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(it) Comidad: Il colonialismo vuole aggredire ma non combattere

Date Thu, 20 Jul 2006 14:34:53 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le nuove news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news
precedenti può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"COMMENTARIO".
* * * * *
* * * * *
IL COLONIALISMO VUOLE AGGREDIRE MA NON COMBATTERE
Perché l'amministrazione Bush ha spinto il suo fantoccio israeliano ad
aggredire il Libano?
La questione si pone così. Gli Stati Uniti sono in gravissima difficoltà
in Iraq, dove non riescono a prevalere sulla resistenza (quella vera, non
quella legata ad Al Qaeda/CIA). La base logistica della resistenza è in
Siria. A differenza del presidente iraniano, infatti i dirigenti siriani
non rilasciano interviste demenziali, non inseguono costosissimi ed
inutili programmi nucleari, ma appoggiano seriamente la resistenza
irachena.

Ma oggi gli Stati Uniti non possono permettersi di allargare il conflitto
alla Siria, perché lo perderebbero. Oggi le forze armate USA sono allo
sfacelo, a causa della privatizzazione dei servizi logistici voluta dagli
affaristi dell'amministrazione Bush. Le aziende a cui Bush ha concesso gli
appalti sono quotate in borsa e devono esibire profitti, quindi devono
tenere alti i prezzi ma bassi i costi, fornendo servizi meno che scadenti.

L'unica possibilità per Bush è perciò di cercare di ripetere con la Siria,
quanto gli è già riuscito con l'Iraq, cioè indurre l'avversario a
disarmare per poterlo aggredire senza rischi. Attaccando l'inerme Libano,
l'intera area è stata destabilizzata, così la Siria può essere imputata
dalla propaganda statunitense di essere responsabile di "voler impedire la
pace".

Per vincere sul piano diplomatico una guerra che non è in grado di vincere
sul campo, Bush ha però bisogno di "mediatori" che possano convincere i
dirigenti siriani a smantellare i loro arsenali e ad accettare l'ingresso
sistematico di spie in veste di ispettori. Questo lavoro può essere
compiuto soltanto dall'ONU e dall'Unione Europea, cioè da persone di cui i
dirigenti siriani possano fidarsi.

In questo senso la posizione "critica" assunta da Prodi e D'Alema è
proprio quella che serviva all'amministrazione Bush. Se il governo attuale
si fosse appiattito sulla posizione israeliana, come suggeriva il
centrodestra, oggi Prodi e D'Alema non avrebbero nessun titolo per farsi
ascoltare dalla Siria. Lo stesso vale anche per gli altri governi
dell'Unione Europea: se non avessero, quasi in coro, accusato il governo
israeliano di "reazione sproporzionata", oggi non potrebbero assumere il
ruolo di falsi mediatori al servizio degli interessi di Bush.

È ovvio che il governo siriano non dovrebbe cascarci, e tenersi ben
stretti i suoi missili, con le annesse economicissime testate chimiche. Ma
queste cose è facile dirle dall'esterno. Il problema è che la realtà del
dominio colonialistico è fatta di intrecci, di compromissioni, di
corruzioni, cioè di tutta una serie di livelli di relazione, in cui le
vittime designate finiscono per perdere il senso dei loro interessi.

Anche il dominio colonialistico subìto dall'Italia è infatti solo in parte
basato sulla forza militare, il resto è soprattutto infiltrazione. Per
controllare una nazione basta controllare i suoi servizi segreti, in tal
modo se ne controlla anche il sistema dell'informazione, visto che tutti i
più importanti giornalisti sono agenti segreti. A causa di decenni di
promiscuità dovuta alla NATO, oggi il SISMI è una succursale della CIA. È
stato il colonialismo britannico a trasformare il sistema delle alleanze
in una subdola forma di conquista coloniale; perciò gli Stati Uniti non
fanno altro che adeguarsi a questo modello.

Purtroppo anche la Siria ha alle sue spalle qualche periodo di promiscuità
pericolosa. Nel 1991 la Siria fece infatti parte della coalizione
anti-Saddam nella prima guerra del Golfo.

20 luglio 2006


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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