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(it) Umanità Nova n.7: Il governo cancella la conferenza su e nergia e ambiente. Invertire la rotta

Date Fri, 3 Mar 2006 10:46:47 +0100 (CET)


Il governo ha rinunciato alla Terza Conferenza nazionale su energia e
ambiente che si sarebbe dovuta tenere dal 24 al 26 febbraio a Roma. Con un
laconico comunicato del 3 febbraio il ministro Scajola ha comunicato il
rinvio dell'iniziativa a dopo le elezioni. Il motivo ufficiale del rinvio,
chiaramente pretestuoso, è "la situazione di emergenza in cui si trova il
sistema nazionale delle gas naturale". Comunque abbiamo perso poco! Senza
nessun tipo di lavori preparatori e senza dibattito pubblico la Conferenza
si sarebbe risolta in una passerella per uomini politici alla ricerca di
un po' di visibilità pre-elettorale e di scienziati ed esperti tromboni
che ci avrebbero propinato la solita minestra: per superare la crisi
energetica causata dall'aumento, verosimilmente irreversibile, del prezzo
del petrolio si deve far un uso massiccio del gas, ritornare al nucleare e
rilanciare il carbone. Naturalmente non sarebbero mancati i rituali cenni
alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico e magari qualcuno si
sarebbe pure ricordato gli scarsi mezzi che l'Italia mette a disposizione
per le fonti rinnovabili (chi avrebbe avuto, però, il coraggio di
ricordare che i fondi per la ricerca sull'idrogeno sono bloccati da tre
anni?).

Questione energetica in Italia: il dominio delle lobby economiche

La realtà energetica del nostro paese è particolarmente grave: estrema
dipendenza dai combustibili fossili (petrolio, gas e carbone in gran parte
importati dall'estero) e peso irrisorio delle fonti rinnovabili che
raggiungono il 6,5% della produzione totale, ma solo grazie
all'idroelettrico perché eolico, solare e geotermico sono confinati ad un
infimo 2%. Gli ultimi governi (Prodi, D'Alema e Berlusconi) si sono
preoccupati solo di liberalizzare il mercato e di sbloccare le procedure
autorizzative per nuovi impianti elaborando norme antidemocratiche che
minacciano seriamente l'ambiente. D'altra parte è noto che da almeno 50
anni la politica energetica italiana è nelle mani delle lobby economiche,
ENI e ENEL soprattutto. Una situazione che non può durare all'infinito.

La scelta del gas: un'arma a doppio taglio

Il gas viene fatto passare come una fonte "pulita" ma in realtà è solo
meno inquinante di carbone e petrolio. Effettivamente in un processo di
transizione verso le fonti rinnovabili e verso l'idrogeno come conduttore
di energia, il gas troverebbe un suo spazio importante. Ma la transizione
presuppone che si prepari un modello energetico nel quale le fonti fossili
(petrolio, carbone e gas) abbiano un ruolo appena marginale. Invece
governo e opposizione, destra e sinistra (con poche eccezioni), pensano
solo a come sostituire il petrolio, lasciando inalterato tutto il resto.
Poiché generalmente si ritiene che il picco della produzione di gas (cioè
il momento in cui la domanda supererà l'offerta) dovrebbe avvenire dopo
quello del petrolio, la scelta di sostituire il petrolio col gas potrà,
nella migliore delle ipotesi, rinviare la crisi energetica, non evitarla.
Fra l'altro nel mondo scientifico è generalmente accettata l'idea che il
gas non potrà rimpiazzare l'"oro nero" e che comunque non potrà farlo per
tempi lunghi. Senza contare che dal punto di vista ambientale la scelta
del gas naturale è a doppio taglio: da una parte produce meno biossido di
carbonio rispetto a carbone e petrolio, dall'altra il metano è esso stesso
un "gas serra" 21 volte più potente del biossido di carbonio e l'uso
massiccio di gas comporta perdite consistenti in atmosfera nella fase di
trasporto.

Il carbone pulito non esiste

Negli ultimi tempi si è molto parlato di carbone "pulito". Si tratta di
un'idiozia. In effetti il governo americano ? negli USA il 52% del
fabbisogno elettrico è prodotto con il carbone - ha investito nell'ultimo
ventennio cifre notevoli per le ricerche sul "carbone pulito" ma i
risultati non sono particolarmente incoraggianti. Quello del "carbone
pulito" è dunque un termine propagandistico privo di contenuti scientifici
concreti: il carbone inquina, oggi come ieri e il suo impatto
socio-sanitario è ancora peggiore di quello delle centrali ad olio
combustibile. Infatti le centrali a carbone sono caratterizzate, oltre che
da elevate emissioni dirette in atmosfera, anche da elevati fabbisogni di
materiali e di acqua di raffreddamento.

Nucleare pericoloso e costoso

Scajola non fa che ritornare sulla necessità del nucleare mentre nel suo
"Rapporto Energia ambiente 2005" l'ENEA ha clamorosamente manipolato i
costi del nucleare sostenendo che l'elettricità prodotta con l'atomo costa
due centesimi di euro al chilowattora, cifra che non ha riscontro negli
studi riconosciuti a livello mondiale (vedi scheda). I riferimenti al
ritorno al nucleare sono estremamente pericolosi anche se nessun argomento
nuovo è presentato dai tanti filonucleari che spuntano a destra e a manca.
Il nucleare è una tecnologia rischiosa, come hanno dimostrato Chernobyl,
Harrisburg e altre decine d'incidenti meno devastanti ma comunque gravi,
legata indissolubilmente alla militarizzazione della società e che apre
problemi irrisolvibili a livello d'inquinamento, come il confinamento
delle scorie e le emissioni di bassa radioattività da parte delle
centrali.
Come dimostra l'esperienza americana, dove nel 2005 il governo ha
approvato massicce sovvenzioni per l'industria nucleare, se non interviene
lo Stato a coprire gli innumerevoli costi legati al ciclo di vita degli
impianti nucleari, è inverosimile che un'impresa privata s'imbarchi in
un'avventura economica enormemente rischiosa.

