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(it) Umanità Nova, n.11: L'Aquila 18 e 19 marzo. Internatio nal Day of Action

Date Thu, 30 Mar 2006 11:00:16 +0200 (CEST)


18 Marzo. L'Aquila. Una primavera anticipata, quella che ha sorriso
all'importante solidarietà espressa da tutti quei compagni che dalla
Sicilia, al Friuli, si sono stretti intorno ai compagni dello Spazio
Libero 51 di L'Aquila e ai compagni del Coordinamento Anarchico e
Libertario della Campania, del Lazio e dell'Abruzzo, per unirsi in corteo
e manifestare contro la guerra e il militarismo, in una giornata, quella
del 18 Marzo, indetta dall' Internazionale delle Federazioni Anarchiche
come "International Day of Action" e organizzata qui, dalla Federazione
Anarchica Italiana.
Il corteo antimilitarista parte così, dalla Fontana Luminosa, uno dei nodi
centrali del traffico cittadino, e si snoda per le strade e le piazze del
centro storico. Vivace e ricco di slogan riesce, lungo il suo percorso, a
suscitare la stima e l'attenzione di molti cittadini avvicinatisi perché
incuriositi dall'evento. I locali, i bar e i negozi restano aperti
nonostante le intimidazioni ed il clima di diffidenza suscitato
inizialmente dai soliti pregiudizi comuni. Un corteo accompagnato da una
bella giornata di sereno, che ha saputo dare quindi, significative
risposte alle stupide e infondate paure che, chi da sempre terrorizza,
anche stavolta ha diffuso in città.

Nessun incidente, nessuna vetrina rotta, nessuna devastazione come alcuni
giornali locali sospettavano dall'inizio, ma al contrario, con entusiasmo
e grande comunicatività siamo riusciti a dipingere un evento festoso e
animato da continui interventi, tutti accolti da calorosi applausi anche
di quei cittadini che solo per un istante si sono fermati ad ascoltare.

Una giornata nazionale in cui si è voluto rilanciare la lotta contro il
militarismo.

"La guerra è l'estensione della politica", e gli anarchici che hanno
sfilato al corteo nazionale del 18 Marzo a L'Aquila, sono arrivati da
tutta Italia per contrastare la guerra, perché da sempre contrastano la
politica. Quella politica per cui il fine giustifica il mezzo.

E allora non ci sono differenze tra sinistra o destra: è la politica. È la
guerra.

È il fine di chi ci governa, di chi ci sfrutta, che va perseguito anche a
costo di vite umane e con ogni mezzo possibile. E quando il fine, per le
tasche delle multinazionali e dei padroni del mondo e dei nostri politici,
è il petrolio o il "mantenere buoni i rapporti internazionali", allora è
guerra.

È guerra in Kosovo, in Afganistan, guerra in Iraq.

Ed è guerra anche interna.

E le due giornate hanno saputo ben mettere in evidenza le due guerre,
l'una esterna, e l'altra interna che lo stato esercita quotidianamente
sulla pelle delle persone.

"Guerra esterna" e "Guerra Interna" sono stati proprio gli argomenti
centrali anche del convegno del giorno dopo, che si è aperto la mattina
del 19 marzo, in un palazzetto al centro della città, gremito di gente.
Gli interventi densi di contenuto e di significato dalle dieci di mattina,
si sono protratti fino a sera. Affrontata la tragicità del militarismo,
cercando, sul fronte della guerra interna, in analisi dettagliate, di
riaffermare il pensiero anarchico e le sue prospettive di emancipazione
libertaria anche all'interno delle lotte sociali contro la devastazione
ambientale, contro la legge 30, ed il pacchetto Treu, contro la Turco -
Napolitano e la Bossi Fini, contro la Prodi-Bolkestein e la Riforma
Berlinguer-Moratti.

Lotte sociali contro la repressione ed il razzismo di Stato nelle carceri
e nei cpt. Prigionieri, chiusi in una cella, dietro le sbarre costretti a
sopravvivere in condizioni disumane e a subire torture e violenze
quotidiane. Toccanti le testimonianze che sono emerse da un dibattito
commosso, dopo la lettura del dossier, che il gruppo anarchico aquilano ha
fatto sulla condizione dei detenuti nel carcere di Sulmona. Undici
suicidi, in dodici anni.

