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(it) "Kronstadt Uprising": Camillo Berneri

Date Thu, 19 Jan 2006 11:31:07 +0100 (CET)


A Volterra nel mese di giugno abbiamo organizzato come gruppo Kronstadt,
presso la nostra sede, una iniziativa pubblica sulla figura dell?anarchico
italiano Camillo Berneri, nato a Lodi nel 1897. E? intervenuto in
quell?occasione il compagno Claudio Strambi del Coordinamento anarchici e
libertari Pisa e Val d?Era, che ha relazionato sull?argomento, a seguire
si è aperta la discussione.
Nel corso dell?iniziativa è stata sottolineata l?attualità del pensiero
berneriano: un pensiero innovativo e radicalmente antidogmatico,
pragmatico e radicato nella lotta di classe e socialista, ma anche
umanistico e possibilista, aperto alla sperimentazione e in un certo senso
?liberale?, un pensiero sempre saldamente ancorato ai principi anarchici
fondamentali di Libertà, Uguaglianza e Solidarietà.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Berneri, già militante anarchico,
lottò contro l?interventismo, nel 1920 partecipò attivamente alla
costituzione dell?Unione Anarchica Italiana e nel 1922 si laureò presso
l?università di Firenze con Gaetano Salvemini.

Berneri fu un rivoluzionario a tutto tondo, costantemente impegnato nella
teoria e nell?azione. Fu attivo nel variegato mondo del fuoriuscitismo
libertario antifascista dopo l?avvento della dittatura di Mussolini e la
promulgazione delle leggi eccezionali(1926), lottando assiduamente per
l?avvento della rivoluzione libertaria, federalista e autogestionaria in
Italia. Dagli inizi degli anni venti fino alla fine della sua esistenza ?
fu ucciso nel 1937 dalla ceka stalinista durante la guerra civile spagnola
? alternò l?attività pratica allo studio e alla riflessione, cimentandosi
in importanti e complesse elaborazioni teoriche riguardanti varie
problematiche rivoluzionarie: dai primi interventi sulla ?rivoluzione
d?ottobre? che inizialmente lo aveva entusiasmato, con un eccesso di
realismo politico e nel contempo con una certa ingenuità nell?analisi dei
fatti e delle prospettive rispetto al bolscevismo (anche per le
contraddittorie e distorte informazioni che giungevano dalla Russia), alla
ferma e penetrante denuncia della dittatura leninista (a partire dal
1921); dalla polemica/propositiva interna al movimento anarchico per un
necessario aggiornamento teorico e pratico dell?anarchismo sociale davanti
alla nuova fase storica novecentesca, all?attenzione per il filone
liberale nel socialismo e per certe correnti revisioniste del marxismo;
dal riconoscimento della validità dei soviet come embrioni di
organizzazione federalistica del socialismo, agli spunti teorici per un
programma rivoluzionario d?azione comunalista per l?Italia; dalla critica
all?operaiolatria marxista al problematico - ma significativo - confronto
con la corrente politica socialista-liberale di Giustizia e Libertà e
altro ancora... Assai profondi e illuminanti sono alcuni suoi scritti di
natura politico-sociale e psico-sociologica sul totalitarismo fascista e
su quello ?comunista?, nonché alcuni saggi di natura filosofica sull?etica
anarchica.

Berneri fu in prima fila nella guerra civile spagnola per la Revolucion
Social: attraverso la milizia al fronte nella sezione italiana della
colonna Ascaso e gli acuti scritti demistificatori e propositivi sul
giornale Guerra di Classe ? criticando la militarizzazione delle milizie
rivoluzionarie da parte del governo repubblicano e il ministerialismo
anarchico, evidenziando lucidamente la necessità di sostenere il movimento
indipendentista marocchino per minare alcune basi d?appoggio del
franchismo e denunciando puntualmente la strategia controrivoluzionaria
stalinista in seno alla rivoluzione - fino alla tragica ed eroica morte
sulle ramblas di Bercellona per mano degli agenti di Mosca, con grande
soddisfazione da parte della feccia ?comunista? italiana dei vari
Togliatti e Vidali.

