A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Collettivo Libertario Lecchese: Comunicato in merito ai fatti dell'11 marzo

Date Thu, 16 Mar 2006 12:37:22 +0100 (CET)


Sabato 11 marzo si è svolto a Milano un corteo a carattere nazionale, di
neofascisti, autorizzato dalla questura e pertanto assolutamente legale.
Evidentemente qualcuno ritiene tollerabili iniziative fasciste come la
marcetta per le vie del centro del capoluogo lombardo (medaglia d?oro al
valore militare alla Resistenza), dimostrando così una miopia politica
tale da risultare dannosa e pericolosa per tutte le componenti sociali,
sottovalutando le reali prospettive che si andranno a delineare con
l?ingresso, legittimato, nella vita pubblica delle organizzazioni
dell?estrema destra. I 400 compagni che si sono presentati, ore prima,
all?appuntamento con l?intento, se non di impedire fisicamente, quantomeno
di disturbare la manifestazione, hanno cercato semplicemente di ribaltare
questa logica disarmante e suicida.

Siamo convinti (questa non è retorica) che nessuna concessione può essere
fatta, nessuno spazio, nessun luogo, nessun tempo può essere ceduto ai
fascisti!

Pur trattandosi di una forza filo-governativa, democratica (?),
espressione delle trame più torbide e insanguinate, da sempre collusa con
forze armate e servizi segreti, padroni, governi, CIA, logge massoniche,
il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, il cui segretario Romagnoli
sostiene di ?non avere elementi? per affermare l?esistenza dei campi di
concentramento, a quattro giorni di distanza dalla ricorrenza (7 marzo
?44) delle deportazioni di migliaia di operai in sciopero nelle fabbriche
del nord Italia, non ha ricorso alla ricostruzione dell?imene come gli ex
camerati apostati di Alleanza Nazionale, fonda le proprie ragioni su
valori come: razzismo, intolleranza,
discriminazione, autoritarismo misogino e tutto quel bagaglio di vuota
retorica come patria, famiglia, onore e deliri del genere. Non ci stupisce
affatto lo spiegamento di forze dell?ordine atto a proteggere e rendere
possibile la provocazione fascista, né tanto meno ci stupisce la
repressione scaturitasi e il conseguente dileggio mediatico approntato in
merito a quella che altro non è stata se non resistenza a delle cariche
sbirresche.

Del resto in tempi precedenti la questura aveva informato circa le proprie
intenzioni e cioè di impedire ai compagni di raggiungere Porta Venezia ad
ogni costo.

La criminalizzazione degli antifascisti è assolutamente funzionale da un
lato a giustificare l?implementazione dell?apparato repressivo verso il
quale non vengono certo lesinate risorse economiche che vengono
puntualmente negate a sfrattati, pensionati, richiedenti asilo e sfruttati
in genere, dall?altro ad ammantare di sicurezza (come se fosse
ulteriormente necessario!) la campagna elettorale. In modo trasversale
sono piovute le riprovazioni da tutto il mondo politico che ha manifestato
la propria solidarietà borghese ai commercianti di Corso Buenos Aires che
(poverini!) hanno mancato incassi per una manciata di ore. A questo
proposito riteniamo opportuno evidenziare la composizione sociale della
zona interessata dagli scontri, magari confrontando il reddito pro capite
con quello dei quartieri periferici.

Le strategie repressive nazionali sono la trasposizione di quanto viene
praticato oltre i confini: Iraq, Afghanistan, Kosovo, Somalia e sui suoli
occupati dove le forze armate hanno compiti di peace-keeping ovvero di
gestione dell?ordine pubblico. Non a caso i militari italiani di stanza a
Nassirya preposti all?addestramento delle costituente forze della
repressione irachene ai fini di istruirle mostrano loro le immagini della
mattanza genovese del G8.

Ciò che ci indigna oltremodo è la denigrazione dei compagni e delle
compagne arrestati, privati di dignità politica e sociale, frutto di
percorsi coscienti di lotta e di anni di militanza e sacrificio, umiliati
dal sequestro operato dallo stato, essi rappresentano una componente
sociale omogenea composta da lavoratori precari (o precarizzati),
disoccupati, studenti dichiaratamente nemici dello stato, del capitale e
dei loro afferenti, alieni alla pacificazione e banditi fino all?ultimo,
poiché nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri, negli spazi
pubblici sono rivelatori di un?identità, quella rivoluzionaria, che non si
concilia con il qualunquismo imperante né con il compromesso.


I COMPAGNI DEL COLLETTIVO LIBERTARIO LECCHESE


Da: "Andrea Consonni" <infinitejesst -A- libero.it>

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center