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(it) Umanità Nova, n.8: Iraq: uccidere, torturare e morir e da italiani. Per la patria e per i soldi

Date Thu, 9 Mar 2006 14:23:22 +0100 (CET)


Dopo la conferma che i militari italiani hanno fuoco indiscriminatamente
su civili e feriti a Nassiriya, la diffusione del filmato che
testimonierebbe gli ultimi istanti di Fabrizio Quattrocchi e le
rivelazioni fatte dal detenuto iracheno, tristemente divenuto simbolo
delle torture nel carcere di Abu Ghraib, attorno alle responsabilità di
contractors italiani hanno fatto riemergere l'inquietante realtà delle PMC
(Private military company) e delle PSC (Private security company), ossia
il ruolo dei moderni mercenari operanti nelle zone di guerra su appalto, e
subappalto, degli apparati militari di Stato o per conto delle imprese
economiche impegnate nella cosiddetta ricostruzione, ma anche di Ong e
agenzie umanitarie.

Soltanto per quanto riguarda l'Iraq, nel 2005, si contavano circa 20 mila
contractors (l'anno precedente era accreditata la cifra di 25-30 mila) per
un business presunto di 12-15 miliardi di dollari, alle dipendenze di
circa 60 agenzie, soprattutto statunitensi e britanniche, con una vasta
gamma d'incarichi, dalla collaborazione sul campo con le truppe regolari
d'occupazione alla vigilanza delle strutture dell'industria petrolifera,
dall'addestramento dell'esercito nazionale iracheno alla protezione delle
personalità di governo e di uomini d'affari. In termini numerici, non a
caso, l'insieme di questi militari privati rappresentano il secondo
esercito presente in Iraq, dopo quello Usa e prima di quello britannico.

Anche i dati, seppure ufficiosi, inerenti le perdite confermano tale
importanza: nel 2004 il numero di morti tra gli uomini della sicurezza
privata era circa il doppio dei soldati regolari, ma col vantaggio per i
governi interventisti di non figurare - se non in casi eccezionali - nelle
lugubri e politicamente imbarazzanti liste dei caduti in guerra.

Per quanto riguarda gli orrori di Abu Ghraib, da tempo era noto il diretto
coinvolgimento di almeno due compagnie private (la Caci International e la
Titan Incorporated), ma ovunque sono arrivati questi mercenari, dai
Balcani all'Africa e all'America Latina, si segnalano da tempo
comportamenti non diversi da quelli di una qualsiasi soldataglia
d'occupazione e, probabilmente, ancora più impuniti dato che le attività e
persino le identità degli assoldati sono generalmente coperte; una realtà
raggelante che dovrebbe far riflettere quanti ipotizzano l'impiego delle
PMC con funzioni di peace-keeping al posto dei caschi blu dell'ONU o per
conto dell'ONU stessa in aree di crisi.

Ricordando gli stessi quattro "addetti alla sicurezza" italiani presi in
ostaggio nel 2004, se per il magistrato inquirente erano "veri e propri
fiancheggiatori delle forze della coalizione" svolgendo "una vera e
propria attività militare", resta infatti ancora da conoscere che missione
stavano compiendo, armati con mitragliatori MP5 in dotazione ai reparti
d'assalto, quando furono catturati proprio ad Abu Ghraib, sulla strada tra
Baghdad e Falluja.

Il fatto poi che queste compagnie private, coinvolte sia in Iraq che
Afganistan nella gestione di strutture detentive, vedano propri effettivi
accusati di abusi nei confronti dei prigionieri, non desta peraltro
stupore considerando la provenienza e la formazione militare, e in
particolare nei reparti speciali, di gran parte del personale mercenario
che comunque rimane contiguo ai metodi, alla mentalità e all'addestramento
delle stesse strutture di provenienza, quando non sono gli stessi apparati
ufficiali militari e di intelligence ad affidarsi al "privato" per i
lavori meno ammissibili.

Da manuale la dichiarazione di Berlusconi: "Se poi ci fossero dei
mercenari il problema non ci riguarda".

D'altra parte le forme del subappalto e dell'esternalizzazione si prestano
particolarmente a operazioni "coperte" che mal si conciliano con il
formale rispetto da parte dei regimi democratici delle leggi
internazionali a tutela dei diritti umani e di quelle stesse libertà per
le quali, paradossalmente, vengono giustificate le guerre infinite contro
il "terrorismo". A dimostrazione che, ormai, anche il monopolio statale
della violenza si conferma e si estende attraverso la sua privatizzazione.

Anti


Da Umanità Nova, numero 8 del 5 marzo 2006, Anno 86
http://ecn.org/uenne

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