A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova, n.10: Sugli scontri e la repressione a M ilano. Una città senz'anima

Date Tue, 21 Mar 2006 13:37:59 +0100 (CET)


I fatti
Doveva essere la giornata della riconquista della piazza da parte delle
antifasciste e degli antifascisti milanesi: a pochi giorni
dall'anniversario dell'assassinio di Dax per mano fascista, in maniera
determinata e decisa si sarebbe dovuto impedire ai fascisti della Fiamma
Tricolore di sfilare per le strade cittadine sventolando i vessilli e
gridando i loro slogan intolleranti e carichi di odio.
È finita invece peggio di quanto non si potesse neanche immaginare: una
dura repressione da parte delle forze del (dis)ordine che ha portato
all'arresto di 41 tra compagne e compagni.

Circa quattrocento sono stati gli antifascisti e le antifasciste che hanno
risposto agli appelli alla mobilitazione e che alle dodici e trenta si
sono presentati in Piazza Lima determinati a raggiungere piazza Oberdan
dove alle 15 era previsto il concentramento della manifestazione
neofascista.

Qui un numero spropositato di agenti presidiava la piazza fin dalle prime
ore del mattino facendo intendere chiaramente che i fascisti avrebbero
sfilato a qualunque costo.
Alla vista dei manifestanti poliziotti e carabinieri hanno cominciato un
fitto lancio di lacrimogeni nel tentativo di disperdere i manifestanti che
sono riusciti a resistere alle prime cariche erigendo delle barricate con
fioriere, cestini, cassonetti e alcune automobili.

Queste però non sono servite quando la polizia ha effettuato l'ultima
carica sparando in aria centinaia di lacrimogeni: il corteo è stato
spazzato via e i manifestanti dispersi in diversi gruppi.

Subito dopo è cominciato il rastrellamento da parte di poliziotti e
carabinieri: androni, bar e negozi della zona sono stati setacciati a
fondo portando al fermo di 43 compagne e compagni.

Anche se i mezzi d'informazione hanno accentuato l'attenzione su presunti
tentativi di linciaggio da parte della "folla inferocita", non sono
mancati gli episodi di solidarietà da parte di cittadini che hanno accolto
nelle loro case alcuni manifestanti, dandogli rifugio dalla polizia.

Due ore dopo, protetti da poliziotti e carabinieri un centinaio di
fascisti ha svolto il proprio corteo inneggiando tranquillamente al
fascismo e all'odio razziale.

Durante il corteo, gli stessi questurini che tanto zelantemente poco prima
avevano difeso "l'ordine democratico" e il "diritto di tutti a manifestare
liberamente le proprie opinioni" hanno finto di dimenticare il reato di
apologia del fascismo.

La notizia, giunta in serata, della conferma degli arresti di 41 compagne
e compagni, ha chiuso una giornata da dimenticare per il movimento
milanese.

Le accuse nei loro confronti sono pesantissime: devastazione, saccheggio,
incendio, resistenza a pubblico ufficiale.

Nella giornata di domenica si è svolto un presidio di solidarietà sotto il
carcere di S. Vittore per chiedere la liberazione delle compagne e dei
compagni.


Il commento

È sempre facile, osservando avvenimenti come quelli successi sabato scorso
a Milano, emettere giudizi, siano essi di giustificazione o di condanna.
Ma tutto questo ci porterebbe ben poco avanti. L'importante è piuttosto
capire cosa c'è dietro l'avvenimento e che tipo di insegnamento da esso si
può ricavare. Per andare avanti con più forza e consapevolezza.

Innanzitutto occorre analizzare la situazione milanese, dominata da anni
da una politica di destra, più o meno marcata, caratterizzata dal
craxismo, dal leghismo, fino alla giunta attuale dei fascioforzaitalioti.
Una politica che ha scavato nel profondo questa città, proprio nel momento
in cui le grandi concentrazioni operaie venivano dissolte a forza di
ristrutturazioni e delocalizzazioni per lasciare spazio ad un'affermazione
del terziario, elemento di forza di una fase del berlusconismo. A questa
destra la sinistra istituzionale non ha saputo che contrapporre politiche
e candidati "deboli" fino ad arrivare a quello attuale, l'ex prefetto
della città, a conferma della trasformazione di questo schieramento in
formazione di ordine e legalità: il "farsi Stato", indipendentemente da
ogni analisi e politica solo vagamente classista.

Contemporaneamente, in coincidenza anche con la scomparsa fisica dei
vecchi partigiani, si è andato sfaldando il fronte antifascista che, pur
con una forte caratterizzazione istituzionale, aveva contraddistinto le
mobilitazioni contro la Strage di Piazza Fontana ed il terrorismo fascista
degli anni '70. Le riconversioni seguite poi alla caduta del muro di
Berlino e a "tangentopoli" hanno progressivamente favorito l'abbandono di
gran parte del bagaglio ideologico dei partiti di sinistra, trasformati
definitivamente in comitati d'affari, e lo spostamento dell'asse politico
della città verso politiche liberiste, ridando nel contempo l'occasione
alla destra di marca fascista di riprendere significativi spazi d'azione
politica.