Berneri non si ritraeva di fronte alle difficili e insidiose sfide della
politica, egli si impegnò costantemente per la formulazione di un
programma minimo anarchico e socialista per la transizione rivoluzionaria.
Per Berneri era essenziale che l?anarchismo fosse sempre in sintonia con i
tempi e i luoghi, riuscendo a proporre delle forme pratico-organizzative
nel breve-medio periodo alle classi subalterne in lotta per un mondo
migliore, senza rinunciare mai ai valori fondamentali dell?Ideale.

La libera sperimentazione in campo socio-economico e l?autorganizzazione
plurale, autonomista, coordinata e orizzontale ? federalista - in campo
politico-amministrativo, ambedue basate su un etica/pratica che rifiuta
ogni forma di dominio, sono la stella polare dell? anarchismo di Berneri.

Nel quadro di un processo rivoluzionario sociale e di classe per Berneri i
soviet - consigli proletari e popolari autogestiti - rappresentano una
punto di partenza fondamentale per la crescita della dialettica, della
progettualità, e della pratica rivoluzionarie anticapitaliste e
antistataliste, un terreno di confronto e di disputa essenziale fra le
varie idee, orientamenti e forze organizzate presenti nel movimento di
massa, in cui divulgare e praticare i principi e i metodi anarchici.

Berneri fu un revisionista, diciamo un ?eretico? dell?anarchismo, cioè fu
un pensatore e militante anarchico sempre attento a mettere in evidenza i
deficit e le aporie concettuali del movimento e gli errori da esso
compiuti per rilanciare il progetto libertario. Lottò contro tutte quelle
che giudicava essere le sclerotizzazioni e le mummificazioni dell?
anarchismo, ingaggiando per questo dibattiti anche aspri con vari
compagni.

Le sue carenze e i suoi limiti ? ad esempio nel campo dell?emancipazione
femminile - sono sicuramente inferiori ai suoi meriti e la sua ancora
giovane vita spezzata dai fascisti rossi, privarono il movimento anarchico
e libertario di un indomito e creativo rivoluzionario, che sicuramente
tanto ancora avrebbe potuto dare per la causa dell?auto-emancipazione
degli oppressi e sfruttati del mondo intero.

Comunque il suo pensiero e la sua vita continuano ad essere un valido
insegnamento e un utile stimolo per tutti coloro che non si arrendono
davanti alle distruzioni e agli inganni del sistema capitalistico, e
continuano a battersi per una società di liberi e uguali.

A.R.


Per addentrarci più a fondo nel pensiero di Camillo Berneri pubblichiamo
di seguito un articolo di Claudio Strambi in cui viene messa in evidenza
la complessità, la creatività e l?attualità dell?anarchismo berneriano e
un articolo dello stesso Berneri dall? esilio in Francia (datato 1926) sul
?Programma d?azione comunalista? per l?Italia, un intervento che rivela
tutta la concretezza del pensiero dell?anarchico lodigiano e anche una sua
certa lungimiranza.

* * * * * * * * * *

VERSO IL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI CAMILLO BERNERIGLI

ANARCHICI E LA POLITICA: I PIEDI NEL PIATTO

I 40 anni vissuti da Camillo Berneri sono stati i decenni in cui
l?anarchismo politico ha avuto il massimo radicamento proletario in Italia
e nel mondo. Ma l?ultimo scorcio di quel periodo è stato anche il momento
in cui è maturata quella crisi dell?anarchismo che ne ha ridimensionato in
modo duraturo radicamento e peso politico.

Negli ultimi decenni l?anarchismo ha vissuto diverse fasi di
rivitalizzazione, dall?onda del ?68 a quella più recente del movimento
contro la globalizzazione. Tutt?oggi esso è un movimento a carattere
mondiale con una sua ricchezza e vitalità. Ma dalla rivoluzione spagnola
del ?36-?37 in poi (episodio in cui Berneri perse la vita per mano
assassina dello stalinismo) mai più è stata recuperata quella grande
rilevanza che per più di mezzo secolo gli anarchici hanno avuto nella
storia.

Camillo, militante tenace, mente incontentabile, pensatore sui generis,
avvertì con grande precisione il rischio che l?anarchismo correva per
quella sua vera e propria allergia al revisionismo, per quella sua
ritrosia a ?potare i suoi vecchi rami? ed innestare sul ?tronco delle sue
verità fondamentali ?forze e bellezze nuove?(1).

