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(it) Torino: libro sull'Unione Anarchica Italiana - 1919 1926 - presentazione giov. 1 marzo

Date Mon, 26 Feb 2007 13:44:08 +0100 (CET)


Giovedì 1 marzo ore 21
In corso Palermo 46
presentazione del libro:
"L'Unione Anarchica Italiana - Tra rivoluzione europea e reazione fascista
(1919-1926)", 312 pagine, ed. Zero in Condotta.
* * * * *
Saranno presenti alla presentazione due dei curatori del libro:
Massimo Ortalli, Tobia Imperato
* * * * *
Il libro riporta i saggi e le relazioni presentate al Convegno di studi
organizzato a Imola dall'Archivio storico della FAI, con la collaborazione dei
gruppi di Castelbolognese, Imola, Rimini e della F.A.Emiliana, in occasione
dell'80° anniversario di nascita della più importante organizzazione anarchica di
lingua italiana da: Tiziano Antonelli, Maurizio Antonioli, Roberto Bernardi,
Giampietro Berti, Franco Bertolucci, Luigi Di Lembo, Santi Fedele, Giuseppe
Guerrieri, Tobia Imperato, Placido La Torre, Natale Musarra, Massimo Ortalli,
Tomaso Marabini, Fabio Palombo, Marco Rossi e Giorgio Sacchetti.

Il Patto d'Alleanza, il Programma anarchico, un ampio indice dei movimenti
politici e sindacali, delle pubblicazioni, dei nomi e delle località completano il
testo.
Il Convegno di Imola ha dato, grazie all'intervento di numerosi e noti storici, un
contributo fondamentale alla conoscenza ed alla ricostruzione della storia del
movimento anarchico di lingua italiana in uno snodo fondamentale delle vicende
italiane contrassegnato dai sussulti rivoluzionari del "biennio rosso" e dalla
"controrivoluzione preventiva" di marca fascista. Ma non solo un convegno storico.
La qualità delle relazioni sull'UAI, sulla sua breve vita e sui suoi postulati
teorici, sulla sua articolazione a livello locale e sulla sua capacità di lotta e
di opposizione alla reazione fascista, sulla validità della sua critica al
totalitarismo sovietico, è un contributo per ripensare e contestualizzare
l'esperienza e i postulati organizzativi sui quali poggia ancora oggi il percorso
della FAI, erede diretta di quella esperienza.

Di seguito la recensione uscita sul numero 6 di Umanità Nova.

L'Unione Anarchica Italiana. Tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919 -
1926), Milano, Zero in Condotta, 2006

Con la pubblicazione di questo libro, si aggiunge un nuovo, prezioso tassello a
quel processo di indagine e ricostruzione delle radici e della storia
dell'anarchismo organizzato di lingua italiana, che in questi ultimi anni ha visto
uno sviluppo tanto intenso quanto indispensabile per la comprensione dei processi
evolutivi che hanno portato alle odierne forme organizzative del nostro movimento.

In questi ultimi tempi non sono mancati, soprattutto ad opera di Zero in Condotta
e della Biblioteca Franco Serantini, importanti lavori di carattere storico, in
grado di "coprire" un arco temporale che, partendo dalle origini e passando per
il primo dopoguerra , arriva fino agli ancora sostanzialmente inesplorati anni
Ottanta . Ed ora con questo libro, che raccoglie i saggi e le relazioni presentate
al convegno di studi promosso a Imola nell'ormai lontano 1999 dall'Archivio
Storico della Fai con la collaborazione di alcuni gruppi e federazioni dell'Emilia
Romagna, si viene, in un certo senso, a definire compiutamente un quadro di
insieme capace di spiegare e illustrare, con la dovuta serietà scientifica, la
lunga storia del nostro movimento e dei suoi processi organizzativi. Del resto il
convegno imolese, tenutosi nell'ottantesimo anniversario del congresso nel quale
si costituì a Firenze l'Unione Comunista Anarchica Italiana, poi più semplicemente
Unione Anarchica Italiana, era
stato pensato proprio per apportare un contributo alla piena conoscenza delle
dinamiche politiche e sociali che resero possibile il definitivo venire alla luce
e, di conseguenza, il compiersi di un percorso organizzativo che aveva
attraversato, come un fiume carsico, il movimento anarchico nei suoi primi
cinquant'anni di storia.

