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(it) La sarta No Tav - Lettera aperta al movimento

Date Mon, 10 Dec 2007 15:28:11 +0100 (CET)



L?8 dicembre, il nostro 8 dicembre, ricordo una famiglia che, tirati fuori i
panini, ha cominciato a mangiare, fedele all?impegno di fare merenda sui prati
di Venaus liberata. Nell?aria era ancora acre l?odore dei lacrimogeni.
Lo scorso anno, primo anniversario della riconquista di Venaus, all?assemblea
tenutasi al presidio, Claudio Cancelli ricordava di aver atteso a lungo di
fronte alla recinzione, chiedendosi come sarebbe andata a finire. Accanto a
lui stava una signora con il cappotto buono e la borsetta, che ad un certo
punto estrasse le forbici e cominciò a tagliare la plastica arancione della
recinzione. Notato lo sguardo interrogativo del suo vicino spiegò che era
sarta e le forbici le aveva portate nel caso servissero. Fu in quel momento
che Claudio comprese che la partita poteva essere vinta.

Quel giorno a Venaus di fronte alla recinzione abbattuta, al terreno
brulicante di bandiere no tav, gli uomini in divisa ormai lontani, per un
breve momento molti di noi sono rimasti immobili. Immobili di fronte
all?emozione forte, quasi incredula, di avercela fatta.

Ci raccontano sin dall?infanzia che l?autorità va rispettata. Per amore o per
forza. Un tempo non lontano la spiegazione veniva accompagnata da un certo
grado di legnate genitoriali. Oggi forse basta la TV. I ribelli perdono e
finiscono sempre male: chi non china la testa pagherà di persona. Questa
narrazione è il principale puntello del dominio che ci vorrebbe sempre
timorosi, incapaci di pensare e di decidere, incapaci di ribellarci perché
stretti nella morsa della paura.

Capita però che qualcuno alzi la testa e cominci a riflettere, a parlare con
il vicino di casa, a fare un?assemblea, a scendere in piazza perché la
debolezza si traduca in forza, perché il tempo cambi e la storia apra un nuovo
capitolo.

Quando accade i potenti fanno di tutto per dividere e spaventare, per
riprendere il controllo, perché gli affari sono affari e non si può permettere
a nessuno di mettersi di mezzo.

Questa è la storia degli ultimi due anni, una storia che vorremmo ripercorrere
insieme per far sì che questo 8 dicembre non venga imbalsamato nella retorica
e la rivolta torni a farsi cosa viva, speranza, lotta, progetto di un mondo
altro da quello in cui siamo forzati a vivere.

Abbiamo avuto di fronte i giganti. E li abbiamo sconfitti. Da quel giorno,
dall?8 dicembre del 2005, il movimento No Tav è divenuto punto di riferimento
ideale per i tanti che in questo paese si battono per un ambiente più sano,
per relazioni sociali più giuste, per una pratica politica improntata
all?agire in prima persona, rifiutando le deleghe in bianco e le logiche del
Palazzo, segnate irrimediabilmente dalla volontà di conquista e mantenimento
del potere.

Accusati di essere ?nimby?, preoccupati solo del giardino di casa, abbiamo
mostrato che il nostro giardino è il mondo intero, abbiamo svelato la falsità
della retorica del progresso e dell?interesse generale, retorica che nasconde
interessi ben particolari, interessi di portafoglio, di guadagno a tutti i
costi. Abbiamo rivendicato la salvaguardia dei beni comuni, della terra,
dell?acqua, dell?aria, ma soprattutto abbiamo ripreso nelle nostre mani la
facoltà di decidere, espropriata dalla politica dei potenti per riconiugare la
politica nel senso della partecipazione diretta di tutti.

Abbiamo fatto paura, perché di fronte alla violenza e all?occupazione
militare, abbiamo eretto barricate, fatto scioperi e blocchi, perché non ci
siamo fermati di fronte al Bivio dei Passeggeri e siamo andati oltre aggirando
la polizia, scendendo la montagna, abbattendo la rete.

Una rete fisica ma anche simbolica perché, facendolo, non ci siamo chiesti se
quello che facevamo fosse legale perché sapevamo che era legittimo, perché
sapevamo che quello che il governo chiamava ordine era solo il disordine di
chi difende il diritto di pochi alla devastazione ed al saccheggio del nostro
territorio, della nostra vita, del nostro futuro.

Non ci hanno fermati con la forza, hanno allora provato a fermarci con
l?astuzia, con la melassa, con il tempo che passa.

Di lì a due mesi sarebbe partito il baraccone olimpico: luci, sponsor
milionari, affari. E, naturalmente, il solito contorno di distruzione
dell?ambiente, opere inutili e dannose, operai morti e subito dimenticati.

