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(it) "Kronstadt Uprising": Mezzi e fini

Date Mon, 23 Jan 2006 15:29:49 +0100 (CET)


Per l?anarchico Malatesta il rapporto fra mezzi e fini era basilare e
infatti egli affermò: ?Se per far trionfare la rivoluzione si devono
alzare delle forche, è meglio perdere!?.(1)
Ritengo si possa dire che per l?anarchismo sociale la dimensione
etico-libertaria per la costruzione di un mondo migliore, è racchiusa
nella continua ricerca e volontà di affermazione di un sentimento comune
di libertà, uguaglianza e solidarietà fra gli esseri umani, che dovrebbe
alimentare quel concreto e permanente processo sociale rivoluzionario di
distruttività/creatività - e la dimensione costruttiva è quella più
importante e complessa -autonomamente scelto e auto-diretto da parte di
ogni oppresso e sfruttato, alfine di realizzare condizioni di vita - per
tutti e per ciascuno - basate su un reale benessere psico-fisico che si
determina e si rinnova costantemente nel quotidiano.

Perché ?l?anarchismo, al contrario di altre teorie/pratiche sedicenti
sociali che si propongono la reale liberazione dell?uomo da qualsiasi
oppressione e sfruttamento, compreso il Marxismo, attribuisce primaria
importanza alla materialità dei mezzi impiegati, la cui capacità consiste
nel realizzare condizioni sociali tese continuamente a superare gli ambiti
asfittici di costruzione del Potere, per dar vita, a modalità di vivere
societario in sua assenza. La sua progettualità sovversiva si fonda sulla
relazione diretta che esiste tra mezzi e fini, la libertà reale si scopre
con il movimento di libertà praticata?.(2) I comunisti autoritari marxisti
?credono di possedere la chiave di lettura del mondo tutta racchiusa
nell?autorità della teoria/pratica di cui sono assertori e da qui nasce in
loro l?ossessiva ricerca che ne alimenta molti degli scritti: quel senso
dell?andare oltre, sempre e comunque, è il muro dell?alienazione che
dietro il senso della ricerca cela l?intimo desiderio di
sicurezza/motivazione basato sul credere che in fondo alle cose possa
sussistere una possibile e universalizzata verità (verità che per il
credente si chiama Dio e che per loro si manifesta sotto le sembianze
della Comunità Totale e Liberata). E? falso e nocivo pensare di poter
sistematizzare, razionalizzare e pilotare il movimento reale della vita
dentro una teoria, poiché una teoria che si pretende reale si informa ed
apprende dalla vita, e non viceversa?.(3)

Il rapporto fra mezzi e fine tira in ballo la ?questione della politica?.
Qual?è stata storicamente a tal proposito la posizione anarchica?

La dichiarazione probabilmente più conosciuta e più citata della storia
dell?anarchismo risale alla nascita (nel 1872) dell?Internazionale
Antiautoritaria di Saint-Imier - nata in opposizione al comunismo
autoritario di Marx e dei suoi seguaci - e riguarda ?la natura dell?azione
politica del proletariato?.

In quell?occasione si afferma un nuovo pardigma del politico basato sulla
negazione del potere politico, un potere che è confisca da parte di una
minoranza dispotica della capacità auto-istituente della collettività,
cioè della capacità degli individui di auto-regolarsi in maniera
orizzontale e cooperativa.(4)

Si afferma nella dichiarazione di Saint-Imier: ?La distruzione di ogni
potere politico è il primo dovere del proletariato? e che ?ogni
organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio o
rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un
inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso
quanto tutti i governi esistenti oggi? e che ?i proletari di tutti i paesi
devono creare, al di fuori di ogni politica borghese, la solidarietà
dell?azione rivoluzionaria?.

Malatesta nel programma redatto nel 1920 per l?Unione Anarchica Italiana
scrive: ?Per lotta politica intendiamo la lotta contro il governo. Governo
è l?insieme di quegl? individui che detengono il potere, comunque
acquistato, di far la legge ed imporla ai governati, cioè al pubblico.?
Gli anarchici sono per la soppressione di ogni forma di governo
centralizzato in favore di una società an-archica basata sulla libera
associazione e il libero accordo solidali: siamo dunque di fronte ad una
politica dell?antipolitica.