La costituzione della Uai, infatti, non fu solo il felice momento di avvio di un
movimento organizzato finalmente non più su presupposti localistici ma su
un'ipotesi saldamente federalista e di respiro nazionale, ma fu anche, e
soprattutto, il punto di arrivo di una lunga maturazione teorica che faceva
giustizia delle sterili ipotesi individualistiche e antiorganizzative che
purtroppo avevano tarpato a lungo le ali alla vitalità dell'anarchismo. È
soprattutto il saggio di Gigi Di Lembo che permette di comprendere appieno le
tappe, spesso irte di difficoltà, che permisero l'affermarsi definitivo della
ipotesi federalista, mentre Maurizio Antonioli , con il suo acuto intervento sugli
anarchici individualisti e antiorganizzatori, descrive gli ambienti, soprattutto
milanesi, che tentarono di contrastare, principalmente sul piano ideologico,
l'ineluttabile processo che doveva sfociare nella costituzione della Uai. Del
resto la presenza di Malatesta, finalmente rientrato dal lungo esilio londinese,
non poteva non dare la spinta definitiva alla nascita di una unione nazionale
degli anarchici e la stesura del Programma adottato nel congresso bolognese del
1920, di cui parlano Giampietro Berti e Tiziano Antonelli, viene ad essere lo
straordinario coronamento del pensiero e dell'azione del grandissimo
rivoluzionario campano.

Naturalmente l'attività degli anarchici organizzati, negli anni dell'occupazione
delle fabbriche, della rivoluzione russa, delle rivoluzioni europee, dell'avvento
del fascismo, non era rivolta solo al proprio interno, ma si esprimeva con
un'azione a tutto campo, apportando una feconda spinta propulsiva e rivoluzionaria
alle intense e drammatiche lotte sociali di quegli anni. Questo naturalmente
rendeva ancora più attenta e occhiuta la sorveglianza questurinesca sul movimento,
come racconta brillantemente Placido La Torre , senza peraltro impedire agli
anarchici dell'Uai di contrastare coraggiosamente lo squadrismo fascista. Dei
tentativi di opposizione alla violenza fascista e della ricerca di un fronte unico
proletario parla diffusamente Marco Rossi , mentre i generosi, lungimiranti e
reiterati tentativi di coordinare la risposta delle sinistre al montare della
reazione sono l'oggetto dell'intervento di Giorgio Sacchetti. Né poteva mancare un
saggio, quello, come sempre stimolante, di Santi Fedele, sull'atteggiamento,
dapprima fiducioso, ma presto assolutamente critico che l'organizzazione e il
movimento anarchico ebbero nei confronti della rivoluzione russa e della sua
degenerazione burocratica.

Naturalmente il processo che portò alla formazione di una organizzazione a livello
nazionale, non fu il frutto di una istanza centralista calata autoritariamente
dall'alto sulle propaggini decentralizzate del movimento, ma fu il portato di
varie spinte locali le quali, unendosi, dettero un senso all'esigenza di creare
finalmente una struttura in grado di coordinare, e quindi rendere più efficaci e
incisive, le innumerevoli attività diffuse sul territorio. E non poteva essere
diversamente trattandosi di una struttura profondamente anarchica e libertaria.
Merito del convegno, e quindi di questo libro che ne raccoglie gli atti, è l'avere
saputo descrivere la vitalità e la ricchezza di queste esperienze e l'avere
raccontato come queste riuscissero a trovare un comune denominatore nella
formazione prima, nello sviluppo organizzato e uniforme poi, dell'Unione Anarchica
Italiana.

Numerose sono state le relazioni di carattere "locale", ed è interessante
osservare come tutte, pur trattando di località e situazioni profondamente
"distanti", non solo geograficamente, vengano comunque a descrivere istanze
organizzative ed esigenze operative sostanzialmente uniformi, sia che si parli
dell'Italia del nord, come fanno Roberto Bernardi e Tobia Imperato, sia che si
affronti, come Natale Musarra e Fabio Palombo, esperienze decentrate e "anomale"
quali quelle siciliana e abruzzese. Franco Bertolucci, poi, e Tomaso Marabini,
alla sua prima felice esperienza di storico, hanno invece affrontato gli elementi
costitutivi di due esperienze sostanzialmente diverse, quale quella pisana,
condizionata da una forte presenza antiorganizzatrice e quella imolese, fortemente
determinata, al contrario, a sostenere e sviluppare il processo organizzativo in
atto. A dimostrazione di come, anche in zone segnate da una presenza libertaria
indubbiamente radicata, le risposte al problema organizzativo potessero presentare
momenti di discontinuità.

Come si può capire da queste succinte note, il volume di Zero in Condotta, curato
redazionalmente come meglio non si poteva , è uno strumento indispensabile non
solo per conoscere quali siano stati i binari sui quali si è concluso,
storicamente, il tragitto organizzativo degli anarchici italiani, ma anche per
comprendere meglio la sostanziale continuità teorica fra l'anarchismo "storico" e
quello attuale. E per rendersi conto del "debito" ideale che la Federazione
Anarchica Italiana, dopo i suoi primi sessant'anni di vita, ancora ha nei
confronti della vecchia Unione.

Massimo Ortalli


Per una copia 15 euro sul CCP 14238208 intestato ad Autogestione, cas. postale
17127, 20170 Milano (spese di spedizione comprese). Per 5 o più copie sconto del
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www.zeroincondotta.org


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat -A- inrete.it>

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