Camillo indagò molti aspetti della realtà a lui contemporanea e tentò
costantemente di coglierne gli elementi utili alla costruzione di una
teoria ed una prassi libertaria all?altezza dei tempi.

Fu un ?revisionista? per sua stessa definizione. Ciò che odiava di più era
?l?autoritarismo dell?ipse dixit?(2). Ma dimostrò nei fatti la sua
solidità anarchica, in particolare durante la rivoluzione spagnola, dove
per la sua coerenza trovò la morte.

Camillo mise i piedi nel piatto del rapporto tra gli anarchici e la
politica, adoperandosi perché la forte dimensione etica dell?anarchismo,
invece di inibire la dimensione prettamente politica, al contrario ne
costituisse ?l?alimento passionale? (3). Per lui gli anarchici dovevano
sviluppare ?non l?esteriorita del partito? ma la coscienza del
partito?(4), cioè la capacità programmatica.

Da quando, nel congresso dell?UAI del 1921, presentò una relazione sul
programma minimo, fino all?importante Convegno degli anarchici esiliati in
Francia del ?35 e quindi alla rivoluzione spagnola, la questione del
programma anarchico fu una sua costante centrale (5).

Il tempo in cui Berneri agiva e pensava era u tempo molto diverso da
quello che viviamo oggi. Era un tempo di rivoluzioni, cioè era un tempo in
cui l?esito rivoluzionario dello scontro di classe era nell?alveo delle
possibilità più probabili e soprattutto imminenti. Molto diversa è la fase
che viviamo oggi in cui l?evento rivoluzionario non è certo all?ordine del
giorno. Tale evento rimane sullo sfondo per chi crede che mai
trasformazioni profonde e radicali della società possano avvenire senza
rivolgimenti rivoluzionari, ma non è certo cosa di domani mattina.

Tuttavia se riusciamo ad estrarre il succo metodologico del pensiero
berneriano, si può essere d?accordo o meno d?accordo sulle diverse
questioni, ma non possiamo non constatare che ci parla anche dell?oggi.

Ecco perché rivisitare Berneri, mentre ci stiamo avvicinando al
settantesimo anniversario della sua morte è qualcosa di più della semplice
celebrazione di un martire o di un omaggio alla bellezza stilistica dei
suoi scritti.


GRADUALISMO MALATESTIANO E GRADUALISMO BERNERIANO

E? abbastanza noto che l?anarchismo italiano, ma non solo, è stato segnato
nel suo sviluppo teorico e pratico dal gradualismo malatestiano, cioè di
quella teoria della rivoluzione come processo a tappe, mai interamente
anarchico, in cui il ruolo degli anarchici deve essere quello di strappare
quanta più anarchia è possibile. Le rivoluzioni, almeno in una prima fase,
sono soggette ad avere indirizzi diversificati da zona a zona, da
categoria sociale a categoria sociale, a seconda degli equilibri di forze
che si determinano (pensiamo alle rivoluzioni russa, tedesca e spagnola).
In quel contesto Malatesta indicava agli anarchici di muoversi su due
terreni: da un lato attuare il programma comunista-anarchico là dove ve ne
era la forza; dall?altro fare una opposizione intransigente là dove si
andava a determinare un indirizzo statalista o accomodante con il
capitalismo. Gli anarchici avrebbero dovuto agire con l?azione diretta per
diminuire nei fatti l?autorità dei nuovi poteri che si andavano a formare,
garantendo così quel margine di libertà generale che avrebbe permesso al
comunismo libertario di battere con l?esempio gli altri modelli.

Il gradualismo malatestiano, qui poveramente descritto, è stata la base su
cui Berneri ha costruito la sua visione della trasformazione sociale, ma a
questa base ha apportato tali innovazioni, correzioni, integrazioni, che
si potrebbe parlare di un gradualismo berneriano, sia pure incompiuto a
causa della sua morte precoce.

