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(it) Anarkismo.net: Un testimone oculare in Libano: Nella terra dei ciechi [en]

Date Thu, 7 Sep 2006 15:37:50 +0200 (CEST)


[Mi chiamo Michael Schmidt; sono un giornalista comunista anarchico ed ho
scritto questo pezzo esplicitamente per www.anarkismo.net. Sono entrato in
Libano via Siria, dal nord durante la seconda parte della guerra,
attraverso l?ultimo accesso non ancora bombardato da Israele (la zona lo
sarebbe stata solo un?ora dopo). Sono stato soprattutto nei quartieri
periferici di Beirut-sud ed a Sidone nel sud del paese fino a Ghazieh,
viaggiando sul primo trasporto aereo militare dopo il cessate il fuoco.
Vivere direttamente la guerra restringe di molto il proprio punto di
vista; vale a dire che stando sul campo si ha una percezione unica delle
condizioni locali, ma non si riesce ad avere una prospettiva più ampia...
Per esempio, stare in un fazzoletto di 1km e mezzo nell?attesa della fine
di un attacco aereo israeliano mi procurava una profonda impressione in
termini di costi per il Libano: ma mi era impossibile stimare i costi per
Israele da quella posizione.]


Un testimone oculare in Libano: Nella terra dei ciechi

Il culto di Hezbollah, un anti-imperialismo dispotico e la necessità di
un'alternativa reale


Persino per giornali capitalisti conservatori come The Economist, il volto
barbuto e sorridente del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah è
l?immagine della recente guerra israelo-libanese; ma per me, l?immagine
che definisce la guerra resterà per sempre quella del volto della bimba di
2 anni, Malak Jubeily, che giaceva esanime nell?obitorio di Sidone.

Malak viveva nel quartiere a prevalenza sciita di Ghazieh, nel sud-est di
Sidone. Già alta per la sua età, si stava lamentando con suo padre Ali
Mohammed Jubeily, 31 anni, che aveva fame, quando un razzo israeliano si
abbattè sul piccolo cimitero a fianco a casa sua l?8 agosto. Le schegge di
un razzo - lanciato contro il funerale delle intere famiglie di un
farmacista di nome Khalifeh e di un pescatore di nome Badran, sterminate
dal bombardamento israeliano sulla piazza centrale di Ghazieh il giorno
prima - squarciava la piccola pancia di Malak e faceva a fette la sua
coscia sinistra.

Malak è morta dissanguata.

Ora lei non è che un dato statistico (1), tra i 1.261 Libanesi morti (di
cui 60 non-combattenti, e di cui forse 100 combattenti della guerriglia
Hezbollah) ed i 159 israeliani morti (di cui 116 soldati). E tuttavia,
nella inevitabile logica capitalistica, bisogna che una vittoria venga
dichiarata, anche se nell?ennesima illegittima guerra imperialista
dichiarata contro una popolazione civile del Medio-Oriente dagli USA con
procura ad Israele.

Per cui, The Economist assegna sfacciatamente sulla sua prima pagina la
vittoria a Nasrallah (2), sostenendo che l?attacco sorprendente e
sostenuto dei razzi Hezbollah contro Israele incoraggia ora tra le forze
islamiste come il governo di Hamas dei territori palestinesi "la vecchia
illusione che la Palestina può essere liberata con la forza".

Tra i comunisti anarchici è sorto un dibattito (vedi i commenti sugli
articoli di www.anarkismo.net sulla guerra) su dove dovrebbe essere posta
l?enfasi all?interno delle nostre analisi sulla guerra. E? chiaro che per
i compagni che vivono nei paesi del Nord e dell?Ovest, andavano
sottolineati gli interessi strategici delle potenze USA/Israele nel
perseguire questa guerra imperialista tesa ad indebolire il Libano,
presumibilmente al fine di spianarsi la strada per la conquista della
Siria e dell?Iran, al pari dell?invasione ed occupazione dell?Iraq.
Tuttavia, per molti compagni che vivono nel Sud e nell?Est, compresi i
comunisti anarchici libanesi e sud-africani, la questione
dell?imperialismo USA/Israele risulta alquanto ovvia, per cui le nostre
analisi si spostano piuttosto verso Hezbollah che è stato sostenuto dalla
sinistra per la sua "legittima difesa" contro l?attacco.

Ciò non significa affatto che si voglia rendere equivalenti la potenza
nucleare di Israele con i suoi massicci armamenti convenzionali -
certamente per il Medio-Oriente e per il mondo un pericolo superiore
all?Iran con il suo programma di arricchimento dell?uranio - e le forze
male armate della guerriglia del sub-stato marginale di Hezbollah. E non è
nemmeno una mera questione di sbilanciamento militare, quanto di
sbilanciamento politico tra un popolo, in gran parte estremamente povero,
a lungo ostaggio della geo-politica regionale, ed un popolo relativamente
agiato sostenuto dall?unica e più aggressiva superpotenza mondiale.


