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(it) Comidad: L'Islam non esiste

Date Thu, 5 Oct 2006 13:28:52 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"COMMENTARIO".
* * * * * * * * * *
L'ISLAM NON ESISTE
Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio di un governo democraticamente
eletto, Prodi, è stato costretto ad umiliarsi pubblicamente in Parlamento
per discolparsi dall'accusa di voler intervenire in questioni di affari
della telefonia. Il segretario dei DS Fassino, nella stessa occasione, ha
dovuto dare assicurazioni che non è nel programma di governo alcun
proposito di sottrarre le decisioni economiche al "Mercato".

Nell'ultima legge finanziaria, il governo Prodi ha introdotto in modo
strisciante, con il pretesto della lotta all'evasione fiscale, delle norme
che estendono e rafforzano il potere delle banche su ogni transazione in
denaro, e ciò mentre il governo rinuncia ad esercitare qualsiasi controllo
sulle banche stesse.

Lo svuotamento del mito democratico non può risultare più plateale, ciò
proprio nel momento in cui la democrazia stessa è divenuta un oggetto
sacro da imporre all'adorazione del mondo. Agli inizi del '900 un ministro
liberaldemocratico, Nitti, poteva istituire un monopolio di Stato delle
assicurazioni, l'INA. L'intervento in economia lo avevano praticato senza
problemi i governi liberali, e ciò in un contesto comunque segnato dallo
strapotere delle corporazioni finanziarie e industriali.

Il problema è che oggi il cosiddetto Occidente non è più quello di un
secolo fa, quando era costituito da Stati in competizione tra loro. Oggi
la sigla "Occidente" è l'insegna di oligarchie internazionali che possono
sfuggire ad ogni controllo, criminalizzando qualsiasi istanza critica.
L'islamofobia ha sostituito l'anticomunismo come collante ideologico, con
la differenza sostanziale che l'Unione Sovietica era un soggetto reale,
mentre l'Islam costituisce soltanto uno spauracchio propagandistico.

Le oligarchie scontano opposizioni locali ed anche relative sconfitte,
come in Libano e, pare, anche in Afganistan, ma l'assenza di un vero
avversario sembra configurare una situazione storicamente impensabile, in
cui ogni progetto di dominio affaristico non si deve più misurare con la
normale prudenza.

Anche le potenze in grado di svolgere un ruolo antagonistico sembrano
infatti assecondare tale dominio in vista dei vantaggi immediati che
gliene derivano: la Russia, che è una delle maggiori produttrici di
materie prime, ha potuto risolvere i suoi problemi finanziari grazie
all'aumento dei prezzi del petrolio causato dalla guerra in Iraq; la Cina
è potuta divenire a sua volta oggi il maggiore creditore degli Stati
Uniti.

In queste condizioni, le formule propagandistiche possono ormai sostituire
il pensiero, e la menzogna perde il riferimento con una realtà che
dovrebbe rovesciare. Oggi l'islamofobia è un mestiere remunerativo.

Un Magdi Allam tre anni fa ancora recitava la particina dell'islamico
moderato e faceva da punching-ball a Giuliano Ferrara nelle sue
trasmissioni di wrestling opinionistico; da quando Allam ha invece
adottato le formule dell'islamofobia "Neocons", è assurto ai vertici del
divismo e della carriera. Un Vittorio Feltri viene mantenuto
nell'illusione di essere il direttore di un quotidiano, che non legge
nessuno, soltanto per giustificare la sua onnipresenza di commentatore
razzista.

In questa situazione la difficoltà di fare opposizione non deriva da
un'illimitata potenza materiale del dominio, quanto dalla tendenza a
rimanere nell'ambito degli schemi propagandistici ufficiali e nei falsi
scenari che essi prospettano. Ci si continua a chiedere, ad esempio, se i
movimenti islamici costituiscano un potenziale alleato nei confronti delle
aggressioni degli Stati Uniti, della NATO e di Israele. Il problema
sarebbe invece quello di demistificare questa falsa identità islamica,
dimostrando ai vari movimenti di resistenza al colonialismo che l'Islam
non è, e non è mai stato un soggetto politico. Ed il falso soggetto
islamico non è neppure un'invenzione recente, ma un fantasma ricorrente
nella storia cosiddetta occidentale.

Nel 778 a Roncisvalle, l'esercito di Carlo Magno fu attaccato dai Baschi e
in quella battaglia morì il famoso paladino Orlando. Eppure nella
propaganda, sia medievale che moderna, i Baschi vennero trasformati in
Saraceni, cioè in Islamici. Non solo gli scrittori ufficiali, ma anche il
teatro siciliano dei pupi, hanno tramandato per secoli al popolo questa
falsa versione dei fatti storici.

Spesso in passato l'etichetta "Islam" è stata usata per sintetizzare
artificiosamente delle istanze anticolonialistiche diverse, che avevano in
comune soltanto di essere anticolonialistiche. Ciò ha avuto però anche le
sue eccezioni. L'imperialismo britannico in India utilizzava mercenari
mussulmani, quindi proponeva l'immagine di un Islam "buono" in contrasto
con i cattivissimi Indù, tanto che persino un Salgari, che non era certo
un anglofilo, si beveva tutte le panzane propagandistiche degli Inglesi
sulla setta induistica degli strangolatori Thug.

L'Islam "buono" è stato quindi una costruzione propagandistica quanto
quello "cattivo". Il punto è che l'Islam in genere, inteso come soggetto,
è una costruzione propagandistica del colonialismo.

5 0ttobre 2006


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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