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(it) Sud Africa: Zabalaza, n.7 - E' la Cina la nuova potenza imperialista in Africa? [en]

Date Tue, 9 Jan 2007 11:27:06 +0100 (CET)


Il giro per l'Africa del premier cinese Wen Jiabao nel 2005 ebbe come scopo
principale lo sviluppo di rapporti commerciali tra la Cina ed i paesi africani
ed arabi e segna un importante fenomeno recente.
I rivoluzionari dell'Africa anglofona hanno sempre visto la Gran Bretagna e la
Francia come le potenze imperialiste dominanti nel continente africano, ma
altre forze stanno emergendo dall'ombra per sfidare la continuazione del potere
post-coloniale anglo-francese; e non si tratta solo degli Stati Uniti.
I comunisti anarchici dell'Africa meridionale hanno sempre considerato la
ex-colonia inglese del Sud Africa come una potenza sub-imperialista che agisce
nella regione per conto delle grandi potenze capitaliste e della propria classe
dirigente capitalista, una sorta di guardiano regionale: infatti, se gli
interessi britannici nello Swaziland fossero minacciati dal movimento per la
democrazia, siamo certi che il Sud Africa interverrebbe militarmente (come già
successo per il Lesotho nel 1998) per sostenere l'élite swazi.

Ma la scena internazionale sta oggi cambiando e dobbiamo registrare la crescita
della Repubblica Popolare Cinese come una delle maggiori potenze dirigenti in
Africa, sia sostenendo il regime sanguinario di Khartoum, sia finanziando
progetti su vasta scala come il nuovo aeroporto di Luanda (in cambio di 10.000
barili di greggio al giorno) o il Number One Stadium di Kinshasa, una città che
con la gigantesca statua d'oro del grasso e Mao-forme Laurent-Desire Kabila
sembra più una città sul fiume Yangtze che sul fiume Congo (la somiglianza tra
la bandiera della Repubblica Democratica del Congo e quella della RPC, prima
dell'adozione della nuova bandiera quest'anno, è stato più che ovvia).

CAPITALISMO DI STATO

A differenza della vecchia Unione Sovietica, la Cina è riuscita a gestire una
vincente transizione dal chiuso capitalismo di Stato dell'era maoista verso un
modello neoliberista basato sulle esportazioni. La sua rapida crescita
economica e le merci a basso prezzo - sotto la supervisione del Partito
Comunista Cinese, (PCC) - proiettano il paese ai vertici della produzione
manifatturiera mondiale, sovrastando gli USA, entro il 2010.

Questa esplosione capitalista è stata costruita grazie ad una brutale
soppressione della classe operaia ed agricola. Gli scioperi sono illegali, i
dissidenti vengono uccisi, il primo 20% dei proprietari di casa incamera il 42%
della ricchezza urbana, mentre il 20% più povero incamera solo il 6%.

C'è stata una forte acutizzazione della lotta di classe, con gli scioperi che
sono saliti da 8.150 nel 1992 a 120.000 in 1999. Nell'aprile dello scorso anno,
gli abitanti del villaggio di Huaxi, nella provincia di Zhejiang, si sono
scontrati con la polizia e le autorità locali in uno scontro corpo a corpo,
cacciandoli via. In dicembre, centinaia di contadini armati di dinamite e
bombe-molotov hanno attaccato la polizia a Dongzhou, nella provincia del
Guandong, dopo che la polizia aveva ucciso 20 abitanti che avevano protestato
contro il sequestro delle terre per costruire una centrale elettrica. Una fonte
vicina al comitato centrale del PCC ha rivelato che nel corso del 2006 circa 3
milioni di lavoratori hanno partecipato a manifestazioni di protesta.

La Cina è un paese in cui il salario minimo mensile ufficiale è di 63 dollari
(mentre in Vietnam è di $45 nelle campagne e di $55 nelle città, livelli
conquistati nel 2006 grazie agli scioperi a gatto selvaggio dei lavoratori
vietnamiti contro i loro padroni comunisti), che ha probabilmente il peggior
dato di morti nelle miniere al mondo (l'agenzia ufficiale Xhinhua News Agency
conta in 5.986 i morti nelle sole miniere di carbone nel 2005, un fatto che ha
spinto alcuni minatori armati di dinamite di attaccare i loro padroni), e che
consente alle multinazionali dello sfruttamento come la Nike e la McDonalds di
insediarsi in speciali "zone economiche di esclusione".