Socialismo e la resistenza Hezbollah

La stampa socialista, da cui ci si aspetterebbero commenti alquanto
diversi da quelli de The Economist, ha strombazzato gli stessi argomenti,
sebbene per ragioni differenti. Il Socialist Worker, il giornale
britannico il cui fotografo Guy Smallman ho incontrato per poco a Beirut,
proclamava che l?impero USA tremava dopo la sconfitta di Israele (3),
sostenendo che "era stata rafforzata la resistenza in tutta la regione",
rendendo vani i disegni Americani di far seguire all?invasione dell?Iraq
quella dell?Iran, alma mater di Hezbollah. Certamente, Israele aveva
ulteriori mire sul Libano che non avevano niente a che fare con la
liberazione dei due soldati rapiti, e che erano state pianificate mesi
prima. Le sue bombe a grappolo (apparentemente made in USA) continuano a
mutilare coloro che ritornano nelle aree devastate e che vi inciampano,
mentre parecchi altri sono morti dopo il cessate il fuoco ufficiale a
causa di ulteriori incursioni israeliane in territorio libanese. La
campagna militare imperialista contro il Libano è ben lungi dall?essere
finita e qualsiasi forza multinazionale di peace-keeping sosterrà
probabilmente Israele contro il suo vicino.

Simon Assaf del Socialist Worker ha dichiarato (4) che la vittoria di
Hezbollah è stata assicurata da un massiccio ritorno di sfollati nel sud
del Libano proprio l?ultimo giorno prima del cessate il fuoco del 14
agosto, incuranti dei continui bombardamenti israeliani e certi che le
forze israeliane sarebbero state costrette a ritirarsi da questa ondata
umana, che era, insomma, una "liberazione dal basso". La cosa non mi
convince, perché al di là dei desideri della sinistra, "il popolo" in
questo contesto significa i ragazzi del coro armati di Nasrallah.

Naturalmente, anche Israele e la destra hanno cantato vittoria, per aver
danneggiato significativamente le principali basi di operazioni Hezbollah
sul fiume Litani, nei quartieri meridionali sciiti di Beirut e nella Valle
della Bekaa, quel nascondiglio tradizionale per ogni organizzazione
radicale, dalla semi-defunta Armata Rossa Giapponese all?ormai moderato
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

Sul piano militare, come scrive Kenneth Besig sul Jerusalem Post (5), la
?vittoria? può essere di Hezbollah: ?Meno di 5.000 terroristi di Hezbollah
poveramente armati hanno tenuto in scacco il potente esercito israeliano
per oltre un mese. Una gang di islamici terroristi, senza carri armati,
senza artiglieria, senza caccia né elicotteri, con solo alcuni razzi e
qualche fucile hanno fermato 30.000 soldati israeliani esperti dotati di
sofisticati tanks, della migliore artiglieria, dei caccia più veloci e più
moderni e dei più efficaci elicotteri d?attacco che ci siano al mondo. E
riescono ancora a far fuggire tutti dal nord del paese con i loro razzi.
Se questa non è una vittoria, allora la parola non ha più senso.

In termini militari, naturalmente, questa era una guerra asimettrica, con
Israele che colpiva soprattutto i civili e le infrastrutture civili con
tanta precisione (e tanti ?errori? come il massacro di Cana e gli spari
contro un convoglio protetto dell?ONU che trasportava sfollati). Nei
quartieri devastati sono stati trovati i rottami di armi molto avanzate,
anche di marca USA, cosa che fa pensare ad una sorta di test fatto sul
Libano, così come i nazisti fecero in Spagna.

Ho visto con i miei occhi una bomba buttare giù edifici senza rumore, come
se li risucchiasse in un vuoto intenso. Dovendo competere a questo
livello, Hezbollah cercava di colpire a casaccio (civili o militari) con i
razzi katyusha della 2GM. Non ho visto personalmente missili Hezbollah
lanciati dalle zone residenziali; ma sono stato allontanato dalla
sicurezza, probabilmente uomini di Hezbollah, nel caposaldo di Ghazieh, al
fine di impedirmi di vedere oggetti di piccole dimensioni spostati dal
garage di una casa bombardata all?interno del bagagliaio di una Mercedes
nera. Potevano essere mortai, di piccola dimensione, ma non ne ho le
prove. Tuttavia, lo sbilanciamento delle forze non consente di ridurre
questa guerra al rango di un ?conflitto?, come sostengono alcuni analisti,
né significa che gli anarchici dovrebbero sostenere acriticamente il
povero diavolo di turno.


Una vittoria di Pirro per entrambe le parti

Ma, in termini politici, entrambe le parti che dichiarano vittoria,
sbagliano. E non sono solo i morti a testimoniarlo. Israele chiaramente ha
fallito non solo nel fare a pezzi Hezbollah, ma ha unito il popolo
libanese, anziché dividerlo lungo quelle colpevoli frizioni religiose così
dolorosamente in evidenza durante la guerra civile del 1975-1991 (questa
strategia del divide et impera veniva indicata da alcuni Libanesi come un
obiettivo di Israele: disunire il Libano per indebolirlo ed insediare un
regime fantoccio a Beirut).

