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(it) Torino: iniziato il processo agli antifascisti

Date Tue, 3 Oct 2006 18:45:17 +0200 (CEST)


Ieri si è aperto a Torino il processo contro gli antifascisti torinesi
accusati di "devastazione e saccheggio". L'udienza è durata poco più di
un'ora e mezza. All'esterno un folto gruppo di solidali presidiava con
bandiere, striscioni e banchetti. I giudici hanno accolto le richiesta
della difesa per l'acquisizione di nuovi elementi di prova. La prossima
udienza si terrà il 6 novembre.
Di seguito l'articolo in uscita sul numero di questa settimana di Umanità
Nova. Oltre al processo di Torino si commentano le motivazioni della
sentenza di condanna contro gli antifascisti milanesi emessa il 19 luglio
scorso.

Da Milano a Torino
Repressione ad Alta Velocità

Si è aperto il 2 ottobre a Torino il processo per devastazione e
saccheggio (art. 419 c.p.) a carico di dieci antifascisti arrestati in
seguito alla manifestazione del 18 giugno 2005, quando la manifestazione
indetta per denunciare l'aggressione fascista di due occupanti del
Barocchio squat fu caricata in pieno centro cittadino. Tra gli arrestati
anarchici (tra cui un compagno della FAI) e antagonisti, uniti
dall'antifascismo militante. Ora rischiano dagli otto a quindici anni di
reclusione (questa la pena prevista per il reato, benché a nessuno sia
contestato uno specifico danneggiamento o furto, e comunque i danni
lamentati dai negozianti della centrale via Po, dove avvenne la carica,
sono del tutto irrisori (un vetro rotto, spariti alcuni gelati e un
contenitore per le mance da un bar, danneggiate una quarantina di sedie in
plastica e tavolini). Per denunciare la smaccata manovra repressiva e dare
solidarietà agli imputati la mattina dell'udienza si è tenuto un nutrito
presidio davanti al tribunale, mentre nei giorni precedenti nel resto del
paese ci sono stati volantinaggi e presidi di controinformazione. Il
processo è stato aggiornato al 6 novembre per iniziare l'audizione dei
testimoni indicati dall'accusa e dovrebbe durare almeno fino alla prossima
estate, se non un anno. La vicenda torinese del giugno 2005 è stata la
prima manifestazione di piazza in cui la procura della repubblica ha
utilizzato l'imputazione di devastazione e saccheggio: normalmente
venivano contestati il danneggiamento, la resistenza, le lesioni
personali? L'utilizzo di un'imputazione del genere costituisce un
gravissimo salto del paradigma repressivo. Infatti, da subito fu
denunciato che un reato dai contorni così sfumati (quanti danneggiamenti
ci vogliono per fare una devastazione?) poteva essere attribuito ad un
numero indefinito di persone, purché avessero partecipato alla
manifestazione incriminata. Agli imputati torinesi, manco a dirlo, non
sono infatti contestati specifici atti di danneggiamento, ma la
partecipazione alla manifestazione in cui le dette condotte si pretende
siano avvenute. Purtroppo un reato così devastante (ci si scuserà il gioco
di parole) ha già trovato un prima terribile applicazione. A Milano,
infatti, in relazione ai fatti dell'11 marzo 2006, quando un presidio
antifascista cercò di impedire la manifestazione della Fiamma tricolore,
il 19 luglio è stato condannato a quattro anni di reclusione un primo
gruppo di manifestanti che, detenuto da ormai quattro mesi, aveva deciso
di essere giudicato con il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena
di un terzo. Le motivazioni di questa sentenza sono state pubblicate il 15
settembre e la loro lettura è importante per capire la linea lungo la
quale intende muoversi la repressione nei prossimi mesi. Il nocciolo del
ragionamento del giudice parte dalla qualificazione come devastazione e
saccheggio di una serie di condotte di incendio e danneggiamento, ritenute
integrare il più grave reato dell'art. 419 c.p.: qui la discrezionalità è
piena, perché non c'è alcun metro di giudizio controllabile per dire
quanti e quali fatti di danneggiamento fanno scattare l'imputazione più
grave per cui si rischiano, lo si ripete, dagli otto ai quindici anni di
reclusione. A questo punto, basta essere stati partecipi della
manifestazione per vedersi contestare il reato per concorso se non
materiale, quantomeno, morale, perché, si legge nella sentenza,
partecipando al corteo gli imputati hanno accettato l'eventualità di
azioni incendiarie o devastatrici e la loro presenza sul luogo dei fatti
avrebbe rafforzato la volontà di chi tali azioni commetteva. La
circostanza che alla gran parte degli imputati non fossero contestati
specifici fatti di devastazione o incendio diventa irrilevante. Ciò che
conta è una sorta di concorso per presenza sul luogo della manifestazione.
In attesa dell'appello contro la sentenza di cui abbiamo parlato,
dell'inizio del processo con rito ordinario ad altri imputati dell'11
marzo 2006 a Milano, della prosecuzione del processo per i fatti di Torino
del 18 giugno 2006, occorre prendere atto, se non le si è ancora fatto,
della gravità dell'attacco liberticida a tutti i movimenti che in piazza e
a viso aperto intendono contrastare il prepotente ritorno dei fascisti, il
razzismo, il clericalismo, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e non si
assuefanno all'aria conformista e irrespirabile che si respira. Tutti
quelli, insomma, che vogliono vivere e lottare per una società diversa, di
liberi e uguali. W.B.

Da Umanità Nova n. 31 dell'8 ottobre 2006

Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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