Mentre il terrore e la repressione alimentano l'economia cinese, la classe
capitalista a capo del paese cerca fuori dai confini lavoro, materie prime e
forniture di carburanti, tutti a buon mercato. L'Africa, economicamente
emarginata dalla crisi economica mondiale iniziata negli anni '70, è diventata
rapidamente un'area "calda". Nel 2005, l'economia complessiva del continente è
cresciuta del 5% - la più veloce dopo decenni - in seguito all'esplosione della
domanda per le materie prime africane, con in testa la Cina. Se gli anni '80 e
'90 avevano visto il crollo degli investimenti in Africa, fino a meno dell'1%
degli investimenti privati nei paesi del "terzo mondo" nel 1995, ora i
capitalisti cinesi (e sudafricani) hanno rapidamente colmato il vuoto ed
invertito la tendenza.

LA CINA IN AFRICA

La Cina aveva già rapporti economici clandestini con il Sud Africa
dell'apartheid, nonostante aiutasse i movimenti di liberazione nel paese ed in
quelli vicini come lo Zimbabwe. Le relazioni formali tra i due paesi sono state
ristabilite nel 1998.

Secondo Martin Davies, direttore del Centro Studi Cinesi presso la Stellenbosch
University (ed uomo d'affari con interessi a Shanghai), lo scambio commerciale
tra Cina e Sud Africa nel 2006 ha toccato i 35 milioni di dollari, con gli
investimenti cinesi mirati soprattutto sull'industria petrolifera, specialmente
in Nigeria, Angola, Sudan e Guinea Equatoriale.

Le severe condizioni di questi paesi non turbano affatto la dittatura cinese:
che si tratti della totale mancanza di democrazia nella Guinea Equatoriale,
della guerra razzista alimentato dallo Stato in Sudan, o del fatto che i
clamorosi furti dei proventi del petrolio da parte delle cricche al potere in
Angola e Nigeria hanno alimentato i conflitti, con l'UNITA ed il Movimento per
l'Emancipazione del Delta del Niger (MEND), rispettivamente alla ricerca di
riprendersi una fetta della torta.

Per cui non c'è da sorprendersi se erano di fabbricazione cinese gli elicotteri
da guerra usati contro i civili nel Darfur, come sostengono gli attivisti per i
diritti umani. La Cina - che mantiene una postazione di ascolto elettronico
nelle Comore - ha dato al Sudan massicci aiuti militari tra il 1996 ed il 2003,
compresi velivoli da guerra, ha inviato tonnellate di armi all'Etiopia ed
all'Eritrea prima della conflitto sui rispettivi confini nel 1998, ed ha
venduto al regime dello Zimbabwe velivoli da guerra ed equipaggiamenti radio
(per impedire l'ascolto di trasmissioni radio estere all'interno dei suoi
confini).

SUD AFRICA

La Cina ha oliato i suoi ingranaggi imperialistici in Africa cancellando il
debito estero di ben 32 paesi africani di oltre 1 miliardo di dollari, mentre
lo scambio Cina-Sud Africa nel 2006 è cresciuto del 26% su base annuale.

Il Sud Africa è il migliore partner commerciale della Cina in Africa, con una
crescita dello scambio del 400% negli ultimi 6 anni. Il Sud Africa fornisce
ferro, metalli grezzi ed altre materie prime e riceve manufatti, mentre un
recente accordo commerciale prevede una limitazione delle esportazioni tessili
cinesi in cambio di un rafforzamento della cooperazione in settori come
l'energia nucleare. Nel frattempo, lo scambio commerciale del Sud Africa con i
partners tradizionali come la Gran Bretagna, è in piena contrazione.

Tuttavia, l'importanza delle relazioni con la Cina è relativamente limitata,
data la forza e la diversità del capitalismo sudafricano. Dall'altro lato, gli
investimenti cinesi appaiono più ampi in paesi dall'economia debole come la
Guinea Equatoriale. Gli interessi cinesi nell'assicurarsi materie prima - ad
esempio il petrolio al di fuori dell'OPEC - tendono ad intensificare le
relazioni commerciali, portando le élite africane a consolidare i loro legami
con la potenza dell'est asiatico. Attualmente l'Africa copre il 30% delle
importazioni di petrolio della Cina.