Israele è di nuovo nel sud del Libano, dove dubito volesse realmente
esserci, essendosi già ritirato nel 2000, cosa che si rivelò un passo
positivo nell?allentare le tensioni nella regione. La guerra ha spinto
l?inevitabile negoziato con Hamas a data da destinarsi, così come il pieno
ritiro dalla Striscia di Gaza non voluta e dalla Cisgiordania mai
immaginata diviene ora impossibile.

Dall?altra parte pure quella di Hezbollah è una vittoria di Pirro. Il
mondo arabo, in scompiglio fin dalla batosta della guerra dei 6 giorni nel
1967 e sempre più attratto dal patronato occidentale in assenza
dell?opzione sovietica, non è per niente vicino all'unità in base al
progetto in stile-Hezbollah, come lascerebbero intendere i segnali
retorici che giungono da capitali come Damasco.

Egitto e Giordania hanno firmato la pace con Israele, mettendo
effettivamente fine ai loro sogni di ributtare in mare Israele (il che è
significativo in Egitto, dove Il Cairo era la capitale del parafascista
?socialismo nasseriano? (6), ed in Giordania, perché è di fatto uno stato
Palestinese, (con una maggioranza palestinese stabile, integrata ed
economicamente attiva).

Libia e Siria non intervengono più direttamente negli affari libanesi,
avendo la Siria ritirato le sue forze militari l?anno scorso (e
contrariamente alla propaganda dell??Asse del Male?, la Siria tiene i suoi
palestinesi sotto stretto controllo) (7). L?Iraq è avvolto nella sua
insurrezione sanguinaria, mentre i petrol-Stati della penisola araba si
crogiolano nello splendore dei giganteschi progetti per l?economia del
turismo.

La causa palestinese, per come l?abbraccia Hezbollah, è un articolo di
fede con cui pochi Arabi si sporcherebbero le mani. Per il lontano e
non-arabo Iran, Hezbollah è un oggetto d?uso spendibile finché batte il
tamburo del sostegno islamista. Ma qual è la vera natura di Hezbollah,
l?autoproclamatosi Partito di Dio? E? al tempo stesso una forza
guerrigliera, un movimento religioso sciita, un?organizzazione sociale...
ed un convenzionale partito politico nel parlamento libanese.


Clerico-populisti mascherati da liberatori della nazione

Lo stesso Nasrallah ha cambiato il suo look. Dismessa la barba ben curata,
tolti gli occhiali alla moda, la giacca sportiva e la camicia aperta del
tipico uomo d?affari mediterraneo, eccolo oggi col turbante nero, tunica
grigia, barba fluente da patriarca fondamentalista, a cui i suoi accoliti
si rivolgono come se fosse il nuovo profeta, cantando ?Allah! Nasrullah!?

La maggior parte dei commentatori sottolineano come Hezbollah venne fuori
nel 1985 nei campi profughi sciiti dei palestinesi nel sud del Libano -
tre anni dopo la più ampia invasione israeliana - come nuova generazione
di radicali stanchi dei compromessi portati avanti dalla OLP sotto il
comando di Yasser Arafat e Al Fatah. La destra ovviamente vede Hezbollah
come una organizzazione apertamente terrorista che si dedica alla
cancellazione di Israele. La sinistra, tuttavia, non è del tutto sicura
sul come considerare Hezbollah, soprattutto in considerazione del fatto
che sembra essere la sola forza che abbia resistito all?invasione
israeliana. Giornalisti marxisti-leninisti come Michael Karadjis del
giornale australiano Green Left Weekly (8) lo considerano come ?un
movimento di liberazione nazionale, piuttosto che un?organizzazione
'islamista' o 'terrrorista'?, che è riuscita a rimanere non-settaria e ad
evitare sia le trappole del fondamentalismo islamico (essendo ostile alla
marginale presenza di Al-Qaeda in Libano) sia quelle di opporsi agli ebrei
per la loro fede puntando invece al opporsi al loro sioinismo per la sua
innato imperialismo. Ma per quanto sia ?non settaria?, Hezbollah non è
molto a favore del libero pensiero, come i toni marziali della sua
propaganda lasciano capire sulla loro TV al-Manar (9).

Hezbollah è ?islamo-fascista? come le destre europee, americane ed
israeliana dicono? Il popolo libanese dovrebbe essere in grado di dircelo,
avendo diretta esperienza del fascismo di casa grazie al partito
falangista Khataeb, fondato ad immagine dei Falangisti spagnoli del 1936 e
responsabile del massacro ? sotto gli occhi compiacenti dell?esercito
israeliano - dei profughi palestinesi di Sabra and Shatilla a Beirut-sud
nel 1982. Certamente Hezbollah è un?organizzazione teocratica di destra
costruita su basi sociali conservatrici e su un osceno culto del capo; e
sospetto che l?adozione del passo dell?oca e del saluto nazista non sia un
fatto accidentale. Il gruppo più in vista del movimento anarchico libanese
(10) li definisce come ?reazionari?. Io preferisco il termine
?clerico-populisti?.

