A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova, n.37: Finanziaria: equilibrismi di poter e. Indovina chi ci guadagna ?

Date Thu, 23 Nov 2006 09:29:21 +0100 (CET)


A mio avviso, il principale interesse nella valutazione dell'andamento
dell'approvazione di una legge finanziaria consiste nel rilevare come, nel suo
modificarsi, risenta della dialettica fra soggetti istituzionali ufficiali o
meno e, per diversi aspetti, della pressione dei diversi soggetti sociali in
campo.
Se, ad oggi e sapendo che altro avverrà nel prossimo periodo, guardiamo
all'attuale legge finanziaria verifichiamo la vigenza di questa semplice regola
in misura assolutamente fisiologica.
Scopriamo, quindi, per fare alcuni esempi edificanti che tre milioni di euro
l'anno sono previsti per il barocco di Noto, sei milioni per il sostegno alla
candidatura italiana all'Expo Universale del 2015 ed all'esposizione di
Saragozza del 2008 e di Shangai del 2010 e che cifre ben più consistenti
andranno ad una pletora di lavori pubblici, sconti fiscali et similia che
interessano le frazioni locali, ovviamente bipartisan, del ceto politico.

Sin qui, nulla di nuovo sotto il sole italico.

Più significative, proprio perché pressioni del ceto politico e movimenti
sociali si intrecciano, sono le misure "contro il precariato".

Le principali, ad ora, sono:

- la possibilità di introdurre un "accordo di solidarietà" nelle imprese
consistente nella possibilità, per i lavoratori che hanno superato i
cinquantacinque anni di età, di passare al part time in cambio dell'assunzione
di un giovane, sempre a part time, con, in più un completamento dell'orario, a
carico, si vedrà in quale misura, dell'erario, per il postcinquantacinquenne
come "tutor". Una misura che può, questo evidente piacere ai lavoratori e che,
soprattutto, è una forma di finanziamento alle imprese. Il modello Damiano,
insomma, è assolutamente coerente, si riassorbe il precariato garantendo
risorse aggiuntive alle imprese ed una crescita del potere contrattuale dei
sindacati istituzionali;

- l'assunzione sul 50% dei posti disponibili nel pubblico impiego, scuola
esclusa, di precari che abbiano prestato un anno di servizio. Ancora una volta,
una misura che può apparire sensata e condivisibile visto che riconosce il
lavoro precario come fonte di un diritto ma che va valutata sulla base del
numero effettivo di assunzioni. È, infatti, evidente che se le assunzioni
saranno limitate si tratta solo di una scelta a favore di alcuni ed a danno di
altri;

- l'investimento di limitate risorse aggiuntive per l'assunzione
nell'università di 2.700 ricercatori. Si tratta dell'"emendamento Montalcini"
visto che è stato introdotto dopo il pubblico intervento della veneranda
signora e, in realtà copre solo parzialmente la crisi di risorse per
l'università.

È facile comprendere come queste misure non siano casuali. Dopo la buona
riuscita dello sciopero dei precari della pubblica amministrazione e della
scuola indetti dalla CUB il 6 ottobre e della manifestazione sempre dei precari
organizzata da settori della CGIL, dai partiti della sinistra parlamentare
radicale e dai Cobas il 4 novembre, il governo si è reso conto che deve
dimostrare attenzione a questo segmento sociale e dare prova di "discontinuità"
rispetto alla destra.

Abbiamo già visto come il modello di governo della questione precariato sia
assolutamente costruito in una logica corporativa. Basta pensare a quanto
prevede la finanziaria per il superamento della condizione di co.co.pro. Si è
stabilito, infatti, che avverrà sulla base di accordi con i sindacati
concertativi, dopo che i lavoratori coinvolti si saranno impegnati a non
chiedere il dovuto e, nella maggior parte dei casi, con il passaggio dalla
condizione di co.co.pro. a quella di lavoratori a termine.

D'altro canto, tanto per cambiare, le limitate ed ambigue concessioni delle
quali ragioniamo si accompagnano ad un aumento dei ticket ospedalieri. Non che
avessimo ipotizzato, la nostra notoria ingenuità non si spinge a tanto, un
taglio della spesa militare ma che si debba tagliare sul diritto alla salute
appare, per dirla con più franchezza che discrezione, scandaloso.

Propongo alla riflessione due considerazioni conclusive.

Nei giorni passati i media hanno variamente commentato lo sfogo del buon Prodi
sul "paese impazzito". Per parte mia non mi scandalizzo, è evidente che chi
ritiene di essere portatore di un grande progetto non possa che scandalizzarsi
per l'"egoismo" del buon popolo. Il fatto è, comunque, che la sinistra ancora
una volta non riesce a sorprenderci. È suo costume, e in questo il
democristianissimo mortadella ha appreso la lezione, il ritenere che il popolo
basso non merita il suo illuminato governo e che la resistenza alle vessazione
è prova di pochezza di spirito. Peccato che persino Giuliano Amato in
un'interessante intervista a un giornale notoriamente sovversivo come "Il Sole
24 ore" di sabato 11 novembre abbia riconosciuto che, tanto per dirne uno, la
riforma previdenziale è iniqua e classista e che, non per tornare
sull'argomento, la crescita della spesa militare qualche problema lo ponga
anche alla sinistra radicale di governo.

La sinistra radicale di governo, mi si permetta questa definizione burlesca, è
perfettamente consapevole della natura sociale reale della legge finanziaria.
Gioca, va da sé, alcune carte a propria difesa.

Per un verso vanta le, limitate, concessioni che ha ottenuto o che, per essere
più esatti, la preoccupazione della maggioranza a fronte di una mobilitazione
della working class ha reso necessarie.

Per l'altro, può far rilevare come l'attacco della destra al governo proprio
perché sui basa su di una presunta egemonia della sinistra della coalizione sui
settori centristi è la riprova dell'utilità del suo, appunto, stare al
governo.

Sul terreno sociale, quello che per noi è centrale, questi ragionamenti hanno
poco peso ma si tratta di operare perché lo scontento non si traduca in
passività, rancore, populismo, frantumazione del conflitto di classe in derive
corporative ma trovi luoghi e situazione per farsi iniziativa e organizzazione
dal basso.

Lo sciopero del 17 novembre sarà una prima occasione per operare in questa
direzione, altre, a breve non mancheranno.

Cosimo Scarinzi


Da Umanità Nova, n 37 del 19 novembre 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it
http://ainfos.ca/it


A-Infos Information Center