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(it) Comidad News: Sionismo, fase suprema dell'antisemitismo

Date Fri, 23 Jun 2006 12:08:04 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news
precedenti può reperirle sul sito http://www.comidad.org sotto la voce
"COMMENTARIO".
* * * * * * * * * *
SIONISMO, FASE SUPREMA DELL'ANTISEMITISMO
Durante il suo discorso ad Auschwitz, Ratzinger ha parlato del "silenzio
di Dio" durante il genocidio. In questi giorni la stampa legata al
sionismo gli ha rinfacciato che il vero silenzio fu nella circostanza
quello della Chiesa Cattolica. In effetti, almeno ogni due anni, appare
sugli scaffali delle librerie un nuovo testo che documenta le reticenze e
le complicità di Pio XII nei confronti della "soluzione finale" voluta dai
nazisti.

Eppure il silenzio di Pio XII non fu l'unico significativo. Gli Alleati
anglo-americani, nel corso della seconda guerra mondiale, sapevano ma
finsero di non sapere, né fecero nulla per ostacolare il genocidio: non
bombardarono le ferrovie che conducevano i deportati, non aprirono un
nuovo fronte nei Balcani che avrebbe accelerato la fine della guerra ed
anche la liberazione dei campi di concentramento; così Auschwitz, alla
fine, fu liberata dal cattivissimo dittatore Stalin e non dalle "Grandi
Democrazie Occidentali". Nel frattempo la multinazionale statunitense IBM
collaborava con i nazisti alla individuazione anagrafica ed alla
schedatura di Ebrei e Rom, scovandoli anche fra coloro che avevano solo
alcuni antenati della razza sbagliata.

In più c'è da sottolineare che il genocidio fu di fatto annunciato prima
ancora di essere perpetrato, poiché se si additano pubblicamente alcune
razze come un'infezione, la soluzione non può essere che una
sterilizzazione di massa o un eliminazione di massa (e dato che il
programma di sterilizzazione fu avviato solo per i malati di mente.).

Insomma tutti sapevano, e per tempo.

In questo contesto, il silenzio più sconcertante fu proprio quello del
sionismo. Perché i dirigenti sionisti - che avevano già una loro base
internazionalmente legittimata in Palestina dal 1920 - tacquero?

Possibile che preferissero anteporre gli interessi della nascita di un
vero e proprio Stato ebraico, all'interesse della salvezza fisica dello
stesso popolo ebraico?

Questa ipotesi è stata fatta anche da sionisti, ma non ha senso, perché
non si vede in cosa la denuncia del genocidio in atto avrebbe potuto
danneggiare il sionismo stesso. Il fatto è che questo episodio, insieme ad
altri, pone un dubbio radicale sull'autenticità del fenomeno sionista e
sulla sua reale autonomia politica. È difficile credere che se i dirigenti
sionisti avessero potuto agire di propria iniziativa, non avrebbero fatto
nulla contro il genocidio. Se non l'hanno fatto, è segno che non agivano
di propria iniziativa, cioè che erano, già allora, alle dipendenze di
qualcun altro e, infatti, nel corso della seconda guerra mondiale i
sionisti combatterono con una loro brigata nelle file britanniche.

Il sionismo è nato quindi come strumento del colonialismo britannico, che
poteva così anche presentarsi come mediatore dei conflitti fra Arabi ed
Ebrei. A far saltare questo gioco fu ancora una volta Stalin, il quale nel
dopoguerra favorì l'emigrazione degli Ebrei dall'Europa Orientale,
soprattutto dalla Polonia, modificando bruscamente gli equilibri
demografici ed i rapporti di forza. In tal modo Stalin coglieva due
risultati in un colpo solo: compiaceva l'antisemitismo dei Paesi
dell'Europa Orientale e metteva in difficoltà la Gran Bretagna. Tolta la
parentesi Breznev, la politica estera russa si è spesso basata sulla
tattica di dare all'avversario tanta corda da impiccarsi. Ancora di
recente, uno dei provvedimenti di Gorbaciov fu quello di assecondare la
puramente propagandistica richiesta statunitense di consentire
l'emigrazione degli Ebrei russi in Israele.

Tra il 1947 ed il 1948, l'alleato ufficiale del sionismo sembrava essere
proprio l'Unione Sovietica - che fu anche la prima a riconoscere lo Stato
di Israele -, tanto che ciò determinò negli Stati Uniti una vera e propria
psicosi antisemita che culminò in episodi clamorosi come la cacciata di
Charlie Chaplin e il processo ai coniugi Rosemberg, tutti considerati spie
sovietiche. In generale l'immagine che prevaleva allora negli Stati Uniti
a proposito dell'Ebreo, se non era quella del comunista, era quella del
criminale organizzato o del degenerato sessuale, come si vide nell'assurda
vicenda giudiziaria e nell'esecuzione capitale di Caryl Chessman.

Nel conflitto del 1956 per il Canale di Suez nazionalizzato da Nasser,
Israele era ancora fedele alleato della Gran Bretagna contro l'Egitto,
eppure gli Stati Uniti non si fidavano dello Stato ebraico e lo trattarono
come un nemico. È curioso il modo in cui viene riportato questo ultimo
episodio nel sito sionista "Informazione corretta"(sic!): gli israeliani
avrebbero acconsentito a ritirarsi dai territori egiziani che avevano
occupato fidandosi delle garanzie americane. Oggi tutta la propaganda
sionista deve cercare di aggiustare la Storia in funzione
dell'identificazione tra Stati Uniti e Israele che si è verificata solo
dal 1967 in poi, dopo la Guerra dei Sei Giorni. È da quella data che il
sionismo, da strumento che era, diviene un semplice fantoccio.

Nell'ottobre del 2003, nella Striscia di Gaza, una bomba telecomandata
faceva saltare un'automobile con tre agenti della CIA a bordo: un vero
attentato di controinformazione che rivelava sino a che punto fosse giunta
la penetrazione statunitense in quell'area, ufficialmente ancora sotto il
controllo israeliano.

È un fatto che dopo la "alleanza" con gli Stati Uniti, Israele non solo
non sia stato più in grado di vincere una guerra, ma addirittura sia
diventato oggetto di una diffidenza crescente. Eppure le stragi perpetrate
dai sionisti nei confronti dei Palestinesi del 1947/48 furono molto più
gravi di quelle di adesso e molti degli stessi storici ufficiali
israeliani hanno ammesso che è un falso grossolano la tesi propagandistica
secondo cui le popolazioni arabe avrebbero lasciato volontariamente la
Palestina in segno di rifiuto della suddivisione territoriale operata
dall'ONU nel 1947.

Alla crescente dipendenza economica e militare di Israele nei confronti
degli Stati Uniti, corrisponde oggi una altrettanto crescente arroganza
propagandistica del sionismo, che di recente è giunto a plaudire alla
trasformazione del "negazionismo dell'Olocausto" in reato d'opinione ed
all'ipotesi di un attacco nucleare "preventivo" all'Iran. Tutto ciò crea
un 'opinione pubblica, in parte ancora latente, pronta a far esplodere la
sua insofferenza antiebraica.

Il punto è che il sionismo - ammesso che sia mai esistito come tale - è
divenuto pseudosionismo, un'entità incerta che ormai suscita dissenso in
numerose personalità del mondo ebraico, per le quali lo stesso
pseudosionismo ha elaborato lo slogan liquidatorio di "ebrei che odiano se
stessi".

22giugno 2006


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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