Karadjis scrive: ?Hezbollah è un?organizzazione nazionalista, non
socialista, ed i socialisti hanno molte differenze con l?ideologia di
Hezbollah e molte altre con la sua tattica. Tuttavia, riconoscendo che si
tratta di un movimento di liberazione nazionale, anziché di una
organizzazione terrorista, è importante capire il tipo di alleanze che
sono necessarie nella lotta nazionale. Inoltre, non è necessario romanzare
su Hezbollah al fine di riconoscere che la sua attuale evoluzione politica
e molte delle sue decisioni tattiche ne fanno un fattore per la lotta
nazionale migliore di tante altre organizzazioni nella regione con radici
nell?islam politico, come Al-Qaeda.?

Karadjis deve aver visto una propaganda TV di Hezbollah molto diversa da
quella che ho visto io. Hezbollah può facilmente essere visto come
strumento dell?Iran allo stesso modo con cui molti partiti comunisti
nazionali durante la Guerra Fredda erano poco più che strumenti per la
politica estera dell?URSS. Messo su come forza di rottura religiosa in
Iran dalla controrivoluzione clericale dell?Ayatollah Khomeini nel 1979,
(pare che secondo Karadjis fosse una vera rivoluzione), il suo germoglio
libanese è ancora usato per giocare una lunga partita, plausibilmente
negabile, da parte di finanzieri e venditori di armi nel lontano Iran ed
altrove. Ma, a dispetto della vanteria dell?Iran di aver armato Hezbollah,
questo non dovrebbe essere visto come un?approvazione degli scopi USA di
punire l?Iran con la scusa di Hezbollah, cosa che secondo molti analisti è
l?obiettivo strategico reale dietro la guerra Israeliano-libanese:
alimentare la ?Guerra al terrore? dopo l?evidente fallimento
dell?invasione dell?Iraq per trovare sia armi di distruzione di massa sia
per fermare la resistenza irachena alla coalizione al governo.


Una lotta di liberazione non-nazionalista?

Alcuni anarchici come Wayne Price della North-Eastern Federation of
Anarchist Communists (NEFAC) hanno sostenuto (11) che è un errore far
?equivalere le due parti? - Israele ed Hezbollah ? perché ciò conduce
naturalmente a mancare di dare il sostegno agli oppressi contro gli
oppressori. Chiaramente entrambe le parti hanno antichi rancori reciproci,
per cui la questione di chi ha iniziato la guerra è irrilevante. Ma
sebbene gli anarchici istintivamente sostengano i poveri diavoli, per noi
stare ?dalla parte del popolo della nazione oppressa, sostenendolo contro
gli attacchi dei loro oppressori?, come Price la mette, potrebbe implicare
di stare dalla parte di Hezbollah, semplicemente perché loro stanno
facendo di più (sul piano difensivo ed offensivo) lottando dalla parte
libanese.

Price sostiene in modo convincente che gli anarchici dovrebbero sostenere
?la liberazione nazionale (qui nel significato di auto-determinazione
nazionale: il diritto di un popolo a determinare il proprio destino)?. Ed
egli si riferisce anche giustamente al modello makhnovista di ?una lotta
di liberazione nazionale condotta con un programma non-nazionalista?. Ma,
il problema qui, in termini reali è: insomma, questa è la ?lotta
nazionale? (frase di Karadjis) di chi? Dei palestinesi? Dei libanesi?
Degli iraniani? Ed al momento, non vi è ancora nessuna organizzazione di
massa libanese con un programma chiaramente non-nazionalista che gli
anarchici possano sostenere.

D?altra parte, Hezbollah si è inestricabilmente legato al Libano, ed ha
sviluppato un?ampia gamma di funzioni sociali (un fattore chiave nei
movimenti populisti), riempiendo il vuoto lasciato sia dalla debolezza
dello Stato libanese che dal ritiro siriano, diventando ciò che alcuni
hanno chiamato ?uno stato nello stato?, (chiara fonte del suo potere).

Ma chiaramente, questo patriottismo libanese è stato forzato su Hezbollah
semplicemente perché esso sarebbe un pesce fuor d?acqua in qualsiasi altro
contesto. Certamente non si sarebbe sentito a casa sua né in Siria né in
Iran, o nemmeno, si potrebbe argomentare, nei territori palestinesi: con
membri dalla terza e quarta generazione libanese, essi sono naturalizzati
libanesi e non più palestinesi. Sebbene il bacino di reclutamento siano i
miseri campi profughi nati dopo la terra presa da Israele nella guerra del
1948, ci sono molti libanesi poveri e non-palestinesi che vivono nei campi
semplicemente perché ricevono sussidi per il cibo e gli affitti,
contribuendo a diluire la natura ?palestinese? di Hezbollah e, quindi, in
un certo grado, la stessa validità delle pretese contro Israele.

