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(it) Comidad: Precarizzazione e colonialismo

Date Mon, 3 Jul 2006 10:35:11 +0200 (CEST)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news
precedenti può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"COMMENTARIO".
PRECARIZZAZIONE E COLONIALISMO
Le dichiarazioni d'intenti rilasciate in questi giorni da vari esponenti
del governo Prodi sembrerebbero chiudere ogni possibilità di rimettere la
questione del superamento del precariato al centro dell'attenzione. Un
segnale negativo in tal senso è anche la proposta di bloccare le
assunzioni nella Scuola.
D'altra parte è ovvio che un governo appena insediato tenda ad osservare
quelli che sono i rituali di sottomissione alla gerarchia internazionale,
per non allarmare i "mercati" (nome in codice per indicare le oligarchie).
Nella sua posizione subordinata, l'Italia non ha più da trent'anni il
diritto di fare una politica economica, perciò il governo deve occuparsi
solo di "aggiustare i conti pubblici", in base al percorso tracciato da
quel simbolo della sottomissione coloniale che è la cosiddetta "legge
finanziaria".

Ma in base alle pressioni colonialistiche, anche l'attuale governo non
dovrebbe proprio esserci, perché avrebbe dovuto lasciare il campo ad una
coalizione centrista. Nel fallimento di questo progetto - che pure era
stato bene allestito sul piano propagandistico -, ha certamente inciso la
propensione di Berlusconi a dire sempre una stronzata in più del
necessario, ma non c'è stato soltanto questo.

In questi mesi una parte del ceto politico e sindacale si trova ad
oscillare tra la sua consueta libidine di servilismo e l'esigenza di non
tagliare del tutto il ramo su cui è appollaiato. Riflesso di tutto ciò è
anche l'allentamento del dominio ideologico capitalistico, per cui
comincia a diffondersi la consapevolezza che la precarizzazione del lavoro
consegnerebbe l'economia italiana ad un declino irreversibile.

La precarizzazione impedisce all'economia di un Paese di agire come un
sistema, bloccando - ad esempio - la mobilità territoriale interna dei
lavoratori più giovani. Oggi soltanto il sostegno di una famiglia che
abbia un reddito elevato può permettere ad un giovane di trovare lavoro
cambiando località, dato che i contratti a tempo determinato non
consentirebbero di affrontare un trasferimento.

La precarizzazione corrisponde ad un modello economico basato sulle
manifatture e sul terziario più elementari, senza prospettive di sviluppo
tecnologico; un'economia da colonia, appunto. Ma il fatto che la battaglia
contro la precarizzazione sia una battaglia anticolonialistica, non deve
indurre a false conseguenze, ritenendo erroneamente che la borghesia
imprenditoriale possa dimostrarsi sensibile al cosiddetto "interesse
nazionale".

In realtà l'anticolonialismo è una battaglia di classe dei lavoratori,
mentre il mito interclassista dei "patti tra produttori" è stato
storicamente il veicolo di ingerenze colonialistiche. La borghesia
imprenditoriale si è sempre fatta guidare solo dal suo odio di classe,
giovandosi semmai a posteriori di allentamenti della pressione
colonialistica, come avvenne, ad esempio, in Italia agli inizi del '900
durante i governi Giolitti. Il vertice confindustriale attuale non è
andato oltre l'acquisizione che ormai Berlusconi era troppo compromettente
per l'immagine dell'Italia, perciò è disposto a tollerare un governo di
centrosinistra solo se questo si dispone come strumento della sua ostilità
di classe.

Anche una parte della destra sembrerebbe oggi aver scoperto
l'anticolonialismo e il cosiddetto "interesse nazionale", ma non c'è da
fidarsi. A ben guardare, la destra continua ad inseguire miti come
l'inesistente "identità europea", ed a dimostrarsi sensibile ai suoi
soliti "richiami della foresta": il razzismo e l'antioperaismo.

L'attuale lotta dei lavoratori contro la precarizzazione può trovare però
dei momentanei avalli - non degli alleati - all'interno del ceto politico
e sindacale più dotato di istinto di sopravvivenza. È questo - talora
casuale - incunearsi nelle contraddizioni del dominio, che ha anche
consentito ai lavoratori, nel corso della loro storia, di ottenere dei
risultati, non la falsa prospettiva di una collaborazione di classe.

L'attuale debolezza del governo - dovuta proprio alle eccessive ingerenze
colonialistiche - potrebbe perciò giocare a favore dei lavoratori, dato
che un governo più stabile non avrebbe difficoltà ad identificarsi con la
linea confindustriale.

29 giugno 2006

Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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