Innanzitutto bisogna dire che Berneri si opponeva tenacemente ai residui
di quell?ottimismo rivoluzionario tipico del kropotkinismo, ancora
dilagante in alcuni settori del movimento anarchico e che Malatesta aveva
combattuto tenacemente, senza però essesene liberato del tutto.
L?ottimismo rivoluzionario era quella tendenza a concepire la rivoluzione
come un avvenimento palingenetico che avrebbe risolto ogni problema della
gestione sociale. Questa tendenza impediva spesso di distinguere tra quei
problemi che sono legati totalmente alla struttura capitalistica e
autoritaria della società e quei problemi che sono insiti in una
organizzazione sociale complessa che chiedevano risposte positive. Di qui
una certa tendenza all?approssimazione programmatica che Berneri cercò di
contrastare sviluppando un ragionamento attorno ad alcuni elementi
teorici.


PROGRAMMA MINIMO, DEMOCRAZIA DIRETTA E FEDERALISMO

Il programma minimo è un po? la madre delle innovazioni che Beneri cercò
di apportare al gradualismo malatestiano. Se la trasformazione sociale è
un processo spurio, poliedrico, contraddittorio, il programma massimo non
può essere che quel modello ideale a cui certo bisogna sempre ispirarsi,
ma per produrre, di fase in fase, dei programmi minimi, coerenti con il
programma massimo nella direzione di marcia, ma calati nella ?storia che è
un farsi per approssimazioni? (6). Rispetto al ragionamento malatestiano
sulla rivoluzione, mi sembra che fosse abbastanza chiaro a Berneri che se
in una prima fase della rivoluzione è fisiologico un ordine a macchia di
leopardo, dove mille fiori fioriscono, nei successivi sviluppi era
inevitabile un qualche coordinamento della rivoluzione ed un suo relativo
assestamento. Ciò può avvenire o sotto un governo autoritario, bolscevico
o riformista, oppure con un patto di convivenza tra quelle forze che in
qualche modo accettano la democrazia diretta ed il pluralismo. Di qui
l?assunzione della democrazia diretta, (che Berneri chiama ora
autodemocrazia, ora sovietismo (7)) come elemento centrale del programma
minimo. Per Berneri la democrazia diretta non è l?anarchia, bensì il
terreno della sua affermazione progressiva. "Recisamente contrari al
sovietismo noi? Noi che non possiamo sognare di veder realizzata
l?anarchia se non dopo la più larga e la più profonda esperienza di
auto-democrazia nel campo
dell?amministrazione cooperativa e comunale?... Tra m.s. che butta via la
vasca da bagno con il bambino dentro e V. di Guerra di classe che esalta
il sovietismo come il non plus ultra dell?anarchismo, vi è una via di
mezzo che mi pare la migliore... Il sovietismo è il sistema di
auto-amministrazione popolare e risponde ai bisogni fondamentali della
popolazione, rimasta priva degli organismi amministrativi statali. Questo
sistema può permettere la ripresa della vita economica economica,
compromessa dal caos insurrezionale e può servire di base alla formazione
di un nuovo ordine sociale, costituendo inoltre una proficua palestra di
auto-amministrazione preparante il popolo a sistemi di maggiore
autonomia.. E compito degli anarchici in seno al sovietismo di cercare di
conservare il suo carattere spontaneo, autonomo, extra-statale..." (8). Da
questo tipo di concezione del rapporto tra anarchia e democrazia diretta
deriva una concezione ben precisa di vittoria anarchica nella rivoluzione:
"Io non concepisco la vittoria degli anarchici nella rivoluzione come
predominio politico, bensì come impossibilità di qualsiasi dittatura
politica, non solo, ma anche dell?affermarsi di un ordine sociale in cui,
pur non essendo soppresso l?antagonismo tra i partiti, prevalga un sistema
di rappresentanze di carattere esecutivo prevalentemente tecnico" e quindi
"nell?affermazione di un integrale Sovietismo nel quale confluiscano,
temperandosi e completandosi, tutte le correnti socialiste del popolo e
tutte le rappresentanze dei partiti d?avanguardia. Funzione specifica
degli anarchici in seno al sistema dei consigli mi pare essere quella: di
affermare che la contro-rivoluzione va combattuta mediante il massimo
annientamento del capitalismo e del privilegio borghese e non mediante la
dittatura politica; ... In questa negazione della dittatura politica di
qualsiasi partito, gli anarchici possono affermarsi non come forza di
predominio egemonico, ma come forza di equilibrio e di potenziamento. La
vittoria sarà nostra a questa condizione e sarà tanto più nostra quanto
meno sarà appariscente la nostra partecipazione agli organismi direttivi
del nuovo ordine sociale"(9). La contrapposizione al bolscevismo non
potrebbe essere più totale. In una successiva confutazione di ?Stato e
Rivoluzione? di Lenin, dirà ancora: "gli anarchici ammettono l?uso di un
potere politico da parte del proletariato, ma tale potere lo intendono
come l?assieme di sistemi di gestione comunista, di organismi liberamente
costituiti fuori e contro il monopolio di un partito e miranti al minimo
accentramento amministrativo"(10).