La povertà nei campi e la mancanza di futuro rende i profughi che vi
abitano alimento primario dell?addestramento al culto della morte
officiato da gruppi come Hezbollah. E? la stessa cosa dell?etica deforme
con cui vengono descritti i giovani in film come "Morte a Gaza" (12) che
vengono addestrati dai loro cinici ?fratelli maggiori? alla ricerca del
martirio. Il padre di Malak mi ha detto senza ombra di dispiacere: ?Noi
offriamo i nostri figli in sacrificio ad Allah?, anche se sua moglie
Khadija, 24 anni, tremava dalla sofferenza quando ascoltava le dure parole
del marito. La martirologia è una malattia mentale nazionale in Libano con
pubblica esposizione di manifesti dei bambini ?martiri? di Ghazieh ed il
Monumento del Martire al centro di Beirut, una statua bucherellata dai
proiettili ed a cui manca, ironicamente, un braccio.


Le radici anarchiche del radicalismo libanese

Nella terra dei ciechi, il guercio è un re. Ma chi è un re in Libano, nel
senso di chi è capace di vedere? Lo è forse il nascente movimento
anarchico, al-Badil al-Chouii al-Taharruri (Alternativa Comunista
Libertaria:
http://www.albadilaltaharrouri.com)? Come comunista anarchico vorrei tanto
che fosse così, ma per accertarlo ho incontrato un militante di al-Badil,
Georges Saad, a Baabda, nel sud-est di Beirut, e dal suo balcone si
vedevano gli aerei da guerra e le navi da guerra di Israele spianare
interi blocchi nei quartieri vicini. Al-Badil nasce grazie ad Alternative
Libertaire francese, ed è formata soprattutto da militanti libanesi che
parlano arabo. E? una piccola organizzazione in un paese di 3 milioni di
abitanti. Lavora in stretto contatto con Intifada Comunista, una corrente
radicale uscita dal Partito Comunista Libanese in declino, e lavorano
all?interno di una più ampia formazione sociale nota come il Movimento del
14 marzo, che si oppone all?interferenza siriana negli affari libanesi, in
opposizione alla fazione siriana revanscista (Siria e Libano erano un solo
stato sotto il mandato francese dal 1918 al 1946).

La storia dell?anarchismo in Siria/Libano è esile, ma un nuovo studio sul
terreno condotto da Ilham Khuri-Makdisi (12) mostra che dal 1904, un
gruppo di radicali siriani/libanesi si riunì intorno alla figura di Daud
Muja?is, iniziando a diffondere il pensiero socialista, ad istituire
scuole serali e sale di lettura a Beirut e nel Mount Libano (allora una
provincia semi-autonoma dell?Impero Ottomano). Questa rete interagì con
altre reti rivoluzionarie della regione, in particolare con le realtà
multietniche di Alessandria e del Cairo, dove era nata nel 1901 la Libera
Università Popolare d?Egitto, e nel 1908 la Lega Internazionale dei
Lavoratori del tabacco e dei mugnai (l?Egitto fu rappresentato da Errico
Malatesta nella Internazionale Nera fin dal 1881, e nel 1895 comparvero le
prime traduzioni anarchiche in arabo).

La rete di Muja?is tenne ciò che pare essere stata la prima celebrazione
del 1° Maggio nel Medio Oriente nel 1907 nei pressi di Beirut. Dopo che la
"rivoluzione" dei Giovani Turchi del 1908-09 ebbe rovesciato il sultano
Abdulhamid II, ed i nazionalisti turchi ? che inizialmente erano stati
attratti dall?anarchismo rivoluzionario - ebbero mostrato il loro vero
volto, la rete di Muja?is ed i suoi giornali, al-Nar di Beirut ed
al-Hurriyya di Alessandria, presero una evidente svolta anarchica e nel
1909 portarono sul palcoscenico una popolarissima opera dedicata al
pedagogista anarchico Francisco Ferrer, ucciso nello stesso anno dallo
Stato spagnolo.

Purtroppo, lo scoppio della 1GM nel 1914 ed il sollevamento del
nazionalismo arabo dopo il crollo dell?Impero Ottomano nel 1919 furono
fatali al movimento anarchico siriano/libanese, fino, a quanto pare, alla
fondazione di al-Badil dopo la fine della Guerra Civile (si sono perse le
fonti sui palestinesi che addestrarono Resistenza Libertaria e le forze
della guerriglia
anarcosindacalista nell?Argentina degli anni ?70). Questa è una storia di
cui al-Badil, secondo Saad, non era a conoscenza come pure di cosa
significhi nei paesi medio-orientali questa mancanza di memoria delle
radici, di fronte ad una tradizione che appare più liberale che socialista
libertaria.