Per l?anarchismo sociale la lotta dei dominati dovrebbe essere insieme
lotta politica ed economica autodiretta e rivoluzionaria, per la
liquidazione dello stato e di ogni potere costituito (lotta politica) e
per la liquidazione dei rapporti di produzione capitalistici attraverso
l?espropriazione e la socializzazione delle ricchezze sociali (lotta
economica), tutto ciò alfine di costruire associazioni orizzontali e
coordinate di liberi ed uguali, che progettano nuovi modi di vivere sul
terreno di una libera sperimentazione a tutto tondo in assenza di
monopoli: materiali e ideologici.

Naturalmente per l?anarchismo sociale impegnarsi e lottare significa anche
strappare risultati parziali, sapendo però che questi risultati sono
sempre a rischio e che oltre una certa misura non si può andare nelle
conquiste senza liquidare concretamente il sistema di potere vigente.

E la lotta dei dominati dovrebbe essere anche lotta ?dal basso? contro
ogni strategia rivoluzionaria autoritaria, centralizzatrice e statalista,
vedi quella marxista, che prevede l?edificazione di un ?nuovo? potere
sovrapposto alla vita sociale. Ogni potere separato e superiore, per
quanto
?rivoluzionario?, ?socialista?, ?di classe e transitorio? ecc..., diventa
sempre reazionario e si rivela sempre un tragico inganno e auto-inganno
per gli sfruttati e oppressi e per tutti i sinceri rivoluzionari. E
infatti per la teoria/pratica anarchica vale la seguente massima
malatestiana: ?Se per costruire un mondo migliore si imbocca una strada
sbagliata non si va dove si vuole, ma si va dove porta la strada.?

Secondo quello che è l?ideale libertario dei mezzi accordati con il fine,
l?organizzazione an-archica che si batte per la rivoluzione sociale
dovrebbe essere un modo utile e soddisfacente di coordinarsi fra gruppi e
individui che lottano sulla base di un progetto e di una pratica
liberamente scelti e condivisi, senza dispotici accentramenti, senza
alcuna autorità superiore, senza gerarchie, senza capi e proponendo agli
altri le proprie idee ed esperienze in maniera aperta e ricettiva, ma
anche forti delle proprie opinioni. L?(auto)organizzazione anarchica
dovrebbe costantemente alimentare attraverso la parola e l?azione, stando
in mezzo ai movimenti di lotta degli sfruttati e oppressi senza mire
dirigiste, la rottura rivoluzionaria in chiave antiautoritaria.

Credere - come credono i comunisti autoritari - che ci sia bisogno di una
organizzazione per la rivoluzione socialista, rigidamente strutturata,
centralizzata e stratificata ? è un vecchio mito scaturito dalla Politica,
che nell? efficentismo tecno-burocratico, vede la soluzione dei suoi
problemi...sarebbe (è) un modo di attivizzare a vuoto dei soggetti che
nella massificazione rifletterebbero comportamenti passivizzati e
uniformati ad una sola linea di condotta, vivendo dentro una prigione di
formalità di rito...sono gli individui la parte attiva e non i mezzi e le
strutture creati?.(5) E tutto ciò determina - si pensi al bolscevismo e ai
suoi derivati - ulteriori e tremende oppressioni.

Ha scritto Malatesta: ?Il comunismo non può essere che anarchico, senza
l?anarchia, senza la libertà si può concepire il convento dei cattolici,
il regime dispotico-paternalistico dei gesuiti del Paraguay, un qualsiasi
dispotismo asiatico, ma non un comunismo di individui coscienti, civili ed
evoluti?.(6)

L?associarsi rivoluzionario dovrebbe servire per accrescere la libertà di
tutti e di ciascuno e non essere l?ennesima istituzione calata dall?alto.
Altrimenti ritengo sarebbe una negazione continua della propria esistenza,
sprofondando in un movimento meccanico e ripetitivo, che farebbe smarrire
il senso della lotta intrapresa e perdere ogni dimensione soggettiva
dell?impegno rivoluzionario. Una (auto)organizzazione libertaria dovrebbe
in qualche modo cercare di incarnare il più possibile il fine verso cui
tende, facendo continuamente i conti in primo luogo con il nefasto
principio gerarchico di autorità su cui la Politica da sempre si fonda e
che pervade negativamente il vivere associato nelle sue varie forme.

Ritengo infatti che non si debba confondere il nefasto concetto di
autorità con quello di competenza: su una questione x è utile seguire
liberamente i consigli e le indicazioni di una persona più esperta, ma
sono inaccettabili le imposizioni - di varia natura - che provengono da
qualsiasi ruolo prefissato, istituzionalizzato e verticistico, cioè da
qualsiasi autorità costituita e dominante che vuole decidere su tutto, per
tutti e in ogni circostanza...