Se la democrazia diretta è per Berneri possibile campo di affermazione
dell?anarchismo, il federalismo integrale è certamente in ingrediente
programmatico ancora più specifico per l?idea stessa di autonomia e di
coordinamento orizzontale nella libertà, che il federalismo si porta
dietro. Il federalismo degli anarchici per lui non doveva rimanere solo
?paura dell?accentramento? ma divenire anche ?progetti di
decentramento?(11). Su questa scia Berneri sviluppa una elaborazione
complessa sul tema del federalismo, certamente non priva di ambiguità. Da
un lato si confronta costantemente con le dottrine federaliste non
anarchiche, in particolare con il grande Cattaneo e con la corrente
federalista del repubblicanesimo, dall?altro non disdegna di supportare il
federalismo libertario con esempi istituzionali esistenti nell?ambito
statale. Ne emerge una elaborazione ricca, certamente criticabile per
diversi aspetti, al limite dell?eresia, ma senza dubbio stimolante. Ecco
cosa scrive ad esempio nel ?29, in un ottica di programma minimo nella
prospettiva di una rivoluzione anti-fascista in Italia che si pensava non
lontana: "La rivoluzione italiana non deve limitarsi all?abolizione dei
podestà, funzionari di nomina regia, deve opporsi al mantenimento dei
prefetti, anche rossi. I comuni non devono essere più degli organi
dell?amministrazione centrale, del potere governativo, ma degli organi di
sintesi amministrativa locale e di cooperazione, regionale e nazionale.
L?associazione dei comuni italiani, fondata nel 1902 e la Lega dei comuni
socialisti, fondata nel 1915, rappresentarono un interessante esempio
della possibilità di coordinare tutte le amministrazioni locali in una
Confederazione di amministrazioni autonome, collegate strettamente con le
organizzazioni di produzione... Contro la centralizzazione unitaria
bisogna opporre la grande idea dell?autonomia. Alla base i consigli
operai, contadini, impiegatizi, professionali. Il Consiglio comunale
elettivo con potere esecutivo cioè con consultazione plebiscitaria per
tutto quanto riguarda gli interessi gravi della popolazione, con potere
deliberativo, raffrenato dalla revocabilità della carica e
dall?annullamento plebiscitario delle decisioni per gli interessi minori.
Il Consiglio Provinciale eletto e controllato dai Consigli comunali. Il
Consiglio regionale eletto e controllato dai Consigli provinciali. Il
Consiglio nazionale eletto e controllato dai Consigli provinciali"(12).


SINDACALISMO E COMUNALISMO

Fondamentale in Berneri è l?integrazione tra sindacalismo e federalismo
comunalista nell?azione politica per la trasformazione sociale. Per lui il
movimento anarchico ?presenta una maggiore organicità, vitalità e
maturità?, là dove ?ha radici nel movimento sindacale? e ?una
partecipazione vasta e seria alla lotta di classe? (13) ed in generale
l?anarchismo si è dimostrato più temibile, ?sul terreno della lotta
economico-sociale? (14). In questo senso l?anarco-sindacalismo è quella
pratica nel movimento operaio che, affrontando i problemi dell?oggi
prepara la classe lavoratrice alla gestione comunista libertaria:
"L?anarco-sindacalismo non deve essere non deve essere soltanto una forma
particolare di attività anarchica, ma anche una concezione ricostruttrice
... che un domani di realizzazioni comuniste effettivamente autonomiste
prepara fin da oggi con l?esame e l?impostazione dei problemi della vita
operaia in ispecie e di quella sociale in genere"(15).

