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(it) Umanità Nova, n.8: Pera e l'assalto dei Teocon made in Italy. Il dolce veleno relativista

Date Wed, 8 Mar 2006 12:03:21 +0100 (CET)


Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Tornano sempre buoni i vecchi adagi.
E infatti basta vedere la "qualità" delle adesioni al manifesto sulla
difesa dell'occidente (anzi, dell'Occidente con la O maiuscola), testé
lanciato da Marcello Pera, per farsi un'idea della sua sostanza. Ne
citiamo a caso alcune: Bondi, Buttiglione, Gasparri, Alemanno, Pierino
Gelmini, Letizia Moratti, Adornato, Vito, Formigoni (e gli affari
petroliferi con quei miscredenti dei dirigenti iracheni?), Bartolini,
Schifani, Giovanardi, Vittadini, Cesana, Pupi Avati, e vorremmo non
nominare, per rispetto del cognome, Renzo Foa. A seguire l'immancabile
caterva di presidenti e segretari delle più improbabili ed esaltate
associazioni tradizionaliste cristiane. Manca Oriana Fallaci, ma è lecito
presumere che ciò sia dovuto solo a un banale bisticcio fra le due
primedonne.

Per l'Occidente, forza di libertà. È questo il titolo vagamente minaccioso
dell'appello con il quale il Presidente del Senato ha chiamato a difesa
dell'identità europea quanti la vedono minacciata dagli effetti del
processo di globalizzazione di popoli e religioni che sta interessando
l'Europa in generale e l'Italia in particolare. L'occidente, dunque! Una
grida dai toni apparentemente pacati, ma che poi individua nella presenza
di altre religioni sul sacro territorio italiano un autentico attentato
alla integrità fisica e morale del nostro popolo. Un attentato
terroristico, al quale si deve cominciare a rispondere con la fermezza e
l'intelligenza necessarie. E come farlo, lo si intuisce dalla
dichiarazione con la quale Pera ha definito la maglieria intima di
Calderoli: una mossa sbagliata nel metodo ma giusta nella sostanza.

Come si sa, Marcello Pera ama definirsi un liberale. Anzi, presuntuoso e
vaniloquente quale è, come il liberale nel senso proprio della parola, il
più degno erede di quella tradizione laica e tollerante (almeno in campo
politico, se non economico) nata nel Settecento, sviluppatasi
nell'Ottocento e maturata nel secolo scorso nello scontro con i
totalitarismi. Ma che in questo suo appello ci sia davvero alcunché di
liberale è arduo da sostenere, visto che, ben poco liberalmente,
interpreta quello che dovrebbe essere un confronto fra civiltà e religioni
come uno scontro frontale nel quale chi detiene il bene, l'occidente,
anzi, l'Occidente, deve usare ogni mezzo per imporre la sua verità.

Il concetto forte del Pera-pensiero sta infatti nel rifiutare
categoricamente ogni forma di relativismo, e nell'interpretare la
reciprocità come una specie di legge del taglione, in base alla quale al
fondamentalismo musulmano - e dentro al termine "fondamentalismo" ci sta
proprio tutto - si deve contrapporre quello crociato, pena il soccombere
all'Islam. Se questo è il portato delle "radici giudaico cristiane" di cui
si riempiono la bocca reazionari e integralisti, è anche il contrario
esatto dei principi liberali che sono, (forse) le vere radici dell'Europa
odierna, e che affermano che i diritti devono valere per tutti senza
essere messi in discussione ogni volta che le cose non vanno come si
vorrebbe. E difatti Alfredo Biondi, che nonostante tutto è un liberale doc
e non ha firmato l'appello, ribatte che "la tradizione liberale si ispira
alla parità dei diritti e che la cultura dell'Europa non è la
contrapposizione a quella islamica, ma la distinzione" e che pertanto è
necessario un rapporto "che prescinda totalmente dalla pretesa di
stabilire i livelli di civiltà".

Il fatto è che oggi un pensiero conservatore e antilluminista, in cerca di
rivincite e, come Pera, opportunisticamente orientato là dove il vento
gira, ritiene di riacquistare credibilità reinventando la preminenza delle
abusate radici giudaico-cristiane e del loro bagaglio oscurantista.
Buttando così alle ortiche quanto venuto dopo la rivoluzione francese.
Invece il vero pensiero liberale - sicuramente non il nostro per una
infinità di motivi - è quello che ritiene di potere accettare, e sostenere
la diversità, perché convinto che un confronto laico e senza dogmi sui
temi politici e sociali sia un utile fattore di sviluppo e progresso.
Potrà anche non piacere, ma resta il fatto che il liberalismo politico è
questo, per cui richiamarsi al liberalismo senza regole in economia e
pretendere al contempo una struttura rigida in campo sociale, è una
contraddizione in termini, coerente figlia dell'incontro fra
conservatorismo religioso e sociale. Del resto di esempi, nel corso della
storia, ne abbiamo avuti a iosa, e non saranno certo Pera e compari i soli
liberali reazionari e repressivi. Non a caso, comunque, mancano
all'appello quanti, pur con i difetti che sappiamo, liberali lo sono
davvero e quindi non potrebbero sottoscrivere che "le nostre tradizioni
sono messe in discussione, che il laicismo o il progressismo rinnegano i
costumi millenari della nostra storia, che si sviliscono i valori della
vita, della persona, del matrimonio, della famiglia, predicandosi l'uguale
valore di tutte le culture".

Come si vede, la diversità è intesa come contrapposizione e non come
ricchezza e la reciprocità come legge del taglione e non paritario
riconoscimento dei diritti di tutti. E poco importa che il neofita Pera,
esaltato dal proprio zelo confessionale, si prenda le sue brave
bacchettate dal più navigato mons. Laiolo, che gli ricorda
quell'utilissimo fondamento del cristianesimo che è il concetto di
perdono. L'importante è dare risposte irrazionali ma apparentemente
razionali a problemi razionali ma apparentemente irrazionali, e questo non
tanto per la sostanziale inadeguatezza ad affrontare il problema con
strumenti idonei, quanto, più banalmente, per il desiderio di accaparrare
strumentalmente consensi facendo leva sull'emotività.

Da Pera ormai ci possiamo aspettare di tutto, ma purtroppo non che prenda
i voti e si ritiri in convento con altri fratacchioni suoi pari. E quindi
ci toccherà tenerlo, anche se da uno che a suo tempo sosteneva che "per
essere anticlericali bisogna sentire la dignità della propria identità e
delle proprie idee e che occorre rispettare la propria coscienza senza
avere altra tutela all'infuori di sé", e che oggi afferma che "il
relativismo è il veleno che attraversa la civiltà occidentale" non può
certo venire niente di buono.

Massimo Ortalli


Da Umanità Nova, numero 8 del 5 marzo 2006, Anno 86
http://ecn.org/uenne

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