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(it) Comunicato FdCA - Metalmeccanici: l'ombra lunga del '93

Date Wed, 25 Jan 2006 15:00:31 +0100 (CET)


La vicenda contrattuale dei metalmeccanici, nel suo tormentato evolversi
fino alla controversa conclusione, ha messo in evidenza la parte sommersa
dell?iceberg che gela le relazioni industriali.
Federmeccanica (e Confindustria) hanno cercato per oltre un anno di
anticipare nel contratto dei metalmeccanici la revisione degli accordi del
luglio 1993 spingendo su 3 direzioni:
* trasformare il CCNL in un accordo di rito di maggiore durata e con
aumenti dei minimi tabellari calcolati sulla base di un tasso d?inflazione
programmata di dimensione europea (il 2%);
* vincolare la contrattazione di secondo livello sia a parametri di
efficienza della prestazione, sia a parametri di produttività e di
redditività delle imprese;

* rivedere il sistema delle regole, sia sul versante della rappresentanza
dei lavoratori nei luoghi di lavoro, sia sul versante delle procedure di
conciliazione e delle sanzioni.

Firmando il contratto, Federmeccanica e Confindustria sembrano aver
rinunciato per ora alla loro strategia, attuando un improvviso disgelo
nelle relazioni industriali che sembra riscaldare il clima di una
primavera ormai vicina in cui un mutamento di governo possa tornare utile
nella revisione degli accordi del ?93, ripristinando la concertazione, ed
era perciò meglio evitare l?ingombro di un trascinarsi della vertenza.

Tuttavia sull?allungamento della durata contrattuale Federmeccanica porta
a casa 6 mesi in più, così come sul secondo livello ottiene l?estensione
della pratica dell?orario plurisettimanale (con allungamenti nelle fasi di
picco della domanda e restrizioni nei periodi di calo degli ordinativi),
per tutte le aziende del settore oltre a quelle con lavorazioni stagionali
ed infine ottiene l?ampliamento dell?istituto dell?apprendistato.

E? solo a questo punto, che Federmeccanica ha aperto spiragli verso la
soglia dei 100 euro medi di aumento.

L'obiettivo raggiunto da Cgil-Cisl-Uil, sta soprattutto nell?aver
ristabilito la necessità e l?inevitabilità del ruolo del sindacato nelle
relazioni industriali in quanto:

* mantengono la titolarità sui 2 distinti livelli di contrattazione;

* limitano le improprie pretese di Federmeccanica di incidere sul CCNL
approfittando del rinnovo del biennio economico;

* vincolano l?orario plurisettimanale ad un accordo con le rsu di azienda;

* vincolano l?introduzione dei contratti di somministrazione e a termine
agli esiti dei lavori di una commissione bilaterale che terminerà i lavori
il 31 luglio (data alquanto preoccupante, visto che anche nel 1993 era il
31 luglio), ma in mancanza di un?intesa verrà meno l?orario
plurisettimanale;

* affidano la definizione dei temi della produttività, della competitività
e della flessibilità ai lavori di un?altra commissione bilaterale non a
termine.

Insomma il sindacato concertativo, messo ai margini dalla strategia
attuata dal governo Berlusconi, rientra nei giochi siglando questo
contratto che segue quello degli statali, ma non appare un segno di
cambiamento nelle relazioni industriali.

Ma la vera vittoria dei lavoratori e delle lavoratrici non è certamente
sul misero piano salariale, né su quella dell?orario e della produttività
(quelle due commissioni incombono minacciose sul loro destino).

La vera vittoria dei metalmeccanici è quella di essere riusciti ad imporsi
come soggetto autonomo nelle piazze, con una lotta sfibrante e tenace,
tanto radicale e spontanea quanto determinata e generalizzata, da indurre
vertici sindacali e confindustriali ad evitare l?inasprirsi di un
conflitto ormai lacerante.

Nelle consultazioni, o nel referendum nelle fabbriche se la FIOM riuscirà
a farlo svolgere nonostante il parere contrario di Cisl, Uil e di molta
Cgil, il contratto potrà essere recepito o respinto; ma quello che conta è
che sia rinata la consapevolezza che auto-organizzarsi, manifestare,
lottare per i propri diritti è non solo possibile, ma anche necessario e
ripetibile qualora governi il centro-sinistra e si riapra la stagione dei
guasti della concertazione.

E? su questo che si misurerà la decisiva radicalità e conflittualità
finora dimostrata dalla FIOM.

Infatti, la lotta salariale non può che guardare oltre la moderazione dei
100 euro, dal momento che le prime 40 aziende italiane hanno già
accumulato nel 2005 profitti per 30 miliardi di euro; la lotta contro la
flessibilità non può che guardare oltre il contenimento della Legge 30, e
quindi prevedere la re-introduzione del lavoro a tempo indeterminato in
tutti i settori pubblici e privati; la lotta sindacale non può che
guardare oltre le vecchie e nuove compatibilità per riguadagnare e
praticare autonomia ed unità di classe fra tutte le categorie, attraverso
una piattaforma conflittuale elaborata dal basso ed alla base dei
sindacati, nei luoghi di lavoro e nel territorio.


FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
25 gennaio 2006

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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