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(it) Umanità Nova n.36: Messico: la lotta popolare ad Oaxaca. Paese di sogni e di sognatori

Date Thu, 16 Nov 2006 09:11:30 +0100 (CET)


"3:43 Del mattino, Oaxaca sogna, Messico sogna, America Latina sogna, il mondo
sogna... Radio Universidad trasmette!"
Il Messico è un paese di sogni e di sognatori, un paese dove è possibile vedere
un Rettore accanto ad una barricata, dove il giorno dei morti i bambini si
scambiano teschi di marzapane come fossero figurine, dove gli speaker di una
radio assediata da centinaia di poliziotti chiedono bottiglie vuote, benzina e
"Coca-Cola" mentre mandano in onda le canzoni della Spagna rivoluzionaria. Un
paese dove si sta scrivendo una piccola-grande storia che da Oaxaca è arrivata
in tutto il mondo.
L'uno ed il due novembre sono giorni molto particolari in Messico, sono i
"giorni dei morti", una ricorrenza tradizionale che non ha eguali (altro che
Hallowen!) nella quale si confondono riti cristiani e culti più antichi e che
chiaramente avrebbe influito sugli avvenimenti in corso. "Radio Universidad",
cuore dell'informazione indipendente, ha letto in continuazione i tradizionali
messaggi dedicati ai defunti ed invitato a costruire i classici "altari" sulle
barricate per onorare i morti, soprattutto quelli caduti (siamo ad 11) in
questa lotta.


La cronaca

Nonostante le menzogne dei media ufficiali messicani ed internazionali,
l'attacco delle forze di polizia ai ribelli di Oaxaca non è terminato con la
"liberazione" del Palazzo del governo. Ecco una brevissima cronologia di quanto
accaduto nei giorni successivi all'assalto poliziesco.


Martedì 31 ottobre

Lo sgombero del presidio principale nel centro storico è stato un atto
simbolico, infatti continuano a restare in piedi centinaia di altre barricate
in tutta l'area cittadina. E la APPO ha spostato il proprio campo base in una
piazza poco distante da quella dove aveva resistito per questi cinque mesi. La
mattina sfila, sotto il controllo di forze paramilitari, un corteo in appoggio
all'intervento della polizia; sembra che una parte dei partecipanti siano
lavoratori costretti a manifestare sotto minaccia di licenziamento. Intanto la
polizia continua con il sistematico smantellamento delle barricate e con gli
arresti, le perquisizioni e le violenze.

Continuano anche le razzie dei poliziotti che spesso fermano le persone solo
per derubarle. Il sindacato degli insegnanti che, poco prima dell'assalto
repressivo, aveva firmato un accordo con la controparte lo ricusa chiedendo la
liberazione di tutti gli arrestati e le dimissioni del Governatore. Arriva ad
Oaxaca la Commissione del Senato per i Diritti Umani. Nella regione vengono
fatti alcuni blocchi stradali e la polizia ferma diversi mezzi di trasporto con
persone dirette ad Oaxaca per partecipare alla lotta; nell'Università di Città
del Messico viene indetto uno sciopero generale per il giorno seguente.


Mercoledì 1 novembre

Come annunciato (vedi UN n.35 del 2006) vengono fatti blocchi stradali in
diverse parti del paese: a Città del Messico interessano alcune arterie
cittadine, in Chiapas gli indios chiudono tutte le strade dei municipi
autonomi. A Città del Messico sfila l'ennesimo corteo solidale.

Ad Oaxaca la polizia attacca la barricata di "Canal 9", una tv che era stata
occupata ed usata, per qualche settimana, dalla APPO, durante gli scontri ci
sono diversi feriti e 30 arresti.

Da una radio controllata dalle autorità il Governatore invita la popolazione ad
offrire generi alimentari alla polizia. Un corteo organizzato dalla APPO sfila
per il centro città.

La polizia continua l'interminabile opera di rimozione delle barricate. Viene
emanato un ordine di perquisizione della Città Universitaria con la scusa di
cercare armi e la polizia inizia le manovre di accerchiamento del campus da
dove continua a trasmettere "Radio Universidad".

Proseguono anche le manifestazioni all'estero: Berlino, Brema.