SOLIDARIETA' O XENOFOBIA

Ma cosa significano tutti questi investimenti in armi, metalli e petrolio? Il
COSATU (1) ha reagito con allarme ad un accordo raggiunto tra il governo
sudafricano e quello cinese, avvertendo che se il paese persiste con le
importazioni di capi di abbigliamento poco costosi dalla Cina (ben il 480% in
più dal 2003), la già fragile industria tessile nazionale (62.000 posti di
lavoro persi dal 2003) potrebbe collassare.

I dirigenti del COSATU erano molto in imbarazzo l'anno scorso quando gli
iscritti dell'affiliato SA Clothing and Textile Workers' Union protestarono
contro il fatto che le magliette rosse per il congresso del sindacato erano...
made in China. Molte importanti imprese cinesi si sono rilocalizzate in Africa
al fine di evitare il regime delle quote sulle importazioni cinesi vigente in
Europa ed America, ma esse hanno portato con sé brutali condizioni di lavoro.
Al tempo stesso, il COSATU ed il suo alleato, il SACP (2), continuano a lodare
la Cina come un paese socialista.

Nessuna delle due posizioni è corretta. Ovviamente, la campagna del COSATU
"Compra sudafricano" non riuscirà a fermare le importazioni dalla Cina. Anzi,
finisce per diffondere il razzismo anti-cinese e per alimentare la velenosa
xenofobia che affligge la classe lavoratrice nazionale. Inoltre lascia
intendere che tutti i sudafricani, capitalisti e lavoratori insieme, abbiano un
interesse comune. Niente è più lontano dalla verità: i capitalisti del Sud
Africa non sono amici dei lavoratori del Sud Africa.

Inoltre, la politica economica GEAR (3) dell'ANC (4) promuove il libero
commercio, per cui non vi sono prospettive di vedere le importazioni diminuire
in modo significativo. Gli appelli alla moralità ed al patriottismo delle
classi dirigenti del Sud Africa, lanciati dal COSATU, non porteranno a nulla. I
capitalisti del Sud Africa stanno sviluppando un patto con i capitalisti
cinesi: se questi rivali possono unirsi, perché la classe lavoratrice non può
anch'essa imparare la lezione e difendere i lavoratori in Cina?

IL "CUORE DELLE IMPRESE"

Come già detto altrove, sia il GEAR che la NEPAD (5) puntano ad attrarre più
commercio e più investimenti dall'estero, e la Cina corrisponde ad entrambe le
esigenze. Nel frattempo, Ronnie Kasrils, ministro dell'intelligence (e storico
membro del politburo della Lega della Gioventù Comunista) afferma con
entusiasmo nel libro patinato "China Through the Third Eye: South African
Perspectives" - finanziato dalla Camera del Commercio e dell'Industria Cinese
in Sud Africa - che il boom edilizio cinese, compreso il controverso progetto
delle Tre Dighe sullo Yangtze che farà sfollare 1 milione di persone, "è il
sogno degli ingegneri edili". Pare che sia un buona cosa: "Se la Cina deve
restare un'economia sostenibile, deve dare velocità alla transizione da una
società rurale ad una urbana, da un'economia agricola ad un'economia
industriale".

Nello stesso libro, il più noto venditore di fumo dello Stato Joel Netshitenzhe
sostiene che "il Sud Africa e la Cina condividono scopi comuni poiché entrambi
i paesi sono impegnati nell'assicurare una vita migliore ai loro cittadini.
Entrambi puntano a ridurre i livelli di povertà". Data la condizione di povertà
forzosa del popolo cinese ad opera dello Stato, ci si chiede cosa abbia in
mente Netshitenzhe quando loda il ruolo della propaganda di stato cinese per
"il rigore e la precisione con cui la Cina usa l'informazione per mobilitare il
popolo su obiettivi comuni e su una visione condivisa...".

Un brivido ci percorre la schiena nel leggere che Netshitenzhe apprezza la
"diversità di voci" nei media cinesi, mentre deliberatamente ignora la censura
di Stato ed il ruolo dei motori di ricerca occidentali come Yahoo nell'aiutare
i dissidenti cinesi in prigione.