Giusta a seguire, nella scaletta degli interventi, l'analisi di quello che
dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini chiamiamo razzismo di Stato. È la
guerra agli immigrati, costretti, registrati, numerati, malmenati e
violentati nei Centri di Permanenza Temporanea, nuovi lager del duemila.

Ed è guerra anche all'ambiente. Significative le parole di chi,
direttamente coinvolto nelle lotte sociali contro la tav in Val Susa ed il
Ponte sullo stretto di Messina, ne ha potuto descrivere la semplice
follia. E dal convegno è emersa anche una voce importante che raccontava
di oltre dieci anni di lotta contro la costruzione del terzo traforo nel
Gran Sasso.

Lotte sociali raccontate e respirate ancora come cosa viva, in un clima,
quello del convegno, denso di significati, carico della partecipazione di
oltre un centinaio di persone accorse ad unire la propria testimonianza a
quella di altri compagni, che da tutta Italia continuano ad opporsi ai
disegni folli del potere, ai fini del capitale e ai mezzi devastanti da
esso impiegato per continuare a sfruttare ciecamente risorse umane e
naturali; compagni che continuano ad opporsi alla guerra.

Ed è guerra ai lavoratori, dove ti sfruttano per qualche tempo e poi ti
licenziano perché il progetto è finito e tu non gli servi più. È il
Pacchetto Treu e la legge Biagi, (esaltate dai folli disegni di
privatizzazione della riforma Prodi-Bolkestein) che stabiliscono le 46
formule contrattuali di lavoro precario, per le quali non hai alcun
diritto ma solo doveri che il padrone ti impone fino a quando poi, non
decide di sbatterti fuori.

Ed è ancora guerra, guerra alla cultura, guerra ai saperi, guerra alla
ricerca, guerra nelle scuole e nelle Università, con la riforma scolastica
Berlinguer ? Moratti, il cui unico filo conduttore è la mercificazione e
la dequalificazione della cultura pubblica, lo smantellamento della
ricerca, per assecondare le esigenze ed il profitto dei privati.

Si conclude così, proprio con l'intervento sulla precarietà e la
sottrazione dei saperi, il convegno durato oltre sei ore che, dopo una
breve pausa pranzo, ha visto un continuo susseguirsi di analisi ed
importanti testimonianze in una sala dall'inizio alla fine, sempre piena.
Da notare infine, come il pensiero libertario ed anarchico
dell'autorganizzazione sociale ha visto anche nella serata del 18,
precedente il convegno, trovare vita.

Perché l'anarchia non si fa a parole, ma si costruisce nel lavoro comune
privo di gerarchie, nel sudore di mani che si stringono per aiutarsi,
nello sguardo denso di luce per la soddisfazione di un'alternativa
concreta costruita assieme. Un capannone di oltre 300 metri quadri, con
posti a sedere per più di 250 persone, ove il lavoro comune delle compagne
e dei compagni è riuscito ad offrire a tutti un'ottima zuppa vegana,
ottime mezze maniche all'arrabbiata, del vino e della birra in abbondanza
e bruschette al pomodoro. Un
ringraziamento speciale, per questo, va alle ragazze del Collettivo
Studentesco Indipendente, ché senza di loro non ce l'avremmo fatta?
continuate così!! In tanti a vedere poi il dvd "Amore Arte e Rivoluzione"
ed il concerto.

La dimensione lì, in quel capannone non era la stessa di una serata come
le altre passata in un locale del centro. Una dimensione autogestita e
libertaria che ha accompagnato oltre cinquecento persone a concludere la
serata prima del convegno, in bellezza.

Due giornate cariche di contenuti, dal corteo, alla cena sociale, alla
proiezione, ai concerti e al convegno del giorno dopo, che lasciano così,
aperta la strada per la continua elaborazione di quelle che possono essere
in divenire, le soluzioni anarchiche e libertarie che si prospettano
nell'orizzonte delle lotte sociali, e che hanno dimostrato a tutti noi, a
chi ha partecipato, alla città, e a tutto il resto della popolazione che
l'autorganizzazione anarchica della vita sociale è possibile.

Jonas


Da Umanità Nova, numero 11 del 26 marzo 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne


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