A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova, n.21: Clima. Tra emergenza e affari

Date Fri, 16 Jun 2006 15:03:23 +0200 (CEST)


Gli accordi internazionali
I paesi firmatari del Protocollo di Kyoto, durante il COP11 tenuto nel
mese di dicembre '05 a Montreal in Canada, hanno approvato l'intenzione di
prolungare il trattato anche dopo il 2012. Per quanto riguarda il
presente, gli aderenti COP/MOP1 (1) hanno deciso per l'adozione definitiva
degli accordi di Marrakech (COP7 del 2001) quelli che, introducendo i CDM
"meccanismi flessibili, " prevedevano la possibilità di raggiungere gli
obiettivi fissati non solo attraverso una riduzione delle emissioni
inquinanti ma anche tramite l'acquisto di crediti da quei paesi che
disponevano di quote d'inquinanti non emesse e quindi "commerciabili" su
scala globale. La decisione della COP/MOP1 sostiene la necessità di
estendere il CDM ai periodi successivi al 2012, prolungando il termine per
il conteggio retroattivo dei crediti generati da progetti CDM. Viene
introdotto il sistema per la risoluzione delle controversie, "compliance
regime", anche se l'Arabia Saudita ha chiesto di emendare il testo del
protocollo rimandando la decisione finale al COP/MOP3. Il negoziato sul
futuro del Protocollo di Kyoto si basa in concreto solo sul previsto avvio
di seminari multilaterali finalizzati ad aprire il dialogo su esperienze
ed approcci strategici per un'azione di lungo periodo di lotta al
cambiamento climatico. Tale dialogo non porterà a nessun tipo di obbligo
vincolante per le parti della Convenzione e non implicherà l'apertura di
negoziati per nuovi obblighi, tradotto dal burocratese, si cerca di
riaprire un confronto con gli Stati Uniti e gli altri associati nella
Partnership Asia-Pacifico dalla cui prima conferenza, tenuta a Sydney l'11
gennaio 2006, non sono emersi passi in avanti significativi. I paesi
aderenti al patto anti-Kyoto - USA, Australia, Cina, India Corea del sud e
Giappone (2) - hanno confermato il rifiuto ad ogni vincolo obbligatorio
sulle emissioni legando qualsiasi iniziativa alla volontarietà di ciascun
paese. Unico atto reale, la costituzione di un fondo di 128 milioni di
dollari da destinare alla ricerca e sviluppo nel settore delle nuove
tecnologie, individuate nel carbone pulito, nucleare sicuro e fonti
rinnovabili. Naturalmente gli aggettivi pulito e sicuro sono usati per
esorcizzare le resistenze dell'opinione pubblica e non hanno, ad oggi,
alcuna giustificazione scientifica. Gli unici elementi di oggettività si
riferiscono al fatto che queste nazioni comprendono i maggiori produttori
e consumatori di carbone oltre che i più interessati sostenitori
dell'opzione nucleare.


I più recenti rapporti sul riscaldamento globale

Dalla lettura della relazione: "L'ambiente in Europa - stato e prospettive
nel 2005", valutazione quinquennale di 31 paesi, che fornisce una
descrizione dell'ambiente europeo, si apprende che la temperatura media
dell'Europa è aumentata di 0,95 °C durante il XX secolo, aumento superiore
del 35 % a quello medio globale di 0,7 gradi, e le temperature
continueranno ad aumentare. L'Unione europea lo ha riconosciuto e si è
prefissata l'obiettivo di limitare l'aumento globale della temperatura a 2
gradi oltre i livelli preindustriali. La relazione afferma "Non
intervenendo in maniera efficace per alcuni decenni, a causa del
riscaldamento globale le distese di ghiacci a nord si scioglieranno e da
sud si accentuerà il fenomeno della desertificazione. La popolazione del
continente potrebbe concentrarsi interamente nelle regioni centrali.
Occorre ridurre le emissioni in maniera più decisa", ha dichiarato
Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea
dell'ambiente.

Contemporaneamente si rileva che la maggior parte dei Paesi europei sta
concedendo alle proprie industrie delle generose quote di emissione per il
periodo 2005-2007, dati contenuti nel rapporto della Commissione Europea
sulle emissioni degli impianti inseriti nell'Emissions trading scheme -
Ets (Schema di Commercio di Emissioni).

