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(it) Messico: Oaxaca in fiamme , di Luis Hernández Navarro [ca]

Date Fri, 24 Nov 2006 14:43:55 +0100 (CET)


Oaxaca è un stato pieno di problemi sociali. Centro turistico del sud del
Messico, circondato da cittadine piene di miseria sostenute economicamente
dalle rimesse dei lavoratori emigrati. Maggioritariamente indigena e rurale è
una delle due entità più povere del paese. Nel suo territorio sono all'ordine
del giorno lotte per la terra, confronti coi capi tribù indigeni ed i coyotes,
dispute per i municipi, rivendicazioni etniche, azioni per migliori prezzi per
i prodotti del campo e resistenza all'autoritarismo statale.
A quello ritardo economico corrisponde un esercizio dell'autorità arcaica,
verticista e autoritaria. Uno degli usi ed abitudini del potere ad Oaxaca
stabilisce che ogni nuovo governatore che prende possesso dell?incarico cominci
il suo mandato reprimendo. Dimostra così ai funzionari della precedente
amministrazione, che vanno via, ai politici che rimangono ed alla popolazione
che lo subisce chi è a comandare davvero. Così ha fatto al suo arrivo anche
Ulises Ruiz. La sua "unzione" come capo dell'Esecutivo oaxaqueño, il primo di
dicembre di 2004, fu effettuata con l'acqua benedetta della punizione ai suoi
oppositori.

Il saldo della violenza nello stato durante i primi mesi del suo mandato è da
brivido: incarceramento di dirigenti sociali, sgombero brutale ei nuclei di
protesta cittadini, persecuzione poliziesca ai protagonisti della lotta
popolare, detenzione dei negoziatori per conto di movimenti sociali quando si
recavano a trattare col governo, spargimento di sangue in vari municipi,
applicazione discrezionale della legge agli insubordinati.

Ulises Ruiz ha dovuto mostrare i muscoli. Ha dovuto ottenere dal potere quello
che non ha potuto ottenere dalle urne. Per vincere le elezioni ha dovuto
applicare le sue migliori doti di defraudatore elettorale. Anche così, ha
trionfato per una minima differenza di voti, in alcune elezioni seriamente
discusse con un'astensione del 60 per cento.

Per imporre la sua autorità nella società oaxaqueña, Ulises Ruiz ha fatto
ricorso alla "esperienza" dei suoi predecessori. Un esercito di burocrati e
capi tribù indigeni della regione si è incaricato di gestire bilanci e risorse
istituzionali per negoziarli in cambio di lealtà politica. Ha attivato in
municipi ribelli lo sviluppo di conflitti intercomunitari. Ha favorito
l'ingerenza statale nei municipi che si regolano con usi ed abitudini e non
simpatizzano col PRI, accelerandone l?usura.

Ma, benché le regole non scritte del potere oaxaqueño fossero le stesse da
decadi, la società non lo è. Più di 30 anni di lotte di resistenza, conquiste
legali, autodifesa ed ottenimento di governi locali hanno formato un tessuto
associativo che ha trasformato le relazioni tra l'amministrazione pubblica e la
società civile nello stato. In modo che, lungi dal provocare la smobilitazione
sociale con l'uso della forza, la criminalizzazione della dissidenza ha
provocato un'esplosione di scontento popolare.

La protesta ad Oaxaca è cominciata come espressione della lotta dei maestri per
un aumento salariale atto a fare fronte al carovita sempre crescente. La
protesta si è radicalizzata a causa dell?atteggiamento di chiusura delle
autorità statali. Invece di sedersi a negoziare, il governatore ha comandato ai
suoi poliziotti di sloggiare con la forza gli accampati nel centro della città
di Oaxaca. La repressione selvaggia del 14 giugno ha radicalizzato i maestri
che, da allora, hanno chiesto, esigendola, la destituzione del governatore
dello Stato.

L?appello dei maestri ha trovato rapidamente eco in un'amplissima parte della
società oaxaqueña che si è unita ad essi. Offesi tanto per la frode elettorale
come per la violenza governativa contro la moltitudine di organizzazioni
comunitarie e regionali, centinaia di migliaia di oaxaqueños sono scesi in
piazza ed hanno occupato decine di municipi. Vicine ai maestri, circa 350
organizzazioni, comunità indigene, sindacati ed associazioni civili hanno
costituito l'Assemblea Popolare dei Pueblos di Oaxaca (APPO).

La società oaxaqueña è altamente organizzata in raggruppamenti etnopolitici,
comunitari, agrari, di produttori, civili, sindacali, di difesa ambientale e di
immigrati. Si sono costruite solide reti transnazionali permanenti. Quello
denso tessuto associativo, forgiato in più di tre decadi di lotta e con una
forte vocazione autonoma, ha rotto massicciamente col controllo del PRI ed i
mediatori politici tradizionali. I metodi tradizionali di dominio governativo,
basati in una combinazione di cooptazione, accordi, spartizioni, manipolazioni
di domande e repressione, si sono esauriti. Il modello è esploso in pezzi. La
guerra sporca contro gli oppositori si è trasformata nell'ultima risorsa di una
classe politica rifiutata per recuperare la catena di comando-obbedienza.

Ci sono lotte sociali che anticipano conflitti di maggiore apertura. Sono un
segno di allarme che allerta su gravi problemi politici senza soluzione nel
paese. La mobilitazione di maestri e popolo che dal 22 di maggio scuote Oaxaca
è un'espressione di questo tipo di proteste. Ha messo in luce l'esaurimento di
un modello di comando, la crisi di relazioni esistente tra la classe politica e
la società, nonché la via che lo scontento popolare può fare percorrere in un
futuro prossimo in tutto il paese.

Ad Oaxaca la disubbidienza civile sta molto vicino al trasformarsi in una
sollevazione popolare che, lungi dall?esaurirsi, cresce e si radicalizza giorno
dopo giorno. Il movimento ha smesso di essere una normale lotta di protesta e
ha cominciato a trasformarsi nell'embrione di un governo alternativo. Le
istituzioni governativi locali sono sempre di più gusci vuoti carenti di
autorità, mentre le assemblee popolari si trasformano in istanze dalle quali
emana un nuovo mandato politico.

20 novembre 2006


(Luis Hernández Navarrese è direttore opinionista del quotidiano La Jornada, ed
è stato consulente degli zapatisti per gli "Accordi di San Andrés" col governo
messicano.)

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

L'originale in lingua castigliana è stato pubblicato su "Rojo y Negro" della
CGT e si trova sul sito Royo y Negro Digital:
http://www.rojoynegro.info/2004/article.php?id_article=11845


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca -A- fdca.it>

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