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(it) A-Rivista anarchica , n.320: Dove va l?AIT?

Date Fri, 10 Nov 2006 08:49:04 +0100 (CET)


Il responsabile della commissione Relazioni Internazionali dell?Unione
Sindacale Italiana (sezione dell?AIT), Gianfranco Careri, fa qui il punto della
situazione in vista del congresso di Manchester.
* * * * *
Ottantaquattro anni fa, in un freddo dicembre, raggiunsero Berlino da tutto il
mondo i delegati dei principali Sindacati Rivoluzionari che con le loro dure
battaglie (spesso vincenti) avevano caratterizzato la scena internazionale
dello scontro di classe. Alcuni, come gli spagnoli della CNT, non poterono
arrivare a causa della dittatura. Circa un milione e mezzo i lavoratori
rappresentati. Tutti insieme fondarono l?AIT (Associazione Internazionale dei
Lavoratori). I convenuti, richiamandosi alla Prima Internazionale, si posero in
completo dissenso con le manovre bolsceviche che intendevano imporre la cupola
del comunismo moscovita nella direzione del sindacalismo internazionale.

L?AIT al contrario riafferma i principi dell?autonomia delle sezioni, della
difesa degli interessi di classe, del federalismo, della solidarietà,
dell?antimilitarismo, della struttura assembleare, dell?azione diretta.

La storia che si è snodata da quel dicembre del 1922, fa dell?AIT, per il suo
passato di lotte e di realizzazioni sociali, la più prestigiosa organizzazione
internazionale dei lavoratori esistente oggi al mondo. Certamente il picco più
alto venne raggiunto negli anni Trenta quando, con la rivoluzione spagnola del
1936, diretta dalla CNT, l?AIT fu sul punto di cambiare il corso della storia e
probabilmente gli sviluppi stessi della seconda guerra mondiale che del
palcoscenico iberico fece il suo tragico banco di prova.

Oggi l?AIT, certamente molto ridimensionata rispetto al suo passato per
aderenti e influenza nel sociale, continua la sua attività ed è presente con
sezioni nei vari continenti (particolarmente in Europa).

Le problematiche emerse con forza in questi anni di rapidi cambiamenti
economici, politici e sociali, si sono ripercosse nell?AIT costringendo questa
Associazione ad affrontare, col suo prossimo Congresso di Manchester del
dicembre 2006, i punti chiave relativi alla sua identità e al perché della sua
esistenza. Così come ottantaquattro anni fa. Va da se che possiamo domandarci:
dove andrà l?AIT dopo Manchester?

Vediamo quello che succede.


Problemi interni

La scena globale vede oggi una società basata su uno sfruttamento senza più
freni e sull?estendersi di una miseria sempre maggiore per masse enormi di
esseri umani. Questa situazione, la progressiva cancellazione dei diritti per i
lavoratori e il ricorso al militarismo e alle guerre infinite fa si che sia
vitale difendersi con una conflittualità di classe coordinata a livello
mondiale.

Purtroppo l?AIT in questi anni vive la contraddizione di essere sempre meno
associazione di liberi sindacati e sempre più coordinamento di piccoli gruppi
specifici politici anarchici (o presunti tali) che, spesso con pochissimi
iscritti (a volte ridotti a qualche individualità) si presentano come ?sezioni?
dell?AIT trasformando gradualmente l?Associazione in qualcosa di molto diverso
da quella delle origini. Questo sta creando, in nome di una pretesa
?ortodossia? anarchica di un ristretto piccolo gruppo di persone, seri problemi
alle componenti che nell?AIT operano sul terreno della lotta sindacalista
rivoluzionaria e di classe.

I continui tentativi di limitare l?appartenenza all?AIT ai soli militanti
anarchici (e non a tutti i lavoratori che ne accettano gli statuti, come sempre
è stato) e la chiusura ossessiva verso altre esperienze di lotta e di
aggregazione, di fatto stanno allontanando dall?orbita dell?AIT molte forze del
sindacalismo alternativo e libertario.

Nonostante questa situazione interna l?AIT resta nel mondo un polo con enormi
potenzialità di aggregazione e di sviluppo. Basta pensare alla recente
richiesta di affiliazione presentata da forti sindacati di lotta del Pakistan e
dell?Indonesia. Questi sindacati hanno certamente pratiche e percorsi diversi
da quelli classici dell?AIT, ma un confronto e un rapporto proficuo e solidale
con loro permetterebbe all?Associazione di penetrare nelle aree strategicamente
più importanti e calde del conflitto sociale mondiale.

Il tentativo di espellere, a Manchester, due delle sezioni fondatrici dell?AIT
e oggi combattivi sindacati presenti nelle lotte sociali dei loro paesi (la FAU
tedesca, rea per l?ortodossia di mantenere rapporti con sindacati già espulsi
dall?AIT, e l?USI Italiana rea di aver scelto di dare autonomia alle sue
sezioni sindacali, in particolare a quelle della Sanità, nella scelta di
partecipare o meno alle RSU), se realizzato, aggraverebbe definitivamente la
crisi dell?Internazionale, allontanandola ancora di più dalla realtà.

Il prossimo congresso quindi potrà essere decisivo per capire dove va la
storica Associazione. Non mancano segnali di ottimismo. Tra tutti va segnalato
il vento nuovo che soffia in Spagna, dove la CNT in questi ultimi mesi è
protagonista di grandi lotte sindacali portate avanti da nuove e attive
generazioni di giovani lavoratori anarcosindacalisti.

Se l?AIT saprà capire la complessità del mondo attuale, smettendo di
rinchiudersi in sterili settarismi, certamente tornerà ad avere il posto che le
compete nella storia attuale. Senza rinunciare ai suoi principi dovrà però
aprirsi al confronto con tutte le realtà che, con percorsi diversi, perseguono
l?obiettivo dell?emancipazione sociale. Invertire quindi la tendenza
all?esclusione per lavorare ad una più ampia aggregazione.

L?organizzazione di uno sciopero internazionale contro la guerra (indetto da
tutto il sindacalismo mondiale non compromesso col militarismo), proposta
presentata dall?USI al prossimo Congresso, potrà essere un punto chiave per il
rilancio dell?AIT nella scena della conflittualità globale. Così come i temi
del sindacalismo di base, del precariato e dei diritti dei lavoratori potranno
far ridiventare l?AIT protagonista dello scontro di classe.

Quella grande storia dell?umanità, cominciata a Berlino ottantaquattro anni fa,
potrà così continuare con forza perché questo mondo ha ancora tanto bisogno di
poter lottare senza catene e senza compromessi contro un potere sempre più
arrogante ed indisturbato.

Gianfranco Careri
Segretario nazionale dell?Unione Sindacale Italiana (USI)


Da www.anarca-bolo.ch/a-rivista

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