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(it) Comunicato CdD della FdCA: La metà di niente

Date Thu, 8 Jun 2006 12:47:34 +0200 (CEST)


In questi giorni di nuovo governo e di anniversari si moltiplicano
discorsi retorici sul ruolo delle donne nella vita politica e sociale
italiana. Ricorrono 60 anni dal voto alle donne e tra tante ipocrite voci
imbarazzate per la miseria della rappresentanza delle donne in questo
nuovo governo "progressista" spetta certamente a noi anarchiche fare un
po' di chiarezza su quello che è la presenza pubblica delle donne in
questo paese. Le elezioni amministrative nelle grandi città hanno eletto
ai consigli comunali, quindi al governo delle amministrazioni, pochissime
donne (a Milano 10 su 60 eletti in tutto, a Torino 8, a Roma 5, a Napoli
0). Perché? Questi dati non sono che l'immagine più appariscente ma anche
più vuota di una realtà sociale desolante. La rappresentanza politica è
legata, come il voto, ad un meccanismo di trasferimento di responsabilità
individuale e collettiva su qualcun'altro che avrebbe il compito di
lavorare per l'interesse di tutti, e su questa delega si fonda una delle
più grandi mistificazioni della democrazia borghese. Le donne sono
socializzate sin da piccole a rinunciare a gestire la propria indipendenza
e la propria responsabilità, se non nei ruoli biologici che sono loro
accordati da una società profondamente patriarcale che culturalmente si
sposta sempre più a destra. Pertanto l'immagine del potere politico è
sempre maschile e la figura dell'eletta (quando c'è) non coincide con
quella della donna libera e responsabile, ma con quella della madre di
famiglia: per questo alle donne vengono solo affidati ministeri di cura.

Il dibattito sulla "rappresentanza" politica delle donne o sulle "quote" è
vuoto ed inutile perché in un paese dove culturalmente si inneggia alla
figura della madre biologica o simbolica come riferimento massimo per il
femminile, il posto delle donne è la casa, il privato e non il pubblico.

Intanto si fanno leggi che penalizzano la possibilità di superare il solo
ruolo materno delle donne, come l'affido congiunto che solo apparentemente
sembra responsabilizzare i padri ma in realtà sta già togliendo per legge
il sostegno economico alle donne che devono accollarsi la crescita dei
figli. Se consideriamo, inoltre, che la parità salariale è solo una
lettera morta e inapplicata, che le donne non raggiungono mai o quasi mai
i gradini di dirigenza nel privato e nel pubblico (a meno che non siano
mogli o madri o sorelle di), e che le tanto vantate politiche di
conciliazione tra vita privata e vita pubblica si risolvono spesso con il
caldeggiare il part-time, il quadro è già evidente.

Così le donne rappresentano le nuove povere, soprattutto se sole perché
sono anche prive degli ammortizzatori sociali in quanto l'welfare è
impiantato soprattutto sul sostegno alle famiglie.

E ciò è ancora peggiorato dalla violenza della legge 30/2003. La
precarietà inserita da questa legge provoca il degrado della qualità della
vita dei lavoratori e delle lavoratrici giovani, di coloro che perdono un
lavoro a tempo indeterminato e diventano flessibili, insomma di tutti i
nuovi poor workers, coloro che pur lavorando sono poveri e che sono
soprattutto e sempre di più donne.

Noi comuniste anarchiche denunciamo l'indifferenza e il silenzio su tutte
quelle politiche di welfare che impoveriscono le donne e le rendono meno
libere, silenzio che appartiene anche a tutti i partiti della sinistra di
governo e a molta parte del sindacato che non tutela il salario delle
donne, perché spesso escluse dai benefici della contrattazione decentrata
basati essenzialmente sulla produttività e sull'incremento dei ritmi di
lavoro. Denunciamo la banalità di ogni discorso sulla rappresentanza
politica e sulle quote o sul voto delle donne perché sappiamo che non è
mai stato questo, e mai sarà questo, il tema che porterà le donne ad una
piena cittadinanza e ad una piena libertà sociale in una società migliore
dove non ci sia riservata che la metà di niente.


Federazione dei Comunisti Anarchici
F.d.C.A.
62° CONSIGLIO dei DELEGATI
Pesaro, 4 giugno 2006

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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