Opporsi alle elites di Israele, Siria e Libano

Si tratta proprio di un territorio molto difficile per l?attività della
sinistra: il leader pro-siriano del Partito Comunista Libanese, George
Hawi, è morto sotto una serie di bombardamenti lo scorso anno. Saad mi
diceva che al-Badil è un?organizzazione saldamente atea, forse una scelta
difficile in Libano, ma una che l'avrebbe potuto permettere di
attraversare il settarismo religioso sfruttato dalle potenze imperialiste
cone USA/Israele ed Iran/Siria/Libia durante la Guerra Civile. Come
scriveva nel 1995 Basina Bassan di al-Badil in un documento (quando
l?organizzazione si chiamava solo Alternativa Libertaria (13), ?la causa
celata della guerra ? la divisione religiosa - non è stata ben affrontata
e così la situazione rimane esplosiva?. La società libanese rimase
profondamente divisa tra le appartenenze confessionali. (14).

?Il Libano è una terra di capitalismo spietato,? Bassan continuava, ?con
un governo a favore del liberismo economico e delle privatizzazioni;
questo è un paese con poca elettricità, pochi telefoni e poca acqua pulita
e potabile. I salari dei più poveri continuano a scendere, mentre i ricchi
non pagano le tasse ed il governo spende i soldi che ha per il lusso dei
suoi ministri.

Non c?è molto da dire sulla sinistra libanese: è in gran parte simile ai
partiti piccolo-borghesi, tutta presa nel prendersi una fetta più grossa
della torta piuttosto che cercare un vero cambiamento. I suoi esponenti
non fanno che sostenere le politiche di economia liberista portate avanti
dal governo; è strano a volte sentire i vecchi maoisti citare Marx per
giustificare il loro 'provvisorio ritorno al capitalismo'.?

Ma, dopo il rifiuto da parte dell'Unione Generale Libanese dei Lavoratori
di piegarsi di fronte alla soppressione dello stato militare di una
manifestazione nel 1994, Bassan scriveva ?la sinistra radicale comunista
sta iniziando a riorganizzarsi. Si tratta di molti fili politici, ma è
notevole che persino i nazionalisti stanno diventando più sensibili al
libertarismo, financo all?anarcosindacalismo. C?è, poi, un barlume di
speranza, che induce ciascuno ad imparare le amare lezioni
dell?esperienza. Se possiamo lavorare insieme nelle cose in cui vi è
accordo, possiamo essere in grado di riguadagnare i begli anni dal 1970 al
1975, prima che la guerra sorprendesse la sinistra radicale.?

Nel suo comunicato sulla guerra quest?anno, al-Badil diceva (15) che
questa sinistra comunista radicale si era andata consolidando: ?Dal
momento dell?umiliante ritiro della Siria dal Libano, si sono sviluppate
due tendenze politiche: la corrente del Movimento del 14 Marzo (la data
della gigantesca manifestazione avvenuta dopo l?assassinio del primo
ministro Rafik Hariri) e la corrente pro-siriana dell?8 Marzo, a cui si
erano uniti i sostenitori cristiani del generale in pensione
filo-Hezbollah, Michel Aoun, al quale avevano promesso la carica di
presidente della repubblica. Noi crediamo che l?area del 14 Marzo
costituisce una corrente relativamente rivoluzionaria, se paragonata a
quella dell?8 marzo che comprende elementi corrotti sotto il controllo
siriano e nostalgici del nero passato del Libano (17). Il comportamento
del Partito Comunista Libanese non è altro che scandaloso. Insieme a pochi
altri, la maggior parte dei quali nostalgici del nasserismo arabo, sta
mettendo su un terzo blocco che non ha niente da offrire (e quindi
appoggia Hezbollah). C?è stata, tuttavia, una scissione nel Partito
Comunista, da cui è nata Intifada Comunista, a cui al-Badil è vicina.?


Le sfide per i comunisti anarchici nel Medio-Oriente

La condizione del comunismo anarchico in Libano è senza dubbio molto
debole; va evidenziata la incapacità di al-Badil di stabilire relazioni
con il movimento israelo-palestinese Anarchici Contro il Muro (il "Muro
dell?Apartheid" che divide il loro territorio), e la sua mancanza di
contatti con anarchici e comunisti di sinistra in paesi come l?Egitto, la
Turchia (dove c?è Iniziativa Comunista Anarchica), Iran ed Iraq in
particolare (i consiliaristi del Partito Comunista Operaio negli ultimi
due casi), contatti che potrebbero permettere una analisi comunista
anarchica più chiara sulla regione per coordinare unitariamente un
approccio ai problemi da sviluppare nel Medio-Oriente (18).

Sulla guerra di quest?anno, al-Badil ha scritto: ?Questo attacco deve
essere collocato in un quadro più generale. A nostro avviso esso si
inserisce all'interno del progetto americano di un Grande Medio Oriente.
George W. Bush vuole creare una grande zona a lui favorevole e che inglobi
paesi arabi ed Israele, che metteranno fine, in un modo o nell'altro, al
conflitto nel Vicino Oriente. Iran e Siria si oppongono a questo progetto,
il che va visto come una buona cosa, beninteso. Ma il limite sta nel fatto
che Siria ed Iran, i quali sostengono Hezbollah e che combattono i
progetti di Bush e del governo israeliano, sono paesi palesemente e
totalmente reazionari, sotto tutti gli aspetti.?