Il punto di vista del vice-segretario generale ed eminenza grigia del SACP,
Jeremy Cronin, è ancora più rivelatore. Il SACP, terrificato dal fatto che il
bubbone del "vero socialismo reale" venisse scaricato nel cesso con la
ristrutturazione delle imprese di proprietà statale (IPS) cinesi, inviò nel
2001 una delegazione in Cina per capire cosa stava succedendo.

Cronin e la sua delegazione furono chiaramente affascinati dai loro ospiti
cinesi del PCC: egli cita un documento del Comitato Centrale che recita così:
"L'economia di proprietà pubblica, che include l'economia di proprietà statale,
è la base dell'economia del sistema socialista cinese... La Cina deve sempre
puntare a rafforzare l'importante ruolo delle IPS per sviluppare le forze
produttive della società socialista e realizzare la modernizzazione e
l'industrializzazione del paese...". Insomma, pare che la Cina sia tanto
socialista quanto capitalista! E cosa farne di un pensiero così confuso?

"Per gestire bene le IPS, occorrono sforzi tali da stabilire un sistema di
leadership e, al loro interno, sistemi organizzativi e manageriali conformi
alle leggi dell'economia di mercato ed all'attuale situazione in Cina, per
rafforzare la costruzione della loro leadership, per garantire il ruolo degli
organismi del Partito come cuore politico delle imprese, e per aderire al
principio di riferirsi alla classe operaia generosamente...". E ci si
riferiscono sì, tanto che il miracolo cinese è tutto costruito "generosamente"
sullo sfruttamento ed il terrore!

UN CAMBIO DI GUARDIA?

Così, il comunismo cinese si è finalmente rivelato essere niente di più di un
programma di modernizzazione guidato da autoritari guru del marketing e del
management e di padroni del Partito! Ed il Partito stesso si è rivelato una
cricca di commissari che prosperano alle spalle della classe lavoratrice!

Cronin ammette che la delegazione in Cina "non ebbe il tempo sufficiente per
misurare il grado di realizzazione" della decisione del Comitato centrale di
impegnare i lavoratori in un "processo decisionale democratico" e di assumere
il "ruolo di padroni delle loro imprese" - già, imprese capitaliste guidate dal
Partito - ma Cronin trova già significativo che queste poche parole siano state
messe nero su bianco.

Cronin loda il regime per "i brillanti programmi autenticamente e chiaramente
socialisti"... "Non vi è alcuna ragione", sbotta, "perché nel socialismo non vi
debbano essere mercati": un'interpretazione liberale che consente la
coesistenza "della emergente piccola e media proprietà privata nel settore dei
servizi". In cosa esattamente il "socialismo" "brilli" non è chiaro.

Da un tale mix di pensiero economico nasce una politica altrettanto confusa,
basata sulle necessità del mercato e dell'industria e non sui bisogni dei
popolo, per cui nella visione di Cronin, gli aumenti salariali che nel settore
pubblico vengono adottati puramente per stimolare la domanda, vengono
qualificati come "socialisti".

Dunque noi abbiamo in Sud Africa un governo ANC/SACP che sta non solo
aumentando lo scambio con la Cina, ma che si sta ideologicamente orientando
verso il più grande Stato totalitario del mondo, uno Stato che è così
smaccatamente capitalista e contemporaneamente anti-operaio che nemmeno le
capacità poetiche di Cronin riescono a nasconderne la brutale realtà. Le
posizioni di capitalismo di Stato del SACP hanno trovato finalmente,
nell'esempio cinese, un felice matrimonio col neoliberismo.

PROTEZIONISMO O LOTTA DI CLASSE

Le merci cinesi costano poco perché il lavoro in Cina costa poco. Se il COSATU
vuole proteggere i lavoratori sudafricani - e mostrare il suo impegno per le
lotte della classe lavoratrice internazionale - dovrebbe sostenere gli
organismi sindacali in Cina, sostenere le lotte in patria e nell'Africa
meridionale. Il capitalismo neoliberista prospera nel mettere in competizione
il basso costo del lavoro di un paese con un costo del lavoro ancora più basso
di un altro paese, in una corsa al ribasso. L'unico modo per uscire da questa
spirale è la solidarietà internazionale e la lotta di classe, cominciando con
una lotta per un salario minimo internazionale e per i diritti sindacali
universali.

