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(it) Umanità Nova n.36: Sciopero Generale

Date Tue, 14 Nov 2006 17:27:24 +0100 (CET)


Lo sciopero generale del 17 novembre prossimo, indetto dal sindacalismo di base
contro la prima finanziaria del governo Prodi, ha una decisa valenza politica,
per più ordini di motivi. Il primo è dato dai contenuti della manovra
finanziaria, che nei fatti diminuisce il costo del lavoro per le imprese (cuneo
fiscale), diminuisce i trasferimenti agli enti locali (con aumento quindi dei
servizi da questi gestiti: asili, trasporto pubblico, assistenza ad anziani,
ecc.), impone ai lavoratori di scegliere tra consegnare il TFR in maturazione
ai fondi pensione (cogestiti da CGIL-CISL-UIL) che investono nel mercato
finanziario oppure all'INPS che lo trasferirà allo stato per finanziare le
grandi opere (TAV ecc.). Si aggiunga la penalizzazione della scuola pubblica
(meno risorse, meno stabilizzazione di insegnati precari), l'aumento delle
spese militari (oggi soldati italiani sono presenti in Libano, Iraq,
Afganistan, per citare solo i teatri di guerra guerreggiata, e i costi delle
missioni sono enormi), lo slittamento del biennio economico 2006-2007 dei
contratti del pubblico impiego, la norma che impedisce la stabilizzazione
immediata dei contratti di lavoro precario di cui gli ispettorati del lavoro
abbiano verificato l'illegittimità (sarà possibile una trasformazione in
contratti di lavoro subordinato, non necessariamente indeterminato, solo
attraverso accordi e procedimenti gestiti da datori di lavoro e sindacati,
aziendali o territoriali). Certamente dimentichiamo qualcosa. Il governo quindi
ha fatto delle scelte precise: non scontentare Confindustria, premiando gli
apparati sindacali di CGIL-CISL-UIL dai quali provengono non solo uomini di
potere a livello nazionale e locale, ma anche solide strutture elettorali.
CGIL-CISL-UIL, con la gestione dei fondi pensione, acquisiscono un potere di
investimento che certo avrà ricadute sull'intero sistema del finanziamento alle
attività produttive. Il mercato finanziario, in particolare quello delle
obbligazioni, è strumento di reperimento di liquidità per le aziende sul
medio-lungo periodo. Se pensiamo alla robusta struttura economica costituita
dal mondo delle cooperative di produzione e di consumo, legate direttamente ai
sindacati concertativi o ad altre organizzazioni collaterali (si pensi alle
ACLI); se pensiamo che nei progetti delle grandi opere un ruolo significativo è
ricoperto e potrà essere ricoperto anche da cooperative impegnate nell'edilizia
(un nome per tutte: la Cooperativa Muratori e Cementieri ? CMC di Ravenna
presente nel progetto del TAV); riesce più chiaro comprendere come il governo
in carica abbia con lucidità deciso di trasferire ingenti risorse derivanti dal
salario differito dei lavoratori (questo è il TFR) nella disponibilità di
burocrazie sindacali che di fatto assumono sempre più i contorni di imprese,
quantomeno finanziarie, nonché di consentire alle aziende di mantenere un
quadro normativo favorevole (si pensi alla legge 30 di cui non è certo
all'ordine del giorno né l'abrogazione né qualche modifica) e di recuperare
risorse appunto con il cuneo fiscale. Con la diminuzione dei trasferimenti agli
enti locali, alla sanità, alla scuola, si è deciso di scaricare sugli utenti
dei servizi pubblici, in termini di maggior costo, il relativo risparmio
statale. Diciamo che la finanziaria del governo Prodi è molto attenta a non
scontentare le imprese e a favorire il ceto politico-sindacale di cui è
espressione, consentendone un deciso aumento di peso specifico anche economico.
In un quadro di impegno in guerre guerreggiate all'estero e di conferma della
totale chiusura nei confronti del fenomeno dell'immigrazione dai paesi
extracomunitari. Una finanziaria tutta politica quindi, con chiare indicazioni
di linee di tendenza per il futuro, e non un provvedimento che tenda solo a far
quadrare i conti per l'oggi. Lo sciopero generale del 17 novembre indetto dal
sindacalismo di base va quindi sostenuto proprio perché non costituisce solo un
momento di difesa del reddito dei lavoratori che le misure in approvazione
determineranno, ma è la manifestazione di una critica radicale al progetto
politico di cui il governo Prodi è espressione: la gestione dell'esistente da
parte di una burocrazia politico-sindacale concertativa con le imprese, sempre
più impegnata militarmente all'estero nella cosiddetta guerra infinita al
terrorismo, imprenditoriale nella gestione delle risorse pubbliche anche
attraverso suoi terminali diretti.


W.B.

Da Umanità Nova, n 36 del 12 novembre 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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