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(it) Umanità Nova, n.25: La neolingua del più forte. Orwe ll a Gaza

Date Fri, 28 Jul 2006 10:23:47 +0200 (CEST)


I recenti gravi avvenimenti in Medio oriente, relativamente all'annoso ed
endemico conflitto tra israeliani e palestinesi che configurano ormai una
vera e propria questione israeliana, ci confortano nella nostra idea sulla
realizzabilità dell'utopia: infatti, in quelle terre, l'utopia orwelliana
si è fatta corpo!!
Mi riferisco, purtroppo, al doublespeak, alla neolingua che distorce i
sensi delle parole, che Orwell coniò accogliendo la lezione di Lewis
Carroll, quello di Alice nel paese delle meraviglie, il quale fa dire
grosso modo ad un suo mitico personaggio, Tweedledee: "Il senso di una
espressione la decide chi ne è il padrone".

I fatti in corso lo confermano. Un gruppo di guerriglieri legati alle
fazioni in armi contro l'esercito occupante, in una improvvisa e fulminea
azione di sorpresa, uccide due soldati e ne sequestra uno. Si tratta
innegabilmente di un successo, tanto unico quanto raro, perché sul piano
della forza armata non c'è mai stata partita, per dirlo in gergo, tra
Tsahal e i palestinesi. Parliamo dunque di atto militare contro un
esercito di potenza occupante, parliamo di cattura di un soldato nemico,
trattenuto prigioniero, parliamo di trattativa, di riscatto.

Tuttavia, a quanto leggiamo, sembrerebbe che una banda di criminali
malfattori, legati alla 'Ndrangheta locale, abbia commesso un reato di
sequestro di persona, che ha scatenato una legittima operazione di polizia
sul territorio, bonificato da elementi contigui alla banda ? ossia
l'uccisione di decine di palestinesi nel corso delle retate poliziesche ?
e da elementi legati ai mandanti politici del sequestro ? ossia la
detenzione di vari ministri ed esponenti del partito Hamas, legittimamente
al governo della fantomatica Autorità palestinese nata dagli Accordi ad
interim di Oslo.

A ciò si aggiunga, peraltro, che nonostante nessuna norma, nessun
articolo, nessuna risoluzione dei vari orgasmi delle Nazioni Unite abbia
mai riconosciuto e sancito l'occupazione illegale della Striscia di Gaza ?
restituita l'anno scorso ai palestinesi ma con diritto-privilegio di
incursione e rioccupazione secondo il mero arbitrio dei comandi israeliani
? e della West Bank nel giugno del 1967, i media riportano ormai la
dicitura "Disputed territories", cioè "territori contesi", e non l'unica
corretta dizione di territori occupati, come se Hitler avesse "conteso" i
territori della Cecoslovacchi e della Polonia nel 1939, del Belgio e della
Francia nel 1940, della Norvegia nel 1941 e via dicendo.

La neolingua, insomma, copre misfatti facendoli passare per
fraintendimenti: occupazione di terre altrui vs. sicurezza dell'invasore
(specie delle truppe di occupazione in territori altrui). La neolingua
cancella con la sottigliezza linguistica, notoriamente foriera di
confusione anziché di chiarezza, il fatto che, fino a prova contraria, chi
sequestra sono gli israeliani: non solo i ministri di Hamas, ma
palestinesi semplici, le cui case vengono abbattute senza ragione civile e
legale, ma solo per arbitrio militare dettato dalle esigenze militari
della guerra scagliata contro i palestinesi. Chi uccide è Tsahal in una
proporzione dell'80% (ossia su 10 morti 8 sono palestinesi) a partire
dalla seconda Intifada iniziata nel 2000 all'indomani della provocatoria
visita di Sharon alla Spianata della moschea araba a Gerusalemme Est
(parte araba annessa illegalmente a Gerusalemme ovest, parte israeliana,
manu militari nel 1967). Proprio come i lanzichenecchi che occuparono Roma
e il Vaticano tanti secoli orsono (con tutta l'antipatia verso i preti di
Roma, sempre una occupazione militare fu).

In altri termini, le azioni criminali di Israele passano sotto silenzio
grazie alla copertura linguistica che le presenta come una reazione,
talvolta semplicemente sproporzionata, ma comunque legittima ad un attacco
ingiusto di bande faziose e fanatiche, laddove la realtà del conflitto si
vela dal suo opposto. Una brutale occupazione militare in cui persone e
cose sono alla mercé della potenza occupante, spregiudicata nel portare
avanti le sue operazioni militari, non più chiamate per nome e cognome, ma
coperte da eufemismi dissuasori. La neolingua è senza dubbio figlia dei
rapporti asimmetrici di forza sul posto, mentre la sua diffusione nella
comunità internazionale diventa un problema per questa ultima,
evidentemente pronta a prostrarsi di fronte ad essa pur di non dover
prendere posizione a favore della giustizia, accanto alle vittime inermi.
Non occorre scomodare la retorica del complotto sionista, la posta in
palio abita a Washington, non tanto a Tel Aviv.

Neolingua e media egemoni costituiscono ormai un tutt'uno, non solo per
quanto concerne il conflitto mediorientale. Certo, si tratta di un sistema
di lettura e di resa al pubblico che è marcio perché impadronito da
padroni e politici che fanno della carne macellata altrui l'alimento
principale della loro professionalità e dei loro profitti. Addirittura il
centro di ricerca che si occupa di selezionare e tradurre articoli dalla
stampa araba in lingua inglese è sovvenzionato da? Israele! Forse, è
eccessivo parlare di libertà di stampa e difendere i giornalisti
pennivendoli che reiterano loghi comuni travisando i fatti e narrandoli
falsamente. Anche loro sono embedded (alcuni senza saperlo, altri
volontariamente, esattamente come i soldati), e qualcuno di loro,
solitamente il meno coinvolto, ne paga pure il prezzo cadendo nello
scontro. Eppure, anche in tale occasione, il sistema digerisce l'ennesima
vittima pur di proseguire nella sua falsificazione costante. Di questa
libertà abusiva, prima o poi, sapremo sbarazzarci consegnando all'oblio
fogli e fogliacci di regime, e pazienza se avremo una massa di
disinformatori di massa disoccupati e precari....


Massimo Tessitore


Da Umanità Nova, n 25 del 16 luglio 2006, anno 86
http://www.ecn.org/uenne/


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