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(it) Comunicato FdCA: Seveso - trent'anni dopo

Date Tue, 11 Jul 2006 15:03:26 +0200 (CEST)


10 luglio 1976 ore 12.37
Una fitta nube rossiccia si alza dalle condotte di scarico a cielo aperto
dell'ICMESA, al confine tra due comuni lombardi, Seveso e Meda. Per un
guasto all'impianto di raffreddamento escono diversi kilogrammi di
diossina nebulizzata. Non si sa di preciso la quanti, di sicuro abbastanza
per causare danni irreversibili alla zona e agli abitanti. Dopo i primi
giorni di minimizzazione, il disastro appare in tutta la sua imponenza:
vengono evacuate 100.000 persone, molte delle quali non rientreranno mai
più nelle loro case, 80.000 animali morti e/o abbattuti, un numero
imprecisato di bambini sfigurati, aborti spontanei e malformazioni.

Nessun morto nella fase acuta, ma dati epidemiologici contrastanti e
accusati di essere pesantemente sottostimati.

Il processo penale si conclude nell'83 con la condanna di due dirigenti
dell'Icmesa per disastro e lesioni colpose, la Roche ha pagato con 200
miliardi di vecchie lire, in gran parte utilizzati per le bonifiche del
territorio, cominciate nel '79 e terminate nell'84, che hanno riguardato
soltanto le aree più contaminate. Ma basta un parco della memoria a
compensare un territorio devastato, migliaia di persone contaminate, il
disprezzo sistematico della salute pubblica rispetto alle esigenze delle
attività produttive, le attività di tutela e monitoraggio epidemiologico
piegate agli interessi delle multinazionali?

Ancora dopo 30 anni, in molti mettono in dubbio gli effettivi cicli di
produzione della fabbrica, si parla di agenti chimici destinati, via
Svizzera, a comporre il famigerato Agent Orange usato già dei tempi del
Vietnam e poi fino a Panama.

Sia come sia, i lavoratori e le lavoratrici di Seveso, e non solo loro
hanno pagato il prezzo del profitto e dell'arroganza delle multinazionali,
prezzo che tutti noi continuiamo a pagare, piegati alle esigenze del
capitale e dello sfruttamento senza regole né misure, in barba a qualsiasi
principio di precauzione e di rischio.

E la monetarizzazione del danno ambientale, che limita al ripristino dei
luoghi e a un mero risarcimento economico, così come è previsto dal nuovo
codice ambientale prevede l'accentramento della facoltà risarcitoria solo
nelle mani dello Stato, riservando un ruolo del tutto marginale agli enti
locali, più vicini al territorio, e impedendone di fatto l'esercizio a
comitati e associazioni locali.

La salute e i beni collettivi come l'ambiente, in assenza di una gestione
partecipata e collettiva e di un quadro di sviluppo condiviso, restano
preda degli interessi di pochi, che grazie alla commistione tra poteri
forti se ne appropriano e ne abusano, condizionano e delegittimano gli
studi
epidemiologici, impediscono una corretta stima dei rischi e dei danni,
socializzando solo le perdite e i disastri.

A Seveso, in quegli anni, non mancò un'attenta e partecipata
partecipazione popolare che vide ambientalisti ante litteram,
sindacalisti, femministe difendere quelle popolazioni e quel territorio,
sia pure in un impari rapporto di forze.

Occorre ricordare quelle lotte, quei drammi, quelle vittime.

E lavorare non solo per ricordarle, ma anche per difenderci oggi dagli
stessi rischi e dagli stessi poteri.


FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
10 luglio 2006

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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