In questo contesto le numerose aggregazioni giovanili che si sono formate
in quegli anni hanno rappresentato, insieme all'esperienza del
sindacalismo di base, un'importante barriera contro l'omologazione
strisciante e l'integrazione in logiche di puro mercantilismo, recuperando
all'azione sociale strati significativi di popolazione. Aggregazioni che
nel tempo hanno dovuto fare i conti con politiche del lavoro altamente
disgregative imperniate sul precariato, con la carenza di soluzioni
abitative possibili e praticabili, con un'iniziativa nazifascista sempre
più aggressiva, con sgomberi e repressioni poliziesche, con le
problematiche dell'immigrazione, con le seduzioni di una politica
d'opposizione in chiave istituzionale, come quella proposta da
Rifondazione.

In questo contesto si è potuto registrare la revisione politica di "Centri
sociali" significativi come quello del Leoncavallo, ma non solo,
accentuata dopo i fatti di Genova; revisione che ha comportato una loro
successiva istituzionalizzazione ed un deciso allontanamento dalle
posizioni precedenti che si rifacevano all'esperienza, variegata,
dell'Autonomia, e alle pratiche dell'azione diretta.

Altre aggregazioni, invece, hanno conservato i valori delle proprie
origini cercando di veicolarle nelle generazioni a seguire.

Una conseguenza di questa divaricazione è stata sicuramente quella della
perdita progressiva della propria capacità di aggregazione; perdita che ha
contraddistinto le varie anime del movimento, favorendo la nascita e lo
sviluppo di logiche di setta, di processi di atomizzazione, che trovano
sempre più difficoltà di sintesi, soprattutto sui temi dell'uso della
forza e, conseguentemente, della lotta al fascismo, considerata da alcuni
come vera e propria cartina di tornasole della propria "coerenza" e del
proprio "valore". Non a caso un significativo momento di polemica attuale
è stata la concomitanza della manifestazione antiproibizionista di Roma
con l'iniziativa antifascista di Milano, con le reciproche accuse che ne
sono seguite.

La crescente aggressività dei fascisti, supportata da addestramento
specifico nelle palestre e dal sostegno di settori delle forze del
(dis)ordine, coltivata in molte curve del tifo calcistico, utilizzata dai
settori istituzionali della destra, viene registrata e subita da una
parte, con sempre più preoccupazione, diventando l'elemento primario della
propria attività, mentre dall'altra viene sottostimata, individuando
nell'insieme delle forze di governo, il vero, e moderno, autoritarismo
montante.

La manifestazione di Milano, indetta con un documento da un'assemblea
antifascista tenutasi alla Pergola, in risposta alla provocatoria sfilata
dei nazifascisti di Fiamma Tricolore, rientrava nel tentativo di dare una
energica risposta di piazza alle numerose aggressioni che i fascisti hanno
compiuto negli ultimi anni in Lombardia - a partire dall'assassinio di Dax
- e che i media si sono ben guardati dal documentare e tanto meno
dall'esecrare. Un generoso tentativo, del tutto volontaristico, di
richiamare l'attenzione sul pericolo che queste formazioni rappresentano,
tentativo che si è però scontrato con la scelta di quella parte del
movimento che ha sfilato a Roma contro la legge antiproibizionista e con
l'ostilità di tutta la sinistra istituzionale.

Con la loro manifestazione questi compagni e compagne - consapevolmente o
meno - hanno di fatto messo a nudo la profonda lacerazione esistente in
quello che resta del movimento, un movimento carente ormai di strutture,
di un comune sentire, di un tessuto connettivo, di assemblee unitarie,
anche e soprattutto su scala cittadina. Ed è questo il dato su cui
riflettere se si vuole mantenere viva una proposta che non sia
immediatamente riconducibile
all'istituzionalizzazione di ogni forma di resistenza e di contestazione.
Il resto è quello che viviamo oggi: la campagna di criminalizzazione dei
media, le prese di distanza e le condanne dei compagni di una volta,
l'opportunismo elettoralista dei partiti che si dicono antifascisti, i
processi e la repressione, la prospettiva di un nuovo riflusso.

E questo mentre un centinaio di nazifascisti, innalzanti bandiere
repubblichine e ordinoviste, sfilano inneggiando al loro duce; il questore
afferma la piena legittimità di una manifestazione puramente apologetica
del fascismo; Berlusconi li definisce a pieno titolo suoi alleati. Succede
anche questo in una Milano che sembra sempre più senz'anima.

AA.VV.


Da Umanità Nova, numero 10 del 19 marzo 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center