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(it) Torino: Afganistan senza pace ven. 10 nov.

Date Thu, 9 Nov 2006 16:56:07 +0100 (CET)


Venerdì 10 novembre ore 21,15
Presentazione del libro
"Afganistan senza pace - Cronache di guerra 2001-2006" di Marco Rossi
Sarà presente l'autore
In corso Palermo 46 - cortile a dx
Questo libro getta luce su una guerra feroce, dove le truppe italiane
agiscono in prima linea su mandato di un governo guerrafondaio, nel
silenzio "sinistro" e assordante dei pacifisti di ieri

Per cercare di capire la guerra in Afganistan è necessario intraprendere
un lungo e scomodo viaggio attraverso secoli, montagne, frontiere e campi
di papaveri.

Di solito tutto viene fatto risalire all'11 settembre 2001. Accettare tale
punto di partenza significa già aver scelto una ricostruzione senza
memoria.
D'altra parte, nessun governo vuole ammettere che, dopo cinque anni
dall'inizio della missione "Enduring Freedom", questa terra non ha ancora
conosciuto pace e chi aveva cinicamente puntato sulla roulette della
guerra per poter realizzare i propri affari ha visto naufragare i suoi
calcoli.

L'ambiguità democratica si rivela persino nel linguaggio: nessuno si
riferisce alla guerriglia o alle rivolte popolari in quanto tali,
preferendo usare espressioni quali terroristi e criminali, identiche a
quelle usate dalla propaganda sovietica durante l'occupazione
dell'Afganistan degli anni Ottanta.

Da qui la necessità di opporsi alla disinformazione, quale primo passo per
opporsi a questa guerra in cui l'Italia resta coinvolta e arruolata.
Il libro, articolato in vari capitoli (Antefatti; La guerra dopo la
guerra; Una guerra stupefacente; Crimini di guerra; Italiani a Kabul)
offre strumenti di informazione indispensabili ad un'opposizione rigorosa
e cosciente.

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46
Info:
fat@inrete.it
338 6594361
011 857850

Di seguito la recensione uscita sul n. 29 settimanale Umanità Nova del
settembre di quest'anno
Afganistan senza pace - Cronache di guerra 2001/2006 di Marco Rossi, 150
pagg., 8 euro, edizioni Zero in Condotta, Milano.

È appena uscito per le edizioni Zero in Condotta "Afganistan senza pace -
Cronache di guerra 2001/2006 " la nuova fatica di Marco Rossi . E posso
proprio dirlo: un libro come questo non poteva uscire nel momento più
opportuno.

Di questi tempi, davvero cupi, diventa uno strumento importante per
diradare una cortina di fumo che sta rendendo invivibile un clima politico
e culturale già misero di suo. È innegabile che l'onda corta
dell'opposizione all'invasione e occupazione dell'Iraq, dopo la flebile
parentesi oceanica di Roma, si fosse arenata in un attendismo elettorale
tanto febbrile quanto paradossale dove il pacifismo nella sua gran parte
si faceva comodamente abbindolare dalla maglie larghe del partitismo
centrosinistro.

Sarebbe facile scodellare le tante previsioni che come anarchici abbiamo
ripetuto (a cominciare da Umanità Nova ma ovviamente ovunque nelle piazze,
negli scioperi o davanti alle strutture del militarismo) dimostrando
l'ovvietà di un'analisi spietata e veritiera che solo un approccio
antimilitarista e antiautoritario consente di operare. Non farlo sarebbe
comunque peggiore, perché la consapevolezza d'essere troppo minoritari e
scarsamente ascoltati nel marasma pacifista ci conferma ogni giorno che
tacere è un lusso che non possiamo correre.

E che l'Afganistan non fosse un problema ma "il problema" l'avevamo
dichiarato in più frangenti a partire dall'ultima performance di quello
che è rimasto del movimento nowar in Italia del 18 marzo scorso, quando
l'appuntamento socialforumense europeo aveva chiesto un'adesione ad un
manifesto risoluto ma chiaramente monco: dalla scaletta dei no, dei pro
dei contro era sparito proprio l'Afganistan.

