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(it) Comidad, aggiornamento Manuale del Piccolo Colonialista

Date Mon, 13 Nov 2006 11:18:15 +0100 (CET)


MANUALE DEL PICCOLO COLONIALISTA - AGGIORNAMENTO
Il colonialismo è una tecnica di dominio che si riproduce con precise costanti nel
corso della Storia. Queste prime voci costituiscono l'avvio della stesura di un
manuale a riguardo. Chi fosse interessato, può anche fornire il suo contributo.
Comidad
* * * * *
4 - Colonialismo e libero mercato
Uno dei miti capitalistici più resistenti è quello del libero mercato. È un mito
caro al dominio perché offre a chi lo difende argomenti di concretezza darwiniana,
mentre lascia ai suoi critici gli argomenti di un moralismo pauperistico. In
realtà il libero mercato non è mai esistito.

Un esempio piuttosto interessante è quello dell'avvio della rivoluzione
industriale negli Stati Uniti. Questa rivoluzione è cominciata nel settore
tessile, e in particolare nella produzione di cotone che veniva prodotto a basso
costo; e questo non certo a causa di "dinamiche di mercato", ma perché era stata
sterminata la popolazione indigena ed erano stati introdotti gli
schiavi. Genocidio e schiavitù sono quindi alla base del "libero mercato".
Anche altri paesi che avevano tra le loro risorse il cotone provarono ad avviare
la loro rivoluzione industriale, ma non andarono lontano perché l'Inghilterra
aveva le armi e li bloccò con la forza.

L'Egitto, per esempio, aveva il cotone e aveva avviato la propria rivoluzione
industriale intorno al 1820, circa all'epoca in cui l'avevano iniziata gli Stati
Uniti. Ma la Gran Bretagna non tollerava concorrenti nel Mediterraneo orientale,
così lo fermò con la forza.

Il Bengala è stato uno dei primi territori colonizzati dalla Gran Bretagna nel
XVIII secolo, descritto dal colonizzatore Robert Clive come un vero paradiso.
Dacca, diceva, è come Londra, e infatti era chiamata "La Manchester dell'India".
Era ricca e popolosa, aveva cotone di alta qualità, agricoltura, industria
avanzata e molte altre risorse. Il livello produttivo era paragonabile a quello
inglese; sembrava proprio avviata verso un grande sviluppo. Guardiamo cos'è Dacca
oggi: "la Manchester dell'India" è la capitale del Bangladesh, il simbolo del
disastro totale. E questo perché gli inglesi hanno depredato e distrutto quel
paese, esattamente come fanno oggi le "riforme strutturali" [le politiche della
Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale che espongono il Terzo Mondo
alla penetrazione e al controllo stranieri].

L'India era nei fatti un vero concorrente della Gran Bretagna. Nel decennio che va
dal 1820 al 1830, gli inglesi impararono dagli indiani tecniche avanzate per
produrre acciaio e, all'epoca delle guerre napoleoniche, in India si costruivano
navi per la
flotta inglese. Gli indiani avevano un'industria tessile ben avviata e producevano
più ferro di tutta l'Europa messa insieme. Ma gli inglesi deindustrializzarono il
paese con la forza e lo ridussero a una povera società rurale. Ecco in cosa
consisteva la competizione del "libero mercato".

Nel 1845, gli Stati Uniti hanno annesso il Texas, e una delle ragioni principali
era che volevano assicurarsi il monopolio del cotone, il petrolio del XIX secolo,
che era il vero combustibile dell'economia industriale. Per questo motivo la
leadership americana pensò che annettendo il Texas, che era il maggior produttore
di cotone della zona, sarebbe stato possibile strangolare economicamente la Gran
Bretagna.

[da N.Chomsky Capire il Potere, Tropea ed. 2002, Milano]


Chi volesse consultare i documenti precedenti, può reperirli sul sito
www.comidad.org sotto la voce "DOCUMENTI".


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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