e la
dissoluzione dell'Urss, la Russia visse un vero boom del dibattito sui temi
ambientali. La gente cominciò a preoccuparsi dei rischi delle politiche statali
per la salute cittadina e a capire il livello del disastro ecologico nell'ex
impero». Le istanze ambientali conquistarono la campagna elettorale di tutti i
partiti, arrivando persino nella Duma. Mentre neonate commissioni ambientali
locali riuscirono a bloccare progetti discutibili. Ma durò poco. Non si riuscì
a far nascere un Partito Verde, e «i gravi problemi della Russia di allora
restano in quella di oggi: depositi di scorie nucleari radioattive sparsi
ovunque, anche nel sottosuolo di Mosca, il problema dello smaltimento delle
armi atomiche e sottomarini, inquinamento altissimo». L'interesse pubblico però
è calato, e la politica ignora totalmente l'ambiente, prosegue Haritonova:
«Basti pensare che nel marzo 2000, subito dopo la sua elezione a presidente,
Putin abolì la Commissione statale per la protezione ambientale (Scep), agenzia
che effettuava controlli sulla qualità dell'acqua e dell'aria. Ufficialmente
per ragioni di budget: nel 1994 aveva 21 mila dipendenti. Trasferendone la
competenze al ministero delle Risorse naturali, quello che autorizza lo
sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas ai colossi energetici come
Gazprom, che stanno devastando le regioni dalla Siberia al Pacifico con i loro
impianti di estrazione. Sbarazzati di quell'organo di controllo, si facilita
anche il progetto governativo di costruire nei prossimi anni 22 centrali
nucleari nella Federazione». Ad Angarsk, fa notare Olga, l'inquinamento si
respira nelle strade. «Ma da noi l'economia resta più importante della salute
dei cittadini». Per Ad invece queste battaglie sono un'urgenza assoluta per la
Nuova Russia. Ed ecco che gruppi come Resistenza anarchica ed Ecologica,
Echumina, Ecozashita o Groza, oltre alla lotta contro militarismo (in un paese
dove non esiste il servizio civile), capitalismo, fascismo, sessismo e
xenofobia, all'invocazione di software libero e riforma del sistema educativo,
sul web rilanciano la battaglia verde. Anche in inglese. «Una vera rivoluzione
rispetto al passato», ammette Olga. «Con internet siamo riusciti a raggiungere
la provincia, anzi la provincia ha raggiunto noi: perché i maggiori allarmi
ambientali oggi si celano proprio nelle repubbliche più remote, e in città di
media grandezza che ai tempi dell'Urss erano poli industriali importanti, e ora
rischiano il degrado naturale».

Prossimo obiettivo, Sochi 2014. La cittadina sul mar Nero appena scelta dal
Comitato Olimpico per le Olimpiadi Invernali, rischia un impatto disastroso
sull'ecosistema circostante se le infrastrutture previste (un progetto da 12
miliardi di dollari finanziato proprio dai grandi colossi dell'energia russi)
verranno realizzate: nel Piano del governo, il villaggio olimpico verrebbe
costruito giusto a ridosso della riserva naturale Western Caucasus, patrimonio
mondiale Unesco. Greenpeace Russia ha inoltrato un appello al Comitato olimpico
internazionale per fermare il progetto, anche se il 5 giugno la Corte suprema
russa le ha dato torto. «Nei prossimi giorni ci incontreremo tutti a Mosca per
preparare azioni congiunte - conclude Olga - Anche la salute ambientale fa
parte dei diritti umani. A noi non interessano poltrone alla Duma, ma
diffondere coscienza critica».

Lucia Sgueglia
(Lettera 22)

Articolo ripreso da "Il Manifesto" del 29 agosto 2007

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