Hezbollah viene descritto come ?una formazione che, malgrado tutto quello
che ha fatto per cacciare Israele dal sud del Libano e malgrado il grande
numero dei martiri inviati a compiere il loro dovere religioso, viaggio
senza scalo verso il paradiso di miele e di donne, non risponde più, e da
molti anni, alle attese dei libanesi. D'obbedienza iraniana, il "Partito
di Dio" è nettamente ed ostinatamente contro le libertà ... Da essere un
partito di resistenza e di sacrificio, il "Partito di Dio" è diventato un
partito insopportabile?

?Noi diciamo NO ad Hezbollah in quanto partito reazionario, religioso,
filo-iraniano; diciamo NO al progetto di Bush, Blair e Chirac, secondo i
quali questi attacchi sproporzionati (attaccare tutto il Libano per
liberare alcuni soldati) sarebbero un atto di legittima autodifesa da
parte di Israele; diciamo NO al comportamento del Consiglio di Sicurezza
dell'ONU, timido ed ambiguo; diciamo NO al governo libanese incapace,
debole, contraddittorio, che passa il tempo a chiedere aiuto, a
contabilizzare i danni, ed a rimettersi ai tribunali internazionali".
Questo testo è stato, ad ogni modo, oggetto di critiche da parte di altri
anarchici libanesi (19) perché "prodotto da un gruppo senza contatto con
la realtà di base", nonché da un collaboratore di
www.anarkismo.net critico perché "non vi è un solo NO (tra quelli
elencati) contro la cricca fascista e sionista israeliana".

Tanto per un?analisi anarchica. Ma c?è una reale opzione comunista
anarchica per il Libano? Come per la maggior parte dei paesi socialmente
liberali nel mondo arabo, c?è una grande possibilità perché si radichi una
reale politica di liberazione. Se, come Price sostiene, ?solo il
programma anarchico può ... liberare il Libano ed altri paesi
dall?imperialismo?, un tale programma richiede almeno una solidarietà
pragmatica ed una rete funzionale di organizzazioni consiliariste,
comuniste di sinistra e comuniste anarchiche della regione. Solo queste
organizzazioni, lavorando all?interno dei movimenti operai più ampi ? come
l?Unione Generale Libanese dei Lavoratori o la Fderazione dei Consigli e
dei Sindacati Operai in Iraq o altre forze sociali progressiste esistenti
- può portare a ricostruire un contropotere che non solo resista
all?imperialismo, ma anche al seducente richiamo dell?islam ?radicale ed
anti-imperialista?.


Michael Schmidt, Johannesburg, Sud Africa


Scritto per www.anarkismo.net
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Note:

(1) Le ragioni per cui parlo di Malak sono principalmente che lei
rappresenta il 27% di coloro che sono morti uccisi sul versante libanese:
bambini sotto i 15 anni che sono chiaramente obiettivi militari
illegittimi; ed in secondo luogo perché occorre metterci dell?umanità in
questi dibattiti, non per ragioni sentimentali ma perché se stiamo
conducendo una battaglia per il cuore della società, dobbiamo pensare alle
persone reali.

(2) Editoriale, The Economist, Nasrallah wins the war, August 19-25, 2006.

(3) Joseph Choonara, Socialist Worker, US empire is rocked by Israel?s
defeat, http://www.socialistworker.co.uk/article.php?article_id=9494

(4) Simon Assaf, Socialist Worker, Lebanon: freedom from below,
http://www.socialistworker.co.uk/article.php?article_id=9517

(5) Kenneth Besig, Jerusalem Post, citato in Mike Whitney, Restarting the
34-day War, Counterpunch, http://www.counterpunch.org/whitney08242006.html

(6) Per le origini naziste del ?socialismo arabo? di Gamal Abdel Nasser,
vedi Martin A. Lee sulla sopravvivenza dopo la Guerra dell?idea fascista
in The Beast Reawakens: Fascism?s Resurgence from Hitler?s Spymasters to
Today?s Neo-Nazi Groups and Right-Wing Extremists, Little Brown & Co.,
1997. Le tesi di Lee, va detto, sono spesso molto impopolari nella
sinistra che cerca di vedere un progetto liberatorio nel centralismo degli
Stati, ma una ?terza posizione? arabista si è certamente dimostrata
influente in certe fazioni neo-fasciste.
http://www.amazon.com/gp/product/0415925460/002-4986825-1915221?v=glance
&n=283155

(7) A parte la bandiera gialla e verde di Hezbollah che sventola dalla
statua di Salah ad-Din ? il vincitore dei Crociati ? nel centro di
Damasco, e parecchie dalle bancarelle sulle strade di confine col Libano,
ho visto molto poco dell?ovvio sostegno siriano a Hezbollah.