Giovedì 2 novembre

Inizia l'assalto alla Città Universitaria, spari, lacrimogeni ed elicotteri che
sorvolano incessantemente la zona, la polizia arresta diverse persone, bambini
compresi. La APPO chiama alla difesa dell'Università e della Radio e la
popolazione che interviene riesce a tenere a bada le forze della repressione.
Il Rettore chiede che la polizia si ritiri perché il suo ingresso nella Città
Universitaria ne violerebbe l'autonomia, ma ormai è battaglia: da una parte
migliaia di poliziotti, elicotteri, blindati con i cannoni ad acqua,
lacrimogeni ed armi, dall'altra secchi di vernice, sassi, molotov e fuochi
d'artificio. Nel campus piovono lacrimogeni da tutte le parti e la polizia
forza alcune delle entrate. Ma la determinazione dei resistenti costringe i
poliziotti, dopo più di sei ore di scontri, ad un ripiegamento tattico. Per il
momento la battaglia dell'università è vinta al prezzo di decine di feriti e di
numerosi arresti. Il portavoce del Governo locale afferma che i manifestanti
non sono cittadini di Oaxaca ma sono provocatori che vengono da fuori, una
storia già sentita.

Nelle stesse ore, a Città del Messico, viene fatto l'ennesimo blocco stradale
al termine del quale parte un corteo diretto alla sede della "Polizia Federale
Preventiva", durante il tragitto si verificheranno scontri con la polizia.

Si segnalano manifestazioni anche in Brasile: a Fortaleza, San Paolo e Rio de
Janeiro.


Venerdì 3 novembre

Il giorno si apre con la notizia dell'arresto dei presunti responsabili della
morte di Brad Will, si tratta di un funzionario di polizia iscritto al PRI e
del suo capo scorta, come affermato fin dal primo momento dalla APPO e come
invece negato dalle autorità. La città è, rispetto al giorno precedente,
abbastanza calma, se di calma si può parlare con ancora il centro presidiato
militarmente e diverse barricate che bloccano le strade.

Il Ministero delle Comunicazioni ha ristretto il campo di trasmissione di
"Radio Universidad" che continua ad avere problemi tecnici e funziona a
singhiozzo.

In una barricata viene sequestrato un camion di latte e yogurt cha fa la
felicità dei presenti.

La polizia, ma soprattutto i paramilitari, continuano con le loro provocazioni,
continuano anche le proteste nella capitale e si prevede che, nei prossimi
giorni, diverse carovane di mezzi si metteranno in marcia per raggiungere la
città ribelle.


Sabato 4 - domenica 5 novembre

Ad una settimana dall'assalto poliziesco, la situazione non è ancora
normalizzata anche se è sicuramente più tranquilla. Le trasmissioni della radio
universitaria vengono riprese e diffuse da "Radio Zappo" anche nella capitale,
da dove sono in partenza decine di pullman e di automobili dirette verso
Oaxaca. La polizia inizia ad organizzare posti di blocco lungo le strade per
ostacolare l'arrivo dei "rinforzi".

Nella Cittò Universitaria un collaboratore della radio viene ferito molto
gravemente da diversi colpi di arma da fuoco.

Alle 11 di domenica mattina parte la manifestazione indetta dalla APPO alla
quale partecipano centinaia di migliaia di persone, compresi quelli arrivati da
altre località. La manifestazione sfila quasi senza incidenti, a dimostrazione
che la repressione non è ancora riuscita a piegare la rivolta.

Al momento in cui scriviamo (5/11) non è possibile prevedere cosa accadrà nei
prossimi giorni: le dimissioni del Governatore, punto centrale delle
rivendicazioni, sono ancora possibili e sicuramente contribuirebbero ad
abbassare notevolmente la tensione. D'altra parte solo l'estensione della
protesta ad altre zone potrebbe far diventare questa ribellione qualcosa di più
pericoloso per il potere centrale. Altra possibilità è che la stanchezza di
mesi di lotta e la repressione attualmente in atto riescano ad avere ragione di
un movimento che, dal punto di vista della proposta politica, potrebbe avere
ancora qualcosa da dire.

Nei prossimi giorni arriveranno le prime risposte.

Pepsy


Nota
La maggior parte delle notizie sono state ricavate dalle trasmissioni di "Radio
Universidad" e dai siti web di informazione indipendente.
Altri siti in aggiunta alla lista pubblicata sul numero scorso di UN:
http://zapote.radiolivre.org/
http://www.radioplanton.net/index2.html
http://www.nodo50.org/cipo/


Da Umanità Nova, n 36 del 12 novembre 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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