Commentando i recenti dati sull'Ets (che dovrebbe regolare lo scambio di
permessi di emissione di CO2) a livello europeo, si rileva che le imprese
inserite in questo sistema hanno emesso il 2,5% di quote in meno rispetto
a quelle distribuite dai singoli governi, si potrebbe pensare ad un
inaspettato risultato frutto di un meccanismo virtuoso. Molto più facile,
invece, che gli Stati abbiano largheggiato nell'assegnare le quote nel
timore di mettere troppo in difficoltà le proprie realtà produttive. Dai
dati resi noti dalla Commissione europea relativi a 21 paesi su 25, si
deduce che solo 6 Paesi hanno superato il tetto delle quote assegnate
emettendo più del previsto, tra questi c'è l'Italia.

Secondo gli ambientalisti, i livelli di emissioni degli impianti
consentite dall'Ets per il 2005, sono "diverse milioni di tonnellate al di
sopra dei limiti utili a garantire un decremento dei gas serra, tale fatto
ha distorto il mercato e provocato il declino del prezzo dell'anidride
carbonica, riducendo così anche la credibilità dell'Ets". Naturalmente è
valida anche l'ipotesi, denunciata da tempo, secondo cui dagli impianti
sottoposti a regolamentazione vengono dichiarate emissioni più basse di
quelle assegnate, così da "cautelarsi" dal conseguente obbligo di
acquistare titoli di compensazione. Il conto che non verrà pagato dalle
aziende, perché in regola sulla carta, sarà pagato poi da tutti noi,
naturalmente.

Per la nota "legge della domanda e dell'offerta" una tonnellata di
emissioni di anidride carbonica, che all'entrata in vigore del trattato
costava 10 euro e nel corso del 2005 era salita a 20 euro, oggi si paga
circa 5 euro. Una prova indiretta che i governi europei permettono, di
fatto, alle imprese del continente di produrre quanta CO2 vogliono. Entro
il 30 giugno tutti i paesi devono presentare i nuovi piani nazionali di
allocazione delle emissioni, per il periodo 2008-2012. Chi ancora ci crede
ritiene indispensabile che la Commissione Europea respinga i Pna che non
presentino tetti di emissione ambiziosi.


Oltre l'Europa: i tropici avanzano

Allargando la visuale oltre i confini europei, secondo un'altra ricerca, i
tropici starebbero avanzando, tanto che la recente siccità registrata nel
sud-ovest dell'America e nell'Europa mediterranea sarebbe dovuta proprio a
questo fenomeno rilevato dai ricercatori americani coordinati da Qiang Fu
dell'università di Washington e descritto in un articolo pubblicato sulla
rivista Science. Secondo gli autori questo dato potrebbe anche significare
che "i deserti subtropicali si stanno espandendo verso le regioni popolate
delle medie latitudini" e che potrebbe verificarsi un calo delle
precipitazioni invernali nell'Europa del Sud, incluse le Alpi, mentre
nell'emisfero australe il calo di piogge riguarderebbe l'Australia del
Sud. L'espansione delle fasce tropicali, segnate a nord dal Tropico del
Cancro e a sud dal Tropico del Capricorno, sarebbe di circa 2 gradi di
latitudine, cioè i Tropici sarebbero avanzati di circa 225 chilometri le
ragioni non sono certe. Gli esperti ipotizzano che potrebbe trattarsi sia
di una naturale variazione climatica sia del surriscaldamento del pianeta
dovuto all'effetto serra. Comunque, per arrivare alle conclusioni su
questo fenomeno delle fasce tropicali, si sono raccolte le informazioni
sulla temperatura dell'atmosfera attraverso i satelliti meteorologici in
un arco di tempo compreso fra il 1979 e il 2005, variazioni così
accentuate e in un periodo così breve difficilmente sono imputabili a
cause naturali.