Berneri ritiene però che accanto alla pratica sindacale debbano
svilupparsi altri terreni di iniziativa libertaria. Gli anarchici devono
polarizzare attorno a sé settori di massa, agitando obbiettivi parziali di
vasto interesse. Nel campo strettamente politico Berneri individua i
problemi amministrativi e la questione delle autonomie locali in funzione
di palestra per
l?autoamministrazione popolare: "Noi dovremmo agitare la bandiera delle
autonomie. Se riuscissimo in ogni Comune a creare un centro di resistenza
contro le forze tendenti all?accentramento statale, avremmo fatto molto.
In politica non è l?ampiezza, l?assoluta coerenza ideologica che conta ma
l?evidenza della utilità delle soluzioni, l?intelligenza, la costanza e
l?audacia di un aderenza alla massa qual?è, di agitazioni che a volta a
volta polarizzino intorno ai nostri nuclei i bisogni e le aspirazioni
delle moltitudini. Nel campo economico l?abbiamo fatto questo passo.
Rimane il campo politico"(16).


LA COERENZA DI UN REVISIONISTA

Il pensiero di Berneri fu sempre ricco, stimolante anche se pieno di
contraddizioni e, come abbiamo già detto, non privo di ambiguità. Ma la
sua elaborazione politica può essere correttamente analizzata soprattutto
se la si mette in relazione con l?agire concreto sul campo di battaglia
della rivoluzione spagnola. E affrontando quel capitolo cruciale della
vita di Berneri e della storia dell?anarchismo potremo misurare come il
Nostro sapesse combinare realismo politico, coerenza ideologica ed
integrità morale.

Mentre molti dei ?guardiani della fede? finivano moralmente, o anche
materialmente, al governo con gli stalinisti, lui rifiutava ogni carica
offertagli e ?impugnando la penna come un revolver od un fucile? (17),
indicava all?anarchismo spagnolo una linea politica alternativa a quella
suicida che fu messa in atto.

CLAUDIO STRAMBI


Note:
(1) ?Contributo al dibattito sul federalismo?, novembre 1922, in
?Pietrogrado ?17-Barcellona ?37 - Scritti scelti?, Edizioni La Fiaccola,
edito nel 1990.

(2) ?Per un programma d?azione comunalista?, inedito 1926, in ?Pietrogrado
?17??.

(3) Come nota 1.

(4) Come nota 1 e 3.

(5) Per le vicende storico-biografiche di Berneri, vedi F.M. Santos
?Camillo Berneri ? Un anarchico italiano (1897-1937) Rivoluzione e
controrivoluzione in Europa (1917-1937).

(6) ?Mali passi o fisime? pubblicato su ?Guerra di classe?, gennaio 1931.

(7) Per non cadere in equivoci, Berneri per sovietismo in senso positivo
intendeva l?originale sistema di democrazia diretta dei primordi della
rivoluzione russa e di quella tedesca, non certo il sistema dittatoriale
bolscevico affermatosi a partire dal 1918 sotto la guida di Lenin, sistema
che Camillo aborriva.

(8) ?Il soviet e l?anarchia?, ottobre 1932, in "Pietrogrado ?17..".

(9) ?La Pre-Anarchia?, settembre 1932, su ?L?Adunata dei refrattari?
giornale anarchico italo-americano. La Pre-Anarchia era il titolo di un
libro uscito all?epoca e firmato ?Uno della tribù? che sosteneva la
necessità per il passaggio all?anarchia di una società pre-anarchica in
cui nella sostanza gli anarchici avrebbero dovuto esercitare un certo
potere per realizzare la vittoria delle proprie idee.

(10) ?La dittatura del proletariato e il socialismo di stato?, novembre
1936, in ?Pietrogrado?17??

(11) Come nota 1, 3 e 4.

(12) ?Per le autonomie locali?, agosto 1929, su ?Vogliamo?.

(13) ?Anarco-Sindacalismo oggi e domani?, settembre 1930, in ?Pietrogrado
?17??

(14) ?Ancora sull?Anarco-Sindacalismo: fallimento o crisi?, ottobre 1930,
in ?Pietrogrado ?17??

(15) Come nota 6.

(16) Come nota 12.

(17) ?Una svolta pericolosa: attenzione!? in ?Camillo Berneri ? Guerra di
classe in Spagna 1936-37?, Edizioni RL 1979.


Da "Kronstadt Uprising", foglio anarchico e libertario del Gruppo
Kronstadt, Volterra.

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