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(it) Comidad: A Sassuolo , come ad Abu Ghraib, la verità è solo una "nicchi a"

Date Mon, 6 Mar 2006 11:16:30 +0100 (CET)


Questa è la trama della storia. A Sassuolo dei carabinieri pestano a
sangue un immigrato marocchino ormai inerme, ma un altro immigrato
riprende il fatto con la videocamera del suo telefonino e la scena finisce
su internet. Ma c'è un colpo di scena: ecco che, invece della prevista
indignazione, i carabinieri ricevono il sostegno ed il plauso del governo
ed anche dell'opinione pubblica, che si pronuncia a favore dell'Arma con
lettere e telefonate alle redazioni dei giornali. Come in un reality show,
al pubblico è stata data l'occasione di partecipare e di esprimere il suo
voto. Peccato che tutta la rappresentazione appaia rigorosamente falsa,
proprio come avviene nei reality show. Che le immagini del pestaggio siano
state riprese per caso e siano poi trapelate clandestinamente, è del tutto
improbabile. La vicenda ricorda, in scala ridotta, la campagna mediatica
sulle "rivelazioni" delle torture nel carcere di Abu Ghraib. Anche in quel
caso la comunicazione fu all'insegna dell'ambiguità, del doppio messaggio:
un'indignazione di maniera che sottintendeva uno smaccato compiacimento.

In tal modo il Potere può giocare su due tavoli: da un lato pretende di
essere umanitario e legalitario, perciò migliore dei suoi avversari,
dall'altro lato però rivendica di potersi lasciare completamente le mani
libere, irridendo l'ipocrisia dei "buonisti" che non accettano di
"sporcarsi le mani". È una debolezza tipicamente occidentale quella di
considerare l'impudenza e la mancanza di scrupoli come una sorta di
condizione morale superiore, il che consente di poter fare agli altri la
morale, rivendicando però per se stessi la libertà da ogni vincolo morale.

Ma la vera ambiguità di questo tipo di messaggi, sta nella loro capacità
di trascinare gli spettatori in una dimensione che supera la distinzione
tra il vero ed il falso, cioè la dimensione del gioco. In fondo molti
spettatori sanno, o sospettano, che i reality show siano finti, ma fanno
finta di niente, cioè stanno al gioco.

Allo stesso modo, sono oggi molti di più di quelli che sembrano, a
dubitare dell'autenticità della rappresentazione del terrorismo e dello
scontro di civiltà tra Occidente e Islam, e magari in tanti sospettano che
sia stato proprio Bush a far saltare ieri i grattacieli e oggi le cupole
delle moschee; però accettano lo stesso di partecipare al gioco,
recitandovi le battute prestabilite.

Non che nel sistema della comunicazione la verità sia completamente
assente, ma è confinata in "nicchie". Se invece si vuole accedere - o
sperare di accedere - ai vertici della comunicazione, allora bisogna
partecipare alla finzione.

Comidad, 2 marzo 2006


Da http://www.comidad.org

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