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(it) Umanità Nova, n.2: Ricordando - Luciano Bacci e Giusep pe Bolzoni , Zep

Date Mon, 23 Jan 2006 15:48:52 +0100 (CET)


Ricordando... Luciano Bacci
Domenica 8 gennaio, in seguito ad un'infezione che ne ha compromesso il
fisico già debilitato, è mancato a Milano il compagno Luciano Bacci di 55
anni. Un folto gruppo di amici e compagni ha partecipato al Cimitero di
Lambrate alle esequie civili ed ha salutato Luciano prima della
cremazione. Una bandiera rossonera, "Addio Lugano bella" e "Figli
dell'officina" hanno accompagnato il commovente commiato da questo
compagno che pur costretto da anni sulla sedia a rotelle non ci ha fatto
mai mancare il suo amore per la vita ed il suo umorismo.

Luciano si era avvicinato al movimento alla fine degli anni '60, aveva
fatto parte del Gruppo Libertario del Politecnico, che raccoglieva
studenti di architettura ed ingegneria e che aveva avuto un ruolo
significativo nelle lotte di allora (occupazioni, difesa militante, ecc.),
per poi partecipare, insieme ad altri compagni di Città Studi alla
costituzione del Movimento
anarcocomunista di Lambrate, un raggruppamento che dall'università si
proiettava sul territorio circostante, caratterizzato da un'intensa
presenza di fabbriche e di classe operaia.

Insieme ad altri tre compagni aveva poi fondato una tipografia militante
all'interno di un capannone industriale dismesso che era stato occupato,
il famoso "Leoncavallo", sede allora di numerose iniziative di matrice
libertaria, come ad esempio la radio Specchio rosso, il Centro di
documentazione proletaria ed altre. Poi nel 1986 un'infezione crudele
colpì i suoi centri nervosi privandolo dell'uso delle gambe ed esponendolo
ad una serie, quasi ininterrotta, di malanni vari. Nonostante la sua
condizione Luciano aveva messo a disposizione la sua umanità e la sua
simpatia trasformandosi in un punto d'incontro per amici e compagni che
periodicamente di sono ritrovati intorno ad una tavola imbandita,
mantenendo una rete di relazioni che, al di là dell'inevitabile
trascorrere del tempo e delle scelte maturate, ha consentito a tutti una
socialità solidaria.

Grazie Luciano.

M. V.


Ricordando... Giuseppe Bolzoni, Zep

"...Sì, li conosco io... Sono compagni del Dordoni...", così rispondevo a
chi, saputo trattarsi di cremonesi, mi chiedeva circa "i tre" che da
qualche tempo affiancavano il corteo, senza entrarvi, ma limitandosi ad
accompagnarlo dal marciapiede, un giorno di due anni fa, a La Spezia,
manifestazione nazionale anarchica antimilitarista. Fra loro uno, in
particolare, avevo riconosciuto e salutato: Giuseppe Bolzoni, detto
Zeppelin, poi, per tutti i compagni, abbreviato in Zep, nel corso di
un'ultradecennale "vicenda comune". Assieme ad altri due giovani Zep aveva
pensato bene di partecipare (e non era la prima volta) ad un "nostro"
appuntamento. L'aria di chi solidarizza nei fatti, l'incedere sereno e
determinato, l'immancabile bottiglia di "bianco" da due soldi fra le mani.

E "da due soldi" deve essere parsa anche la sua vita e, per intero, tutto
il percorso esistenziale di Zep, agli occhi di coloro che nella primavera
scorsa si son risolti ad "amareggiarla" ancora di più, se possibile,
sospendendo per morosità l'erogazione di luce, acqua e gas, presso
l'alloggio in cui viveva.

I rigori di questo terribile inverno padano l'hanno colto così, un giorno
attorno al consueto shopping pre-25 dicembre, annientandolo.

Tutti i media, nazionali e non, subito attivati nell'orgasmo inquirente
dei ritornelli socio-antropologici sulle contraddizioni della sempreverde,
amena provincia lombarda, spesso primatista nelle indagini relative alla
"qualità della vita"; politici e amministratori del governo locale,
ulivista a tutto tondo, a dare la stura al tristo, indegno gioco di
smarcamento dalle responsabilità diffuse; l'opposizione di destra, Lega in
testa, a tentare l'azzardo di un ballo macabro e sciacallesco su vita e
sorti di un concittadino barattate con quelle di un extracomunitario; i
vertici della Municipalizzata (A.E.M.) a cianciare, nella iperbole
ultralegalitaria e in perfetto stile cofferatiano, di improbabili,
assiomatiche coniugazioni e coincidenze fra "legalità" e "diritti", fra
"rispetto delle regole" e "solidarietà".

Infine, miracolosamente sopravvissuto ad un grave infortunio sul lavoro
che lo aveva irrimediabilmente segnato, Zep, quarantacinque anni,
beneficiava della "pensione d'oro" costituita dall'assegno di Invalidità
Civile ammontante a 165 ? mensili, col quale avrebbe dovuto-potuto a tutto
far fronte, a tutto provvedere.

I suoi compagni del C.S.A. Dordoni e molti, molti altri ancora (noi
anarchici fra loro) gli hanno tributato l'estremo saluto in una fredda
mattina di gennaio.

"Dentro", la conosciuta miscela di dolore e rabbia, ma anche un'inedita
sensazione di maggiore "fragilità", di un'acuita sensibilità, attenzione,
"preoccupazione".

Di certo, comune a tutti, la ferma volontà di non dimenticare; di non
dimenticare Zep né, al momento opportuno, tutto il resto.

Virgilio Caletti - F.d.C.A. - Cremonese


Da Umanità Nova, numero 2 del 22 gennaio 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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