(8) Michael Karadjis, Green Left Weekly, Lebanon: Hezbollah: its origins
and aims, August 9, 2006,
http://www.greenleft.org.au/back/2006/678/678p12.htm

(9) Si possono vedere alcuni spot di Hezbollah a:
http://www.sundaytimes.co.za/specialreports/beirut/lebanon2_encoded.wmv e
http://www.sundaytimes.co.za/specialreports/beirut/AlManar2.WMV

(10) Ne ho sentito parlare, ma senza incontrarli, di studenti anarchici
alla American University di Beirut. Un (presumibilmente Libanese) gruppo
della organizzazione internazionale antifascista Red and Anarchist
Skin-Heads (RASH) che lavora in Europa diceva che erano tornati in Libano
per provvedere ad aiuti diretti nei villaggi del sud, altrimenti
irraggiungibili. Intervista con militanti anarchici in Libano, Infoshop,
23 August 2006,
http://www.infoshop.org/inews/article.php?story=20060823093410576

(11) Wayne Price, North-Eastern Federation of Anarchist Communists,
Lessons for the anarchist movement of the Israeli-Lebanese war, scritto
per
www.anarkismo.net, 2006, http://www.anarkismo.net/newswire.php?story_id=3614

(12) James Miller (ucciso da fuoco israeliano durante le riprese) & Saira
Shah, Death in Gaza, 2004, http://www.imdb.com/title/tt0412631/

(13) Ilham Khuri-Makdisi, Levantine Trajectories: The Formulation and
Dissemination of Radical Ideas in and between Beirut, Cairo and Alexandria
1860-1914, Harvard University, 2003.

(14) Basina Bassan, Al-Badil al-Taharurri, Alternative Libertaire (in
traduzione inglese), 1996, News from the Land of the Cedars,
http://www.zabalaza.net/phorum/read.php?f=2&i=784&t=784

(15) Comunque, una posizione atea ostinata può essere problematica se i
comunisti anarchici sbattono la porta in faccia ai giovani musulmani che
cercano un sentiero radicale. Potrebbe portarli dritti nella braccia di
Hezbollah o persino di Al Qaeda. Per cui questo dibattito deve essere
fatto primariamente ad ovest dove i musulmani sono una minoranza; ma è di
grande interesse per i movimenti anarchici del Medio Oriente e del Nord
Africa dove la società è dominata dall?islam. D?altro canto, gli
anarchici, al contrario di gran parte della sinistra, non possono allearsi
con imams di destra sul terreno spurio che ?il nemico del mio nemico è mio
amico?.

(16) Al-Badil al-Chouii al-Taharurri, The Lebanese and Palestinian People
and Israeli Aggression, Alternative Libertaire (in traduzione inglese), 27
July 2006, http://www.zabalaza.net/phorum/read.php?f=2&i=1193&t=1193

(17) La ?Rivoluzione dei Cedri? del 2005 che obbligò la Siria al ritiro
delle sue forze scaturì dalla manifestazione di massa del 14 marzo di
quell?anno; si tratta di un fronte molto vasto di diversi orientamenti
politici, compresi sostenitori di Hariri, cosa che ha sollevato critiche
da parte di qualche anarchico libanese sull?opportunità di starci dentro o
di lavorarvi. Tuttavia, gli anarchici devono lavorare all?interno della
classe lavoratrice e povera, non al di fuori. Questa è una sfida reale in
un paese come il Libano, in cui i movimenti sociali non partitici sembrano
essere virtualmente inesistenti, mentre i partiti a base padronale ed
esclusiva dominano la vita sociale dal posto di lavoro a quello in cui
vivi.

(18) Questa debolezza è tristemente comune a molte organizzazioni
anarchiche: ciascuna tende a relazionarsi ad altre organizzazioni sulla
base di una lingua comune, che divide il mondo anarchico in blocchi
anglofoni, lusitanofoni, francofoni, ecc. Ecco perché uno dei punti di
forza del progetto di www.anarkismo.net è la rapida traduzione di analisi
anarchiche da tutto il mondo in un pacchetto di lingue diverse (come
avviene per il progetto di A-Infos riguardo le notizie anarchiche).

(19) Un membro di RASH ha inviato un commento ad anarkismo.net criticando
la posizione di al-Badil sulla guerra (nota 15), dicendo che esso ?non
rappresenta in alcun modo la tendenza del movimento autonomo o anarchico.
Costoro dovrebbe vergognarsi di se stessi e farebbero meglio a farsi
vedere durante le proteste invece di scrivere propaganda senza senso?.
Saad ha ammesso che al-Badil non è attiva come potrebbe essere, un
problema di capacità comune alle piccole organizzazioni anarchiche del
Terzo Mondo come la mia (la Zabalaza Anarchist Communist Federation). In
risposta a quelle critiche, Saad ha scritto agli autori per iniziare un
dialogo tra loro e al-Badil.

Da: www.anarkismo.net


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