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(it) Comunicato FdCA: La Conferenza di Roma. La solitudine ed il massacro del proletariato in Medio-Oriente

Date Fri, 28 Jul 2006 10:25:39 +0200 (CEST)


Li chiamano "morti civili", vittime degli effetti collaterali USA in Iraq,
vittime dei bombardamenti israeliani in Palestina ed in Libano, scudi
inermi immolati dalla guerriglia Hezbollah nel sud del Libano, casuali
agnelli sacrificali di Al Qaeda in Iraq, ignari lavoratori prescelti dai
kamikaze di Hamas in Israele, vittime della quotidiana repressione
baathista in Siria o della quotidiana repressione degli imam in Iran.
In realtà, sono decine di migliaia di uomini e donne, uccisi dalla guerra
e dal nazionalismo degli Stati, centinaia di migliaia di sfollati verso
una salvezza precaria, appesi ai corridoi umanitari... sotto controllo
militare. In realtà sono milioni di uomini e donne, divisi
strumentalmente da differenze religiose, etniche, linguistiche, su cui
soffia il nazionalismo ed il razzismo militarista degli Stati, impegnati
nel ritagliarsi il ruolo migliore all?interno degli interessi
imperialistici nell?area.

Ecco i grandi esclusi dalla conferenza di Roma. Ecco i diseredati senza
rappresentanza, senza potere politico che non siano i capi di Stato, senza
potere economico che non siano ancora una volta i capi di Stato, la Banca
Mondiale, il Fondo Monetario e le grandi multinazionali del petrolio in
mano alle borghesie arabe ed occidentali. Ecco i lavoratori senza i loro
sindacati, più e più volte vietati, repressi e disciolti in tutto il Medio
Oriente, fino all?eliminazione fisica dei loro esponenti come Hadi Sahel
in Iraq, ucciso nel 2005.

Essi non avranno un futuro nel nazionalismo dei loro Stati o aspiranti
tali, non saranno liberati dai vecchi arnesi del terzomondismo che ancora
oppone un popolo oppresso ad un popolo oppressore, senza riuscire a capire
che la vera opposizione è - in ogni paese, in ogni popolo - tra
proletariato e borghesia, tra sfruttati e sfruttatori, tra i miseri
sfollati allo sbando del sud del Libano ed i ricchi di Beirut sfollati
negli alberghi di Damasco, tra i palestinesi d?Israele e con loro gli
ebrei africani in fondo alla scala sociale israeliana e la borghesia al
potere a Tel Aviv.

Non è il sionismo ebraico il nemico del proletariato arabo, non è l?islam
sunnita o sciita il nemico del proletariato israeliano, ma le rispettive
borghesie nazionali e quelle internazionali.

La tragedia del Libano rappresenta l?enormità di questi interessi. Israele
deve mantenere i territori conquistati nella guerra del 1982; la Siria
sunnita - che non mai lasciato in realtà la sua "colonia" libanese - ne
pretende la restituzione ed arma Hezbollah sciita per tenere sotto
pressione Israele; Hezbollah forse pensa di aver dato una mano ai
Palestinesi distogliendo Israele dal massacro a Gaza, ma in realtà quello
che succede a Gaza appare oggi meno importante di quello che accade nel
sud del Libano; la Siria sunnita passa dall?alleanza anti-Saddam del 1991
all?alleanza con l?Iran sciita per agganciarsi alla potenza imperialista
nascente nell?area in chiave anti-USA tra Iraq e Afghanistan; e dietro
tutto in un crocevia di corridoi e di sfruttamento di materie prime negli
Stati, tra gli Stati, dell?area medio-orientale e turanica, tutti alla
ricerca del miglior interesse e del maggior potere all?ombra
dell?imperialismo. Quello statunitense, quello russo, quello cinese, forse
quello europeo.

Il nuovo governo italiano riesce ad accreditarsi, in forza di una antica
reputazione nei paesi arabi, come mediatore credibile utile agli Stati
Uniti con Siria e Iran, ma se così facendo riconquista un ruolo in
politica estera più consono alla tradizione nazionale, con un filo diretto
con la politica estera che fu di Craxi e Andreotti, dopo il lacchettismo
dell'ultimo governo, resta assolutamente funzionale agli interessi egemoni
americani, tra l'altro con spazi di manovra assolutamente esigui.

E intanto a Gaza e in Cisgiordania e nel sud del Libano si continua a
morire. Morti civili di una guerra sub-imperialista e non di una guerra di
liberazione.


La conferenza di Roma ha messo in conto altre vittime; il cessate il fuoco
non c?entra nulla con l?umana pietà per lo scempio di vite inermi, deve
invece attendere la mediazione tra le borghesie in gioco. I lavoratori
libanesi devono attendere, ripararsi e sperare; così i palestinesi e gli
israeliani. Ma il proletariato del medio-oriente non può più attendere le
conferenze internazionali: è necessario che rinasca una speranza di
riscatto, di autonomia, di riaggregazione di classe, attraverso
l?opposizione
antimilitarista dei refusnik e dei disertori israeliani, attraverso la
costruzione della lotta nonviolenta contro il Muro fatta da militanti
israeliani e palestinesi insieme, attraverso la rinascita dei sindacati in
Iraq e in Siria, attraverso le lotte operaie nei pozzi petroliferi del sud
dell?Iraq e dell?Iran, attraverso il superamento delle divisioni religiose
ed nazionali.

L?unità dei lavoratori è la miglior arma contro le guerre e lo
sfruttamento. In medio-oriente come in tutto il mondo. Un nuovo
internazionalismo, di classe e solidale, è sempre più urgente.


Federazione dei Comunisti Anarchici
28 luglio 2006
http://www.fdca.it

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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