Dopo l?8 dicembre il governo decretò la tregua, una tregua che era suo
interesse stipulare, per far passare le olimpiadi dalla valle No Tav. La
storia non si scrive con i se, ma, siamo ancora convinti che il movimento
abbia perso una preziosa occasione per cancellare il Tav dal futuro di questo
angolo di Nord Ovest.

Gli amministratori locali che, l?indomani della rivolta, sottoscrissero a Roma
la tregua con il governo commisero un errore gravissimo, perché offrirono alla
Banda Berlusconi una via d?uscita da un?impasse superabile solo con l?impiego
massiccio e violento dell?esercito in valle. Ve le immaginate le truppe di
occupazione piazzate nei paesi della Val Susa sotto l?occhio attento delle TV
di tutto il mondo venute a raccontare le Olimpiadi? Nemmeno Berlusconi e la
sua masnada di delinquenti e guerrafondai poteva permetterselo. Fu uno sbaglio
non capirlo e perdere così un?occasione unica. Ma gli errori servono anche ad
imparare se si riflette e se ne trae insegnamento.

Forse gli amministratori che operarono questa scelta pensarono che il tempo
fosse nostro alleato, che la nascita dell?Osservatorio guidato da Virano
rappresentasse una onorevole scappatoia per far passare mesi ed anni in
chiacchiere.

Mentre l?Osservatorio scriveva i suoi quaderni, il governo è passato dalla
Banda Berlusconi alla Banda Prodi, che si è affrettata a mettere la Torino
Lyon tra i 12 punti cardinali del proprio programma. Una priorità da
realizzare a tutti i costi.

Ma l?Osservatorio guidato dal multiforme Mario Virano, nel frattempo divenuto
anche Commissario straordinario per la realizzazione dell?opera, non doveva
valutare se la nuova linea servisse o meno?

Se il governo aveva già deciso, a cosa serviva un organismo la cui funzione
avrebbe dovuto essere quella di aiutare i decisori a decidere?

La scelta degli amministratori della Val Susa di andare avanti ad ogni costo
ha creato una frattura nel movimento tra la gente e le istituzioni locali.
Come dimenticare quel lungo pomeriggio davanti alla sede della comunità
montana con noi, il movimento con il treno crociato, assiepati fuori e,
dentro, i sindaci e Mario Virano cui erano state aperte le porte della Valle?
Come dimenticare la polizia schierata a difesa di Villa Ferro? E come
dimenticare quella brutta sera, poco prima della riunione del tavolo politico,
con i sindaci dentro e noi di nuovo fuori. In mezzo la polizia. Volevamo
capire cosa stessero facendo in nostro nome ma non ottenemmo risposta, se non
quella - arrogante - che era finita l?epoca delle assemblee tra amministratori
e popolazione. Forse avevamo osato troppo, forse avevamo pensato di poter
decidere in prima persona sulle questioni che riguardano il nostro futuro?

Il 13 giugno di quest?anno i sindaci designati sono andati a Roma per la
riunione del Tavolo politico. Il giorno successivo i giornali e le agenzie
stampa hanno scritto che era stato raggiunto l?accordo tra governo e
popolazione locale per la realizzazione del Tav e che, alla luce di ciò,
sarebbe stata presentata richiesta di finanziamento all?Unione Europea. I
sindaci all?assemblea del 19 giugno negarono ma non inviarono smentite al
governo e ai media. Sindrome da ?governo amico?? Ancora l?illusione che il
tempo giocasse dalla parte di chi tirava in lungo le trattative? Difficile
dirlo. Qualche amministratore si è offeso perché riteneva si mettesse in gioco
la sua buona fede. Non è nostra intenzione mettere in discussione la buona
fede di nessuno, specie di chi a lungo ha partecipato alla lotta anche nei
momenti più duri. È tuttavia più che un diritto un dovere sostenere con forza
che la scelta di stare e poi rimanere nell?osservatorio se ieri era un sbaglio
oggi lo è
ancora di più.

Il governo ha chiesto ed ottenuto da Bruxelles i finanziamenti per la Torino
Lyon sostenendo di avere l?appoggio delle popolazioni locali: l?osservatorio è
la foglia di fico con la quale la Banda Prodi sostiene le sue menzogne. Ma una
foglia di fico diviene un lenzuolo e fin anche un sudario se messa in mano a
media asserviti alla lobby del cemento e del tondino, legati a doppio filo al
governo ed all?opposizione oggi come ieri uniti nella lotta per imporci una
scelta non condivisa.

Le 32.000 firme raccolte con passione ed impegno con lunghe ore di lavoro
volontario casa per casa, fiera per fiera, mercato per mercato e poi
consegnate a Strasburgo, Roma, Bussoleno, Nizza sono state nascoste dai media
o ridotte a fenomeno di costume.

