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(it) Comunicato CdD dell'FdCA: La cruna del patto sociale

Date Wed, 7 Jun 2006 12:45:21 +0200 (CEST)


Il contratto di lavoro siglato all'Atesia e quello firmato per il settore
dei chimici hanno anticipato probabilmente le linee su cui si muoverà il
governo Prodi e hanno fatto da ouverture alle richieste della
Confindustria. Ma, soprattutto, hanno già posto dei limiti alle (alquanto
mal riposte) speranze di una stagione espansiva nel campo dei diritti dei
lavoratori/trici e del miglioramento delle condizioni materiali di vita.
L'applicazione della Legge 30/2003 ne esce infatti rafforzata, attenuando
così la priorità di una sua modifica (altro che superamento!!).
La centralità del contratto nazionale di lavoro viene sminuita dalla
facoltà di deroghe in sede di contratto decentrato. Con grave pregiudizio
e peggioramento del già pessimo impianto contrattuale del 1993.

Si accelera una pericolosa deriva verso la subordinazione del salario alla
produttività ed alle bizze del mercato, verso la sua trasformazione in
assegno di sussistenza, verso la sua polverizzazione in una pluralità di
salari su base aziendale e territoriale.

Si fa in modo che la libertà di sciopero venga congelata dalle procedure
di raffreddamento e di preavviso impedendo l'autonomia di iniziativa di
Rsu e lavoratori.

Se ne deduce, perciò, che il passaggio ad un nuovo patto sociale dovrà
essere tanto stretto ed angusto da dover mettere in conto non solo i
soliti sacrifici e le solite moderazioni sul piano salariale, la
precarietà sul piano occupazionale, ma anche il dismettere certezze e
tutele, ormai non più indisponibili.

Ciò che si intende far passare nella cruna del patto sociale di
legislatura, che governo, imprenditori e sindacati concertativi hanno
fretta di definire in questo favorevole scorcio storico determinato dalla
vittoria della coalizione di centro-sinistra, sono due modifiche
strutturali profonde:

- la trasformazione delle relazioni industriali, sempre meno basate sulla
contrattazione nazionale e sempre più su quella decentrata, fino a un vero
e proprio partneriato economico e giuridico d'industria, con sinergie sul
piano istituzionale a livello di governi locali;

- la metamorfosi della natura del sindacato da (ex)organizzazione di massa
dei lavoratori ad organizzazione di massa rappresentativa di interessi
plurimi ed interclassisti, impegnata nell'armonizzazione di tali interessi
con le necessità di stabilità del sistema e nella funzione di
sussidiarietà sul piano delle tutele minime e di patronato, tendenza
rappresentata soprattutto dalla CISL.

Se questi processi, già iniziati a cavallo del passaggio di secolo, non
sono andati avanti lo si deve alla diversa strategia della destra al
governo nell'ultimo lustro ed alla capacità di lotta unitaria autonoma ed
auto-organizzata dei lavoratori, che spesso ha impedito ed arginato certi
processi.

Ed è ancora una volta su tale autonomia di classe che dovremo fare
affidamento e che dovremo alimentare, affinché il patto sociale venga
incrinato dall'emergere di lotte e movimenti ispirate alla prassi del
sindacalismo conflittuale e dal basso.

E' compito quindi degli attivisti sindacali anarchici e libertari in
questa fase impegnarsi in 3 direzioni:

- sostenere, moltiplicare e diffondere le esistenti e nuove esperienze di
auto-organizzazione dei lavoratori/trici, di delegati RSU, RSA, nei luoghi
di lavoro e nel territorio per la crescita di una opposizione sindacale
diffusa e federabile;

- sostenere le istanze di collaborazione e coordinamento del sindacalismo
di base, nuovamente chiamato a confrontarsi con una situazione oggettiva a
fronte della quale la frammentazione dei soggetti sindacali appare sempre
più come un grave limite;

- sostenere le istanze di critica, di opposizione e disagio che crescono
all'interno della CGIL, sia a livello di singole categorie (vedi chimici,
FIOM) che confederale (vedi percorso della Rete 28 Aprile).

E' inoltre compito degli attivisti sindacali anarchici e libertari farsi
portatori in queste sedi di obiettivi quali:

- Conquistare e praticare la propria autonomia di lotta e di
organizzazione dal basso nei luoghi di lavoro e nelle categorie

- Disporre pienamente della libertà di sciopero

- Difendere il contratto collettivo nazionale, rivendicazione di forti
aumenti salariali, ripristinare un nuovo meccanismo automatico di
rivalutazione dei salari

- Ottenere garanzie e tutele per i lavoratori/lavoratrici precari,
abolendo la legge 30 che mira a svuotare la contrattazione collettiva

- Scollegare il permesso di soggiorno dal contratto di lavoro per i
lavoratori/lavoratrici migranti

- Fermare le privatizzazioni dei servizi pubblici ed impedirne
l'erogazione basata sulla sussidiarietà ineguale

- Ritornare alla pensione pubblica a sistema retributivo solidaristico

- Costruire una piattaforma unitaria delle diverse categorie in cui vi sia
almeno il recupero dell'inflazione reale con aumenti egualitari e
svincolati dalla produttività, il contenimento del lavoro straordinario,
la rivendicazione di assunzioni a tempo indeterminato, la riduzione di
orario a parità di salario, la riduzione sensibile del prelievo fiscale ai
lavoratori dipendenti

- Costruire realtà auto-organizzate dal basso, comitati e coordinamenti
territoriali di base intersindacali, camere del lavoro autogestite, per lo
sviluppo della democrazia sindacale, per la valorizzazione del ruolo
attivo ed indipendente delle rsu, per il coinvolgimento diretto
nell'attività sindacale di tutti i lavoratori, per il riconoscimento della
piena rappresentanza sindacale a tutti i soggetti organizzati a livello di
base, territoriale, categoriale ed intercategoriale senza soglie
percentuali di rappresentatività.

Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCA
Consiglio dei Delegati,
Pesaro, 4 giugno 2006

(approvata all'unanimità)


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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