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(it) Comidad: Napoli, propaganda e interessi strategico-militari

Date Sat, 4 Nov 2006 10:23:54 +0100 (CET)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"COMMENTARIO".
**********************
NAPOLI: PROPAGANDA E INTERESSI STRATEGICO - MILITARI
In questi giorni la comunicazione di massa dedica uno spazio crescente
alla ondata di criminalità che starebbe sommergendo Napoli. In tutto
questo spazio, non trovano però spazio domande elementari; ad esempio,
parlando di droga e di relative guerre tra bande: da dove proviene tutta
questa eroina? chi ce la porta a Napoli? La comunicazione può
impressionare, commuovere, spaventare, omettendo però dettagli decisivi,
senza che l'uditorio trovi nulla da ridire. Chi ha una certa età forse
ancora ricorda che, negli anni '50 ed all'inizio degli anni '60, nei libri
scolastici delle elementari c'erano delle letture dedicate alle mine
anti-bambino che in quel periodo facevano ancora molte vittime. C'era una
lettura che aveva come titolo "La matita rossa" e raccontava la triste
storia di un bimbo che, attirato da una luccicante matita rossa trovata
tra l'erba e i sassi, se l'era vista esplodere nella mano. I bambini
venivano così ammoniti a non fidarsi dei begli oggetti che potevano
scoprire, ed anzi a chiamare subito i genitori o l'insegnante. Fra tanti
bambini, sebbene abituati a chiedere "perché?" per ogni cazzata, quasi
nessuno domandava :"ma chi ce l'ha messa 'sta matita rossa?". Si era
addestrati a temere le matite esplosive, ma anche a considerarle eventi
naturali come un fungo velenoso, o fortuiti come un chiodo arrugginito. Le
mine anti-bambino sono lanciate da un aereo, sono prodotte in una
fabbrica, sono finanziate da un articolo di spesa pubblica, sono decise da
un governo. Tutte queste informazioni mancavano nei libri delle
elementari. Nello stesso periodo la propaganda insegnava ai bambini a
odiare i comunisti, i Russi, Fidel Castro, ecc. in quanto nemici dei
nostri amici e alleati, gli Stati Uniti, nonostante che gli Stati Uniti
fossero proprio quelli che avevano disseminato l'Italia di matite rosse. È
evidente che qui non si tratta di rovesciare i luoghi comuni della
propaganda, per cui gli americani da "buoni" diventano i "cattivi". La
questione è invece che esistono cose che si chiamano dominio e
colonialismo, cose che comportano a loro volta tecniche di occupazione e
controllo di un territorio. Napoli è collocata al centro del Mediterraneo,
è il porto continentale che si trova proprio sulla rotta tra Gibilterra e
gli altri mari con cui il Mediterraneo è collegato, il Mar Nero ed il Mar
Rosso. Quindi, dal punto di vista geopolitico e strategico, Napoli è il
principale porto militare del Mediterraneo, guarda caso oggi sede di una
delle più importanti basi della NATO. Ma i "problemi" di Napoli sono più
antichi della base Nato, si potrebbe obiettare. E infatti la propaganda
sui "problemi" di Napoli ha una data di nascita che forse è interessante,
e coincide con l'arrivo della flotta britannica nel Mediterraneo, nel
XVIII secolo. Del resto, interessi strategico-militari e propaganda sono
notoriamente collegati. O no? Si aggiunga a ciò che la criminalità non è
astrattamente un "problema", ma una forma di controllo sociale.
Criminalizzare significa creare una specifica dipendenza economica, dal
traffico di sigarette, ad esempio. Che queste sigarette siano prodotte
dalla multinazionale americana Philip Morris, forse qualcosa significa.
Così pure l'eroina ha una provenienza sospetta, l'Afganistan, oggi
occupato dai soldati britannici per conto degli Stati Uniti. Dati recenti
- di fonte ufficiale - segnalano che il 90% dell'oppio che circola in
Europa è di provenienza afgana, e che la produzione è aumentata quest'anno
del 50%. Dato che l'eroina è un derivato della morfina, a sua volta
derivata dall'oppio, tutto quest'oppio afgano non ha nulla a che vedere
con la recrudescenza della guerra tra bande? Certo, tutto ciò può essere
ignorato o fatto oggetto di derisione, per ripiegare invece sui soliti
luoghi comuni razzistici. Ma il razzismo non è un semplice pregiudizio, è
comunicazione di massa, professione, carriera, reddito. Insomma, cose
serie.

3 novembre 2006


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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