Le temperature globali continueranno ad aumentare tre volte in più
rispetto a quanto previsto dalla maggior parte degli studiosi di tutto il
mondo negli ultimi anni. L'allarme viene da un rapporto commissionato dal
governo conservatore australiano del premier John Howard stilato
dall'università nazionale di Canberra. Il titolo del rapporto è "Prove più
forti ma nuove sfide: scienza del cambiamento climatico 2001-2005".
Secondo i nuovi studi, effettuati su dati provenienti per la maggior parte
dalle proiezioni del Ipcc (International Pannel of Climate Change)
dell'Onu i rischi per la popolazione, oltre che per il pianeta e per i
suoi ecosistemi, stanno aumentando in modo esponenziale. Le stime sul
riscaldamento globale fino ad ora calcolate, sostiene lo studio, sono
state tutte al ribasso. Se nei prossimi decenni le attività di
inquinamento dell'uomo dovessero portare (come del resto è previsto) ad un
raddoppiamento delle immissioni di C02 nell'atmosfera, la temperatura
media globale dovrebbe innalzarsi in un ordine compreso fra 1,5 e 4,5
gradi centigradi.

Gli studiosi dell'università australiana hanno preso in considerazione la
combinazione di due fattori: l'impatto diretto della maggiore diffusione
di C02 nell'ambiente, ed i meccanismi di feedback che aumenteranno il
riscaldamento come, per esempio, i cambiamenti nelle modalità di
riflessione della luce solare da parte della terra in conseguenza dello
scioglimento dei ghiacci. È ormai chiaro che quando si parla di
cambiamento climatico non ci si riferisce solo all'aumento della
temperatura e alla siccità o allo scioglimento dei ghiacci, ma anche
eventi atmosferici estremi come piogge torrenziali, inondazioni, uragani o
mutamenti del flusso delle correnti oceaniche.


Le furberie dei signori del profitto

Dopo molti anni, comunque, si è smesso di mettere in dubbio l'esistenza
del fenomeno del riscaldamento globale e di negare la responsabilità delle
attività umane come fattori determinanti nell'incremento dell'effetto
serra. Nello stesso tempo, però, i signori del profitto, di fronte
all'approfondimento degli studi e in seguito all'evidenza delle prove si
stanno prontamente riciclando. Così, gli scettici della prima ora cercano
di sfruttare la situazione per rientrare nel business energetico
propagandando la soluzione del carbone pulito o del nucleare sicuro,
qualche furbetto è persino riuscito a far rientrare nelle fonti
energetiche alternative il CDR (combustibile da rifiuti) beccandosi pure i
fondi stanziati per le fonti rinnovabili. In quelle "nuove sfide" che
echeggiano nel titolo dello studio australiano, rientrano forse le ipotesi
di rivalutazione del vecchio carbone e del nucleare dell'ultima
generazione? Il rischio c'è, non è un caso che si trovino proprio in
Australia i maggiori giacimenti di uranio del pianeta, né che il suo
prezzo sia salito negli ultimi cinque anni dai dieci dollari per libbra
del 2001 ai circa 41 di oggi. Bisogna prestare molta attenzione per non
lasciare che, nella situazione di emergenza, sia ancora la logica dei
padroni del vapore a prevalere.


Anche i comportamenti individuali giocano la loro parte

Non si può scaricare tutta la responsabilità sui massimi sistemi, in
questo caso anche i comportamenti individuali giocano un ruolo
fondamentale. Ogni nord-americano consuma energia come due europei, una
decina di cinesi, una quindicina di indiani o una trentina di africani, ma
la disparità nei consumi energetici fra paesi ricchi e paesi poveri giunge
fino ad un rapporto di 60 a 1 se si considerano il 10% delle nazioni più
ricche e il 10% delle più povere.

Il 95% dell'energia utilizzata deriva dai combustibili fossili (petrolio,
carbone, gas) una risorsa limitata e non rinnovabile si tratta comunque di
energia solare fossile. Certo, disporre di energia in qualsiasi momento è
utile e comodo ma per uscire dalla crisi energetica ed ecologica che si
profila sempre più distintamente all'orizzonte è indispensabile puntare
sul risparmio energetico e su una maggior efficienza nell'uso dell'energia
oltre che sulla ricerca delle migliori tecnologie per poter utilizzare
energie alternative.

