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(it) Umanità Nova, n.10: Tutti in ginocchio! Spalmati come la nutella ai piedi di Ratzinger

Date Wed, 22 Mar 2006 11:04:18 +0100 (CET)


"Bambini tutti in fila, in fila, in fila / Bambini tutti in fila, in fila
per? pregar".
A differenza di noi fanciulletti, messi in fila dal maestro, nei primi
anni '50, per marciare - ancora si faceva sentire la retorica guerresca
del fascismo - oggi i fanciulloni che si apprestano a governarci, sono già
tutti in coda, sgomitando scompostamente e impazienti di prostrarsi, con
pia devozione, davanti alla sacra pantofola del sacro pontefice. E se
dalle stanze vaticane, sagge di saggezza bimillenaria, non fosse venuto il
classico "contrordine, compagni, oops? fratelli", avremmo assistito a
breve a una delle più squallide, deprimenti e vergognose sceneggiate pre
elettorali immaginabili, con la futura (e purtroppo anche attuale) classe
dirigente spalmata come la nutella, sui pavimenti marmorei d'Oltretevere.

Il fatto che la curia romana, come si è detto di antica e collaudata
saggezza, abbia subito compreso l'effetto controproducente che avrebbero
avuto le inevitabili polemiche sulla visita al papa a 10 giorni dalle
elezioni, e abbia conseguentemente suggerito ai tre porcellini Berlusconi,
Casini e Mastella di rimandare le loro genuflessioni a tempi meno
sospetti, è un segno della lucidità del disegno clericale di tornare a
imporre una sostanziale egemonia sulla politica italiana, condizionando
molte delle scelte, etiche, politiche e sociali, che andranno a fare i
futuri governi. L'annullamento della visita papale è stato, infatti, solo
una questione di tattica. La strategia rimane assolutamente la stessa. E
di quale strategia si tratti, ormai è cosa nota.

Da tempo la Chiesa, nella persona dei suoi massimi rappresentanti, sta
riconquistando, con la facilità del coltello che affonda nel burro, gli
spazi che una cultura sostanzialmente laica, figlia delle lotte degli anni
Sessanta e Settanta, le aveva temporaneamente sottratto. O, se non proprio
sottratto, almeno limitato. Digerita, con generale soddisfazione, la fine
del partito unico dei cattolici, ormai inutile e più ingombrante della
metaforica balena bianca, le gerarchie clericali hanno perseguito una
sottile politica di penetrazione in tutte le strutture sociali,
pervadendole del proprio verbo e della propria "autorità morale", con il
risultato che la parola del prete è diventata ancora più importante di
quanto già non fosse. E se si eccettuano le rarissime isole laiche che
ancora resistono a tale offensiva, il cosiddetto magistero papale è ormai
componente fondamentale dell'attuale azione politica e legislativa. Vuoi,
infatti, perché: "è vero e ci credo", vuoi perché: "non è vero ma ci credo
lo stesso", tutto il ceto politico ha subito l'imprinting confessionale,
convinto che senza il famoso voto dei cattolici, non si va da nessuna
parte.

E infatti, nella fila di cui parlavamo all'inizio, vediamo gente che, dei
cosiddetti valori e dettati cattolici, fa quotidianamente strame, sia
pubblicamente che privatamente. Ma questa apparente contraddizione, che
dovrebbe scandalizzare il buon prete, al buon prete, al contrario, non fa
assolutamente schifo. Anzi! Abituato a perdonare di fronte al più formale
degli atti di contrizione, e soprattutto ad arruolare fra i credenti
chiunque pronunci l'atto di fede, porta avanti in maniera sempre più
spudorata la sua campagna acquisti di primavera, ingaggiando ? anche a
prezzi popolari ? figure e figuri della cui compagnia il cosiddetto buon
cattolico dovrebbe vergognarsi. Ma poiché questo cosiddetto buon cattolico
è una figura complessa e indefinibile, e quindi anche i suoi punti di
riferimento e relativi valori sono quanto mai vari, tutto va a finire in
un enorme calderone nel quale, se non si è troppo schizzinosi, c'è posto
per tutti. Che è esattamente quello che accade sotto i nostri occhi.
L'importante è che la virtù dell'obbedienza non sia messa minimamente in
discussione.

Già si parla, negli ambienti più addentro alle segrete cose, della
possibilità sempre meno remota di un maxi inciucio post elettorale, nel
caso che lo schieramento vincente non possa disporre, soprattutto al
Senato, di una maggioranza quale quella avuta in precedenza dal
centrodestra. Sarebbe chiaro, a questo punto, che la probabile coalizione
governativa, per una semplice legge fisica, si posizionerebbe soprattutto
al centro, emarginando progressivamente le cosiddette ali estreme dei due
schieramenti, buone oggi per raccogliere voti ma fastidiose domani per il
quieto legiferare di cui il paese "ha bisogno". In alternativa a questa
prima ipotesi, c'è ovviamente l'altra della netta vittoria di uno
schieramento e conseguente sicura governabilità. È evidente che, date le
premesse a cui stiamo da tempo assistendo, in entrambi i casi - ma
soprattutto nel primo - l'influenza della Chiesa verrebbe ad assumere un
ruolo determinante nell'attività legislativa, quale forse non ebbe nemmeno
ai tempi d'oro della vecchia Democrazia cristiana. E questo per il
semplice motivo che allora c'erano importanti forze e movimenti laici e
aconfessionali, che riuscivano a contrastare l'insopprimibile vizio
clericale di intromettersi nelle nostre faccende. Oggi, invece, non ci è
purtroppo concesso il dono di scovare, nelle parole dei più commendevoli
eredi di quelle forze, il minimo accenno alla volontà di sottrarsi alla
soffocante influenza del prete. A meno che non si voglia vedere nelle
affermazioni laiche dei vari Boselli e Pannella qualcosa di più del
tentativo di smarcarsi opportunisticamente dal coro dei neo convertiti.

Sono stati buoni profeti, gli anarchici, quando hanno denunciato, fin dai
primi momenti, la pericolosità della politica di Ratzinger, scorgendo,
dietro la sua indiscutibile intelligenza, un disegno "egemonico" in grado
di riportare chiarezza e lucidità dopo la fase confusa e istrionesca del
suo predecessore. Una politica che sta rimettendo saldamente al centro
della vita pubblica italiana il ruolo della Chiesa, insostituibile e
primigenio collante di una società altrimenti divisa e incerta. Tanto più
che, al di là delle scontate sparate ecumeniche sulla pari dignità delle
religioni monoteiste, si può strumentalizzare la cosiddetta "invasione
islamica" e conseguente
scristianizzazione dell'Italia per ripristinare la funzione salvifica del
verbo divino e del suo rappresentante in terra. Con tutte le conseguenze e
le ricadute che questa funzione si porta appresso. E che, purtroppo, già
conosciamo!

Massimo Ortalli


Da Umanità Nova, numero 10 del 19 marzo 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne


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