Una dimenticanza possibile? O come alcuni hanno tentato di spiegare dovuta
al fatto che "era già inclusa nella richiesta generica di abbandonare
tutti i teatri di guerra" qualche riga sotto? Via dall'Iraq a lettere
cubitali (disimpegno ribadito persino dal centrodestra) mentre
dall'Afganistan neppure dopo, solo neppure? Va bene passare per malelingue
ma per cretini proprio no. Mesi dopo, infatti, ed arriviamo a poche
settimane fa, un centrosinistra compatto (con la sola eccezione di 4 voti
alla camera e di una dimissione, peraltro rientrata) ha posto la fiducia
alla proroga della partecipazione italiana alla guerra in Afganistan.
Davvero troppo?
Ora l'Italia non solo insiste ma rilancia e qualche migliaio di soldati
stanno sbarcando in Libano sotto l'egida del "se" e del "ma" (l'ONU) dopo
l'attacco terroristico di Israele contro la popolazione di quei territori.
Basterebbe questo per comprendere quanto utile sia diffondere questo
lavoro di Marco. Un lavoro che parte da lontano così come si dovrebbe fare
quando si parla di un popolo e un paese devastato da anni di guerra, di
dittatura, tribalismo, sfruttamento ma allo stesso tempo di un luogo
foriero di culture e storia.

Sappiamo bene come la memoria per l'occidente sia sempre più "memoria
dell'oggi" dove già quella di ieri o dell'altro ieri è troppo lontana,
poco utile o peggio scomoda.

Un modo di dire della guerriglia afgana (citato proprio nel libro come
incipit all'articolo "l'ignoto, l'incerto e l'inatteso") chiosa: "Gli
americani hanno gli orologi, noi dalla nostra parte abbiamo il tempo". Ed
è così che i media gestiscono le notizie nella caoticità dell'informazione
di guerra, usando le 24 ore, dove la verità è sempre l'ultima e l'ultima
parola spetta sempre a chi stabilisce orari, scalette e palinsesti a
partire dal più imponente: quello del potere.

In tal senso l'impostazione del libro, suddiviso in cinque capitoli
(Antefatti, La guerra dopo la guerra, Una guerra stupefacente, Crimini di
guerra e Italiani a Kabul) va inteso: l'intenzione di ristabilire una
verità prima di tutto "cronologica" partendo da lontano per arrivare a
oggi, come si dovrebbe in fondo attenersi nello studio della storia, di
qualsiasi storia prima di varcare lassi di tempo, ipotesi di collegamenti
temporali o qualsivoglia approfondimento. Così l'autore non fa che
assemblare in modo coerente, dopo aver ristabilito la memoria, tutti gli
articoli apparsi su Uenne dall'esplodere di Enduring freedom del 2001,
settimana dopo settimana, fino alla recente riconferma della guerra,
pardon della "pace", anche da parte del militarismo italico.

La cosa più importante di questa mole cronologica, ora finalmente composta
e accessibile immediatamente, consiste proprio nella freddezza dei fatti
riportati, nelle notizie costantemente occultate dai telegiornali o alla
meglio riposte in corsivi minori nei quotidiani, piuttosto che reperibili
nelle pubblicazioni e dispacci di organizzazioni indipendenti. Oppure
sovrapposte nel paradosso della modernità mediatica che fa del surplus,
della stratificazione la sua maggiore arma per mistificare il senso,
l'essenza di un fatto nell'intesa di comunicare il necessario ai dominati,
ovvero le bugie.

L'autore ci informa di tutto quello che è possibile sapere su quanto
accade in quei luoghi cercando allo stesso tempo di ricordarci il passato
(tutto il passato conoscibile) per farci comprendere meglio il presente.
Ma il libro non ci fornisce solo questo aiuto, consente anche l'adozione
di strumenti utili per affrontare con onestà il da farsi; in uno scenario
di occidentalizzazione ad ogni costo, nel ladrocinio delle risorse
energetiche e nelle mire espansionistiche, non può bastare la vaghezza di
un'istanza etica, una sfrontatezza nonviolenta di un pacifismo che divide
in buoni e cattivi appena qualcuno alza la voce per poi scoprire che le
deleghe arcobaleno hanno trasformato in un mese provetti Ghandi in scafati
strateghi delle armi in pugno.

In ultima istanza non posso che augurarmi la massima diffusione e
pubblicizzazione di questo libro, approfittando il più possibile di questi
mesi ancora caldi di scelte governative guerrafondaie, di tradimenti
sinistri (in realtà annunciati) e di "silenzi assordanti".

Stefano Raspa


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat -A- inrete.it>

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