Per comprendere meglio come incidono le nostre azioni quotidiane sui
bilanci energetici globali, facciamo qualche esempio paragonando l'energia
che può essere messa in campo da un essere umano con quella consumata
dalle macchine di uso comune.

L'energia muscolare umana è stata impiegata per millenni come principale
forma di generazione di lavoro, gli sfruttatori lo sanno bene, basti
pensare alle deportazioni degli schiavisti che trasportavano "forza
motrice umana" la dove serviva ai loro interessi. Proviamo ora ad usare il
paragone con i cosiddetti "schiavi energetici", suggerito dal ricercatore
Nicola Armaroli in un suo articolo. Un uomo riesce a sviluppare una
potenza di 50 W in un'attività continuativa che duri più ore. La giornata
lavorativa di 12 ore, di uno "schiavo energetico", garantirà la
disponibilità di 600 W. Per tenere acceso con energia umana il computer,
che sto usando per scrivere questo articolo, si richiede una potenza di
150 W vale a dire il lavoro continuativo di 3 persone. Fare un bucato con
una lavatrice di classe A (modello tra i più efficienti energeticamente
parlando) a 60°C equivarrebbe al lavoro di una quindicina di umani per
un'ora, riscaldarsi con una stufa elettrica da 2,5kW corrisponde
all'utilizzo dell'energia generata dal lavoro di 50 "schiavi energetici".
Se ci spostiamo usando un'auto di media cilindrata con un motore da 80kW
alla velocità di crociera usiamo il lavoro paragonabile all'attività di
1600 persone ed ogni volta che un Boeing 747 decolla da un aeroporto
utilizza l'equivalente muscolare di 1.600.000 "schiavi energetici", vale a
dire l'intera popolazione di una città come Milano.

All'energia necessaria al funzionamento delle varie macchine è necessario
sommare quella impiegata nella fase costruttiva di ciascuna di esse e
quella necessaria allo smaltimento una volta che l'apparecchiatura è
giunta a fine vita; quelli esposti sono solo degli esempi per dare maggior
consapevolezza dell'enorme quantità di energia che viene consumata nei
paesi ricchi.

Concludiamo la carrellata ricordando che una centrale termoelettrica di
grande potenza (800MW) potrebbe funzionare per "via muscolare" grazie al
lavoro continuativo di oltre 16 milioni di persone, dato che in Italia
sono installati 80.000 MW... ai lettori l'ultimo calcolo.

Anche se esistono ancora forme di sfruttamento simili a quelle dello
schiavismo del XVII secolo è vero che oggi il lavoro degli "schiavi
energetici" è garantito dai combustibili fossili, se tornassimo alla
precedente equivalenza, per lo stile di vita di un cittadino statunitense
sarebbero necessari un centinaio di schiavi energetici a disposizione 24
ore su 24, per un italiano ne basterebbero, si fa per dire, una trentina.

Quindi, tenuto conto che un litro di petrolio fornisce circa 1kWh vale a
dire l'energia muscolare fornita da circa 20 umani contemporaneamente è
facile capire come la società industriale si sia sviluppata grazie alla
disponibilità del carbone prima e del petrolio poi. Quello che è
necessario sottolineare è che il modello di sviluppo della società
dell'usa e getta, dello spreco di energia, del capitalismo selvaggio o dal
volto umano ha un costo sociale ed ambientale elevatissimo come dimostrano
le disuguaglianze tra il mondo ricco e quello povero, le guerre per il
controllo delle fonti energetiche, lo sfruttamento dell'ambiente di cui il
cambiamento del clima è, in effetti, solo uno degli aspetti preoccupanti.

Soluzioni si troveranno? Probabilmente sì, ma è chiaro che potranno
svilupparsi in una società autoritaria, in cui disuguaglianza e
sfruttamento saranno la base dei rapporti sociali oppure in una società
autogestita di liberi ed eguali; ad ognuno spetta di mettere in campo
tutto il possibile per spingere nella direzione voluta.

MarTa


1) MOP1 = Meeting of Parties (primo Incontro delle parti aderenti e
firmatarie del protocollo di Kyoto)

2) Giappone ha aderito al Protocollo di Kyoto ed anche alla Partnership
Asia-Pacifco


Da Umanità Nova, n 21 dell'11 giugno 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center