Fonti rinnovabili: una necessità

Come si è detto petrolio e gas sono destinati, prima o poi, ad esaurirsi.
I più ottimisti sostengono che, ai consumi attuali, c'è petrolio per altri
80 anni, i pessimisti indicano nel 2020 l'anno del "picco". E non si venga
a dire che il nucleare è un'alternativa valida: pochi sanno che
continuando ad usarlo ai ritmi attuali, l'uranio si esaurirà prima della
fine di questo secolo (60mila tonnellate l'anno i consumi attuali per una
disponibilità mondiale di 4 milioni di tonnellate).

Anche non considerando le questioni legate alle drammatiche conseguenze
ambientali del riscaldamento globale, è evidente che le fonti rinnovabili
non sono più solo un'alternativa pulita ai carburanti fossili, sono una
necessità! Molte di queste fonti sono già oggi competitive e mature e lo
sarebbero ancora di più se ci fosse la volontà politica di investire nella
ricerca e sviluppo di questo settore. Prendiamo il caso dell'eolico:
questa fonte ha avuto un'impressionante accelerazione passando dai 2500
megawatt prodotti nel mondo nel 1992 ai 40.000 del 2005 ma ciò è avvento
anche grazie ai sussidi che a partire dagli anni '70 alcuni Stati,
soprattutto del Nord Europa, hanno garantito a questa tecnologia.
L'energia eolica è una fonte pulita, facile da costruire, rinnovabile e
disponibile anche se certi settori ambientalisti non le sono favorevoli a
causa dell'impatto paesaggistico. Infatti spesso gli impianti eolici sono
costruiti in contrasto con il buon senso estetico, sono edificati in
posizioni discutibili e le popolazioni non hanno partecipato ai processi
decisionali. In Italia fattorie eoliche, come vengono chiamate, sono
progettate in Sardegna, Calabria e Puglia ma si potrebbero realizzare
piattaforme off shore in prossimità dei grandi porti (Genova, Livorno,
Civitavecchia, Napoli, Ancona, Gioa Tauro, ecc.) dove è elevato il consumo
di elettricità e basso l'impatto sul paesaggio.

Da tempo anche il solare può essere impiegato direttamente per produrre
energia, per il riscaldamento e anche per il condizionamento.Con il solare
fotovoltaico si genera energia direttamente dalla luce anche quando la
giornata è nuvolosa mentre col solare termico si può produrre direttamente
energia elettrica oppure riscaldare interi edifici o solo l'acqua per usi
domestici.

Idrogeno: un futuro lontano ma possibile

Dell'idrogeno si è detto che potrà risolvere tutti i problemi. Il problema
è: come e quando? L'idrogeno non è una fonte primaria di energia, perché
in natura non c'è, e non è neppure un combustibile, poiché si tratta di un
prodotto di processi che richiedono energia. Teoricamente, quindi,
l'idrogeno è pulito o sporco a seconda della fonte di energia usata per
ottenerlo. Per capirci: l'idrogeno prodotto dall'eolico è pulito, prodotto
dal metano, come si fa adesso, è sporco. La vera "rivoluzione
dell'idrogeno" avverrà quando si troverà il modo di produrlo dall'acqua in
modo non costoso e non inquinante, utilizzando cioè l'energia solare.
L'idrogeno è una prospettiva realistica ma scientificamente molto
impegnativa e lontana; quel che è certo è che l'idrogeno non ci aiuterà a
risolvere il problema del riscaldamento terrestre che invece va affrontato
subito, prima che sia troppo tardi (ammesso che non sia già troppo
tardi?).

Cambiamenti climatici: mutare rotta prima che sia troppo tardi!

I primi segnali di allarme rispetto ai cambiamenti climatici risalgono ad
uno studio del 1957 di due ricercatori americani. Oggi nessun scienziato
serio mette in discussione che il clima della terra stia cambiando ed è
ormai generalmente accettata la tesi che l'incremento della temperatura
terrestre sia dovuto a "fattori umani". L'uso considerevole di carburanti
fossili è indubbiamente il più vistoso di questi "fattori umani".

Per evitare il disastro esiste solo una strada: fonti rinnovabili,
risparmio energetico e nuove tecnologie efficienti. Già oggi è possibile
costruire il futuro e siccome è impossibile credere che questa svolta
possa essere compiuta dai politicanti finanziati dalle potenti lobby è dal
basso che bisogna partire: dalle lotte sul territorio contro i progetti di
nuove centrali termoelettriche e contro le infrastrutture ad esse
collegate per imporre la fine degli sprechi, un uso efficiente
dell'energia e l'utilizzo di fonti facilmente controllabili e
autogestibili dalle comunità locali. Perché cambiare rotta vuol dire
soprattutto modificare stili di vita e comportamenti sociali. Insomma,
un'occasione per costruire un'altra società?

M.Z.


Da Umanità Nova, numero 7 del 26 febbraio 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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