La Cina ha una orgogliosa tradizione di lotta di classe, che non c'entra niente
con il PCC e con Mao! Già nel 1913, gli anarcosindacalisti costruirono i primi
sindacati a Canton, per sfidare il sindacalismo riformista e comunista in tutti
i grandi centri industriali come a Shanghai negli anni '20. Movimenti anarchici
di contadini armati controllavano gigantesche porzioni di territorio nella
provincia del Fukien e nella provincia di Kirin, in Manchuria, negli anni '30;
la guerriglia anarchica combatté a fianco dei comunisti nella resistenza contro
l'imperialismo giapponese negli anni '40.

Ma dopo il colpo di stato maoista del 1949, i circa 10.000 sindacalisti
anarchici stimati in Cina furono costretti alla clandestinità e le guerriglie
stile-makhnovista come quella di Chu Cha Pei vennero costrette a ritirarsi
sulle colline della provincia di Yunnan da dove continuarono a tormentare la
nuova classe dirigente maoista ed il suo entourage di signori della guerra e di
capitalisti di Stato.

Dal momento che l'Africa sta diventando sempre più il cortile dell'imperialismo
cinese bisognoso di petrolio, ci si dovrebbe subito chiedere se il governo
proverà a scimmiottare gli aspetti peggiori della pace civile forzosa cinese,
uno sviluppo delle cose che porterebbe una seria minaccia alla nostre classe
lavoratrice.

ANARCHISMO OR MARXISMO?

Non abbiamo alcun interesse nel seguire gli esponenti di quella sinistra che
sperano nella fine della "restaurazione capitalista" in Cina: infatti la Cina è
stata capitalista fin da quando Mao prese il potere, ed ogni movimento
rivoluzionario cinese deve disfarsi del marxismo e della sua variante maoista.
Né possiamo concordare con chi sostiene che la Cina sia di fatto "socialista",
con buona pace dei dirigenti del SACP.

Il capitalismo è un sistema di classe, ed un sistema di classe significa lotte
di classe. Prima o poi la classe lavoratrice cinese riscoprirà le sue
orgogliose tradizioni di lotta e si farà carico dei suoi bisogni escludendo i
parassiti dirigenti del Partito ed i capitalisti - realizzerà ciò che in cinese
è chiamato wuzhengfu gonchan, o produzione comune senza governo, in una parola,
il comunismo-anarchico - e seppellirà il PCC.

Ma fino a quel giorno ci sono questioni più serie a cui rispondere, di cui una
con implicazioni che vanno oltre i nostri confini: la Cina rimpiazzerà la Gran
Bretagna quale potenza imperialista in Sud Africa, un cambio di guardia che
potrebbe portare il Sud Africa ad imbarcarsi in operazioni militari per
proteggere gli interessi capitalisti della Cina? Tutti i seri anti-imperialisti
devono prendere in considerazione e prepararsi alla possibilità che l'Africa
diventi il futuro campo di battaglia tra gli interessi capitalistici delle
potenze occidentali con gli USA dietro e gli interessi espansionistici della
Cina, per unire i popoli del continente un una battaglia contro i baroni del
petrolio.


Lucien van der Walt e Michael Schmidt

___________________________________________
Articolo ripreso dal No.7 (dicembre 2006) della rivista "Zabalaza - A journal
of Southern African Revolutionary Anarchism", organo della Federazione
Comunista Anarchica Zabalaza (ZACF)
http://www.zabalaza.net

Traduzione a cura della FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Note del traduttore:
1. Confederazione sindacale del Sud Africa.
2. Partito comunista sudafricano.
3. Acronomico della strategia "Growth, Employment and Redistribution", ossia
crescita, lavoro e redistribuzione.
4. African National Congress, partito al governo.
5. New Partnership for Africa?s Development, programma per lo sviluppo adottato
dall'Unione Africana. Si veda al riguardo:
http://www.fdca.it/paesi/sudafrica/nepad.htm .

http://www.zabalaza.net


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca -A- fdca.it>

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