Perchè i rapporti umani possono essere ?volontari ed improntati a dar vita
ad organismi-comunitari, i quali si reggono sulle decisioni direttamente
prese da coloro che li hanno creati, liberi in quanto suscettibili
continuamente di cambiamento o di scioglimento secondo la volontà dei
contraenti, egalitari in quanto fondati sul libero accordo e sulla
reciprocità dei rapporti, che danno la misura reale del grado di libertà
raggiunto:Anarchia. Oppure le relazioni possono essere improntate sulla
coercizione, dando vita ad
organismi/istituzioni che si reggono sull?imposizione e il comando, in cui
ogni rapporto viene regolato e disciplinato dalla legge che stabilisce i
gradi di sottomissione e di obbedienza a cui gli individui devono
necessariamente sottostare ed uniformarsi?: Potere politico.(7)

Inoltre - secondo l?ideale anarchico - la lotta contro il dominio non può
affogare nell?odio, nutrendosi di odio, fondando la propria azione
conflittuale sull?odio, come si fa a costruire un mondo migliore? Si
finirebbe col riprodurre la logica anti-umana del potere politico. Questa
affermazione di Malatesta mi sembra che centri la questione: ?Ci sembra
che questo sentimento di amore sia il fondo morale, l?anima del nostro
programma; che solo concependo la rivoluzione come il più grande giubileo
umano, come la liberazione e l?affratellamento di tutti gli uomini ? non
importa a quale classe o a quale partito abbiano appartenuto ? il nostro
ideale potrà realizzarsi. L?odio non produce amore. E con l?odio non si
rinnova il mondo; e la rivoluzione dell?odio o fallirebbe completamente,
oppure farebbe capo ad una nuova oppressione, che potrebbe magari
chiamarsi anarchica, come si chiamano liberali i governanti di oggi, ma
che non sarebbe meno per questo un?oppressione e non mancherebbe di
produrre gli effetti che produce ogni oppressione?.(8)

Naturalmente l?odio che i dominati nutrono nei confronti dei
padroni/oppressori è legittimo. Tuttavia è fondamentale che quest?odio si
trasformi in progetto di auto-liberazione, accordando i mezzi con il fine
e non in cieca furia distruttiva.

Giustamente Malatesta parlando dell?atto insurrezionale libertario
afferma: ? La violenza è morale, è doverosa, quando è adoperata per la
difesa di se stesso e degli altri contro le pretese dei violenti; è
cattiva, è immorale se serve a violare la libertà altrui. Noi (anarchici)
consideriamo la violenza necessaria per la difesa, ma solo per la
difesa??(9) E credo che questo tipo di violenza non sia nemmeno ?violenza?
in senso stretto, quanto piuttosto esercitare un atto di forza per
l?autodifesa contro chi vuole violentare altri esseri umani.

Si può dire che l?anarchismo è lotta individuale e sociale autorganizzata
e progetto rivoluzionario anti-violento (antiviolenza da non confondere
con la strumentale ideologia della ?non-violenza? borghese), è amore per
la vita e per la libertà, è slancio creativo e immaginazione contro tutte
le ingiustizie e le oppressioni, per una vita migliore per tutti e tutte
da realizzare direttamente e praticamente sulla base del libero pensiero e
dell?amicizia fra gli individui.

A tal proposito sottoscrivo in pieno la seguente affermazione del
?situazionista? e libertario Raoul Vaneigem: ?Chi parla di rivoluzione e
lotta di classe con esplicito riferimento alla vita quotidiana, senza
capire il potere sovversivo dell?amore e quanto sia positivo il rifiuto
delle costrizioni, ha un cadavere in bocca?.(10)

Alex


Note:
(1) E. Malatesta, Il terrore rivoluzionario, ?Pensiero e Volontà?, Roma,
1922.

(2) Crocenera, Anarchismo e sovversione sociale: ?Contro la Politica per
un progetto di trasformazione sociale?, Edizioni Anarchiche e Libertarie,
Catania, 1983.

(3) Crocenera, ibidem.

(4) Da Libertaria, gennaio/marzo 2005, pag.48.

(5) Crocenera, Anarchismo...cit.

(6) E. Malatesta, Ancora su comunismo e anarchia, Umanità Nova, Milano, 1920.

(7) Crocenera, Anarchismo...cit.

(8) E. Malatesta, Un peu de theorie, ?L?En Dehors?, Paris, 1892.

(9) E. Malatesta, Morale e Violenza, Umanità Nova, Roma, 1922


Da "Kronstadt Uprising", foglio anarchico e libertario del Gruppo
Kronstadt, Volterra.


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