A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Comunicato FdCA: Mare Nostrum

Date Mon, 11 Sep 2006 17:42:51 +0200 (CEST)


L'esercito italiano ha preso posizione sul confine sud del Libano. La
flotta ne pattuglierà le coste, ora che Israele ha tolto il blocco navale.
Per la ricostruzione del paese non mancano buone prospettive di affari per
l'Italia del mattone con i potenti imprenditori edili di Beirut.
Hezbollah gradisce. Israele ringrazia. La Siria si sente rivolgere, per la
prima volta dopo molto tempo, parole ferme ma almeno nessuna minaccia. Il
capo del governo italiano riceve il delegato dell'Iran per la "questione
nucleare". Francia, Spagna, Turchia seguono e si arruolano. Sul fronte
mediterraneo del grande conflitto che va dai monti afghani al piccolo
Libano, dal deserto iracheno alla Palestina occupata, si profila una pausa
in quella guerra che nessuno vuole vincere perché non abbia mai termine.

Infatti Israele, dopo aver fatto a pezzi il Libano, continua a distruggere
e diffondere terrore a Gaza e in Cisgiordania, ma si augura che le fazioni
palestinesi formino un governo di unità nazionale che sembra promettere
tregua. Tregua assicurata anche da un abile Nasrallah, impegnato nel far
combaciare la faccia di liberatore della nazione con quella di
rincrescimento verso chi gli rimprovera di aver causato il disastro.

Quanto durerà? Forse poco, dipende dagli altri fronti. Dipende forse anche
da un paio di questioni (remote e profonde cause della guerra in atto) che
trovano ascolto tra parti contrapposte e che probabilmente stanno alle
spalle di tanto protagonismo italiano, a nome della UE.

Intanto la questione energetica. Entro pochi anni, giungeranno sulle coste
del Mediterraneo orientale (Turchia e Grecia) 3 oleodotti che portano
petrolio dalla Russia e dal Mar Caspio. L'accesso "pacifico" a tali
terminal richiede una condivisione della geopolitica locale da parte dei
potenziali acquirenti. Israele si è messa al sicuro da vicini concorrenti
distruggendo il Libano, ma della partita è anche l'Europa, assetata di
petrolio e di gas. Il ruolo dell'Italia in Libano parla perciò anche
all'Algeria che ha fatto accordi con Gazprom (Russia), parla alla Siria
che ospiterà una base navale russa a Tartus, parla anche all'Iran che
cerca sbocchi verso ovest per il suo gas e per il petrolio. Accesso
europeo alle risorse ed ai terminal energetici, sostenere gli USA ma con
un cambio tattico sul fronte mediterraneo, interposizione militare in
Libano, stile Bosnia e Kossovo, contenere l'espansionismo russo: ecco gli
scopi del rinnovato ruolo dell'Italia all'interno delle dinamiche
dell'imperialismo: un salto di grado nel sistema delle dipendenze fra le
potenze mondiali e regionali. Ma solo sperando che Israele rinunzi alla
prossima carneficina.

E poi la questione sicurezza. Se c'è una cosa nel Mediterraneo europeo e
nel vicino oriente che, al di là della propaganda e delle apparenze, mette
tutti d'accordo, Stati, movimenti di liberazione nazionale veri o
presunti, èlite militari varie, è il temere un radicamento nel
mediterraneo di Al Qaeda o di chi per lei ed una contaminazione di tipo
iracheno. Lo teme l'Europa, lo teme Israele, lo temono i regimi dei paesi
arabi (tutti traditori per Al Qaeda), lo teme Hezbollah (accusata da Al
Qaeda di impedire una sua attività in Israele), lo teme soprattutto Hamas
che si rende conto di non poter prolungare una situazione di crisi, senza
correre rischi di contaminazione e perdere il controllo dei suoi.
Probabilmente non conviene neanche all'Iran, che cerca di imporre la sua
stabilità di potenza regionale, senza inutili avventurismi.

Ma l'Italia non ha costruito una alternativa all'unilateralismo
statunitense. E non ne è fuori. Non ha messo le ali all'ONU. Né è riuscita
a dare una possibilità al tanto blaterato multilateralismo. E' solo che le
infinite grane sul fronte afghano e su quello iracheno richiedevano una
tregua sul fronte medio-orientale. Che lo show-down degli USA con l'Iran
non contava su una claque adeguata e compiacente. Ed ecco un posto al sole
anche per i generali del belpaese.

Se la missione in Libano costerà 160 milioni di euro a semestre (oltre ai
1.396 milioni per il Kossovo, i 155 milioni per la Bosnia, i 1.612 milioni
per l'Afghanistan, ed i 1.611 milioni per l'Iraq), se la ripresa economica
sostiene la spesa militare invece della spesa sociale, cosa volete che
importi al governo di centro-sinistra di fronte al guadagno "strategico"
che ne deriva?! C'è sempre l'art.11 della Costituzione da sbandierare come
vuota giaculatoria per salvare apparenze e coscienze.

Il movimento contro la guerra che aveva attraversato l'Italia dal 2003 al
2005 si è impantanato nelle compatibilità parlamentari dei suoi ex-leader
e nei giochi tra le componenti della maggioranza di governo. Ci si può
auto-imbrogliare pensando che stare in Libano può sembrare più
peace-keeping che stare in Iraq, Ma sempre eserciti sono. Sempre macchina
da guerra è!!

La pace nel Mediterraneo infatti non può contare sulle missioni militari
di pace, ma solo sulla rinascita della società civile e sulla ripresa
dell'autonomia del movimento dei lavoratori in ogni singolo paese, insieme
ad una smilitarizzazione ed al disarmo su tutti i fronti.

A tal fine urge una nuova solidarietà civile, laica e impegnata. Urge nel
nostro paese un nuovo movimento pacifista, antimilitarista,
internazionalista, femminista contro la guerra, contro le aggressioni e le
oppressioni, che sappia sostenere i movimenti locali per un equo e libero
accesso alle risorse, per liberarsi degli oppressori nazionali e
stranieri, per l'emancipazione delle classi povere e sfruttate. Perché la
pace si affermi e si espanda insieme alla libertà di pensiero e di
organizzazione, insieme all'ampliamento dei diritti e delle politiche per
l'uguaglianza economica e civile.

FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
11 settembre 2006

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center