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(it) Umanità Nova, n.35: TFR. La spartizione della torta

Date Wed, 8 Nov 2006 11:48:03 +0100 (CET)


Tutte le volte che si apre la discussione sullo scippo del TFR è bene
ricordare fatti.
Il meccanismo del "silenzio assenso" che determina il passaggio ai fondi
pensione a gestione padronale-sindacale è scandaloso perché comporta la
sottrazione ai lavoratori di un effettivo diritto di scelta. Si dimentica
o, meglio, si fa finta di dimenticare, che il TFR è denaro dei lavoratori
e che solo i lavoratori dovrebbero scegliere sulla sua destinazione.
D'altro canto, l'anticipo al 1 gennaio 2007 dell'attivazione del
trasferimento forzoso del TFR o ai fondi pensione o all'INPS era un
obiettivo centrale di CGIL CISL UIL.

La Confindustria porta a casa:

- l'esenzione delle imprese con meno di 50 dipendenti da questa misura. Si
tratta di un'operazione necessaria alla Confindustria per tenere unito il
suo fronte interno che rischiava di rompersi per la rivolta delle piccole
imprese;
- finanziamenti statali a copertura di quanto perde con il trasferimento
del TFR che si sommano alla riforma dei contributi (il famoso cuneo
fiscale)

Quando Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL afferma, infatti:

"'Sono state tenute assieme le esigenze di tutti. Il nostro giudizio
sull'accordo è positivo'. Lo ha detto il segretario generale della Cgil
Guglielmo Epifani, commentando l'accordo relativo all'anticipo del decollo
della previdenza complementare al 2007 e alla destinazione del Tfr
inoptato: 'Per noi è importante che da gennaio parta il meccanismo con cui
il lavoratore può liberamente scegliere dove il Tfr deve andare e la
previdenza
complementare. Per il lavoratore non cambia nulla. E' infatti tutelato il
diritto di scelta del lavoratore e la possibilità di chiedere l'anticipo
del Tfr quando gli serve'. Ha poi aggiunto: 'C'è una spinta forte ai fondi
pensione, salvaguardando sul Tfr il diritto di scelta dei lavoratori. E
ciò che non va ai fondi pensioni, ma all'Inps, sarà destinato ad
alimentare gli investimenti necessari per il paese'. " (Da Rassegna
Sindacale della CGIL)

Mente sapendo di mentire. La "spinta forte ai fondi pensione" della quale
discetta non viene, infatti, dai lavoratori che non hanno alcun desiderio,
e lo hanno dimostrato, di aderire a questi fondi ma da un apparato
sindacale che si prepara a diventare, in Italia, il gestore di quel
capitalismo dei fondi pensione che caratterizza, a livello mondiale, i
nostri tempi.

Dal punto di vista dei lavoratori, infatti, i fondi pensione che, è bene
ricordarlo, investono sul mercato delle obbligazioni e delle azioni, non
garantiscono affatto il recupero di quanto perso con la riforma
previdenziale introdotta da Dini ed inasprita da Maroni e legano una quota
della pensione all'andamento dei mercati finanziari.

D'altro canto, negli ultimi anni, i fondi pensione sono andati, in
generale, male sul mercato determinando una secca perdita per i lavoratori
che vi hanno aderito.

Nella stessa CGIL, l'ineffabile ed immarcescibile sinistra interna fa
alcune affermazioni forti nel merito. Basta leggere quanto afferma Giorgio
Cremaschi:

"Vengono ancora intimiditi i vaghi e blandi intenti progressisti del
governo, che si spaventa persino di fronte all'ipotesi di riportare la
tassa per i grandi ricchi a quel 45% che c'era solo cinque anni fa.
Intanto i padroni incassano un bel po' di soldi facendo finta di essere
danneggiati. Infatti, con l'accordo sul Tfr le imprese intascheranno un
altro 0,5% medio di riduzione del costo del lavoro, che si aggiunge al 3%
del cuneo fiscale. Durante tutto il governo Berlusconi la riduzione del
costo del lavoro per le imprese è stata solo di un punto.
Con l'accordo sul Tfr cambia la natura stessa della previdenza
integrativa. Essa, come dice la parola, è nata per integrare, migliorare
la pensione pubblica. Oggi invece si dice che le giovani generazioni
dovranno per forza utilizzare il loro Tfr per compensare la pensione
pubblica, perché questa, a causa del sistema introdotto con la riforma
Dini, sarà troppo bassa. Una facoltà diventa un obbligo. Ma se la pensione
integrativa diventa un'altra cosa, allora i lavoratori dovrebbero ricevere
ben altre compensazioni e tutele, visto che comunque rinunciano a una
parte del loro salario per trasformarlo in pensione. Invece questo nuovo
obbligo viene presentato come un guadagno. Un giovane dovrà spendere il
40% della sua retribuzione per avere una pensione che farà fatica ad
arrivare al 60% del suo ultimo stipendio, però sono le imprese che fanno
gentili concessioni sul reddito dei lavoratori." ("L'accordo sul TFR è una
rappresentazione chiara di una realtà rovesciata")

Si entra subito nel problema reale, le pensioni vengono ridotte ad una
cifra miserabile con l'effetto che le giovani generazioni di salariati
vengono costrette a versare una quota consistente del proprio reddito ad
una qualche forma di risparmio forzoso.

Dal nostro punto di vista, questo dato di realtà ha precise implicazioni:

- una campagna di informazione contro il silenzio assenso è assolutamente
necessaria ma non sufficiente;
- il vero obiettivo che dobbiamo porci è la difesa del salario e delle
pensioni come salario differito;
- il fatto, comunque, che la quota che verrà versata all'INPS, servirà per
finanziarie le "infrastrutture", leggi gradi opere nocive al territorio ed
alle popolazioni, è uno scippo di libertà oltre che di risorse.

L'accordo sul TFR firmato da governo e CGIL CISL UIL è una riprova della
forza e della determinazione del blocco corporativo che attualmente
governa il paese, Confindustria e burocrazia sindacale decidono del
reddito dei salariati a proprio vantaggio.

Sarà necessario, a partire dallo sciopero del 17 novembre, costruire
un'iniziativa forte su tutti i posti di lavoro su chi ha il diritto di
scegliere.

A questo proposito, vale la pena di citare un testimone insospettabile,
Luigi Angeletti, segretario generale della UIL che sulla Finanziaria e
sugli accordi che lo accompagnano si è espresso in maniera singolarmente
veritiera:

"Posso prevedere che si farà questa è una Finanziaria di classe, ma al
contrario. Favorisce la classe degli imprenditori, gli unici che hanno
avuto i soldi. I lavoratori dipendenti no, i soldi non li hanno avuti. Ci
hanno o guadagnato pochissimo o addirittura ci hanno rimesso". Secondo
Angeletti l'atteggiamento di Confindustria" "Sono insaziabili, è tipico di
chi avendo preso qualcosa è desideroso di prendere ancora. Il cosiddetto
cuneo fiscale lo hanno avuto solo loro. Di cosa si lamentano? E noi cosa
dovremmo fare?". (Da Rassegna Sindacale della CGIL)

Se lo dicono loro, possiamo crederci. Si tratta ora di agire per
rovesciare la tendenza dominante.

Hic Rhodus, hic salta

Cosimo Scarinzi


Da Umanità Nova, n 35 del 5 novembre 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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