A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�_ The.Supplement

The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Trk�
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006 | of 2007

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Comidad: La persistenza del mito cattolico

Date Thu, 19 Jul 2007 12:50:48 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org sotto la voce
"Commentario".
----------------------------
LA PERSISTENZA DEL MITO CATTOLICO
La decisione di papa Ratzinger di "liberalizzare" la messa in latino secondo
il rito del Concilio di Trento, ha determinato una serie di commenti,
favorevoli o sfavorevoli, che andavano comunque nel senso della sottolineatura
della presenza di un nocciolo irriducibile del tradizionalismo cattolico.
Commenti del genere, più o meno entusiasti o preoccupati, c'erano stati anche
in occasione del cosiddetto "Family day" di qualche settimana fa.

Ma esiste davvero un "tradizionalismo" cattolico?

Va tenuto presente che per una Chiesa che si dichiara "universale" (questo è
il senso della parola "cattolico"), adoperare una lingua internazionale per la
sua liturgia sarebbe perfettamente coerente con questo carattere universale.
D'altra parte quando arrivò l'improvvisa decisione del Concilio Vaticano II di
avviare la riforma liturgica, a suo tempo nessuno - proprio nessuno -
all'interno della Chiesa Cattolica si oppose adoperando l'ovvio argomento
dell'universalismo. Anzi, non vi fu nessuna opposizione, dato che il
conformismo cattolico si adeguò all'istante, misconoscendo secoli di
tradizione. Vi fu, per la verità, una reazione, ma non brillò certo per
fervore religioso, ma solo per affarismo.

I magazzini delle case editrici cattoliche si ritrovavano nei depositi milioni
di messali del vecchio rito, che il deliberato del Concilio avrebbe reso
irrimediabilmente superati. Si trattava spesso di libri di lusso, con
rilegatura in pelle e tanto di bordatura in oro. Qualche settimana prima che
la riforma liturgica venisse ufficialmente annunciata, le scuole cattoliche e
le organizzazioni ecclesiali organizzarono una vendita di massa a tutti gli
ignari che fossero ancora sprovvisti del messale, presentando come un dovere
dei fedeli il dotarsi di un oggetto tanto necessario.

Milioni di fedeli furono truffati e indotti a sborsare del denaro per
ritrovarsi in mano un oggetto che sarebbe diventato inutile di lì a poche
settimane (ammesso che anche prima servisse a qualcosa).

La bandiera della messa tridentina fu recuperata molti anni più tardi dal
vescovo, "tradizionalista" e/o "ribelle", Marcel Lefebvre, che, come è noto,
fu a un certo punto anche scomunicato a causa della sua decisione di ordinare
altri vescovi, cosa che comportava un vero scisma.

La comunicazione di massa in tutti questi anni, sia prima che dopo la morte di
Lefebvre nel 1991, non ha mai messo in discussione la consistenza della sua
pretesa ortodossia cattolica. Per sostenere questa finzione, i giornalisti e
gli opinionisti hanno dovuto sorvolare su un "dettaglio" piuttosto vistoso,
cioè i rapporti politici, ideologici e finanziari di Lefebvre con il
Sud-Africa dell'apartheid.

Lefebvre ha sostenuto le ragioni dell'apartheid in moltissime interviste, una
delle quali fu rilasciata alla televisione italiana, e commentata da un
imbarazzatissimo Roberto Formigoni. Da parte di un cattolico tradizionalista,
questa adesione alle tesi di calvinisti e massoni - quali sono appunto i Boeri
del Sud-Africa -, è piuttosto strana.

Al Concilio Vaticano II, Lefebvre, allora arcivescovo di Dakar, fu tra coloro
che parteciparono al colpo di mano del 1963, che determinò l'abbandono del
latino nella liturgia, cosa che non era stata né voluta né prevista dal papa
che aveva indetto il Concilio. Lefebvre accusò successivamente papa Roncalli
di essere un modernista e un massone, ma i documenti conciliari dicono
diversamente: Roncalli aveva addirittura in progetto un rilancio della
latinità nella Chiesa cattolica, in vista della trasformazione del latino in
una vera lingua internazionale.

Il parere di Lefebvre e degli altri vescovi "africani" fu determinante in
quella occasione per sovvertire il volere dell'appena defunto Roncalli. Il
fatto che Lefebvre abbia nascosto le sue responsabilità e le abbia scaricate
su altri, può essere una reazione del tutto umana e comprensibile. Molto più
sospetto è invece il fatto che la vera "coerenza" di Lefebvre non abbia
riguardato il suo presunto tradizionalismo, bensì la continuità delle sue
ambigue relazioni sud-africane.

Non può essere neppure un caso che l'abbandono dell'apartheid in Sud-Africa,
abbia coinciso con il declino e la quasi scomparsa della Chiesa di Lefebvre,
la cui notorietà è stata rilanciata solo da questa ultima decisione di
Ratzinger. Che la Chiesa cattolica possieda ancora una sua autonomia politica
e ideologica, è quindi solo una mistificazione mediatica, che viene smentita
non appena ci si riferisce agli eventi concreti.

19 luglio 2007


Da: "Vincenzo Italiano" <italianovinc -A_ alice.it>

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it
http://ainfos.ca/it


A-Infos Information Center