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(it) Umanità Nova, n.35: Fecondazione assistita: i dictat d ella chiesa. Partorirai con dolore

Date Thu, 9 Nov 2006 08:53:02 +0100 (CET)


Ci ha già provato due volte, la signora S. di Cagliari. E per due volte si è
trovata costretta ad abortire a gravidanza inoltrata. Ad abortire per non
mettere al mondo un infelice anch'egli affetto, come rivelato
dall'amniocentesi, da una grave forma di anemia mediterranea, morbo endemico
particolarmente diffuso in Sardegna e che può portare a morti quanto mai
dolorose. Quello che non le viene concesso, in questo caso di fecondazione
omologa, è di sapere in partenza se l'embrione che le viene impiantato sia o
meno portatore di questa malattia. Non si può e basta! Lo dice la legge
dello Stato e lo conferma la Corte Costituzionale dello Stato a cui
l'Avvocatura
dello Stato aveva fatto ricorso: la diagnosi pre-impianto per scoprire
nell'embrione eventuali malattie ereditarie è vietata, punto e basta! E
come se
non fosse sufficiente, visto che a questo punto la signora S. non se la sente
di affrontare un probabile terzo aborto, gli organi giudiziari dello Stato,
leggi dello Stato alla mano, potrebbero imporle, tramite compiacenti
medici di
strutture ospedaliere dello Stato, di farsi impiantare i tre embrioni di
legge
che erano stati congelati in attesa della decisione della Consulta.

Fino ad ora abbiamo parlato di responsabilità dello Stato, ma è evidente come
in questo caso lo Stato, che si vorrebbe essere rappresentante delle
istanze di
tutta la collettività, non abbia fatto altro che soddisfare esigenze di
parte.
E di quale parte, lo sappiamo fin troppo bene.

A volere essere cattivi, l'unica spiegazione che si potrebbe trovare a questo
accanimento disumano è, si scusi la tautologia, la cattiveria. La cattiveria
insita nella filosofia di una istituzione quale la Chiesa Cattolica, che vede
nella necessità del peccato (mai sentito parlare di peccato originale?) e
quindi nella sua necessaria espiazione, uno dei fondamenti etici ? anche
se in
questo caso il termine etico può sembrare una parola grossa ? della
propria più
intima natura. E che quindi vede nella sofferenza, meritata o immeritata non
importa purché si tratti di sofferenza vera, la imprescindibile porta
d'accesso
a ciò che più le interessa: la salvezza. Che poi la salvezza debba essere
solo
quella dell'anima, mentre per quella del corpo se ne può riparlare, non è,
evidentemente, che un piccolo dettaglio. Insomma, siamo nati per soffrire,
sì o
no?

Del resto è nota la pervicacia con la quale la Chiesa conferma la
"legittimità"
della sua invasione nel campo dei diritti civili. E a ben vedere, il prete fa
solo il suo mestiere. Che in questo caso è anche quello di ostacolare, in
nome
di una fumosa imperscrutabilità divina, quanto la scienza potrebbe fare per
impedire che genitori e nascituri abbiano a patire inutili e gratuite
sofferenze. Anche questo fa parte della mission clericale, e l'entusiasmo
malcelato con il quale gli esagitati galoppini del Movimento per la Vita
hanno
accolto questa sentenza, mostrando ancora una volta il loro intimo disprezzo
per i diritti e la dignità della donna, non fa che confermare quanto poco
interessino, a queste anime compassionevoli, i drammi causati dal loro
ottuso e
crudele oscurantismo.

Chi invece non fa il proprio mestiere, decidendo di trasformarsi per
l'ennesima
volta nel maggiordomo delle sacre porpore, è il cosiddetto "potere popolare"
con i suoi democratici organismi. Più attento, come sempre, alle energiche
tirate d'orecchie d'Oltretevere, che non al dignitoso rispetto delle
funzioni e
delle prerogative previste da quel fondamentale "contratto sociale" che
dovrebbe legittimarlo. E disposto a subire, per farla propria, quella
presunta
autorità dall'alto della quale il Vaticano pretende di imporre la propria
morale anche a chi non la condivide, trasformandola in legge dello Stato.

Conoscendo fin troppo bene il ruolo autoritario dell'apparato statale e la
sua
funzione di cane da guardia del potere, non saremo certo noi anarchici a
meravigliarci delle involuzioni sanfediste e delle apparenti scivolate delle
"laiche" istituzioni. Quando poi avviene che potere civile e potere religioso
siano culo e camicia, cosa potremmo chiedere di più dalla vita? Se qualcuno
dovesse poi soffrirne, tanto peggio per lui? anzi, tanto meglio, perché suo
sarà il regno dei cieli.

MoM


Da Umanità Nova, n 35 del 5 novembre 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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