È tempo di dire con chiarezza quello che tutti ormai sanno: l?unica reale
funzione dell?Osservatorio è quella di fornire un alibi a chi sostiene,
mentendo e sapendo di mentire, che le popolazioni interessate sono pronte ad
accettare il Tav, che le variazioni di tracciato delle quali i giornali
forniscono gran dovizia di particolari hanno il consenso dei più, che la
strada del ?come? Tav è ormai spianata. Restano contro solo gli irriducibili,
quelli malati di ideologia, quelli contro sempre e comunque. Chi sa se sanno
che siamo ancora tutti, irrimediabilmente, irriducibilmente malati del gusto
per la libertà che ci siamo conquistati con le nostre mani, con i nostri piedi
ma soprattutto con la testarda convinzione delle nostre teste e dei nostri
cuori?


Se non lo sanno o fingono di non saperlo è tempo di riprendere gli scarponi e
mostraglielo alla nostra maniera: gentile ma ferma.

Lo abbiamo fatto il 20 luglio, quando dopo un giro di sms e mail, ci siamo
trovati in tantissimi per le strade di Chiomonte per dire a tutti che il Tav
non è passato a Venaus e non passerà neppure a Chiomonte. Non ne ha parlato
nessuno? Lo sappiamo noi: conosciamo la nostra forza e la nostra
determinazione.

Dobbiamo andare avanti sulla nostra strada con tutti i coloro che ci staranno,
nella consapevolezza che quello che abbiamo oggi ce lo siamo guadagnato in
prima persona, senza delegare a nessuno, rappresentandoci da soli,
trasformando la politica da sporco gioco di potere in libero esercizio del
confronto e della scelta, dal basso, ogni giorno.

In questi giorni anche 70 amministratori hanno dato il loro segnale, dicendo
che è tempo che la farsa pericolosa dell?Osservatorio sia abbandonata.

È tempo oggi, mentre tutti ci danno per spacciati, deboli, divisi dimostrare
che il loro gioco non funziona che anzi siamo maturi per andare avanti sulla
strada della riappropriazione della cosa pubblica contro il Tav e contro i
Tir, ma anche su tutte le altre questioni che riguardano la nostra vita.
Qualcuno, i sindacati concertativi, gli stessi che si sono venduti il nostro
tfr, gli stessi che hanno siglato il terribile accordo sul welfare, pongono il
ricatto dell?occupazione. Anche su questo terreno è tempo di dire la nostra,
chiara e forte. In un?Italia dove il precariato è legge e il ricatto è
quotidiano si tratta di por fine alla precarietà e intraprendere azioni
positive per noi tutti. In ferrovia le ristrutturazioni degli ultimi 20 anni
hanno macinato decine di migliaia di posti di lavoro. Negli stessi anni si
sono moltiplicati gli incidenti mortali ed il servizio alle persone è
peggiorato costantemente. Nel campo dell?edilizia quante sono le case e gli
edifici pubblici ancora imbottiti di amianto? È venuto il momento che il
movimento ponga a sua volta un proprio ricatto occupazionale, pretendendo che
le risorse sprecate per le grandi opere vengano destinate alla sicurezza dei
treni e delle case. Per questo serviranno molti lavoratori. Per questo serve
un movimento unito nei suoi fortissimi NO, saldo nei suoi ancor più forti Sì.

Il nostro bene più prezioso è l?autonomia, l?autonomia dal quadro politico, da
chiunque governi in nostro nome, chiunque scelga per noi: è un bene prezioso
dal salvaguardare, un bene che stanno cercando di portarci via con l?inganno e
la paura.

Nel 2005 la paura cambiò di campo e le forze del disordine dovettero
andarsene. Abbiamo resistito ai manganelli e alla polizia, possiamo resistere
alle insidie dei tanti politicanti che vorrebbero vederci tornare a casa,
chiudere le assemblee, i comitati, sciogliere il coordinamento. Questi sono i
nostri luoghi, i luoghi dove siamo cresciuti, sta a noi farli crescere ancora,
moltiplicando la partecipazione, non sfuggendo al confronto, avendo ben chiaro
che la diversità di punti di vista è una ricchezza e non un limite, perché le
uniformi vanno bene ai burattini e ai soldati non a uomini e donne liberi.


Per questo è bene in questo secondo anniversario della Liberazione di Venaus,
nel giorno che tanti anni fa, alla Garda, si fece un patto tra i resistenti,
ricordare che le nostre radici sono solide, che la Resistenza continua ogni
giorno, che quando serve occorre mettersi di traverso, perché si chiude la
strada ma si apre la via.

La sarta di Venaus, ne siamo sicuri, ha ancora nella sua borsa le forbici per
tagliare la recinzione.


Il Tav non passerà mai.

No Tav Autogestione
Contro tutte le nocività
Torino e Caselle
notav_autogestione@yahoo.it
338 6594361


Da: No TAV Comitato autogestito Torino <notav_autogestione@yahoo.it>

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