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(it) Umanità Nova, n.1: Ipocrisia di Stato. Lo "scandalo" d elle azioni illegali degli USA in Europa

Date Thu, 19 Jan 2006 11:31:37 +0100 (CET)


Le cronache delle ultime settimane del 2005 sono state di tanto in tanto
caratterizzate da alcuni articoli relativi alle scorribande di agenti Cia
in Europa, ora per sequestrare qualche elemento ritenuto ostile in quanto
appartenente alla rete terrorista di Al Qaeda, ora per trasportare su
aerei cifrati e coperti detenuti "amministrativi" di cui far perdere le
tracce in qualche commissariato di nazione araba ove i metodi per far
cantare i malcapitati non vanno tanto per il sottile.
La magistratura italiana ha fatto spiccare oltre venti mandati di cattura
internazionali, validi in ambito UE, e non dappertutto, ai danni di agenti
Cia, mentre risulta essere indagato il capo-area dell'Italia
settentrionale. Il sequestro dell'imam egiziano ad insaputa del governo
italiano è un reato di grave natura a livello internazionale, e sebbene
quegli agenti saranno ormai al riparo negli Usa, la divulgazione del loro
nome in un dossier giudiziario praticamente li rende bruciati e
inutilizzabili, pertanto pericolosi per lo stesso sistema.

Che i paesi europei concedano il permesso di atterrare ad aerei cifrati
usati per missioni speciali non è una novità, se si considera che si è
fatto molto peggio, quando si sono concesse soste a flotte militari armate
fino ai denti per operazioni di guerra alle quali il paese ospitante di
fatto non partecipa, e quindi per obbligo internazionale dovrebbe
astenersi dal concedere soste avventuristiche persino a contingenti armati
alleati. Ma tant'è...

La questione delle estradizioni di elementi ritenuti pericolosi, in epoca
di guerra preventiva e globale al terrorismo, cade sempre, da un lato,
entro la griglia penale e giudiziaria degli ordinamenti nazionali, diversi
gli uni dagli altri, e comunque la pericolosità deve essersi dimostrata in
maniera da attivare un procedimento giudiziario che comporta l'arresto e
quindi l'eventuale estradizione. Il tutto sotto le garanzie giuridiche del
paese in questione. Solo l'espulsione è un provvedimento amministrativo
del Ministro dell'interno, ma in quanto tale non può comportare
l'estradizione.

Dall'altro, la ricerca di omogeneizzazione di differenti regimi penali e
giudiziari si innesta in una regolazione internazionale in materia che
necessita di lunghi e faticosi negoziati per armonizzare ordinamenti e
necessità politiche di supremo interesse per la sicurezza dello stato e
della comunità politica, come recita la litania.

Non sorprende allora la scelta di scorciatoie extra-giudiziarie e
illecite, che però se commesse in nome e per conto dello stato di illecito
hanno ben poco, visto che è lo stesso stato a definire, attraverso un
altro organo, cosa è lecito e cosa non lo sia, e addirittura il soggetto
deputato a incarnare la figura scomoda dell'imputato e quella molto più
comoda dell'impunibile.

Così non dovrebbe sorprendere la retorica della sorpresa, i rimpalli di
accuse ad uso dell'opinione pubblica tra italiani e americani nella
faccenda dell'imam egiziano o degli aeroporti prestati alla Cia per
qualche ora. Si sa come vadano per le lunghe le trattative tra Ue e Usa,
all'indomani dell'11 settembre 2001, per facilitare i controlli di uomini
e donne che vanno e vengono per qualsiasi ragione dal e sul suolo
statunitense: passaporti biometrici, carte di imbarco contenenti centinaia
di dati relativi al passeggero, accesso americano a banche dati private
(delle compagnie aeree) e pubbliche (addirittura il SIS II di Schengen che
per norma dovrebbe essere riservato solo ai paesi membri).

Che addirittura proprio il governo italiano faccia finta di cadere dalle
nuvole è oltremodo paradossale, se si pensa che nel tavolo di negoziato
tra Ue e Usa sulle questioni transatlantiche relative, tra l'altro,
proprio
all'armonizzazione di ordinamenti e alle procedure comuni di estradizione,
nell'ambito della Commissione Giustizia e Affari Interni retta proprio
dall'italiano Frattini, siedano da lungo tempo alcuni alti funzionari del
Ministero dell'Interno e della Giustizia (con tanto di nomi e cognomi) con
il preciso compito di far avanzare l'agenda comune dei lavori,
scambiandosi non solo impressioni ma anche informazioni di varia natura
con omologhi alti funzionari del Dipartimento di Stato e della Giustizia a
stelle e strisce.

Vogliamo pensare che i nostri valenti funzionari non sappiano cogliere
battute, allusioni, mezze frasi, giri interlocutori, messaggi impliciti?
E pensiamolo pure!....

Salvo Vaccaro


Da Umanità Nova, numero 1 del 15 gennaio 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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